[ Flynets-Lab ] Il bitcoin è l’oro digitale e sancirà la fin…

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Author: Flynets HACKtivist Newsletter
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Subject: [ Flynets-Lab ] Il bitcoin è l’oro digitale e sancirà la fine del contante. Parla Ametranodi Banca IMI
Il bitcoin è l’oro digitale e sancirà la fine del contante. Parla Ametrano
di Banca IMI
scritto da Massimo Chiriatti
<http://www.econopoly.ilsole24ore.com/author/massimochiriatti/> il 24
Novembre 2015

Il bitcoin torna periodicamente alla ribalta delle cronache, spesso in modo
inquietante come per il presunto utilizzo, poi smentito
<http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2015/11/19/la-bufala-dei-tre-milioni-in-bitcoin-a-daesh-o-isis-che-dir-si-voglia/>,
da parte dei terroristi islamici coinvolti nei recenti attentati parigini.
Al tempo stesso banche ed istituzioni finanziarie sembrano estremamente
interessate alla tecnologia sottostante bitcoin. Ne parliamo con Ferdinando
Ametrano(*), di Banca IMI, gruppo Banca Intesa Sanpaolo.


*Professor Ametrano, cosa è bitcoin? *Il bitcoin è una moneta privata non
emessa da banca centrale né garantita da alcuna istituzione. È
elettronicamente trasferibile in maniera praticamente istantanea
utilizzando un protocollo di sicurezza crittografica. La sua peculiarità è
di essere basata su un network completamente decentralizzato: le sue
transazioni non necessitano di intermediari, non sono censurabili, non
hanno limitazioni geografiche o di importo, sono possibili 24 ore al giorno
tutti i giorni dell’anno e sono sostanzialmente gratuite.


*Come fanno le transazioni ad essere sostanzialmente gratuite? Chi copre i
costi del network bitcoin? Chi ne garantisce la sicurezza? *I nodi della
rete Bitcoin che ne curano la sicurezza e sincronizzazione validando le
transazioni sono chiamati minatori. I costi che sostengono nello svolgere
questa attività sono remunerati con l’emissione di nuovi bitcoin. È la
sostanziale socializzazione delle rendite di signoraggio (gli utili che si
ricavano dal potere di battere moneta) a coprire i costi della rete.


*Si parla sempre più spesso di blockchain, qual è la sua relazione con
bitcoin? *Le transazioni bitcoin validate sono accorpate in blocchi. Ogni
nuovo blocco di transazioni è trascritto in un registro, pubblico e
distribuito, organizzato come una catena ordinata di blocchi. Questo
registro pubblico distribuito viene chiamato per l’appunto blockchain,
termine spesso utilizzato estensivamente per indicare l’insieme della
tecnologia sottostante la moneta bitcoin. La tecnologia blockchain regola
il trasferimento di proprietà di un “gettone digitale” a cui possono essere
associati svariati beni e diritti nel mondo esterno: azioni, obbligazioni,
immobili, auto, diritti di voto, ecc. Il gettone, senza il quale questa
tecnologia non può esistere, acquista quindi intrinsecamente valore per la
sua utilità nel mondo digitale.

La moneta bitcoin è proprio il gettone digitale della prima e più diffusa
blockchain: dal punto di vista concettuale è quindi impossibile
disaccoppiarli. È ovviamente possibile immaginare applicazioni tecnologiche
in cui il gettone sia nascosto o abbia valore trascurabile rispetto al bene
o diritto che rappresenta, evitando di chiamarlo bitcoin o utilizzando una
diversa blockchain rispetto a quella bitcoin.


*È vero che si vorrebbe proporre l’autore di bitcoin come candidato al
Nobel per l’economia? *Il white paper che descrive il protocollo bitcoin è
stato pubblicato nell’ottobre 2008 da Satoshi Nakamoto, un personaggio la
cui vera identità non è mai stata accertata. Nakamoto ha rilasciato a
gennaio 2009 il codice sorgente della prima implementazione del protocollo
e si è poi gradualmente defilato, affidandone lo sviluppo ad altri. È
scomparso definitivamente a metà 2010, quando ha smesso di rispondere a
qualsiasi messaggio. Al momento attuale, anche per la scarsa comprensione e
diffusione di bitcoin, la candidatura al Nobel è semplicemente una boutade.


*Si parla spesso di anonimato nelle transazioni bitcoin. Perché? *Si
dovrebbe più correttamente parlare di pseudonimato: la blockchain è infatti
un registro pubblico e le transazioni avvengono in modo trasparente tra
diversi indirizzi bitcoin, analoghi agli IBAN dei nostri conti correnti.
Non c’è però modo di forzare l’identificazione della persona o
organizzazione che gestisce l’indirizzo.


*La mancanza di identificazione degli utenti e la non censurabilità delle
transazioni sono gli aspetti che rendono bitcoin interessante per
terroristi e criminali? *Sì, almeno in linea teorica, ma in pratica ad oggi
l’interesse è limitato. Il comune buon senso suggerisce che la moneta di
elezione per la criminalità resta sempre il dollaro statunitense, per
l’accettazione globale che lo caratterizza.

Lo scorso ottobre il Tesoro inglese ha effettuato una valutazione dei punti
di attenzione connessi a riciclaggio e finanziamento del terrorismo: a
bitcoin è stato attribuito il più basso grado di rischio, preceduto da
banche, servizi legali e contabili, beni immobili, gioco d’azzardo,
contante, ecc. D’altronde sappiamo che i criminali utilizzano Internet, la
telefonia cellulare ed i mezzi di trasporto: non possiamo certo demonizzare
la tecnologia per questo. Anche nel caso del presunto utilizzo da parte dei
terroristi islamici è facile essere scettici: la denuncia viene da un
gruppo anonimo di hacker che non hanno indicato quale sarebbe l’indirizzo
bitcoin utilizzato.

Certamente ci sono sfide sempre nuove ed è necessario attrezzarsi
adeguatamente: gli investigatori hanno mostrato di saperlo fare, ad esempio
smantellando Silk Road, il supermercato della droga nascosto nel dark web
che utilizzava bitcoin come unico metodo di pagamento. Il punto sensibile
oggi sono certamente le borse di scambio (exchange) dove avviene la
compravendita di bitcoin con dollari ed euro: rappresentano il punto di
contatto col sistema finanziario regolamentato, dove le consolidate prassi
di sicurezza e controllo sulle valute tradizionali possono intercettare
movimentazioni sospette.


*Ovviamente è necessario regolare, controllare e perseguire gli utilizzi
illegittimi di bitcoin, come di ogni altro strumento a nostra disposizione.
Da questo punto di vista a che punto siamo? *I regolatori internazionali
stanno seguendo il fenomeno bitcoin con grande attenzione. Il New York
Department of Financial Services ha rilasciato lo scorso giugno la
cosiddetta BitLicense, un primo quadro regolamentare elaborato in circa due
anni di studio e consultazioni. Il sovraintendente del dipartimento ha
dichiarato che il regolatore non deve, specialmente in questo momento di
sviluppo iniziale, soffocare l’innovazione benefica di questa nuova
tecnologia. Questa frase è stata sostanzialmente ripetuta nei mesi
successivi dal presidente della Australian Securities and Investment
Commission e dal Canada Standing Senate Committee on Banking, Trade and
Commerce. Bank of England ha definito questa tecnologia promettente come
sistema di pagamento.

La Banca Centrale Europea ha pubblicato due rapporti di studio. Se
l’atteggiamento è ovunque di prudenza, in Europa prevale decisamente la
cautela: l’Associazione Bancaria Europea ha invitato i regolatori nazionali
a scoraggiare le banche dal comprare, vendere e detenere bitcoin, invito
accolto dalla nostra Banca d’Italia.


*Eppure le banche, le borse e le istituzioni finanziarie in genere, pur
stando lontane dalla moneta bitcoin, sembrano straordinariamente
interessate alla tecnologia blockchain. *Certamente! E per una ragione
assolutamente cruciale. Le transazioni finanziarie sono a lungo reversibili
(quelle con carta di credito fino a 3/6 mesi) ed anche quando sembrano
istantanee sono in realtà regolate (clearing e settlement) con due o tre
giorni di ritardo attraverso controparti centrali e camere di
compensazione. Il sistema di regolamento è gravato di costi e balzelli
significativi. In un mondo in cui l’informazione si trasferisce
istantaneamente a costi praticamente nulli, l’eredità convoluta e
stratificata di questi processi è inefficiente, costosa ed inadeguata. La
validazione di una trasazione blockchain coincide invece col suo clearing e
settlement, è finale e non reversibile, assomigliando per molti aspetti
alla transazione in contanti. Quando si ricevono bitcoin si ha la certezza
che chi li invia ne ha davvero possesso e che il trasferimento è
immediatamente efficace ed irreversibile.


*Come è definita la politica monetaria di bitcoin? *La validazione di un
nuovo blocco di transazioni avviene in media ogni dieci minuti e richiede
un significativo lavoro da parte dei minatori. Chi esibisce prova di questo
lavoro (*proof-of-work*) è remunerato attualmente con venticinque bitcoin
per blocco. Questa remunerazione si dimezza ogni quattro anni e si azzererà
nel 2140, quando il sistema dovrà coprire i suoi costi con delle
commissioni, oggi trascurabili. Questo schema di emissione definisce
completamente la politica monetaria di bitcoin.


*Possiamo quindi aspettarci la nascita di nuovi e più efficienti servizi
finanziari e la ridefinizione degli esistenti su tecnologia blockchain? *E’
difficile in questa fase pionieristica individuare chiari punti di arrivo.
I fondamentalisti di questa nuova tecnologia ritengono che il mondo
finanziario tradizionale sarà spazzato via; a questi si contrappongono i
conservatori radicali che ritengono la tecnologia sarà invece semplicemente
inglobata ed adattata dalle attuali istituzioni finanziarie; come sempre la
verità starà probabilmente nel mezzo. In ogni caso, a dispetto del generale
entusiasmo o preoccupazione, non è ancora chiaro se e quali applicazioni ci
saranno nel mondo finanziario tradizionale.

La tecnologia blockchain ha come scopo la non censurabilità delle
transazioni garantita da un ecosistema intrinsecamente decentralizzato. La
decentralizzazione è però intrinsecamente inefficiente in termini di
scalabilità del numero di transazioni (circa 3 al secondo, contro le 60mila
possibili nel circuito VISA centralizzato) ed impermeabile a processi di
controllo e governo. Queste caratteristiche la rendono problematica per le
istituzioni finanziarie ed i regolatori.


*Eppure la tecnologia blockchain viene continuamente presentata come capace
di risolvere molti dei problemi che affliggono il nostro sistema
finanziario: costi, inefficienza, scarsa trasparenza, ecc. *Ho spesso
l’impressione che si nasconda dietro l’etichetta innovazione blockchain il
semplice tentativo di riformare processi obsoleti dal punto di vista
organizzativo prima ancora che tecnologico. Molte delle soluzioni
immaginifiche e futuribili che vengono proposte sono semplici
mistificazioni, implementabili tramite database in maniera più efficiente
ed economica rispetto a una blockchain. In generale la blockchain è
utilizzabile per beni o servizi pubblici, che devono essere quindi
governati in modo trasparente, decentralizzato e resistente alle
manipolazioni.

Ad esempio il trasferimento di valore monetario tra diversi paesi e diverse
valute: al posto dell’attuale ed obsoleto modello di business delle banche
corrispondenti si potrebbe realizzare il trasferimento istantaneo di
cambiali e “pagherò” (in inglese IOU, *I Owe You*) emessi e garantiti da
gruppi bancari e regolati su un circuito che ne automatizzi la
compensazione. Una simile offerta tecnologica è ad esempio portata avanti
da Ripple, una delle soluzioni di registro pubblico distribuito alternative
a bitcoin. È facile immaginare la costituzione di un consorzio di gruppi
bancari che ne accolga l’idea, magari curandone una implementazione diversa.


*È notizia recente che trenta tra le più importanti banche al mondo hanno
aderito al consorzio R3CEV. L’obiettivo è rendere il registro pubblico
distribuito utile nel mondo finanziario tradizionale, superandone i limiti
di scalabilità. Intesa Sanpaolo aderirà? *Il tentativo che lei indica è
certamente il più interessante, se non altro per la caratura dei
partecipanti: anche noi stiamo valutando se aderire e in ogni caso sarà
interessante seguirne i lavori. I limiti di performance dell’attuale
tecnologia blockchain sono intrinseci all’eccezionale livello di sicurezza
decentralizzata: possono essere mitigati o anche superati reintroducendo
una centralizzazione del controllo, anche solo parziale. Lungo questo
percorso di centralizzazione si potrebbe però scoprire che la tecnologia
dei database ha in questo caso un vantaggio competitivo. In questi ultimi
mesi il dibattito sui registri distribuiti ha visto la contrapposizione di
quelli pubblici (senza controllo, come bitcoin) a quelli privati
(controllati, come Ripple). È tutto da dimostrare se e quanto i registri
privati distribuiti differiscano da semplici database replicati.


*Quale potrà essere il ruolo della banca nell’ecosistema blockchain? *La
stabilità del mercato finanziario ha bisogno di player autorevoli, capaci
di fornire garanzie adeguate di affidabilità. Pur non impeccabili, le
banche svolgono questo ruolo nella nostra economia. L’identificazione dei
clienti (per anti-riciclaggio e lotta al finanziamento del terrorismo),
l’attività di garanti e custodian, il ruolo nell’erogazione del credito, il
market-making sui mercati finanziari: queste e molte altre attività vedono
per ora una chiara leadership delle banche.

Non credo sia imminente nel mondo bancario l’ingresso dei giganti
tecnologici, anche se è opportuno ricordare che Apple capitalizza circa
quanto le prime 30 banche dell’eurozona. Ed in termine di
disintermediazione potrebbe risultare più pericoloso un Davide con la
fionda blockchain che non un Golia tecnologico. D’altronde la British Bank
Association ha scritto che “le banche devono accettare di essere sempre più
parte di un ecosistema ampio che i consumatori stessi stanno costruendo.
Ebbene, il loro ruolo in questo ecosistema è lungi dall’essere sicuro”. Una
lezione già sperimentata in altri ambiti da marchi leader come Kodak,
Blackberry o BlockBuster.


*Cosa sta facendo il gruppo Intesa Sanpaolo? Tra i grandi gruppi
internazionali avete probabilmente il profilo pubblico più conservativo
sull’argomento. *La nostra banca segue il fenomeno bitcoin almeno dal
maggio 2014. Una task force di studio coordinata dal nostro Chief
Economist, Gregorio De Felice <https://twitter.com/gregdefelice>, ha
lavorato sei mesi coinvolgendo tutte le diverse funzioni della banca ed ha
sintetizzato quali dovessero essere le linee guida per la strategia del
gruppo. A luglio abbiamo risposto pubblicamente con una documentata analisi
alla “Call for Evidence” della European Security Market Association.
Certamente si tratta di un terreno dove è necessario muoversi con cautela:
per questo stiamo valutando con molta selettività diverse iniziative.
Confido che presto si avrà evidenza delle nostre scelte operative.


*Per ora bitcoin non si è però davvero affermata come moneta per le
transazioni commerciali, nemmeno online. *Questo perché bitcoin non è una
buona moneta transazionale, ma principalmente un investimento speculativo.
In ambito digitale bitcoin è più assimilabile all’oro che non ad una
moneta, condividendo infatti con l’oro alcuni limiti severi
nell’utilizzabilità come moneta. Una buona moneta dovrebbe avere tre
caratteristiche: mezzo di scambio, conservazione dell’utilità, unità di
conto. Bitcoin è imbattibile sui primi due aspetti: trasferibile
istantaneamente, divisibile senza limiti, non falsificabile, non
deperibile, con costo di preservazione praticamente nullo, può essere
facilmente conservata ed utilizzata successivamente.

Le noti dolenti arrivano come unità di conto: la moneta è il bene di
riferimento con cui misuriamo il valore relativo degli altri beni. In
quanto unità di misura deve avere un valore stabile nel tempo. Il valore di
ogni bene è però determinato dalla legge della domanda e dell’offerta:
siccome l’offerta di bitcoin è deterministicamente fissata e completamente
inelastica, ogni variazione della domanda si ripercuote in cambiamenti di
valore. Il valore di bitcoin si è apprezzato da pochi centesimi di dollaro
nel 2010 ai circa 300 dollari di oggi (toccando quasi, con una volatilità
spaventosa, il livello di 1200 dollari nel 2013): quest’aspetto fa la gioia
degli speculatori ma rende impossibile avere prezzi stabili in bitcoin,
contrarre mutui, fissare stipendi o bloccare prezzi a termine.


*Da molti anni si susseguono fughe in avanti e false partenze sui temi
della moneta elettronica. Quindi anche bitcoin è destinato a fallire come
moneta? *Non parlerei di fallimento: potrebbe rappresentare l’oro digitale
utilizzabile come asset di riserva da una prossima generazione di
criptovalute con politica monetaria elastica, quelle che io chiamo “Hayek
Money”. L’oro è stato adottato senza pianificazione centralizzata da tutte
le civilizzazioni nel mondo, per la sua peculiarità (non arrugginisce ed è
raro) ed utilità (gioielli ed ornamenti). L’adozione di bitcoin si sta
diffondendo in modo simile in ambito digitale, senza pianificazione
centralizzata, per la sua peculiarità (disponibile in quantità limitata non
manipolabile) ed utilità (gettone trasferibile non duplicabile). Le
possibilità che si stanno aprendo nella storia della moneta sono
straordinarie.


*Cosa intende esattamente? *La moneta è uno strumento di relazione sociale
su cui si fonda l’economia di scambio. È uno strumento ideato dall’umanità
per cooperare con coloro che sono al di fuori dell’economia del dono,
caratteristica del nucleo familiare e delle relazioni più strette.
Storicamente l’oro si è affermato autonomamente come standard monetario: il
conio della moneta da parte di Cesare ne confermava all’inizio solo purezza
e quantità. L’oro è stato progressivamente rimpiazzato dalle banconote,
all’inizio intese come certificati convertibili in oro, garantiti prima da
privati ed in seguito da re, governi e banche centrali.

Progressivamente l’oro è stato ridimensionato come strumento di politica
monetaria, per gli stretti vincoli che imponeva alla stessa: oggi
utilizziamo fiat money (fiat nel senso latino di “fiat lux et lux fuit”),
moneta senza valore intrinseco la cui accettabilità è basata su un
contratto sociale che ne determina il corso legale. Tutte le democrazie ed
economie evolute hanno delegato il governo della moneta e la sua stabilità
alla discrezionalità di banche centrali indipendenti, per evitare gli abusi
che i governi potrebbero farne.

La tecnologia blockchain è invece in controtendenza: per la prima volta
dopo millenni sembra mostrare che la moneta è di nuovo utilizzabile senza
che Cesare ne abbia monopolio o supervisione.


*Vengono spesso descritti utilizzi non strettamente finanziari della
blockchain: registro pubblico automobilistico, catasto, certificazione
dell’identità digitale, servizi notarili. Qual è la sua opinione al
proposito? *Con la blockchain abbiamo per la prima volta in ambito digitale
un gettone trasferibile ma non duplicabile. Questa invenzione apre scenari
nuovi e finora inimmaginabili: ho grandissima curiosità ed interesse per le
diverse proposte e cerco di sostenerne lo sviluppo anche attraverso la
partecipazione ad AssoB.it, l’associazione italiana per la promozione della
tecnologia blockchain. Devo però confessare che vedo per ora nella moneta
bitcoin la vera killer app di questa tecnologia, un po’ come la posta
elettronica a inizio anni ’90 lo è stata per internet. Nel tempo nasceranno
certamente business e servizi oggi difficili da prevedere, come lo erano
allora Google, Amazon o Facebook. Personalmente non li ho però ancora
individuati.

In un contesto di crescente richiesta per competenze blockchain
drammaticamente scarse, dispiace che le università italiane non siano state
finora più ricettive. Qualcosa per fortuna si muove a livello di iniziativa
privata con il centro di ricerca FintechLab/BlockchainLab
<http://www.blockchainlab.it/> di Milano.


*Quale potrebbe essere “the next big thing” in ambito blockchain/bitcoin? *La
digitalizzazione del contante, a mio avviso urgente ed inevitabile. Il
vantaggio di bitcoin rispetto al contante è la sua tracciabilità,
trasparenza transazionale e non falsificabilità. La blockchain potrebbe
essere per i sistemi di pagamento quello che è stata Internet per le
comunicazioni e le informazioni.

Twitter @massimochi <https://twitter.com/massimochi>

(*) F. Ametrano è uno dei massimi esperti italiani nel settore delle monete
spesso definite virtuali, matematiche o crittografiche: professore
all’Università Milano Bicocca è anche membro dell’organo di controllo di
AssoB.it (associazione italiana per la promozione della tecnologia
Blockchain), del Comitato Scientifico di BlockchainLab e dell’Advisory
Board di CashlessWay.
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