[NuovoLab] riflessione sui fischi alla moratti

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Szerző: mARCO
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Tárgy: [NuovoLab] riflessione sui fischi alla moratti
riporto come spunto di riflessione questa intervista di Ingrao al
Corriere della Sera
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L'INTERVISTA

Ingrao: l'avversario non va mai offeso
L'ex esponente Pci: «Aggressione volgare e stupida contro di lei, è la
violenza di falsi pacifisti»

Volgare. Inaccettabile. Ma peggio ancora: stupido. Davanti al racconto
dell'assalto, sia pure verbale, a Letizia Moratti, Pietro Ingrao è
durissimo. L'ha fatta, lui, la Resistenza. Entrò in clandestinità, finì
sulla Sila, conobbe sua moglie Laura perché faceva la staffetta e fu con
Vittorini uno dei promotori del grande comizio a Porta Venezia del 26
luglio 1943.
Insomma: il 25 aprile è più «sua che non di chi ha vomitato addosso al
ministro della Pubblica Istruzione, ieri pomeriggio, palate di offese
irripetibili.
«È un episodio grave. Chiunque, di qualsiasi idea, partecipi a una
manifestazione per il 25 aprile dev'essere accolto e rispettato. Bisogna
essere contenti che vengano anche persone che non sono di questa o
quella formazione vicina ma hanno una storia loro. Quindi, se le cose
stanno così...».

Purtroppo è andata proprio così.
«Allora è una cosa inaccettabile».

C'è chi dice che i fischi la Moratti e gli altri che stanno con gli
eredi del fascismo dovevano in qualche modo aspettarseli.
«Io la penso assolutamente al contrario. Se la Moratti viene a una
manifestazione come questa è un fatto buono. Io non ho le idee della
Moratti: è chiaro? Divergo da lei su quasi tutto. Ma se viene a una
manifestazione per il 25 aprile ne sono contento. E in ogni caso il suo
diritto a partecipare a questa festa deve essere rispettato».

Un pezzo della sinistra non ne può più dei «cretini di sinistra» che si
vestono da kamikaze, bruciano le bandiere, insultano...
«Non ho idea di chi siano, questi qui di Milano...».

Non erano black-block né autonomi dei centri sociali.
«So che hanno messo in piedi una cosa sciagurata. Assolutamente da
condannare. Tanto più in una giornata come questa che ricorda la
riconquista della libertà e dovrebbe essere di gioia per tutti gli
italiani».

C'è una responsabilità anche della sinistra nell'avere spesso tollerato
in questi anni momenti di violenza verbale?
«Guardi, sono un vecchietto e non voglio erigermi a censore. Ma certo,
per me, qualsiasi linguaggio che offenda l'avversario è inaccettabile.
Del resto lei sa che, sia pure in tempi molto recenti e in età molto
avanzata, io ho fatto una scelta precisa, quella della non violenza. Che
naturalmente (e mi dispiace che la guerra in Iraq sia stata un po'
dimenticata dagli italiani) è un tema molto più vasto. Ma "non violenza"
significa anche queste cose molto semplici ed essenziali come il
rispetto degli altri».

Insomma, non si può essere pacifisti e non violenti sull'Iraq e poi
sparare sulla Moratti le volgarità di ieri.
«Esatto. Non si può. Fa stridore. Anzi, se negli eventi terribili quali
sono quelli di una guerra non è sempre così facile distinguere sulla
violenza, nel caso di una manifestazione assolutamente pacifica che
dovrebbe celebrare l'unità di questo Paese non esiste possibilità di
dubbio: occorre dare il benvenuto a chi magari ha opinioni diverse ma
viene a partecipare a un evento condiviso».

In anni non lontani il servizio d'ordine del Pci o della Cgil si sarebbe
fatto carico della Moratti mettendo in riga eventuali teppisti: non c'è
dentro la sinistra una progressiva perdita di cultura di controllo degli
eccessi?
«Certo, gli eccessi li combattevamo. Questo è sicuro. Io, poi, certi
linguaggi non li ho mai amati».

Mai scappata una parolaccia?
«Non mi pare. Forse per timidezza. In ogni modo, se mi fosse scappata,
avrei sbagliato. Non c'è bisogno della parolaccia, in politica. Si può
essere molto duri e severi senza mai superare certi limiti. A parte il
fatto che episodi come questi sono anche un modo molto sciocco e
controproducente per affermare una propria linea politica. Io ho molte
osservazioni da fare alla politica scolastica della Moratti. Molte. Ma
proprio perché è così lontana da me, la devo rispettare».

Questa carica insopportabile di violenza verbale di oggi c'era anche
ieri o è cresciuta a dismisura negli anni?
«Intanto devo ripetere che a me la violenza verbale non piace. Quella di
ieri e quella di oggi. Non mi sta bene politicamente e nemmeno, come
dire, stilisticamente».