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Author: forumumbri@inventati.org
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Subject: [Forumumbri] FW: [fori-sociali] 1) Dichiarazione conclusiva Forum mondiale alternativo dell'acqua
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Subject: [fori-sociali] 1) Dichiarazione conclusiva Forum mondiale alternativo dell'acqua
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Care/i,
quella che segue è la dichiarazione conclusiva del primo Forum mondiale
alternativo dell'acqua (Firenze 21/22 marzo 2003). Subito dopo invierò una
seconda e-mail in cui troverete i resoconti delle discussioni dei 4 seminari
in cui abbiamo articolato i lavori del Forum.

Ciao
Tommaso



Firenze 21 - 22 Marzo 2003

Dichiarazione conclusiva

« Manifesto del Forum Alternativo Mondiale sull'Acqua »



PER UN'ALTRA POLITICA DELL'ACQUA

Proposte ed impegni





A.    LA POLITICA DELL'ACQUA CHE COMBATTIAMO (*cfr nota a fine testo)


     della quale gli attori principali sono :


la Banca Mondiale, le imprese private dell'Acqua (Vivendi Environment, Suez,
RWE, Thames Water, Southern Water, Saur Bouygues, Bechtel, ACEA, Aguas de
Barcelona., ma anche Nestlé, Danone, Coca-Cola) e le istituzioni da loro
create nel 1996 : il Consiglio Mondiale dell'Acqua (organizzatore del Forum
Mondiale dell'Acqua), il Global Water Partnership, con il sostegno delle
organizzazioni specializzate delle Nazioni Unite.

La politica dell'acqua promossa dai gruppi sociali fautori della
mondializzazione dell'economia capitalista di mercato si basa su tre
principi fondatori :

·    L'acqua deve essere considerata principalmente come un bene economico
("economico" nel senso dei principi dell'economia capitalista di mercato).
Come il petrolio, il grano, ed altre merci l'acqua può essere venduta,
comprata, scambiata;




·    l'accesso all'acqua è un bisogno vitale, non un diritto umano. Ancora
una volta, a Kyoto, si é assistito al rifiuto di riconoscere l'acqua come un
diritto.   La soddisfazione del bisogno è della responsabilità di ciascun
individuo.  Gli esseri umani sono dei consumatori/clienti di un
bene/servizio che deve essere reso accessibile mediante i meccanismi di
mercato.  Per gli individui a basso reddito nei paesi ricchi, tocca allo
Stato applicare delle misure sociali miranti a garantire ai distributori d'
acqua la copertura delle bollette dell'acqua non saldate;


·    l'acqua deve essere trattata come una risorsa preziosa ("l'oro blu").
Essa è destinata a diventare sempre più rara e dunque strategicamente
importante.  La sicurezza idrica "nazionale" è un problema politico
centrale.  I conflitti per usi alternativi concorrenti in seno ai Paesi e
tra Paesi sono destinati ad intensificarsi ed a generalizzarsi.



A Kyoto, in occasione del 3° Forum Mondiale organizzato dal Consiglio
Mondiale dell'Acqua, i rappresentanti dei governi, delle organizzazioni
specializzate dell'ONU e delle imprese multinazionali private hanno
riaffermato che la politica dell'acqua deve perseguire gli obbiettivi di

§    promuovere la gestione delle risorse idriche del pianeta secondo il
modello detto IWRM (Integrated Water Resources Management) elaborato dalla
Banca Mondiale.  Questo modello si fonda sui meccanismi di mercato e sulla
fissazione del "giusto" prezzo dell'acqua basato sul principio del "full
cost recovery", cioè il recupero del costo totale che include un ritorno
sugli investimenti assai consistente che può raggiungere anche un terzo del
"costo" totale;


§        agire sull'offerta d'acqua mettendo in valore le risorse non ancora
sfruttate, favorendo il trasporto dell'acqua su lunghe distanze e tentando
di aumentare la quantità d'acqua dolce resa disponibile mediante, in
particolare, il dissalamento dell'acqua marina;


§        agire sulla domanda promuovendo gli usi solvibili più redditizi e
sperando di ridurre gli sprechi ed i prelievi eccessivi con la manovra sui
prezzi (mercato dell'inquinamento, principio "chi inquina paga..").


In linea con tali obiettivi, la politica dell'acqua dominante promuove ed
"impone"

§          la liberalizzazione dei servizi idrici nell'ambito dei negoziati
WTO/GATS (Accordo          generale sul commercio dei servizi), di cui l'
Unione Europea è tra i più ferventi       sostenitori (e non a caso, essendo
le imprese d'acqua francesi, inglesi e tedesche le prime al mondo)


§         la liberalizzazione, la deregolamentazione e la privatizzazione
dei servizi idrici  secondo il principio della condizionalità imposto dalla
Banca Mondiale e dal FMI : un Paese può ottenere dei prestiti a condizione
che liberalizzi, deregolamenti e privatizzi il settore (i settori) per il
quale (i quali) ha ottenuto il credito ;



·         la priorità da dare all'investimento privato.  Questa priorità è
stata ancora una volta "consacrata" dal rapporto "Camdessus" sul "Financing
Water for All" presentato a Kyoto. Secondo la dichiarazione finale del
Vertice di Monterrey sul finanziamento dello sviluppo mondiale ed il
rapporto Camdessus è compito del settore privato di assicurare il
finanziamento dei 100 miliardi di dollari annui supplementari che secondo la
Banca Mondiale (una cifra esagerata) sarebbero necessari durante 10 anni per
ridurre di metà al 2015 il numero di persone non aventi accesso all'acqua
potabile ed ai servizi sanitari:


·         la privatizzazione dell'insieme dei servizi d'acqua secondo il
"modello" PPP Partenariato Pubblico Privato




Derive e fallimento della politica dell'acqua attuale.

Le cifre parlano da sole:

-        2,4 miliardi di persone vivono senza accesso ai servizi sanitari
-        1,5 miliardi vivono senza accesso all'acqua potabile sana
-        per conseguenza, 30.000 persone al giorno muoiono per malattie
dovute all'assenza d'acqua potabile e di servizi sanitari
-        600.000 agricoltori bianchi dell'Africa del Sud consumano per scopi
irrigui 60% delle risorse idriche del paese, mentre 15 milioni di cittadini
di colore non hanno accesso all'acqua potabile
-        la metà dei villaggi palestinesi non ha acqua corrente, mentre
tutte le colonie israeliane ne sono provviste
-        85% del volume delle acque dei fiumi in Francia é inquinato
-        il consumo giornaliero medio della popolazione dei paesi "in via di
sviluppo" si aggira sui 20 litri. In Italia é di 213 litri, negli USA di 6OO
litri
-        il Brasile rappresenta l'11% delle risorse idriche dolci del
pianeta ma 45 milioni di brasiliani non hanno ancora accesso all'acqua
potabile
-        gli sprechi d'acqua sono enormi in tutto il mondo: 40% dell'acqua
usata per l'irrigazione si perde per evaporazione; le perdite dell'acqua
immessa negli acquedotti vanno dal 30 al 50%, anche nei paesi detti
"sviluppati"; una lavatrice standard consuma in media 140 litri a ciclo, lo
sciacquone tra 10 e 20 litri alla volta, un lavastoviglie 6O litri.



In realtà la politica finora perseguita é stata di gran beneficio solo per
le grandi imprese private ed i loro proprietari.

Agli inizi degli anni '80 le due principali compagnie private dell'acqua
operanti a livello internazionale (la Générale des Eaux, oggi diventata
Ondeo filiale di Suez et la Lyonnaise des Eaux, diventata Vivendi
Environnement, per il momento ancora filiale di Vivendi Universale)
assicuravano la distribuzione dell'acqua a non più di 300.000 persone al di
fuori della Francia. Queste sono diventate circa 100 milioni ciascuna nell'
anno 2000. Si pensa che nel 2002 le persone servite da imprese private nel
mondo ammontato a 400 milioni. La banca svizzera privata Pictet ha previsto,
tre anni orsono, che il settore privato servirà nel 2015 quasi 1,7 miliardi
persone (se la tendenza alla privatizzazione sarà mantenuta).

Eppure, la privatizzazione dei servizi d'acqua che, salvo eccezioni locali,
non ha finora toccato la Svizzera, la Svezia, l'Olanda, gli Stati Uniti, il
Quebec., non si é tradotta necessariamente e dappertutto in un miglioramento
dei servizi o in una riduzione dei prezzi. Né tantomeno essa si è tradotta
nella diminuzione della corruzione, o nella creazione di un circolo virtuoso
degli investimenti. Nella maggior parte dei casi, specie nei paesi del Sud i
prezzi sono saliti alle stelle come a Cochabamba in Bolivia, a Manila nelle
Filippine o a Santa Fé in Argentina. La corruzione ha caratterizzato l'
assegnazione delle concessioni ai privati. L'indebitamento dei paesi poveri
é cresciuto. Il miglioramento dei servizi in questi paesi ha piuttosto
avvantaggiato i gruppi sociali più abbienti.

E' evidente che l'inclusione dei servizi idrici fra i servizi da
disciplinare nell'ambito del GATS si tradurrà in un'amputazione grave dei
poteri democratici degli Stati ed in particolare dei parlamenti regionali e
locali in materia di regolazione dell'acqua sul piano tariffario, ambientale
e sociale.

La privatizzazione significa la privatizzazione del politico, cioè il
trasferimento del potere - politico - di decisione in materia di allocazione
delle risorse idriche da soggetti pubblici a soggetti privati. La credenza
nutrita dai soggetti pubblici di conservare un potere di controllo sulle
imprese private in materia, per esempio, di fissazione delle tariffe, si é
rivelato per ciò che é: un'illusione.

Infine la privatizzazione dell'acqua si è tradotta nella sua mercificazione
e, quindi, nella mercificazione della vita.

In questo contesto, il grande demerito della politica dell'acqua attuale é
di aver dimostrato di essere incapace di:

§ permettere a tutti di avere accesso all'acqua potabile nella quantità e
qualità essenziali alla vita
§ promuovere un uso ed una valorizzazione "sostenibile" delle risorse
idriche del pianeta
§ impedire la moltiplicazione e l'aggravarsi delle "guerre dell'acqua"














B.     UN'ALTRA POLITICA MONDIALE E LOCALE DELL'ACQUA



Proponiamo di partire dal diritto alla vita per tutti nel 2020, al più
tardi. L'obiettivo é di garantire il diritto all'acqua a tutti gli 8
miliardi di persone che abiteranno il pianeta nel 2020, a tutte le specie
viventi ed alle generazioni future, garantendo ugualmente la "sostenibilità"
degli ecosistemi.

In questo senso, affermiamo il valore "sacro", a livello simbolico e dell'
immaginario, dell'acqua. Essa é espressione della vita, della dignità umana
e della natura, della cultura dei popoli e della storia umana.

Principi fondatori

a)    l'accesso all'acqua nella quantità (40 litri al giorno per usi
domestici)  e qualità sufficiente alla vita deve essere riconosciuto come un
diritto costituzionale umano e sociale, universale, indivisibile ed
imprescrittibile.


     A questo proposito, salutiamo con soddisfazione il "commento generale"
emesso dal              Comitato dei Diritti Umani e Sociali delle Nazioni
Unite secondo il quale l'accesso all'acqua deve essere considerato un
diritto umano.




b)    l'acqua deve essere trattata come un bene comune appartenente a tutti
gli esseri umani ed a tutte le specie viventi del Pianeta. Gli ecosistemi
devono essere considerati come dei beni comuni


     L'acqua è un bene disponibile in quantità limitate a livello locale e
globale. Nessun profitto può giustificare un uso illimitato del bene. Gli
sprechi attuali costituiscono un furto perpetrato a scapito della vita.
Pertanto, la proprietà, il governo ed il controllo politico dell'acqua (in
particolare, la gestione dei servizi idrici) devono essere/restare pubblici,
sotto la responsabilità diretta dei poteri pubblici.


E' compito incedibile dei poteri pubblici di assicurare e promuovere l'uso
dell'acqua nel rispetto dei diritti umani, compreso quelli delle generazioni
future, e della salvaguardia e valorizzazione integrata degli ecosistemi.

c)     le collettività pubbliche (dal Comune allo Stato, dalle Unioni
continentali  alla Comunità mondiale) devono assicurare il finanziamento
degli investimenti necessari per concretizzare il diritto  all'acqua
potabile per tutti ed un uso "sostenibile"  del bene acqua


     Lo strumento più appropriato é la messa in opera di un sistema fiscale
progressivo a finalità ridistributiva a tutti i livelli, dal locale al
mondiale secondo una molteplicità ed una modularità dei meccanismi di
colletta delle risorse finanziarie pubbliche in funzione dei bisogni e dei
livelli territoriali d'investimento.
Per questo, è indispensabile ed improrogabile di rivedere il ruolo ed il
funzionamento delle istituzioni finanziarie multilaterali (BM, IMF,BERD,
BEI, IBD, ABD....) e definire nuove istituzioni di finanziamento di tipo
cooperativo inter-territoriale ed inter-nazionale in una logica di
Partenariato Pubblico-Pubblico.




d)    i cittadini devono partecipare su basi rappresentative e dirette alla
definizione ed alla realizzazione della politica dell'acqua, dal livello
locale al livello mondiale


     La democrazia deve essere al centro del "vivere insieme", anche a
livello mondiale. Non si può ammettere che la mondializzazione possa essere
globale e reale per quanto riguarda il commercio, la finanza, la produzione,
il consumo, i modi di vita, i flussi culturali, mentre la democrazia si
arresterebbe al livello degli stati nazionali o di stati-continenti come gli
Stati Uniti, la Cina, la Russia, l'India, il Brasile, l'Indonesia. Il
concetto di "gouvernance mondiale" messo in voga dai dominanti del "Nord" é
una grande mistificazione.


La democrazia necessita la promozione di un "pubblico" nuovo, democratico,
partecipato e solidale, e l'attivazione di luoghi di partecipazione diretta,
di prossimità, che includano i cittadini e le comunità locali, i lavoratori
e le lavoratrici, gli enti locali, e la valorizzazione di tutte le forme,
diverse, che nei vari continenti e paesi rappresentano la ricchezza dell'
esperienza democratica.

Obiettivi prioritari


Allo scopo di rendere effettiva e concreta l'applicazione dei principi
enunciati, ci impegniamo a promuovere e perseguire la realizzazione dei
seguenti obiettivi prioritari


(a) la campagna "sete zero". Tutti gli abitanti della Terra devono avere
accesso all'acqua potabile entro il 2020. "Sete zero" deve diventare un
obiettivo scritto, un impegno politico formale, riconosciuto dai vari Stati
e dalle organizzazioni specializzate delle Nazioni Unite con la firma, per l
'appunto, di un "Contratto Mondiale dell'Acqua" entro la fine dell'Anno
Internazionale dell'Acqua.

Il Forum Alternativo Mondiale dell'Acqua propone che le Nazioni Unite
convochino all'inizio del dicembre 2003, a conclusione dell'Anno
Internazionale dell'Acqua, una giornata speciale per l'approvazione di tale
Contratto il cui testo non dovrebbe essere più lungo di 100 righe.

Qualora le Nazioni Unite snobbassero tale proposta, i promotori del Foro
Alternativo Mondiale dell'Acqua s'impegnano a convocare, nel dicembre 2003
(si é parlato di Bruxelles), insieme ad un gruppo mondiale di parlamentari,
"un'assemblea dei cittadini" per la firma del Contratto, nello spirito della
"Dichiarazione di Porto Alegre" (febbraio 2002) che fu alla base della
costituzione della "Coalizione mondiale contro la privatizzazione e la
mercificazione dell'acqua" in occasione del 2° Forum Sociale Mondiale.

La campagna "sete zero" non significa ridurre il diritto all'acqua a misure
di assistenza sociale in favore dei meno abbienti, dei "poveri", né dare la
priorità agli investimenti in grandi opere infrastrutturali . Per questo
proponiamo di


(b) dichiarare illegale la povertà. Visto il legame stretto esistente tra
povertà e non accesso all'acqua, la proposta "sete zero" significa
praticamente "povertà zero". Come nel XIX° secolo l'abolizione della
schiavitù, dichiarata illegale, apri una era di sviluppo considerevole dei
diritti umani, civili, sociali, e politici, cosi la dichiarazione dell'
illegalità della povertà costituisce uno degli obiettivi prioritari della
costruzione di un "altro mondo", e, in questo contesto, di un'altra politica
dell'acqua.

Il Forum Alternativo propone che il lancio della "campagna per la
dichiarazione dell'illegalità della povertà" sia effettuato in occasione del
G8 di Evian.


(c) sostenere le lotte in corso contro la costruzione di grandi dighe in
America Latina, in Asia (soprattutto in Cina: il Forum esprime il suo
appoggio alle popolazioni vittime della costruzione della gigantesca Diga
delle Tre Gole), in Africa, in Russia, nell'Asia Minore (in particolare nel
Kurdistan) in Europa (specie nei paesi dell'Est).

Bisogna, lottare contro le politiche di finanziamento a questi progetti
della Banca Mondiale e delle altre istituzioni finanziarie internazionali
affinché i governi, i parlamenti, le autorità locali, le imprese,
implementino le raccomandazioni fatte dalla Commissione Indipendente
Mondiale sulle Dighe.

Lo stesso vale per le altre grandi opere infrastrutturali (trafori, in
particolare). La gestione del ciclo dell'acqua non deve più seguire un
approccio ingegneristico, ma, un approccio basato sulla tutela degli
equilibri idrogeologici ed ambientali, al fine di promuovere e garantire il
risparmio dell'acqua. Siamo invece favorevoli ad interventi su scala locale
comportanti bassi livelli di rischio tecnologico, sociale, umano, ambientale
e culturale, ed ispirati ai principi di precauzione e di reversibilità, e
diamo la priorità agli interventi miranti al miglioramento delle attività di
manutenzione e di servizio;



(d) promuovere, contro la logica industrialista e produttivista dell'
agricoltura attuale, sistemi agricoli diversificati legati ai territori, al
ciclo corto produzione-consumo, alla manutenzione e tutela dei processi
ecologici, alla promozione, laddove possibile, di coltivazioni poco
idroesigenti, ed ad un utilizzo dell'acqua funzionale al lavoro contadino
ed agli interessi dei cittadini e non a quelli dell'agro-chimica e della
grande distribuzione

Proponiamo pertanto di impegnarci a

-        far sì che l'agricoltura e l'alimentazione siano posti fuori dell'
OMC
-        far cambiare la politica agricola dell'Unione Europea, degli Stati
Uniti, del Canada e degli altri paesi dell'OCSE ed interrompere i sussidi
alle esportazione agricole ed all'agricoltura della monocoltura industriale
riorientandoli a favore dell'agricoltura contadina sostenibile
-        disentificare e riconvertire i sistemi di allevamento attuali a
favore di modelli socialmente, economicamente ed ambientalmente sostenibile
-        difendere la "sovranità alimentare" dei popoli, cioè il potere di
decidere in materia  di allocazione delle risorse per la vita, come
principio fondatore di un agricoltura, di un'economia e di una società
giuste e democratiche


(e) stabilire e, soprattutto, far rispettare, standard e norme miranti a
ridurre ed eliminare i livelli attuali inaccettabili d'inquinamento e di
contaminazione del pianeta provocati dalle attività industriali e terziarie
(energia, turismo..). E' urgente rivedere l'organizzazione ed il
funzionamento dell'International Standards Organisation (ISO) sempre di più
diventata uno strumento controllato dalle grandi imprese mondiali dotate di
grandi mezzi ed infrastrutture sul piano della R&S. Le imprese private dell'
acqua stanno tentando di definire nuove norme e standard in materia di
qualità dell'acqua che, come suggerito dalle esperienze europee, tendono
piuttosto a garantire un controllo oligopolistico dei mercati ad opera delle
imprese più forti. Bisogna invece perseguire una politica rigorosa di
eliminazione dell'inquinamento inaccettabile. Il principio "chi inquina
paga" non deve essere interpretato nel senso che chi paga puo' permettersi
di inquinare ma nel senso che "chi inquina non può farlo". A questo riguardo
proponiamo la definizione e messa in opera di un sistema mondiale di
certificazione sociale, comunitaria e sostenibile dell'acqua, in funzione
degli obiettivi e dei criteri espressi dal "Contratto Mondiale dell'Acqua".

Un tale sistema rappresenta uno strumento essenziale per definire e
monitorare le misure pratiche, indispensabili ed urgenti, da prendere per
eliminare i prelievi eccessivi dell'acqua e gli sprechi enormi oggi
praticati al livello dell'agricoltura, delle attività industriali, degli usi
domestici e delle attività terziere, specie turismo e sport (ci riferiamo ai
campi di golf che costituiscono uno degli esempi più dilapidatori d'acqua).

(f)    e, soprattutto, lottare contro le varie forme di privatizzazione dei
servizi d'acqua ivi compresa l'apertura al capitale privato della società
pubbliche di gestione dei servizi di distribuzione dell'acqua e di
trattamento delle acque reflue.  L'obiettivo da promuovere è di mantenere, e
riportare, nella sfera dei diritti e, quindi, nella sfera pubblica (dunque
nella sfera della democrazia) l'insieme dei servizi d'acqua, migliorandone
la gestione ed il controllo su tutti i punti di vista (finanziario,
tecnologico, amministrativo, qualità, sicurezza, partecipazione dei
cittadini) nell'interesse generale.  Si ritiene pertanto fondamentale che i
poteri pubblici siano in grado di pianificare l'uso dell'acqua , monitorarne
nel tempo la qualità e la qualità e l'efficacia delle misure adottate
(manutenzione compresa) e delle modalità di gestione da parte di utenti ed
enti gestori.


L'alternativa alla privatizzazione è la democratizzazione dell'acqua. L'
alternativa al vecchio PPP (Partenariato Pubblico Privato) è il nuovo PPP
(Partenariato Pubblico Pubblico), cioè il partenariato fondato su processi
innovativi di cooperazione tra istituzioni ed organismi pubblici, con la
partecipazione diretta dei cittadini (nel contesto della democrazia
partecipata) miranti, tra l'altro, a sostenere e diffondere esperienze nuove
di economia pubblica e di economia sociale
.
(g) In questa prospettiva ci diamo come obiettivo quello di promuovere la
democrazia dell'acqua a tutti i livelli ed in particolare al livello dei
bacini, specie dei grandi bacini idrologici mondiali (su 262 bacini mondiali
260 sono transnazionali.
E' urgente di promuovere la democrazia dei fiumi e cioè la creazione di
"assemblee rappresentative dei cittadini" dei vari paesi appartenenti allo
stesso bacino idrologico per decidere insieme su basi cooperative e solidali
in materia di valorizzazione ed utilizzo integrato delle acque e del
territorio del bacino.




Azioni : modalità ed impegni

Venti anni non sono tanti, ma possono essere sufficienti per "costruire le
basi" e le strutture principali di "un altro mondo", in particolare per
garantire il diritto di vita per tutti ed una valorizzazione e protezione
dell'acqua in quanto bene comune.

Per mettere in pratica gli obiettivi menzionati, ci impegniamo per le azioni
seguenti:

a)     sottrarre il servizio idrico dai servizi considerati come servizi
industriali,


b)      organizzare la mobilitazione dei cittadini in favore dell'esclusione
dei servizi pubblici dai negoziati di Cancun del WTO/GATS. I servizi
pubblici (specialmente l'acqua, la sanità, l'educazione, i trasporti in
comune.) non possono essere trasformati in servizi mercantili. Bisogna, al
contrario, agire in favore della creazione di servizi pubblici mondiali a
partire dalla promozione di servizi pubblici continentali inter-nazionali,
ad esempio a livello dell'Unione Europea. La creazione del Mercato Unico
Europeo non deve tradursi in una sostituzione dei monopoli pubblici
nazionali con monopoli privati locali e oligopoli privati europei. L'Unione
Europea deve ritirare, e non avanzare più, le richieste di liberalizzazione
dei servizi essenziali, in particolare l'acqua, ai paesi terzi ed eliminare
la preferenza per la gestione privata dell'acqua che é stata avanzata anche
nel processo dell'Iniziativa EU sull'Acqua (EU Water Initiative)


Domandiamo a tutti i parlamentari europei che il diritto all'acqua sia
scritto nella nuova "carta costituzionale" in fase di elaborazione dalla
Convenzione europea. Inoltre,
il Foro Alternativo Mondiale dell'Acqua propone la costituzione di un
Servizio Pubblico Europeo finanziato dall'Unione Europea, sotto controllo
permanente e trasparente del Parlamento Europeo in stretta cooperazione con
le varie componenti della società civile e dei movimenti sociali. Sulla
stessa linea di azione, si deve operare per la formazione di un Servizio
Pubblico Africano, del Mediterraneo, dell'America Centrale, dell'America
Meridionale..

c)      promuovere la rimunicipalizzazione dei servizi d'acqua (il caso
prossimo della Francia sarà un test importante)


d)     organizzare delle campagne di mobilitazione dei cittadini per un
sistema di finanziamento pubblico locale, nazionale,  internazionale e
mondiale del diritto all'acqua e dell'acqua come bene comune,  fondato su un
sistema fiscale progressivo a finalità ridistributiva a tutti i livelli .Fra
le misure da prendere, proponiamo:



-        a livello locale: creazione di casse di risparmio e di fondi mutui
regionali ed interregionali a finalità pubblica e sociale; in attesa del
ritorno alla gestione pubblica delle acque minerali (vedi punto e) prelievo
di una "water tax" sul consumo e sui ricavi delle acque minerali;



-        a livello regionale e nazionale: reinvestimento delle plusvalenze
derivanti dalla      gestione pubblica in attività di miglioramento delle
strutture di gestione del ciclo integrato dell'acqua;



-        a livello internazionale e mondiale: prelievo di una percentuale
sull'uso di energie non rinnovabili; abbandono del principio di
condizionalità da parte della Banca Mondiale sui prestiti per investimenti
nel settore dell'acqua, dalla salute, dell'educazione , dell'alimentazione;
creazione di nuove istituzioni finanziarie internazionali e mondiali di tipo
cooperativo e mutualistico per il finanziamento dei beni e dei servizi
comuni mondiali (nel frattempo, riorientamento dei 347 miliardi annui di
sussidi all'agricoltura intensiva in favore di un'agricoltura per l'
alimentazione locale ed il diritto al cibo ed all'acqua per tutti). La Banca
Mondiale e le Istituzioni Finanziarie Internazionali, le quali hanno
promosso un modello di sviluppo non sostenibili, devono assumersi le
responsabilità di mitigare gli impatti negativi delle infrastrutture
esistenti e delle privatizzazioni già avvenute ripagando i danni alle
comunità ed agli stati colpiti.



In questo contesto,

rinforzare e moltiplicare la solidarietà tra le città, le campagne ed i
popoli, attraverso ed al di là delle frontiere Stato-nazionali, mediante
strumenti di cooperazione ( e non di "aiuto " umanitario) quali fondi d'
investimento comuni tra città di diversi continenti, progetti da realizzare
in comune, creazione di casse di risparmio e fondi mutualisti finalizzati al
finanziamento di "programmi regionali" di sviluppo di beni e di servizi
comuni. Il prelievo di un centesimo di euro al metro cubo destinato ad
alimentare il finanziamento di "progetti di solidarietà" é un esempio
dimostrativo e "pedagogico" dell'urgenza dell'azione. Nessuno pensa che sia
la soluzione: il trasferimento di fondi, fra tanti altri meccanismi, é utile
nella misura in cui fa parte di una politica comune di cooperazione e di
finanziamento per il raggiungimento di obiettivi comuni e la trasformazione
dell'economia attuale;


e)    elaborare e fare approvare a livello delle collettività locali e
regionali la "Carta dei servizi d'acqua", parte integrante di una "Carta
locale dei beni comuni e dei servizi pubblici".


In questo quadro, proponiamo il ritorno alla gestione pubblica delle acque
minerali, sempre più nelle mani di imprese private (operanti in situazioni
di monopoli locali) dominate da due giganti , Nestlé e Danone,
rispettivamente n° 1 e n° 2 mondiali dell'industria delle acque in
bottiglia. La privatizzazione degli ingenti profitti generati dal business
delle acque minerali é inaccettabile.


f) Consolidare le campagne di sensibilizzazione e di mobilitazione dei
cittadini (in particolare i giovani) a tutti i livelli di educazione e di
formazione, favorendo la costituzione di luoghi e tempi alternativi di
osservazione, di ricerca e d'informazione. E' urgente promuovere un lavoro
collettivo e permanente di (auto) educazione sulle problematiche dell'acqua.

Le soluzioni ai problemi dell'acqua dipendono essenzialmente dai valori e
dai comportamenti individuali, di gruppo e collettivi. Avere cura dell'
acqua deve diventare uno dei valori di base promossi nelle scuole.

Allo stesso modo, ridare presenza e valenza all'acqua nei luoghi pubblici
(piazze, stazioni, giardini, aeroporti, stadi, scuole..) reintroducendo
"punti d'acqua " e di "ristoro") deve diventare una delle linee avanzate di
un nuova "città".


Occorre ugualmente dotare le istituzioni pubbliche di una capacità
permanente di valutazione delle politiche comuni, fondata sulla
partecipazione la più larga possibile dei cittadini e dei rappresentanti
della società civile. Numerose sono le esperienze esistenti in questo senso,
per esempio nel Quebec, nei Paesi Bassi, in Svezia.Proponiamo la concezione
e la diffusione di un "manuale" di valutazione per il monitoraggio e la
valutazione delle politiche dell'acqua ad uso dei poteri locali
conformemente alla certificazione sociale di cui sopra (vedi, anche, punto
seguente);

g) infine, proponiamo d'istituire un'Autorità Mondiale dell'Acqua, su basi
democratiche rappresentative, avente la triplice funzione

- legislativa: si tratterebbe di un organo assembleare (un Parlamento
Mondiale dell'Acqua) incaricato di elaborare ed approvare le regole
mondiali di base per una valorizzazione ed un utilizzo del bene acqua
solidali e sostenibili;
- giurisdizionale: proponiamo, infatti, la creazione di un Tribunale
Mondiale dell'Acqua (organo di risoluzione dei conflitti e delle dispute
sull'uso delle acque)
- e di controllo: pensiamo ad un organo di valutazione e di monitoraggio
dei finanziamenti pubblici per progetti ed azioni comuni, internazionali e
mondiali (un'Agenzia di Valutazione)


Agenda dei prossimi appuntamenti



·         La proposta è stata fatta di organizzare il Secondo Forum
Alternativo Mondiale dell'Acqua in Svizzera, a Ginevra, nel marzo 2005


·         Il presidente della Regione Toscana si è detto disponibile a
facilitare la costituzione di un tavolo di discussione sui problemi
dell'acqua tra poteri pubblici e società civile


·         I partecipanti alla tavola rotonda del 21 marzo sul ruolo degli
Enti Locali hanno proposto di organizzare - a Parigi/St Denis in occasione
del 2° Forum Sociale Europeo -  un incontro degli amministratori locali di
tutta Europa sul tema della privatizzazione dei servizi idrici.



·         I parlamentari presenti alla tavola rotonda del 21 marzo sul ruolo
dei parlamenti, hanno annunciato la loro intenzione di formare una rete
europea e mondiale di parlamentari impegnati sulle problematiche dell'acqua.
Il primo impegno della rete porterà sull'opposizione all'inclusione dei
servizi idrici nella lista dei servizi oggetto dei negoziati per un accordo
generale sul commercio dei servizi nell'ambito dell'organizzazione mondiale
del commercio.



·         In occasione dell'assemblea dei movimenti la sera del 21 marzo, é
stato deciso
di organizzare un momento italiano d'incontro dei soggetti che si oppongono
alla mercificazione ed alla privatizzazione dell'acqua il 13 aprile 2003 a
Roma.



·         Organizzare nella striscia di Gaza,, ad iniziativa del Forum
Alternativo Mondiale dell'Acqua, un "Forum dell'Acqua in Palestina ed
Israele".



·         Promuovere l'organizzazione nel settembre 2003, in collaborazione
con l'Osservatorio dei Balcani, di un seminario
su "Danubio, i Balcani e l'Europa" per promuovere, tra l'altro, progetti di
esperienze di "democrazia dei fiumi".





(nota da inizio testo) * Cfr le principale fonti « ideologico-scientifiche »
di questa politica :

- World Water Vision, 2000. Rapporto del World Water Council presentato al
2° Forum Mondiale dell'Acqua all'Aia

- From Vision to Action, 2000, Rapporto del Global Water Partnership
presentato al 2° Forum Mondiale dell'Acqua all'Aia

- Water Resources Sector Strategy (WRSS), Febbraio 2003, Banca Mondiale

- Financing Water for All (Camdessus Panel Report), 2003, Rapporto del World
Panel on Financing Water Infrastructures per il 3° Forum Mondiale dell'Acqua
a Kyoto

- World Water Development Report. Water for People, Water for Life. 2003,
Rapporto dell'UNESCO al 3° Forum Mondiale dell'Acqua a Kyoto.












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