Re: [Hackmeeting] social network e politica

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Author: karlessi
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To: hackmeeting
Subject: Re: [Hackmeeting] social network e politica
questa storia mi è stata raccontata da un'amica che l'ha vissuta in
prima persona. risale a qualche giorno fa. per ragioni di privacy
(ah!ah!ah!) non useremo nomi anagrafici e attueremo oscuri offuscamenti.

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C'era una volta un gruppo di attivisten, di stanza a Bellino, res
pubblica di Cermania. Incontrarono un mio collega, di passaggio per
laboratori di hackerismo critico nel paese del marsala anglo-iberico,
affacciato sull'Oceano: si trovarono a un raduno di attivistignos. Al
gruppo bellinese piacque l'approccio del mio collega, e vollero
contattarlo via mail (in chiaro) per invitarlo a parlare di "social
network e politica" proprio a Bellino. Laggiù, le attivisten erano in
subbuglio: la potente società gringa dell'Alfabeto stava impiantando un
centro dei suoi, nell'ameno quartiere di Collina della Croce.

Anch'io fui coinvolta per andarci, era una bella occasione. Bisognava
organizzarsi. Dopo qualche mail (in chiaro), il collega propose infine
al contatto bellinese di parlarsi. Il contatto bellinese si diceva
scarso in tecnocose, eppure si dichiarò restio al cellulofono. Proponeva
invece telegram o signal. Ma il mio collega non aveva telefoni furbi a
disposizione e contro propose invece un banale meet.jit.si

Venne il giorno della chiamata, prestabilito via mail. Ci trovammo
all'indirizzo concordato con il collega, all'ora concordata: c'era un
"fellow jitster" che continuava a collegarsi e scollegarsi, senza
riuscire ad attivare il microfono...

Pensammo: che succede? problemi tecnici? ci intercettano? naaa!

Dopo altre mail (in chiaro), il "fellow" riuscì a collegarsi. Si rivelò
un'organizzatrice attivisten molto accorta: di default, usava ToR per
navigare, ed ecco perché non riusciva a far funzionare il microfono
connettendosi a quell'indirizzo! Una volta s-torizzato il browser,
riuscimmo a parlarci e ci organizzammo.

E tutti vissero felici e contenti...

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questa storia disgraziatamente reale a me insegna alcune cose:

- paranoia? anche no. se organizzi un incontro pubblico in una capitale
europea, e perdipiù le mail sono passate in chiaro per tua iniziativa,
che senso ha usare ToR per cercare di comunicare attraverso una roba
come meet.jitsi che già è crypto? non ti fidi? sì ma... la politica
nella polis pubblica non può affidarsi alla paranoia unica via. e cmq,
da Echelon in poi, la partita è persa. si può fare solo delle enclave,
che sa tanto di suprematismo nerd con venature di masochismo oracolare
alla "ve l'avevo detto, non mi avete ascoltato e ora suchiamo tutti!".

- l'automatismo è una delle radici della questione; soprattutto,
l'automatismo è sintomo di non riflessione e mancanza di un quadro di
comprensione più ampio. "if connection then ToR" è una sciocchezza
frutto di un automatismo, probabilmente ispirato dalla paranoia della
bellino attivisten culla delle crittocose. di fatto però l'automatismo
in questa storia impedisce la connessione e non preserva dalla
profilazione-controllo: tutto il contrario.

- quindi, per quanto mi riguarda, un mondo di gente che usa signal
(leggi: qualsiasi alternativa FLOSS) in maniera automatica non è
sostanzialmente diverso dal mondo di gente che usa whatsapp (leggi:
qualsiasi roba commerciale di massa) in maniera automatica. Se persiste
un contesto consumista, capitalista ecc., lo strumento "buono" (che nn
esiste) non cambia i rapporti di potere, non è sovversione di nulla.
questa osservazione non è una provocazione. se per accordarci abbiamo
bisogno di dozzine di messaggi, che siano crittati in maniera
autogestita o meno nn cambia il dato di fatto: non siamo autonomi né
ecologici rispetto alla nostra relazione-organizzazione. e lo strumento
non ci aiuterà a diventarlo, non ridurrà l'oppressione-dominio che
esiste nelle nostre relazioni-organizzazioni. Ivan Illich la chiamava
controproduttività tecnica: riguarda la scala industriale vs. scala
conviviale.

- le reazioni scomposte al C-anal (crolli in borsa, isterie di massa,
harakiri social massivi, tutti pronti a buttarsi nella nuova narrazione
salvifica, il prossimo social che ci socializzerà quale sarà?) forse ci
stanno dicendo che è ora di piantarla di guardare il dito e cominciare e
osservare la luna. il dito, è lo strumento: in questo caso, il social.
la luna, è la tipologia di interazione, l'organizzazione, il complesso
umano - non-umano: la politica, anche.

- la tecnologia (macchine, software, strumento ecc.) è una componente
rilevante, ma sopravvalutata. le tecniche complessive di interazione,
comprensione e valutazione del livello di rischio di un comportamento
sono invece sottovalutate. continuiamo a pensare ad "alternative
tecniche" (perché ci piacciono, ci piace giocarci: ottimo, almeno
questo!), sentendoci magari in ritardo rispetto ai social commerciali.
Lewis Mumford ne il mito della macchina sosteneva che le megamacchine
funzionano innanzitutto perché si sopravvaluta la tecnica degli
strumenti (il dito) e si sottovalutano le altre tecniche (la luna:
linguaggio, rito, immaginazione, narrazione, invenzione, relazione),
dandole per scontate. questo è tanto più vero in un sistema cibernetico
globale: infatti chi influenza elezioni e altri comportamenti della
massa valuta correttamente che non servono chissà che competenze
tecniche: ci vogliono gli agganci giusti e un po' di psicologia
cognitivo-comportamentale (fai questo giochino, godi della tua dopamina,
e intanto che ti fai di piacerone chimico autoindotto dimmi chi sei e
cosa vuoi, tu e i tuoi amici). roba proprio basica.

- per cui, come si diceva una volta con uno slogan anglofilo, il
"reality hacking" è un orizzonte più attuale che mai

ciao ciao

k.


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"tecnologie appropriate"

GPG keys available via keyservers https://pgp.mit.edu/
Key fingerprint = BDFB 786F 6B35 7EB0 CE48 530C FCF9 E111 3537 3013