[NuovoLaboratorio] I: argentina

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Subject: [NuovoLaboratorio] I: argentina
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-----Messaggio Originale-----=20
Da: Giorgio Trucchi=20
A: AIN CESENA ; AIN AOSTA ; AIN BOLOGNA 2 ; AIN BOLOGNA 3 ; AIN BOLOGNA =
4 ; AIN BORGHERETTO ; AIN CREMONA ; AIN GENOVA ; AIN GENOVA 2 ; AIN JESI =

Data invio: domenica 28 settembre 2003 23.32
Oggetto: argentina


Argentina: vent'anni dopo..."Del otro lado de la mirilla"
di Sergio Ferrari

Scrive lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano: "N=E9 il terrore =
paralizz=F2 la resistenza, n=E9 il tempo ha sconfitto la memoria. -Del =
otro lado de la mirilla- sono pagine bagnate dalle lacrime e asciugate =
dall'allegria e dalla vita. Sessanta ex prigionieri politici del carcere =
di massima sicurezza di Coronda, provincia di Santa Fe, presentano =
questa terza settimana di settembre il primo libro collettivo di questa =
natura in Argentina e forse nel continente.
Anni '70, anni di barbarie in America Latina e di ricordi nel racconto.
E' un contributo al riscatto della memoria collettiva che respira =
nascosta sotto l'amnesia obbligatoria".
=20
Un campo di concentramento "legalizzato"
La mattina cominciava molto presto, nonostante il giorno fosse lungo e =
senza attivit=E0 permesse.
Non si poteva lavorare, non era permessa la lettura, n=E9 lo sport, =
l'incarcerazione in celle singole (o di due) era di 23 ore su =
24....quando pioveva si perdeva l'unico momento di pausa in gruppo.
Qualsiasi violazione al regolamento carcerario interno, che nessuno =
conosceva veramente, si trasformava in una maggiore reclusione e =
isolamento, come segnala un resoconto che un prigioniero liberato ha =
presentato ad Amnesty International e al Consiglio Mondiale delle Chiese =
all'inizio del 1979.
Fischiare in cella poteva significare 10 giorni senza ora d'aria e anche =
la perdita della visita mensile da parte dei famigliari.
Tutto era proibito e i castighi si moltiplicavano per qualsiasi cosa.
Il resoconto indica una cinquantina di motivi di punizione: parlare con =
il prigioniero della cella vicina attraverso la finestra, avere una =
ragnatela sul soffitto, sedersi sul letto durante il giorno, parlare da =
solo a voce alta, sorridere a un compagno mentre si stava in fila, fare =
ginnastica o lavarsi nella cella...
Un sistema mensile di visite corte, senza contatto fisico con i =
famigliari, prolungava l'isolamento di quasi un anno avvenuto dopo il =
golpe militare. La distanza assoluta dal mondo esterno si era convertita =
in una delle filosofie principali del regime di massima sicurezza, =
combinata con l'abbandono dal punto di vista legale.
Nessuno sapeva quando sarebbero finite le sue pene e la maggior parte =
non avrebbe avuto nemmeno un processo legale.
Tutto era in mano al cervello militare delle guardie del potere =
dittatoriale.
Non esisteva un giusto processo e nemmeno un vero diritto alla difesa. =
Giorni, settimane, mesi, anni trascorrevano in modo lineare, senza =
immaginare quando tutto sarebbe potuto finire .
"La prigione di massima sicurezza di Coronda, il cui comando venne =
assunto dalla Gendarmeria Nazionale dipendente dall'Esercito, fu =
concepita dopo il golpe di stato del 24 marzo del 1976 come un vero =
laboratorio sperimentale...Qui si applic=F2 uno dei pi=F9 sistematici =
piani di distruzione fisica e psicologica con il chiaro obiettivo di =
spezzare ideologicamente i prigionieri che passavano da l=EC".
=20
Resistere era sopravvivere
Al regime brutale, resistenza collettiva, ordinata, unitaria.
Ogni cella si convert=EC in una trincea. Ogni gruppo di celle vicine tra =
loro e disposte sui tre piani, veri quartieri, acquisirono il profilo di =
bastioni di un combattimento collettivo giornaliero.
Se le guardie obbligavano a chiudere le finestre esterne, per impedire =
qualsiasi tipo di comunicazione tra le sei celle messe in fila, i =
"telefoni" si moltiplicavano in pochi secondi.
Ogni prigioniero spargeva sul pavimento l'acqua del proprio water e tra =
odori nauseanti e qualche topo spaventato, si ricollegava immediatamente =
il contatto interno.
Il codice Morse del carcere o "l'alfabeto delle mani" dei sordomuti, =
applicato attraverso le fessure sotto le porte, riempiva il silenzio =
verde e grigio delle sbarre.
Come fare tutto questo senza essere punito dalle guardie che giravano =
permanentemente lungo i corridoi dei tre piani, disposti a castigare =
anche fisicamente, coloro che li sfidavano?
Un modo di controllo per ogni area era l'utilizzo di piccoli specchi ("i =
periscopi") che si facevano passare sotto la porta e che permettevano di =
osservare i movimenti delle guardie.
Un sistema non meno dinamico era quello di piccoli colpi sulla parete =
che indicavano quando il terreno era libero o quando le guardie stavano =
arrivando.
I "periscopi", princiapli alleati, si sono convertiti con il tempo nel =
simbolo di protezione collettiva, in parafulmini difensivi che =
separavano ci=F2 che ci si autopermetteva da ci=F2 che era proibito, che =
apriva la strada per la comunicazione con gli altri prigionieri.
Parlare, ascoltare gli altri...il sacro mistero della comunicazione =
umana.
Rompere l'isolamento era come vincere la grande battaglia.
Combattere, con la pazienza di chi ha tutto il tempo del mondo a suo =
favore, =E9 stato sinonimo di sopravvivenza.
Opporsi alle guardie dall'interno del carcere voleva dire sfidare il =
potere militare dentro e fuori.
"La resistenza collettiva quotidiana ha rappresentato l'altra faccia =
della medaglia corondina. Al laboratorio di distruzione abbiamo risposto =
con ingenio e convinzione.
Al regime brutale con la nostra lotta per la vita. Alle sbarre e =
lucchetti, con il sogno dell'Utopia e della Libert=E0".

Quando la memoria diventa vita
Coronda venne smantellata come carcere di massima sicurezza nel 1979 e i =
prigionieri politici vennero trasferiti in altre prigioni del paese.
Nonostante ci=F2 sono stati necessari pi=F9 di vent'anni dalla sua =
chiusura e 17 dalla fine della dittatura, per far s=EC che questa =
esperienza collettiva cominciasse ad affiorare come testimonianza.
All'inizio del 2000 un gruppo di ex giovani detenuti, oggi adulti, =
brizzolati e con pancia (come loro stessi dicono), lanciarono la prima =
pietra che colp=EC duramente.
Il processo =E9 stato lungo fino a che "Del otro lado de la mirilla" ha =
visto la luce in questi giorni di settembre 2003.

"Pi=F9 di 60 ex detenuti hanno partecipato direttamente e attivamente al =
processo di ricompilazione e redazione. Pi=F9 di 150 hanno accompagnato =
in vari modi questo processo orizzontale per i quali il libro =E9 stato =
anche un enorme e meraviglioso pretesto per incontrare nuovamente la =
propria storia.
Un approfondimento rimasto nell'aria e imprescindibile. Un grido =
violento "Coronda mai pi=F9!"
Un grido condiviso anche da Adolfo P=E9rez Esquivel, premio Nobel per la =
pace e autore del prologo. Per lui questo libro rappresenta un =
contributo alla "ricostruzione della memoria, perch=E9 la memoria non =
=E9 da lasciare nel passato, ma deve illuminare il presente perch=E9 =
attraverso il presente possiamo generare il futuro".
Risate e pianti, solitudine e resistenza di gruppo, sconfitte e riscatto =
si susseguono nelle 300 pagine dei racconti personali che acquisiscono =
valore e vita all'interno della collettivit=E0.
Tutto ci=F2 che uno racconta =E9 stato vissuto dalla maggior parte dei =
pi=F9 di mille detenuti politici che sono passati da Coronda.
Vissuti personali e militanti che attraversano il lungo labirinto dei =
pi=F9 di mille giorni e notti, con i loro incubi. Coronda =E9 esistita e =
non esister=E0 pi=F9, ma i fantasmi continuano a girarle attorno.
Nel gennaio del 2002 quattro ex detenuti hanno visitato per la prima =
volta la ex fortezza inespugnabile..."I muri piangono e noi =
ridiamo...semplicemente, perch=E9 continuiamo ad andare avanti. =
Viaggiando per la stretta strada, transitando tra questi due mondi, come =
un simbolo che vorrebbe ricordarci che il nostro percorso trascorre =
lungo il fragile limite tra la vita e la morte, tra Coronda e la =
libert=E0".
23 anni dopo: "Tornare da dove non siamo mai andati via".
Entrare qui, negli anni '70, era pi=F9 facile che uscire. Tornare, oggi, =
=E9 stato forse difficile quanto partire...Pi=F9 di vent'anni di =
distanza per affrontare questi muri che vedevamo per la prima volta =
senza occhi bendati, senza mani legate, con la testa in alto, sfidando i =
quattro lustri pieni di voci, silenzi e assenze.
Di colpo ci siamo riappropriati, senza pensarlo, dello sguardo diverso =
con il quale le nostre madri, padri, fratelli, compagne, figli, ci hanno =
visto durante molti anni, dall'altro lato delle stesse spesse pareti con =
le quali si scontravano durante ogni breve visita.
Mai, fino a questo momento, le due facce della luna, quella di fuori e =
quella di dentro, la nostra e quella dell'altro cosmo occulto, si sono =
scontrate cos=EC, in decimi di secondo, per aprirci il passo a questo =
mondo amato e temuto di un nuovo incontro e di anime spezzate.
Siamo entrati in quattro dalla porta grande. Senza panico, senza =
segnali, senza "periscopi", n=E9 identit=E0 occulte. Senza nascondere la =
storia e il legame personale che miracolosamente =E9 diventato, per una =
volta, la chiave maestra che ha aperto questa fortezza dove hanno =
cercato fino allo sfinimento di triturare i nostri sogni giovanili e le =
nostre utopie adulte.
Dentro, tutto ha assunto una dimensione diversa da quella di un tempo. I =
cortili e i corridoi sembravano pi=F9 piccoli; le porte pi=F9 =
vulnerabili; le sbarre e le catene meno spesse; le distanze =
percorribili. Come se la bacchetta magica del passato stesse modificando =
spazi e volumi.
I padiglioni allineati, intercalati e nascosti ripetevano quella danza =
simmetrica dei "buoni e cattivi", "dei pesanti e dei leggeri", "dei =
condannati e dei riscattabili", senza differenziare, come allora, i =
torrenti umani della sofferenza unica, repressa, spesso autocensurata.
Non era immaginabile riconoscere il dolore quando l'unica cosa che =
rallegrava il torturatore era proprio questa: le nostre lacrime.
E a ogni passo lungo questo percorso per i labirinti della storia =
collettiva, si faceva pi=F9 viva la necessit=E0 di vedere tutto, ogni =
dettaglio, ogni angolo, ogni curva, con i propri occhi e senza bende, di =
una storia non negoziata, vivente, provocatrice, stimolante.
L'infermeria -quanto dolore-, la sala del dentista -un angolo di =
umanit=E0-, le cucine giganti, la panetteria fumosa, i cortili =
silenziosi -durante l'ora d'aria individuale, con la testa bassa senza =
poter sbirciare il cielo- le "tombe" laterali, orribili e inumane come =
qualsiasi strumento di tortura in una quotidianit=E0 che era gi=E0 la =
tortura stessa.
Le pareti schifosamente giallognole, i tetti spagnoleggianti, la =
struttura arcaica di un cimitero di risuscitati, le porte grosse, verdi, =
implacabili, le finestrelle e i buchi per respirare, l=EC, in basso, =
immobili, amici solidali, compagni fedeli di sempre...

Le due ore scoppiarono come anni e i minuti si trasformarono in giorni, =
settimane e mesi. Non eravamo noi, ma altri, specchi invecchiati di =
quella resistenza senza sosta che ha dato senso, una volta ancora, a =
questo giro nel profondo delle proprie angustie. Volevamo vedere tutto =
in nome di tutti. Pretendevamo sentire tutto in nome di tutti.
Lentamente questa caverna di fantasmi agonizzanti rest=F2 alle nostre =
spalle. Anche la stessa sala della Comandancia-Direcci=F2n: ieri =
bastione inespugnabile, oggi un semplice locale dove il ricordo delle =
voci che davano ordini fanno impallidire la passata miseria di =
guardie-prigioniere che custodiavano prigionieri-liberi.
Il crash-crash di lucchetti e catene che si debilitano...i muri lasciati =
dietro ai talloni...e la disperazione, come sempre, di fuggire =
velocemente, senza per questo rompere il rituale di tornare una volta =
ancora, per alcuni secondi e guardare di fronte, in tono di sfida, i =
muri del Carcere di Coronda.
Vedere ancora con gli occhi dei nostri famigliari. Cercare di ascoltare, =
anche se per solo pochi secondi, le voci agoniche di chi oggi non c'=E8 =
pi=F9. Recuperare per l'ultima volta il profilo generoso di quelli che =
sono morti a Coronda: il gringo Voysard, Daniel Gorosito, Ra=F9l San =
Mart=ECn e Luis Hormaeche...e di tanti altri per i quali siamo anche =
tornati oggi.
Ripetere ritualmente una entrata-uscita volontaria, in libert=E0, =
pensando a TUTTI e godendo delle nostre utopie viventi.

I muri piangono e noi ridiamo..., semplicemente, perch=E9 continuiamo ad =
andare avanti.
(tratto dall'inserto de El Nuevo Diario "Nuevo Amanecer" del 27 =
settembre 2003 - Traduzione Giorgio Trucchi)






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title=3Dtmoreschi@???>AIN BOLOGNA 2</A> ; <A=20
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lungo labirinto dei pi=F9 di mille giorni e notti, con i loro incubi. =
Coronda =E9=20
esistita e non esister=E0 pi=F9, ma i fantasmi continuano a girarle=20
attorno.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>Nel gennaio del 2002 quattro ex =
detenuti hanno=20
visitato per la prima volta la ex fortezza inespugnabile..."I muri =
piangono e=20
noi ridiamo...semplicemente, perch=E9 continuiamo ad andare avanti. =
Viaggiando per=20
la stretta strada, transitando tra questi due mondi, come un simbolo che =

vorrebbe ricordarci che il nostro percorso trascorre&nbsp;lungo il =
fragile=20
limite tra la vita e la morte, tra Coronda&nbsp;e la =
libert=E0".</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>23 anni dopo: "Tornare da dove non =
siamo mai andati=20
via".</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>Entrare qui, negli anni '70, era pi=F9 =
facile che=20
uscire. Tornare, oggi, =E9 stato forse difficile quanto partire...Pi=F9 =
di vent'anni=20
di distanza per affrontare questi muri che vedevamo per la prima volta =
senza=20
occhi bendati, senza mani legate, con la testa in alto, sfidando i =
quattro=20
lustri pieni di voci, silenzi e assenze.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>Di colpo ci siamo riappropriati, senza =
pensarlo,=20
dello sguardo diverso con il quale le nostre madri, padri, fratelli, =
compagne,=20
figli, ci hanno visto durante molti anni, dall'altro lato delle stesse =
spesse=20
pareti con le quali si scontravano durante ogni breve =
visita.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>Mai, fino a questo momento, le due =
facce della=20
luna, quella di fuori e quella di dentro, la nostra e quella dell'altro =
cosmo=20
occulto, si sono scontrate cos=EC, in decimi di secondo, per aprirci il =
passo a=20
questo mondo amato e temuto di un nuovo incontro e di anime=20
spezzate.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>Siamo entrati in quattro dalla porta =
grande. Senza=20
panico, senza segnali, senza "periscopi", n=E9 identit=E0 occulte. Senza =
nascondere=20
la storia e il legame personale che miracolosamente =E9 diventato, per =
una volta,=20
la chiave maestra che ha aperto questa fortezza dove hanno cercato fino =
allo=20
sfinimento di triturare i nostri sogni giovanili e le nostre utopie=20
adulte.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>Dentro, tutto ha assunto una dimensione =

diversa&nbsp;da quella di un tempo. I cortili e i corridoi sembravano =
pi=F9=20
piccoli; le porte pi=F9 vulnerabili; le sbarre e le catene meno spesse; =
le=20
distanze percorribili. Come se&nbsp;la bacchetta magica del passato =
stesse=20
modificando spazi e volumi.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>I padiglioni allineati, intercalati e =
nascosti=20
ripetevano quella danza simmetrica dei "buoni e cattivi", "dei pesanti e =
dei=20
leggeri", "dei condannati e dei riscattabili", senza differenziare, come =
allora,=20
i torrenti umani della sofferenza unica, repressa, spesso=20
autocensurata.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>Non era immaginabile riconoscere il =
dolore quando=20
l'unica cosa che rallegrava il torturatore era proprio questa: le nostre =

lacrime.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>E a ogni passo lungo questo percorso =
per i=20
labirinti della storia collettiva, si faceva pi=F9 viva la necessit=E0 =
di vedere=20
tutto, ogni dettaglio, ogni angolo, ogni curva, con i propri occhi e =
senza=20
bende, di una storia non negoziata, vivente, provocatrice,=20
stimolante.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>L'infermeria -quanto dolore-, la sala =
del dentista=20
-un angolo di umanit=E0-, le cucine giganti, la panetteria fumosa, i =
cortili=20
silenziosi -durante l'ora d'aria individuale, con la testa bassa senza =
poter=20
sbirciare il cielo- le "tombe" laterali, orribili e inumane come =
qualsiasi=20
strumento di tortura in una quotidianit=E0 che era gi=E0 la tortura=20
stessa.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>Le pareti schifosamente giallognole, i =
tetti=20
spagnoleggianti, la struttura arcaica di un cimitero di risuscitati, le =
porte=20
grosse, verdi, implacabili, le finestrelle e i buchi per respirare, =
l=EC, in=20
basso, immobili, amici solidali, compagni fedeli di =
sempre...</FONT></DIV>
<DIV>&nbsp;</DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>Le due ore scoppiarono come anni e i =
minuti si=20
trasformarono in giorni, settimane e mesi. Non eravamo noi, ma altri, =
specchi=20
invecchiati di quella resistenza senza sosta che ha dato senso, una =
volta=20
ancora, a questo giro nel profondo delle proprie angustie. Volevamo =
vedere tutto=20
in nome di tutti. Pretendevamo sentire tutto in nome di =
tutti.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>Lentamente questa caverna di fantasmi =
agonizzanti=20
rest=F2 alle nostre spalle. Anche la stessa sala della =
Comandancia-Direcci=F2n: ieri=20
bastione inespugnabile, oggi un semplice locale dove il ricordo delle =
voci che=20
davano ordini fanno impallidire la passata miseria di =
guardie-prigioniere che=20
custodiavano prigionieri-liberi.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>Il crash-crash di lucchetti e catene =
che si=20
debilitano...i muri lasciati dietro ai talloni...e la disperazione, come =
sempre,=20
di fuggire velocemente, senza per questo rompere il rituale di tornare =
una volta=20
ancora, per alcuni secondi e guardare di fronte, in tono di sfida, i =
muri del=20
Carcere di Coronda.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>Vedere ancora con gli occhi dei nostri =
famigliari.=20
Cercare di ascoltare, anche se per solo pochi secondi, le voci agoniche =
di chi=20
oggi non c'=E8 pi=F9. Recuperare per l'ultima volta il profilo generoso =
di quelli=20
che sono morti a Coronda: il gringo Voysard, Daniel Gorosito, Ra=F9l San =
Mart=ECn e=20
Luis Hormaeche...e di tanti altri per i quali siamo anche tornati=20
oggi.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>Ripetere ritualmente una entrata-uscita =
volontaria,=20
in libert=E0, pensando a TUTTI e godendo delle nostre utopie =
viventi.</FONT></DIV>
<DIV>&nbsp;</DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>I muri piangono e noi ridiamo..., =
semplicemente,=20
perch=E9 continuiamo ad andare avanti.</FONT></DIV>
<DIV><FONT face=3DArial size=3D2>&nbsp;(tratto dall'inserto de El Nuevo =
Diario=20
"Nuevo Amanecer" del 27 settembre 2003 - Traduzione Giorgio=20
Trucchi)</FONT></DIV>
<DIV>&nbsp;</DIV>
<DIV>&nbsp;</DIV>
<DIV>&nbsp;</DIV>
<DIV>&nbsp;</DIV>
<DIV>&nbsp;</DIV></BODY></HTML>

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