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Szerző: brunoa01
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I legali accusano la polizia: rimpatri contro la legge. La questura conferma il pugno di ferro
Ecuadoriani a casa, è polemica "Deportati? No, delinquenti"

Ogni notte tre stranieri bloccati e trasferiti
MASSIMO CALANDRI


SOSTIENE, il questore Salvatore Presenti, che Genova sia una città aperta e democratica. Una città che accoglie chi viene in pace e per lavorare, ma che non tollera i delinquenti. Su indicazione del Ministero dell´Interno, da qualche settimana la polizia genovese perlustra le zone più popolari in cerca di clandestini che - appunto - «delinquono». Ogni notte 3-4 stranieri vengono fermati nel capoluogo ligure e nel giro di 48 ore trasferiti al Centro di permanenza temporanea di Ponte Galeria, a Roma. Ieri, 30 di loro - 27 uomini, 3 donne: tutti ecuadoriani - sono stati imbarcati all´alba su di un volo charter che li ha riportati a Quito, capitale del paese di origine. L´aereo ha fatto scalo a Madrid, dove sono saliti altri 79 immigrati irregolari catturati in Spagna. Il viaggio Roma-Madrid-Quito-Bogotà (c´erano anche alcuni colombiani, tra i rimpatriati) rientra in un accordo siglato lo scorso luglio ad Evian tra i paesi del cosiddetto G-5. Il questore spiega che questa è solo la prima di una lunga serie di operazioni: «E´ necessario dare un segnale di fermezza. Non possiamo consentire che la legge venga sistematicamente violata. Molti degli ecuadoriani rispediti a casa erano componenti di giovani bande criminali, altri avevano precedenti penali di tutti i tipi. Non a caso, da un mese non registriamo più risse tra ubriachi, accoltellamenti e via dicendo».
Sostiene l´avvocato Alessandra Ballerini, che difende 20 dei 30 espulsi, che i «deportati» - li chiama così - avevano semplicemente delle pendenze amministrative: e cioè, niente permesso di soggiorno. Cita le fonti della stessa polizia. Non erano «socialmente pericolosi». Lavoravano. In nero, d´accordo. Ma lavoravano. E avevano mogli, mariti in regola con la legge. E figli che studiano e s´integrano nelle scuole di questa città aperta e democratica. Sono stati deportati in barba alla normativa, che prevede la convalida del provvedimento di espulsione da parte di un giudice di pace. Convalida che non c´è. Così come non c´è il rispetto delle minime norme democratiche: diritto all´assistenza medica, possibilità di contattare in tempi ragionevoli un avvocato e i parenti. Su questo tema ha già presentato un´interrogazione parlamentare il senatore Francesco Martone, ed è possibile che presto qualcuno chieda l´apertura di un fascicolo in Procura, ipotizzando il reato di sequestro di persona.
Le prime badanti arrivarono all´inizio degli anni Novanta. Il numero crebbe rapidamente, grazie anche al grande numero di anziani. L´immigrato, quando è donna, mette radici. Dal Duemila sono cominciati i ricongiungimenti familiari, senza che nessuna istituzione locale programmasse minimamente un fenomeno fisiologico e facilmente prevedibile. Ufficialmente, oggi gli ecuadoriani residenti a Genova sono circa diecimila. Altrettanti, secondo stime più o meno ufficiali, i clandestini. Ma il numero potrebbe essere ancora più alto. E´ largamente la comunità più numerosa nel capoluogo ligure. «Noi non ci concentriamo su di una etnìa in particolare. Ci concentriamo su chi delinque», dice Presenti.
Sostiene Léon Pablo Avilés Salgado, console genovese dell´Ecuador, che è tempo che il governo italiano e quello ecuadoriano si siedano ad un tavolo. Per parlare di regolarizzazione. Non è francamente pensabile che per ricacciare i clandestini "genovesi" si organizzano in tempi brevi 350 voli charter per Quito. «E´ da due anni che ne parlo con le autorità italiane e del mio paese». Le forze dell´ordine controllano i documenti - «operazione discrezionale» - e giustamente applicano la legge. «Ma è inevitabile una soluzione diversa. Bisogna rinegoziare la regolarizzazione. Anche perché la stragrande maggioranza degli ecuadoriani, anche quelli non in regola, è gente in gamba. Gente che lavora e che ha voglia di integrarsi. Secondo le regole, come sanno bene gli abitanti di questa città. Libera e democratica».



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