http://www.psichesoma.com/nella-mente-di-un-troll-intervista-a-ciro-ascione/
Ammetti che provi un certo piacere, sadico direi, nel prendere in giro
la gente (mi viene in mente Bobby Fischer, che, prima di strappare a
Spassky il titolo di campione mondiale di scacchi, confessò: “Mi piace
vederli dibattersi.” )? O c’è qualche altra cosa che ti spinge a farlo?
Certo che sì! Però, di solito, il discorso è un altro. Dimostrare la
profonda inutilità delle regole. Il guaio è che in rete le regole sono
state scritte da ingegneri informatici, ovvero da persone prive di senso
dell’umorismo. Il troll vuole rappresentare il lato “umanistico” della
rete: più ambiguo, sfuggente, difficile da decodificare. L’ingegnere
ragiona solo in termini binari: zero – uno, buono – cattivo, bello –
brutto. Il troll ti costringe a una continua ricerca di tipo
ermeneutico. Ovviamente mi riferisco ai troll, non ai fessi qualsiasi.
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