Re: [Hackmeeting] social network e politica

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Author: POTA
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To: hackmeeting
Subject: Re: [Hackmeeting] social network e politica
Non è mia intenzione mitizzare il web 1.0 sia ben chiaro (la tecnologia
– lo sappiamo - non è ne buona ne cattiva) ma da un mondo che è
coscientemente passato dal p2p (libero, gratuito, condiviso e
decentralizzato) allo streaming a pagamento gestito dalle solite 4
multinazionali (con programmazioni – tra l’altro - limitate e di dubbia
qualità) mi aspetto delle spiegazioni.
So che esistono battaglie apparentemente più importanti da portare
avanti ma se è vero che “è nel vissuto che si costruisce l'antagonismo e
non nei grandi eventi mediatici del movimento”; anche questo è uno dei
tanti tasselli da aggiungere alla propria ricostruzione.

Nulla di nuovo sotto al sole circa le ultime rivelazione di cambridge
analytica.

Vorrei invece soffermarmi sull’uso di internet nella storia da parte dei
movimenti antagonisti. Ci renderemmo così conto dell’enorme passo
indietro che è stato fatto negli anni a livello di approccio critico e
consapevole a quello che è a tutti gli effetti il più potente media di
regime mai esistito.

I precedenti son stati giornali, radio e televisione (e già questo
raffronto dovrebbe dar l’idea della portata della cosa) a cui si è
risposto con riviste antagoniste, radio libere, televisioni di strada.

Di seguito uno stralcio di quel che si poteva trovare online (e che si
aveva ben chiaro) nella metà degli anni 90; molto prima che pc e
internet diventassero di uso comune (facebook - in italia – ha iniziato
a diffondersi dopo il 2008):

> “Una delle battaglie sostanziali che si va a combattere oggi è quella sulla conoscenza, sull'informazione, sul diritto alla comunicazione.
> I media ufficiali [mainstream media - corporate media], sono posseduti dalle grandi aziende, dalle multinazionali, meno di 20 corporation detengono la maggior parte del mercato dei media. I media, le pubblicità, l'entertainment dominano le nostre vite, condizionano le nostre scelte e le nostre priorità, ci manipolano, dettano quello che si può dire e quello che non va detto.
> Mentre sei impegnato/a a vederti un telefilm o mentre discuti appassionatamente sul rendimento di questo o quel calciatore, dei ricchi ed avidi bastardi sono occupati nel distruggere il pianeta e supersfruttare le persone per il loro insaziabile profitto.
> Certamente Internet è un mezzo di comunicazione rivoluzionario che può mettere fortemente in discussione il potere di propaganda dei media ufficiali, fornendo, ad ognuno di noi, la possibilità di distribuire informazione a costi molto bassi e al di fuori dello stretto controllo dell'autorità. Internet è il mezzo per lo scambio di informazione globale, nel New World Order, nell'economia globalizzata, i suoi contenuti non sono di proprietà di nessuna multinazionale (anche se ovviamente si stanno attrezzando per questo)... puoi accedere al nostro sito con la stessa faciltà con cui accedi a quello della Disney Corporation. Ma ci rendiamo perfettamente conto che per gran parte degli abitanti di questo pianeta anche fare una semplice telefonata è cosa difficoltosa, e che chi accede alla rete fa parte di un'elite, anche nei paesi del Nord del Mondo. Un movimento che vuole abbattere la disuguaglianza non può non tenerne conto. Per questo, al di là delle facili mitizzazioni operate dai giornalisti e dagli ingenui, sull'organizzazione del conflitto on-line restiamo fortemente motivati nel nostro sostegno e nell'interazione con tutte le forme di comunicazione radicale dal basso come radio di movimento, giornali, stampa underground, musica autoprodotta che poi possono anche trovare su Internet una strada per superare i problemi di distribuzione, diffusione, circolazione.
>
> L'informazione è potere!
> L'informazione deve essere libera! “

[fonte: http://www.tmcrew.org/]

Uno dei punti saldi era che l’informazione dovesse essere libera e senza
intermediari di alcun tipo.

Quel che emerge è che quando internet e pc – in italia – erano
appannaggio di pochi ma agguerriti (e paranoici) hacari che popolavano
l’underground cyberpunk italiano; gli spazi sociali – forse e
proprio grazie all’influenza di questi personaggi – avevano
coerentemente I loro siti su ecn [1] – che
era praticamente l’unica piattaforma antagonista.

Ora che internet e pc (ma anche I più invasivi e pericolosi smartphone)
sono alla portata di tutti e sono entrati nelle nostre vite a livelli di
intimità inauditi finora, pare che l’approccio critico e le misure
messe in atto siano inversamente proporzionali alla diffusione e
all’influenza di questi strumenti.

Sempre meno siti di spazi sociali sono ospitati su piattaforme
antagoniste – che nel frattempo sono aumentate (ecn, autistici,
tracciabi.li , riseup) e sempre più spazi abbandonano la loro presenza
sull’internet più o meno orizzontale ed anarchica delle origini in luogo
dei giardini recintati di facebook entro cui si sviluppa l’intera
esistenza virtuale (ma che ha grosse ripercussioni sul reale) dei più.

Dentro I giardini di una delle più grosse multinazionali al mondo che fa
soldi su e con le nostre vite aka i nostri dati: il petrolio della
nostra epoca.
Questa progressiva reificazione ad opera dell’azienda tech di turno
sembra essere accettata supinamente e orizzontalmente da tutti. Dentro e
fuori i circuiti antagonisti. Come se non esistesse (o non fosse mai
esistita) alternativa.

Senza contare che la sola ed unica presenza su facebook costringe al suo
utilizzo anche chi ancora insiste a starci lontano. Approccio questo
molto più esclusivo e limitante rispetto alla presenza online
(oltrechè un pessimo modello da seguire).

Penso che al giorno d’oggi non sia possibile prescindere dal punto di
vista hacker - e dalla sua etica – quando si trattano certi argomenti.
E facebook sta ad internet ed alla libera espressione/comunicazione come
il panino veg di mc donalds sta all’antispecismo e al veganesimo.

Non dimentichiamoci anche che stiam praticamente parlando ad una
generazione che non ha conosciuto l’internet pre social e che sempre
meno riuscirà a coglierne I pericoli, le differenze, gli
svantaggi.. sia a livello collettivo che individuale..
Una generazione che – nonostante l’appellativo di “nativi digitali” - a
mala pena conosce il pc e il suo funzionamento minimo. Abituati a
smartphone inviolabili che fanno praticamente di tutto e alla “magia”di
app e touchscreen chi avrà ancora bisogno di un computer se non per
lavoro? e soprattutto chi saprà interrogarsi su quel che sta dietro alla
tecnologia più diffusa, accettata e centralizzata che sia
mai esistita?
E quei piccoli aggeggi iperconessi, iperinvasivi e onnipresenti
resteranno sempre più imperscrutabili e misteriosi con l’avanzare della
loro pericolosità/popolarità.
I vantaggi – qualora realmente vi siano – sono minimi e ad un prezzo
decisamente troppo alto (e non sto parlando a livello economico. E anche
questo dovrebbe puzzarvi non poco dato che stiam parlando di aziende che
non vendono nulla pur essendo le più ricche e quotate al mondo)

Beh certo che se abbiam bisogno della notifica che ci ricorda
dell’evento particolare, di quella che ci ricorda il compleanno della
madre, dove abbiam parcheggiato la macchina, quando e quanto
mangiare.. beh allora rassegnatevi alle condizioni di chi vorrebbe che
usassimo il cervello solo per lavorare e consumare.

Per farla breve: dal fioraio sotto casa mi posso pure aspettare che
utilizzi solo facebook – da uno spazio sociale (o da una qualsiasi
realtà coinvolta nel cambiamento sociale) ASSOLUTAMENTE NO! Meglio
la sola presenza/attività offline piuttosto.

E mentre ancora ci domandiamo quanto sia lecito utilizzare/supportare il
social network di turno (quando l'unica risposta possibile ed
accettabile la conosciamo benissimo). mentre ci domandiamo
quale app sia meglio installare su un dispositivo (lo smartphone) su cui
non possiamo avere il minimo controllo (a differenza dei pc) e che - di
riflesso - non dovremmo usare (se non hai il controllo sulla
tecnologia è la tecnologia che ha il controllo su di te). mentre ci
auguriamo un ipotetico ed auspicabile ritorno all'internet pre-social. i
recenti casi di censura ad Indymedia Nantes e Grenoble [2], l'attacco a
linksunten.indymedia.org [3] e l'affossamento della net-neutrality per
mano americana [4] dovrebbero farci rizzar le antenne ed orientare
(anche) verso soluzioni dal basso che possano garantire la
comunicazione/informazione anche in caso di censura.

E allora forse si dovrebbe guardare alle community network [5].
parlarne. farne dei workshop.
montare delle antenne.. non sarà certo la tecnologia a salvarci ma
l'informazione forse sì. certe idee
son sempre state pericolose e ancor più la loro diffusione. e se è
possibile creare ancora qualcosa di
buono con le macchine non sarà certo una multinazionale a dircelo.

L'informazione è potere! L'informazione deve essere libera!

[1] http://www.ecn.org/
[2] https://cavallette.noblogs.org/2017/10/9214
[3] https://cavallette.noblogs.org/2017/11/9238
[4] https://anarresinfo.noblogs.org/2017/12/20/fine-della-net-neutrality/
[5]
https://docs.google.com/document/d/1g7TwpFX4UG5mlZYTOA9q1Aom7z4ti-jbF59baNuNZ-
E/edit#bookmark=id.23653a21b5dd


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"If I can't dance, I don't wanna be part of any revolution."
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