[autorgstudbo] “We are here to stay!” – Manifestazione/appel…

Delete this message

Reply to this message
Author: News AutOrg.anizzazione Stud.entesca BO
Date:  
To: Autorganizzazione Studentesca
CC: No Gelmini SciPol Bologna, Circolo Anarchico Camillo Berneri, Collettivo SPA, Assemblea Antifascista Permanente
Subject: [autorgstudbo] “We are here to stay!” – Manifestazione/appello Lampedusa in Hamburg (Germania)
http://coordinamentomigranti.org/2013/10/28/we-are-here-to-stay-manifestazioneappello-lampedusa-in-hamburg-germania/

“We are here to stay!” – Manifestazione/appello Lampedusa in Hamburg
(Germania)

Pubblichiamo un video del partecipato corteo che si è tenuto il 25 ottobre
ad Amburgo. La manifestazione era a sostegno dell’appello ‘Lampedusa in
Hamburg’ per il diritto di restare, che chiede una soluzione per circa
trecento rifugiati provenienti dalla Libia che si trovano ad Amburgo, dopo
essere passati da Lampedusa all’inizio del 2013.

http://www.youtube.com/watch?v=h8q8Kz5IfwU&hd=1

Lampedusa in Hamburg (http://lampedusa-in-hamburg.tk/) – Right to Stay!
Appello al Senato di Amburgo (governo di Amburgo) per riconoscere al
gruppo “Lampedusa in Hamburg” il diritto a restare in base al comma 23
della legge di residenza o a qualsiasi altro costrutto giuridico che
consenta una soluzione.

«Quello che né l’Europa né l’Italia capiscono è che i movimenti dei
migranti non dipendono da loro. Da loro dipendono tuttalpiù le condizioni
nelle quali i migranti si muovono» (Coordinamento Migranti).

A Olaf Scholz, sindaco di Amburgo e al governo cittadino

Dopo aver raggiunto l’Italia via Lampedusa, circa 300 rifugiati africani,
fuggiti dalla guerra civile libica e dall’intensificazione del conflitto
provocata dall’intervento militare dei paesi della Nato, vivono ad Amburgo
dall’inizio della primavera del 2013. Queste persone (in maggioranza
uomini) erano lavoratori migranti in Libia, dove si guadavano da vivere e
inviavano soldi alle loro famiglie e alle loro comunità. Una volta
terminato il programma europeo per i rifugiati della guerra libica, si
sono ritrovati in mezzo alla strada. Sono stati accettati tutti come
rifugiati, ma i loro documenti gli consentono esclusivamente di stabilirsi
in Italia per lavorare. A causa della crisi economica e della mancanza di
sostegno da parte delle autorità italiane, non potevano continuare a
vivere in Italia e hanno raggiunto Amburgo per ricostruire le proprie
vite, così come altri hanno provato a fare in diversi paesi europei. Ma
qui venivano trattati come se non avessero diritti. All’inizio, ad Amburgo
hanno trovato ospitalità presso dei centri per homeless, i cosiddetti
Winternotprogramm (programma per l’emergenza invernale) del governo.
Quando questi luoghi sono stati chiusi e loro sono stati abbandonati in
strada, si sono autoorganizzati e hanno iniziato una campagna per il loro
diritto a restare. Da allora hanno trovato sostegno tra gruppi nati da
iniziative dal basso, dalla chiesa protestante, dalle comunità musulmane,
dal sindacato ver.di e dal sindacato degli insegnanti GEW e da sempre più
numerosi cittadini di Amburgo. Alcuni di loro vivono nelle moschee, altri
in abitazioni di privati o ancora nelle strade, il gruppo più numeroso,
circa 80 persone, ha trovato rifugio nella chiesa di St. Pauls. […] Il
loro diritto a restare è diventato una lotta contro le politiche europee
di esclusione dei rifugiati. Ad Amburgo è già in cima all’agenda dei media
ed è argomento di discussione tra le persone.

[…]

Il 3 ottobre più di 300 persone sono morte dopo che un barcone carico di
centinaia di migranti è affondato al largo di Lampedua. Diversi politici,
tra cui il Commissario europeo per gli Affari Interni, Cecilia Malmström,
ha invitato gli Stati membri dell’Unione Europea a «mostrare solidarietà
sia verso i migranti sia verso i paesi che stanno subendo i maggiori
flussi migratori». E il Papa ha chiamato quello che è successo vicino a
Lampedusa «una vergogna» e ha chiesto di pregare per le vittime. Ma in
realtà, il regime europeo dei confini con la sua regolamentazione dei
permessi di entrata, Frontex, tecnologie sofisticate come EUROSPOR,
adottato qualche giorno dopo l’«incidente» mortale, e la collaborazione
delle guardie costiere su entrambe le sponde del Mediterraneo, le quali
sparano anche sui barconi, punta piuttosto a impedire ai rifugiati e ai
migranti di raggiungere l’Europa legalmente e senza rischio per le loro
vite. Si criminalizza perfino il soccorso ai migranti in mare. Se i
migranti riescono ad arrivare in Europa, normative come Dublin II/III e
Schengen, restringono la libertà di movimento di persone che non sono
cittadini dell’UE. Quest’anno, più di 25000 persone sono arrivate via mare
in Italia, tre volte in più che nel 2012, ma i paesi del centro Europa, in
particolare la Germania, si ostinano a rifiutare l’ingresso di un maggior
numero di rifugiati e provano a respingere tutti quelli che sono arrivati
attraverso l’Italia, nonostante il parere contrario di diversi tribunali.
Il sindaco di Lampedusa ha minacciato di inviare le bare dei migranti
morti ai governi di quei paesi che rifiutano di cambiare queste normative.

[…]

lampedusa-plakat

Di fronte alle morti dei migranti nel Mediterraneo, causate dalle
politiche europee, noi ci rivolgiamo al sindaco e al governo di Amburgo:
sostenete i sopravvissuti. Fermate le vostre politiche inumane di
esclusione e deportazione!

Basta ai controlli, agli arresti e all’uso del racial profiling
Accettate il diritto a restare delle persone che fanno parte di «Lampedusa
in Hamburg»
Fate tutti gli sforzi possibili per cambiare le politiche europee per
garantire ai rifugiati una vita dignitosa