dal 12 maggio

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Autore: retecosenza
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To: retecosenza
Oggetto: dal 12 maggio





* L’occupazione di viale Trieste resiste.
La prima giornata d’occupazione è passata. Da oggi è stato attivato lo
sportello per il diritto all’abitare e le previsioni sono state
ampiamente
superate. Decine di famiglie e precari si stanno rivolgendo allo
sportello per avere quelle risposte che da anni aspetta (invano) dagli
enti pubblici
(Comune e Aterp). Gli occupanti d’altra parte stanno cominciando a
stabilizzarsi e a pensare al futuro.
Numerose le attestazioni di solidarietà e condivisione da parte del
quartiere e della società civile per la determinazione del comitato a
portare avanti una lotta che mette in luce le contraddizioni e le
connivenze della classe politica circa le politiche abitative. Una
città in cui la speculazione edilizia la fa da padrona assieme
all’indifferenza della classe dirigente verso i problemi reali delle
gente. Come comitato Prendocasa siamo determinati a resistere e a non
cedere alle eventuali (false) promesse che dovessero arrivare dal mondo
politico. Nei prossimi giorni, nel palazzo occupato, faremo
un’assemblea cittadina su diritto all’abitare, speculazione edilizia e
gestione del patrimonio pubblico, con la partecipazione del prof. Piero
Fantozzi dipartimento di sociologia dell’Unical e del segretario
regionale del SUNIA Emilio Surace e chiediamo pubblicamente la
partecipazione del presidente della circoscrizione competente.
PRENDOCASA COSENZA Comitato di lotta per la casa

* mercoledì 12 maggio 17.00 aula 40 ed. polifunzionale UNICAL
In vista del sit-in indetto a Catanzaro per il processo al sud ribelle,
invitiamo tutti a partecipare alla discussione sulla repressione del 12
maggio 2010 all'unical. La discussione partirà dalle tappe importanti
che hanno caratterizzato le giornate di genova del 2001 e delle
conseguenze che hanno subito i compagni, fino al processo Rewind,
messo in piedi dopo la manifestazione di Torino contro il g8 university
Summit del 2009. Durante la serata verranno raccolte le adesioni per il
sit-in del 18 maggio in solidarietà ai compagni del sudribelle. A
seguire dance-hall contro la repressione. Red-Shift

* mercoledì 12 maggio 17.30 Libreria UBIK Cosenza
Presentazione del libro "Consumo di suolo zero". Ne
discuteranno: * Antonello Sotgia (architetto - autore del libro) *
Giuliano Santoro (giornalista - Carta) * Osvaldo Pieroni (sociologo -
docente presso l'UNICAL) * Alberto Ziparo (urbanista - docente presso
l'Università di Firenze) * Antonio Curcio (sociologo - cooperativa
Infomedia) * Mimmo Talarico (consigliere regionale) * Giovanni Salerno
(geologo - Associazione Terra 360)
Promuovono l'iniziativa: * Carta * Dipartimento di Sociologia - UNICAL
* Associazione Territorio e Ambiente 360 * Rete del Nuovo Municipio *
Cooperativa Infomedia

* giovedì 13 maggio e venerdì 14 maggio dalle ore 22 area ex officine
ferroviarie FdC via popilia / viale mancini, Cosenza
...mettiamo in moto le Officine!
“Mettiamo in moto le Officine” è un momento nel quale le Officine
Babilonia intendono rapportarsi alla città per una riflessione e una
socialità altra. Sostieni anche tu il progetto delle Officine prendendo
parte alla due giorni di eventi il 13 e 14 maggio prossimo.
Mossi dalla convinzione che in città era necessario aprire spazi dove
poter sperimentare linguaggi artistici ad impatto sociale sono nate le
Officine Babilonia. Queste lavorano per la creazione di un centro
d'arte dove quest'ultima viene intesa come linguaggio per promuovere,
dal basso, un autentico mutamento sociale. L'arte per le Officine,
infatti, non è solo fruizione ma anche e soprattutto creatività
pragmatica; difatti un elemento essenziale nella vita delle Officine, è
rappresentato dai momenti laboratoriali che partono dal riciclo
creativo per arrivare a tutte le altre forme di linguaggio artistico e
sociale.
Le Officine nascono non a caso in un luogo dismesso della città: le ex
officine ferroviarie, area questa dove operano diverse associazioni e
realtà impegnate in diversi lavori ma accomunate dalla medesima volontà
di riconvertire uno spazio abbandonato per tentare di sottrarlo alla
speculazione edilizia.
Serata di autofinanziamento per le Officine Babilonia
giovedi’ 13 maggio: Amanita (jazz speziato di mediterraneo / pop &
rock songs) - 3 quartet (jazz / fusion) - Advaita (electtroetno)
venerdi’ 14 maggio: The Blast (alternative / new wave / psychedelic ) -
The Mighty Spacefrog (rock / psychedelic / funk) - Electric floor (rock
/ alternative / indie) - Rebel waltz (rock) - Maximilian D &
Fernando Blues (folk / blues / acoustic)
start 22:00 / free entry  Live contest_Video_Open Bar & Kitchen
storia dell'area dell'ex officine delle ferrovie della calabria - > leggila
qui

* venerdì 14 maggio ore 17.30 - Auser - Piazza Spirito Santo, Cosenza
il COORDINAMENTO LIBERI TUTTI presenta: NO GLOBAL? ANCORA CU 'STI
PROCESSI? da genova a cosenza le verità negate
TAVOLA ROTONDA con: Haidi Giuliani Ada Cavazzani - Dip. Sociologia
Unical  Checcino Antonini - Giornalista Arcangelo Badolati -
Giornalista Gazzetta Del Sud Massimo Clausi - Il Quotidiano della
Calabria  Eugenio Furia - Calabria Ora

* sabato 15 maggio 18.30 CPOA RIALZO exofficine ferroviarie viale
parco/via popilia COSENZA
INCONTRO/DIBATTITO LA RIPRESA DEL NUCLEARE IN ITALIA ne
discutiamo con: Vincenzo Miliucci (coordinamento Aninukleare) Luca
Persica "zulù" (99posse) Comitato beni comuni cosenza. a seguire dj set
contro la crisi H.22.30 O'ZULU' DJ SET

*martedì 18 maggio
CATANZARO ore 9.00 - Corte d'Appello PRESIDIO processo 'no global'
Dall’assemblea meridionale del 30/4/10 al CPOA Rialzo per la riapertura
del processo al Sud Ribelle in Corte d'appello a CZ
A distanza di un anno si ritorna a parlare di processo al “Sud ribelle”
in vista dell'udienza fissata per il 18 maggio presso la Corte
d'Appello di Catanzaro.
 Dall'assemblea emerge forte la determinazione a che non cada nel
dimenticatoio. Genova ha segnato il movimento con la morte impunita di
Carlo Giuliani, le pesanti condanne inflitte ai compagni processati a
Genova -con lo sdoganamento di reati fascisti quali devastazione e
saccheggio- e il rischio concreto che la corte di Catanzaro potrebbe
accogliere il ricorso dell'accusa riportando il processo di Cosenza
all'anno zero.
Non si deve sottovalutare questo processo perchè significherebbe
sminuire quello che potrebbe determinare in termini repressivi a tutto
il corpo militante. Nè bisogna dimenticare che le condanne dei
poliziotti di Ge e Na gridano vendetta. Proprio negli stessi giorni del
processo d’appello a Catanzaro contro i nostri militanti, parte quello
d’appello dei poliziotti condannati a Genova per le torture nella
caserma Diaz.
Il processo al “Sud ribelle”, è bene ricordarlo, è uno dei due filoni
d'inchiesta aperti a Genova che cerca di raccontare come criminale la
forma aggregativa autonoma contro i padroni e i potenti del mondo.
Ancora, bisogna rilanciare forte il messaggio che i processi sono a
carico dei compagni solo formalmente, mentre politicamente sono
processi all'intero movimento. E oggi è più che mai necessario
assumersi collettivamente questa responsabilità visto il clima di
repressione che si respira.
Dall'assemblea è emersa la necessità di un'analisi più approfondita per
cercare di ricompattare il movimento, specialmente al sud, su questioni
quali lavoro/reddito, devastazione ambientale, migranti, sfruttamento e
diritto al dissenso. Centrale resta la questione ponte sullo stretto.
Qui si concentra tutto ciò che c’è di peggio in questo Governo,
nazionale e regionale, e nei nostri territori. Un misto che va dai
finanziamenti mafiosi al controllo dei territori da parte della
‘ndrangheta .
Per tutto questo è necessario rialzare l’attenzione su quanto sta
avvenendo in tutta Italia a livello repressivo: case occupate
sgomberate, centri sociali chiusi con la forza dalla polizia, operai
caricati ovunque attuino forme diverse di protesta. Il movimento non
può restare estraneo a tutto questo. Deve organizzare ovunque assemblee
per richiamare l’attenzione su questo processo e sin da ora chiamare a
raccolta tutti e tutte per essere presenti con un forte presidio
davanti e dentro il Tribunale di Catanzaro.
Coordinamento liberi tutti
pullman gratuiti da cosenza per info, rialzo@???
3273694595

* SABATO 29 MAGGIO 22.30 C/O CPOA RIALZO EXOFFICINE FERROVIARIE VIA
POPILIA/VIALE PARCO
RADICI NEL CEMENTO in concerto


* articolo di Claudio Dionesalvi





    
    
Ma
quale area urbana?
IL
CUORE LIBERATO DI COSENZA È SOTTO ATTACCO
Le barricate in piazza le fai per conto della
borghesia che crea falsi miti di progresso
A
Cosenza si è riaperto il dibattito sul Comune unico dell’area
urbana. C’è il rischio che si riveli una discussione pilotata, per
incoronare un nuovo Principe di cui i Cosentini in realtà non hanno
alcun bisogno. Tuttavia, è una riflessione improrogabile che investe
la natura stessa della nostra identità.

Lo
studioso ed architetto Emilio Tarditi fa notare che basta osservare
un dettaglio, cioè l’andatura vanagloriosa ed impacciata delle
signore che passeggiano sull’isola pedonale di corso Mazzini, per
rendersi conto che Cosenza nel secondo ‘900 è stata investita da
un urbanesimo, ma non può vantare un’urbanità. Identità e
memoria sembrano assenti, barcollanti e precarie come la camminata
delle pseudomatrone cosentine.

In
un
recente suo articolo relativo al dibattito sull’area urbana, il
docente universitario Battista Sangineto perviene più o meno alle
stesse conclusioni, e nel contempo critica il modello culturale
manciniano che avrebbe lasciato poche tracce nella coscienza
collettiva di quanti abitiamo questa conca. La Cosenza di oggi è il
frutto dell’accostamento paratattico e casuale di quartieri abitati
da famiglie che per ragioni di necessità nel secondo dopoguerra si
sono insediate qui, migrando dai 155 centri della provincia. Sono
persone che conservano memoria e tradizioni dei rispettivi originari
centri periferici di provenienza. Ma della cosentinità pura,
conoscono poco e niente. Sarebbe quindi rarissimo trovare il
Cosentino verace. È un’analisi discutibile, un po’ ingenerosa,
ma interessante.

Guardando
al futuro, giustamente Sangineto fa notare poi che se nell’area
urbana sorgerà un comune unificato, è scontato che dovrà chiamarsi
Cosenza. Tra i centri coinvolti, è l’unico a poter vantare 2300
anni di storia. È infatti una città mai infeudata, omaggiata da
imperatori come Federico II e Carlo V, culla del filosofo Telesio,
teatro di importanti rivolte antispagnole nei secoli XVI e XVII,
rispettata dai francesi di passaggio all’inizio dell’800,
precorritrice dei moti risorgimentali, epicentro di importanti
movimenti sociali, politici e culturali nel ‘900. Al contrario,
Rende, Montalto e Castrolibero sono borghi rurali, con tanto di
feudalità imposta e riconosciuta. Non è questione di campanile. È
la storia.

Il
problema, comunque, non è il nome da dare alla nuova entità urbana.
È indiscutibile che si chiamerebbe Cosenza. Il vero fulcro della
discussione è rappresentato dalla forma di governo da attribuirle.
Su questo punto, si conferma la debolezza di pensiero che
caratterizza quasi tutti i nostri intellettuali, persino i più
raffinati, quando devono elaborare scenari di progettualità politica
cittadina. Gira e rigira, tutti rimangono subordinati al mito di un
capo supremo, un supersindaco, un feudatario che rimetta ordine nel
caos e ci illumini con il suo decisionismo. Ma così il medioevo esce
dalla porta della critica e rientra dalle crepe della rassegnazione!
È il vecchio vizietto premoderno di aspettarsi che qualcosa cambi
dall’alto, magari grazie all’intervento di un clan regnante. Il
professor Sangineto, come tanti altri, oggi vede nella famiglia
Principe un modello assoluto. Eppure moltissimi Rendesi potrebbero
testimoniare quanto squallore si annidi in questo modello, fatto di
arroganza, utilitarismo, subordinazione. Qual è il prezzo che Rende
ha dovuto pagare ai Principe? E siamo sicuri che sia così alta la
qualità della vita in quel non-luogo, dove i ponti crollano e le
imprese edili costruiscono senza versare gli oneri di urbanizzazione?
Certo, oggi il confronto con Cosenza non regge. Qui non funziona più
nulla. Città dei Ragazzi chiusa, viale Parco tagliato in due, manca
l’acqua in centro, di raccolta differenziata non si parla più, le
strade sono impercorribili, il centro storico è morto, centinaia di
famiglie in emergenza abitativa, nessun intervento in situazioni
critiche come quella dei rom.

Forse,
però, la colpa è anche un po’ nostra. Di quanti cioè,
all’interno della cooperazione sociale e dei circuiti delle arti
creative, negli ultimi anni ci siamo illusi di poter portare
qualcosina a casa, in cambio del silenzio. Il piano strategico si è
rivelato una pantomima; l’amministrazione comunale ha orchestrato
una partecipazione pilotata per legittimare le proprie scelte e
giustificare lo sperpero di denaro pubblico. La presunzione di
ricomporre i conflitti attraverso compromessi più o meno evidenti,
si scontra ora con la dura realtà del recente annuncio
dell’amministrazione comunale (PD) che intende azzerare
l’esperienza dell’area dei capannoni liberati tra viale Mancini e
via Popilia. Incurante della ricchezza sociale prodotta dalle
associazioni negli ultimi anni, Palazzo dei Bruzi impone su quei
terreni, a partire dal dicembre 2010, l’apertura del cantiere
infinito di un avulso auditorium. È la conferma della profonda
distanza del potere politico locale da un certo associazionismo. Non
c’è da meravigliarsi. Al di là degli uomini che si succedono ai
vertici dell’amministrazione, quella attuale è la medesima forma
di malgoverno che negli ultimi due decenni – come spiega uno studio
dell’università di Reggio Calabria – ha fatto di Cosenza il
centro urbano più cementificato d’Italia, con grande sollievo per
le lobby affaristico-mafiose.

Tutto
il resto, dunque, sono solo canzonette. Il dibattito sull’area
urbana è soltanto un fantoccio agitato da chi sa già dove deve
arrivare. L’unica arma per buttare giù il fantoccio è nella
prassi di una reale e partecipe cittadinanza. Che quando non viene
dal basso, e non è disinteressata, si chiama in un altro modo:
sudditanza!

Claudio Dionesalvi
www.ciroma.org
www.terramara.it


PS

in questi casi, quando
cioè si cerca di proporre un’analisi, poi i soliti giannizzeri
dell’efficientismo politicista, ti chiedono di avanzare un
proposta, altrimenti ti accusano di essere poco concreto.

Odio ipotizzare scenari
assoluti da saldare alla realtà. Tuttavia, per andare incontro alle
esigenze degli osservatori più ansiosi e soddisfare le loro
pruderie, propongo, in sintesi ed in maniera schematica:



assemblee
propedeutiche e consultazioni sull’ipotesi di comune unico dell’area
urbana


cariche pubbliche
gratuite (niente soldi a consiglieri ed assessori. Solo rimborsi minimi)


sindaco unico
(Cosenza, Rende, Castrolibero, forse Montalto), ma con poteri ridotti


municipalità (ex
circoscrizioni) con poteri di governo reale dei quartieri


per una storia dell’area
liberata dei capannoni occupati
http://www.ciccionoto.net/storia_area_ex_officine.html