[Intergas] 27 gennaio giorno della memoria

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Author: mimmo tiberio
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To: gascuccagna, gaslucio dei gastronomi, intergas, annafuma, Ileana, mainieri
Subject: [Intergas] 27 gennaio giorno della memoria
Vi invio l'iniziativa che sara' fatta in second life ed una testimonianza di una persona ha fatto nella visita ad auschwitz.

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria",
per ricordare la persecuzione e lo sterminio degli Ebrei, le leggi razziali,
gli italiani che hanno subito la deportazione e la morte, e tutti coloro che si sono opposti al progetto di sterminio e che, rischiando la propria vita,
ne hanno salvato altre.
Mercoledì 26 gennaio alle ore 22.00,
in una serata di riflessione curata da Helenita Arriaga
??

http://slurl.com/secondlife/imparafacile/187/187/57/


* Durante la giornata avevo promesso
di ragontarvi la mia esperiensa fatta durante la visita in auschwitz , eccola per voi.

Era estate avevo 13 anni, i miei genitori avevano ottenuto il permesso di farmi mancare da scuola 2 mesi prima delle vacanze estive, e cosi sono andata per 3 mesi nella EX- DDR . Lì ero stata invitata a rappresentare i giovani socialisti cileni della svizzera tedesca, portavo con me una grande responsabilità e onore, per i ragazzi del partito e per i miei genitori che portano con se un passato molto attivo.
Mio padre mi disse, quando ci portò sul treno a Berlino Est , che era molto orgoglioso di noi e che dovevamo approfittare per scoprire tutto quello che avremo visto e sentito, di valutarlo e prendere tutto quello che ci serviva per il futuro , per capire meglio la storia della nostra famiglia .
Io non mi sono domandata perché ha detto "la nostra famiglia", non siamo ebrei, ma obbedì.

Quel giorno faceva caldo, ma un vento rinfrescante veniva dall' est , con un Pullman ci portarono ad Auschwitz, cantavamo le canzoni dei pionieri e politici socialisti, quando ci siamo fermati ci hanno detto di restare uniti e fare una coda a due, camminare senza perdere tempo e guardare bene in giro. Alla fine della camminata ci trovammo davanti a un villaggio dove c'erano casette piccole e carine con un prato verdissimo, un bellissimo bosco, con alberi enormi e cosi camminavamo vicini in una strada, raramente usata, per quasi un ora.
Alla fine arrivammo davanti ad un muro lunghissimo, non molto alto ricoperto con del filo spinato.
Avevamo fame e sete, ci siamo seduti e mangiato wurstel con pane, i ragazzi più grandi facevano scherzi e usavano i wurstel come se fossero state le loro braccia morte, un po macabro ma ridevamo molto.
Mi ricordo che siamo stati accompagnati da una guida tedesca che ci portò dentro il lager, in un istante diventammo tutti zitti alla vista di quel lungo viale, dove ai lati si scorgevano delle parti di prato con intorno delle pietre, si intuiva che li una volta c'era stata una baracca .
Nonostante il sole e il canto degli uccelli che si sentiva, sembrava tutto grigio. tutto freddo tutto oscuro: era impressionate quanta energia emanava quel posto anche se era vuoto, sembrava pieno di gente.
Dopo averci spiegato che dove stava il prato c'erano una volta le baracche dei deportarti, la guida ci ha condotto nella baracca del dottore del campo di concentramento.
Era una baracca quadrata, di legno colore bianco ormai vecchio, il tetto era scuro quasi nero, il pavimento era di cemento anche quello ormai nero.
Non era molto grande, stavamo tutti ammucchiati, dopo la prima porta, attraverso cui facevamo fatica a entrare, la guida ci invitò a riunirci nel mezzo della stanza, dove ci spiegò , furono fatte le operazioni di esperimenti sui bambini e omosessuali e su tutti quelli che erano gemelli.
La guardia ci raccontò cosa era il lavoro di quei medici, ben lontano da quello che conoscevamo noi cosa faceva il medico, più che sala medica, era evidente che si trattava di un laboratorio sperimentale, vidi una vetrina con all'interno una lampada ricoperta di pelle umana con dei tattoo di fiori. Su un tavolo di legno gli attrezzi che servivano per le operazioni e un tavolo di ferro dove mettevano i corpi per i loro esperimenti.
La guida ci fece scendere in un sotterraneo, dove c'era un lungo corridoio con tre porte, solo una delle quali era aperta, ci fece entrare dentro una stanza, lunga quanto il corridoio, con dei pilastri, li dentro portavano le persone per la doccia, come si diceva, a volte si faceva la doccia altre volte si trovava la morte con il gas, chi non moriva, veniva ucciso con un secco sparo su la testa. Il guardiano ci raccontava che la stanza veniva riempita cosi che uno non si poteva quasi muovere, dentro si trovavano indistintamente persone di ogni sesso e di ogni età, si ritrovavano bambini vicino a vecchi, donne vicino a uomini tutti nudi.
In quella stanza c'era una foto, in bianco e nero, che prendeva tutto il muro e ritraeva i corpi dei deportati morti, uno sopra l'altro. Era impressionante perché la foto era in scala reale.
La guida ci raccontò che prima di entrare li dentro, si raccoglieva i loro vestiti, gioielli, scarpe e in un'altra stanza venivano selezionati. In quelle stanze c'erano altre foto in bianco e nero dove si vedevano i vestiti, gioielli e tutto quello che i deportati portavano con se appena arrivati.
Quello che mi impressionò fu un filmato, che dopo anni sono venuta a conoscenza non viene più proiettato. per la crudeltà che mostrava, quel filmato riportava l'ambiente, il ghetto, dove gli ebrei erano costretti a vivere. La propaganda che facevano i nazisti per manipolare la mente di chi non sapeva o non voleva sapere, mostrava le deportazioni. La vita nel lager di Auschwitz , gli appelli, le lunghe file davanti alle baracche, dove i deportati incontravano la morte. E ancora il modo in cui venivano uccisi e poi sotterrati in massa, non lontano da quel villaggio che avevamo visto, quel bellissimo bosco e prati verdi. Documentava i vari lavori che dovevano subire gli stessi ebrei, le selezioni della gente, i carri che portavano i morti verso i camini sempre accesi giorno e notte, dove i corpi venivano bruciati. Ho rivisto la stessa lampada dentro la baracca del medico e il sapone che gli stessi ebrei davano alla loro gente per convincerli che andavano solo a fare una doccia.
Alla fine del filmato entrò la guida che ci aveva accompagnato per tutto il tempo e comincia a raccontare, come lui ha perso la sua famiglia, come è sopravvissuto e cosa lo ha fatto continuare a vivere. Quando sentirete le storie che questa gente vi racconta, troverete spesso queste parole " La forza che mi ha portato a sopravvivere era quella di sapere di essere un testimone per chi non ha visto questa crudeltà, raccontare per non dimenticare "
Vi sembrerà assurdo ma era questo che mio padre intendeva, era questo che a lui ha fatto, sopportare le torture il lager che a dovuto subire per due anni nel deserto di Atacama nel Cile , era questa la forza che ha permesso a lui e a mia madre di continuare a raccontare, di avere sempre gli occhi aperti e orecchie pronte per sentire quando una umanità subisce violenza per il solo fatto di essere diverso, di avere un altro colore di pelle , per credere e pensare diversamente.
L' eredità che questi uomini sopravvissuti all'olocausto ci lascia, tocca tutti noi, fa parte di tutti noi, abbiamo la responsabilità affinché una situazione del genere non venga a ripetersi, nessun altro genere umano deve subire queste crudeltà , a noi il compito di non dimenticare di non ignorare questa e molte altre oscure storie del umanità, siamo responsabili dell'educazione nei confronti della prossima generazione affinché abbia il coraggio di dire No a queste atrocità, ad essere sensibili e saper riconoscere i primi sintomi che portano a queste crudeltà.

Alejandra e tradotto da Ubuntu Silverweb