[Campagnaresistenza] Fw: Contributo di Area Globale

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Autore: paola staccioli
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To: Campagnaresistenza
Oggetto: [Campagnaresistenza] Fw: Contributo di Area Globale
Car* compagn*,
riceviamo con alcuni mesi di ritardo (per disguidi tecnici) un intervento scritto da Area Globale dopo la riunione nazionale di Firenze.
Sono temi che in quest’ultimo periodo come campagna abbiamo messo da parte. Riteniamo però importante una, sia pur tardiva, circolazione.
Un abbraccio
paola

Letto con attenzione le considerazioni del contributo, sulla questione delle lotte .
Sono essenzialmente d’accordo sulla solidarietà, ma come espressione e forma di appartenenza ad una classe, quindi la solidarietà rispetto a qualsiasi lotta, mettiamola così, in cui la classe, o meglio spezzoni di questa mette in campo la sua voglia, la sua forza, la sua determinazione per arrivare a conquistare una migliore qualità della vita, per soddisfare alcuni bisogni che in quel determinato momento ostacolano lo sviluppo della socialità, della vita quotidiana in generale. E fin qui ci siamo, e non fa una grinza. Ma alcuni problemi sorgono immediatamente nel capire e ovviamente nell’individuare se e quando questi bisogni e queste lotte siano interne alla classe, rappresentino o meno gli interessi di tutta la classe. A questo possiamo ovviamente dare, e subito, una risposta sufficientemente precisa.

Un esempio potrebbe essere la lotta di un quartiere o paese che con barricate non vuole l’arrivo nel suo territorio di immigrati, e la lotta di un quartiere o un paese che fa le barricate perché non vuole che nel suo territorio venga istallato per esempio un inceneritore.

Credo sia chiara la netta distinzione fra le due lotte, non ci sono dubbi che mentre la prima è una lotta reazionaria, contro la solidarietà di classe, ma anzi fomenta la divisione di classe, la seconda tende ad evidenziare contraddizioni di classe e in qualsiasi caso, al di fuori di qual si voglia ragionamento politico, tende a contrapporsi alla gestione capitalista dell’esistente. Il tutto ovviamente contraddistinto dal bisogno, meglio, dal diritto alla salute.

Non mi soffermo ovviamente sulla prima, ma sulla seconda alcune riflessioni vanno fatte. Tolto, come si diceva prima, la solidarietà totale a questa lotta, restano da capire essenzialmente alcune cose. Una domanda interessante e chiarificatrice, potrebbe essere se e come è possibile trasformare quella giusta lotta per la salute in lotta politica, vedendone i passaggi e la possibilità. Perché si pone il problema di “lotta politica”, indipendentemente quindi dal tipo e dalla forma di lotta? Molto semplicemente perché in mancanza di organizzazioni e/o partiti rivoluzionari che siano in grado di fare una sorta di unione, una cinghia che unisce in maniera reale, qualsiasi lotta ecologica-economica-per la salute ecc., al nocciolo della questione, e cioè la contraddizione capitale-lavoro, e tutto quel che ne segue, è necessario che la lotta sia diretta espressione delle istanze di classe. Il lavoro quindi dei compagni all’interno di queste lotte ci deve essere sicuramente, ma con una strategia completamente diversa da quella che prefigura qualsiasi lotta come “lotta di classe”.

“la casa la si prende, l’affitto non si paga”, era lo slogan di cui si parlava nel contributo, ma a quello slogan manca il finale che non è indifferente, “è questa la nostra riforma sulla casa” che esemplificava in maniera perfetta la lotta POLITICA di quel bisogno primario. Un programma politico-collettivo reale che faceva di quella lotta, una lotta politica e di classe.

Certo erano anni diversi, organizzazioni militanti, fermento ecc. ecc. ma questo non modifica il senso delle cose e soprattutto non può “farci pescare i pesci in una latrina, anziché nel mare”. Il bisogno di ricreare il mare, la necessità di chiarezza non possono farci vedere qualsiasi movimento di foglia come un forte vento che prelude alla tempesta.

Le lotte politiche sono quelle che contano, non so se sono avanzate, ma di sicuro sono le uniche che creano mare pulito.

Molte lotte non nascono quasi mai con caratteristiche politiche, ma il compito dei compagni è lavorare in questo senso, ed è altrettanto ovvio che a differenza di anni passati l’assenza di organizzazioni o partiti rivoluzionari rende questo compito difficile, per usare un eufemismo. Ma non ci sono scorciatoie o altre soluzioni pena una perdita di tempo e di energie che nella situazione in cui siamo diventa fondamentale non sprecare.

La definizione di lotta “avanzata” è un po’, mettiamola così, incompleta. La lotta deve essere politica, e se non lo è bisogna lavorarci per farla diventare, e se la nostra intelligenza-riflessione capisce che non lo sarà mai bisogna lavorarci solo per una socialità che permetta di far emergere potenziali quadri politici, e quindi con un approccio adeguato.

NO DAL MOLIN, non è mai stata una lotta politica e ci siamo molto meravigliati che per molti compagni fosse la madre di tutte le lotte. E quel approccio così poco realista ha fatto sì che non funzionasse come serbatoio di quadri, e questo è successo non per la portata, questa sì altamente politica della strategia imperialista, ma per la poca capacità dei compagni nel capire che i duecentomila in piazza non erano tutti antimperialisti, anzi, e quindi si è persa l’occasione di “isolare” gli antimperialisti già fatti o in crescita, per poter lì si lavorare per un futuro sicuramente lungo ma con solide basi.

Abbiamo preferito la scorciatoia dello slogan “LA BASE NON SI FARA’”, non capendo che uno slogan non è una puttanata, ma una esemplificazione reale della nostra forza, determinazione, volontà, ma anche della realtà. Ci era più semplice, più comodo e abbiamo lasciato lavorare preti, pacifisti, (esemplificando, i soliti democristiani illuminati) pensando di essere all’interno di qualcosa di costruttivo, di storico. La realtà era esattamente un’altra, siamo andati avanti sbattendo la testa, ma forse non l’abbiamo ancora rotta del tutto. Gli errori, si dice spesso, servono e ovviamente è vero solo se………..e purtroppo è la cosa più difficile, la cosa che molti di noi non hanno e non sono stati abituati a fare, perché nati dentro lotte e contesti diversi, ma guardare la realtà ed elaborare una strategia a lungo tempo, senza per forza santificare ogni lotta, credo sia un buon punto di partenza.

Abbraccio