[Liciofancleb] Fwd: [Costruiamo] visita CARA di Sant'Anna (K…

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Author: Leone
Date:  
To: liciofancleb@inventati.org
Subject: [Liciofancleb] Fwd: [Costruiamo] visita CARA di Sant'Anna (Kr) - Campagna LasciateCIEntrare
---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: ass.lakasbah@??? <ass.lakasbah@???>
Date: 14 dicembre 2014 10:13
Oggetto: [Costruiamo] visita CARA di Sant'Anna (Kr) - Campagna
LasciateCIEntrare
A: cosenza2feb@???, evasione@???, "
costruiamo@??? costruiamo@???" <
costruiamo@???>, retecosenza@???,
migranti@???, ausercosenza@???, ausercassano@???,
auserterritoriale.cs@???, m.clausi@???, francesco cirillo <
cirillogrillo@???>, fra.mollo@???, avv.eugenionaccarato@???,
adrianodamico@???, valeform@???,
gianfranca.gentile@???, gtn.marchese@???,
sindacoacquaformosa@???, segretario@???,
vincenzoaltomare1@???, benedettacaira@???,
giuliana.mocchi@???, f.garreffa@???, f.gatti@???,
Associazione Culturale Coessenza <coessenza@???>, "
mocicosenza@???" <mocicosenza@???>, info@???,
officinebabilonia@???, fulvio paleologo <fulvassa@???>,
clania@???, cosenza@???,
ilquotidianodellacalabria@???, csoacartella@???,
pres.scienzepolitiche@???, gianfranco schiavone <
gianfrancoschiavone@???>, giuseppe.giudiceandrea@???


*Interrogazione parlamentare e report visita al Cara, CIE, CDA Sant'Anna di
Isola Capo Rizzuto*
<http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/134-interrogazione-parlamentare-e-report-visita-al-cara-cie-cda-sant0anna-di-isola-capo-rizzuto>
Pubblicato Venerdì, 12 Dicembre 2014 15:00

*Campagna LasciateCIEntrare*

*Report visita CARA; CIE, CDA Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto (Kr) *

*Sabato, 22 novembre 2014*

La visita è stata effettuata da una delegazione composta da: Onorevole
Celeste Costantino (SEL), Emilia Corea ed Enza Papa (Associazione Culturale
“La Kasbah” Cosenza)

Il centro governativo “Sant’Anna” è situato all’interno di un’ex base
dell’aeronautica militare, lungo la statale 106 a 5 km dal comune di Isola
Capo Rizzuto e a 16 km dalla città di Crotone. Lungo la strada a
scorrimento veloce, si incontrano gruppi di persone che percorrono la
statale a piedi per raggiungere il centro abitato. All’arrivo della
delegazione siamo state invitate ad attendere l’autorizzazione all’entrata,
in virtù del fatto che la visita non era stata precedentemente annunciata
dalla parlamentare Celeste Costantino. Sin dalla sua nascita il CARA è
gestito dalla Confraternita delle Misericordie di Crotone. Secondo quanto
riferito dagli operatori della Misericordia attualmente sono presenti 1169
richiedenti asilo provenienti, in prevalenza, da Pakistan, Gambia,
Afghanistan e Mali.

Appena varcato il gabbiotto di polizia all’ingresso, mentre fornivamo le
nostre generalità, personale di polizia e dell’esercito italiano procedeva
al controllo in ingresso e in uscita dei richiedenti asilo. Muniti di
guanti di lattice, manganello e mascherina gli agenti perquisivano le
persone controllandone gli effetti personali. Giunte al posto di polizia,
gli agenti che ci hanno scortate in attesa dell’autorizzazione da parte del
prefetto nei nostri confronti, ci hanno mostrato quella che definiscono “la
sala di regia”: un ufficio all’interno del quale è possibile monitorare 24
ore su 24 i movimenti delle persone attraverso decine di dispositivi di
controllo. Attraverso un numero imprecisato di telecamere sparse è
possibile in tempo reale avere il pieno controllo di tutto ciò che accade
all’interno del campo più grande di Europa. Dopo circa un’ora di fastidiosa
anticamera nel posto di polizia, giustificata dal mancato preavviso della
visita, l’onorevole Celeste Costantino ha deciso di iniziare da sola
l’ispezione, in attesa che venissimo autorizzate a entrare. Prima di poter
raggiungere la parlamentare siamo state trattenute per un’ulteriore ora
nello spazio antistante alla questura, dove abbiamo visto sfilare davanti
ai nostri occhi un numero ingente di rappresentanti delle forze
dell’ordine: esercito italiano, polizia e carabinieri, alcuni dei quali in
tenuta antisommossa, mentre gli “ospiti” del Cara ritiravano il pasto
quotidiano da consumare all’interno dei container dove alloggiano. Molti
ragazzi si sono fermati a parlare con noi, chiedendoci il motivo della
nostra presenza e se lavorassimo all’interno del campo. Rassicurati dalle
motivazioni della nostra visita hanno iniziato a lamentare le pessime
condizioni di vita nel campo incitandoci ad andare a vedere con i nostri
occhi il degrado e le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere.
Più volte si sono avvicinati alcuni agenti intimandoci di non parlare con
gli “ospiti” e ricordandoci il divieto assoluto di fotografare l’area. Alle
ore 13 e dopo due ore di attesa finalmente l’autorizzazione è arrivata.

Il campo si sviluppa su un’area estesa all’interno della quale si trova una
struttura in muratura composta da piccoli edifici e destinati ad ospitare
le famiglie e, più avanti, tre zone dotate di container, campo B,C, D (il
campo D in fase di ristrutturazione) e una cosiddetta area Switch. Sulla
sinistra si trova, infine, il campo A, quello adibito a zona container sin
dalla nascita del CARA. All’interno della stessa area, sulla destra,
sorgono rispettivamente: il CIE, attualmente chiuso e, a quanto riferito
dagli operatori delle “Misericordie” in fase di ristrutturazione e i locali
della Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato. La
fisionomia del centro è quella di un’enorme gabbia: reti di filo spinato e
muri di cemento armato circondano tutta l’area.

Raggiungiamo la parlamentare all’interno della cosiddetta area Switch, dove
i container si compongono di 100 alloggi da 4 posti ciascuno, suddivisi in
27 zone e proseguiamo, accompagnate da una referente prefettizia, quattro
agenti di polizia e due operatori delle “Misericordie”, attraverso le
varie aree fino a giungere al campo A dove la situazione appare
particolarmente grave. Tutti i container visitati contengono al loro
interno almeno dieci materassi sudici e senza lenzuola. All’interno di
alcuni container si trovano delle pietre adibite a fornelli sui quali
vengono riscaldati i pasti consumati, in alternativa, freddi, per terra o
sui letti. Nei container, le cui dimensioni potrebbero ospitare non più di
due o tre persone, si dorme, si mangia, si trascorrono i giorni, le
settimane, i mesi, in attesa dell’audizione in commissione per il
riconoscimento dello status di rifugiato. Assolutamente privi dei più
elementari requisiti igienici risultano essere i bagni e le docce, situati
all’esterno dei container: fatiscenti, sporchi, privi di carta igienica e
di sapone. Dai rubinetti, molti dei quali rotti, scorre un filo di acqua
gelata, sui pavimenti ristagnano enormi chiazze di acqua sporca, alcuni
bagni situati all’interno del campo B risultano essere privi del tubo di
scarico. All’esterno dei container situati nel campo A da un tubo esterno
rotto si registra la fuoriuscita di liquame a pochi centimetri da alcuni
cavi elettrici. Tale situazione perdura, secondo quanto riferito da un
operatore della “Misericordia” da diversi mesi.

Dai colloqui intrattenuti con un giovane medico presente all’interno
dell’infermeria le persone non vengono sottoposte a controlli sanitari
approfonditi. Le analisi del sangue vengono effettuate in maniera
sporadica, per le emergenze si procede all’invio presso l’azienda
ospedaliera di Crotone. Coloro che risultano essere affetti da scabbia
vengono sottoposti al trattamento topico e isolati all’interno di una
piccola stanza per 12 ore. In seguito vengono rimandati nei loro container,
costretti a dormire sugli stessi materassi sui quali il parassita della
scabbia continua a riprodursi e a contagiare la persona. Appare
assolutamente grave il fatto che persone che hanno affrontato un viaggio
lungo e difficile per arrivare in Italia non possano usufruire di visite
sanitarie specifiche volte ad accertare lo stato di salute. Gli esami
relativi alla tubercolosi vengono effettuati solo su alcune persone e solo
quando la malattia è conclamata. Difficile comprendere il motivo per cui
non venga effettuato un esame dell’espettorato, un rx torace o l’esame di
reazione Mantoux per quanto riguarda la diagnosi di tubercolosi o un
semplice esame del sangue ai richiedenti asilo, anche in virtù del fatto
che lo stato eroga un finanziamento volto a garantire un’assistenza
sanitaria adeguata e non di carattere emergenziale.

Dopo aver visitato i container abbiamo chiesto di mostrarci l’area
destinata al trattenimento dei richiedenti asilo in attesa di
identificazione. Quest’area si compone di un padiglione suddiviso in due
stanzoni comunicanti attraverso una porta blindata interna. Stiamo parlando
del padiglione all’interno del quale, all’indomani dell’operazione Mos
Majorum, centinaia di siriani hanno denunciato di essere stati costretti
con la forza all’identificazione. Le stanze (Sale di accoglienza A e B)
risultano essere prive di riscaldamenti e adibite a contenere centinaia di
persone, vista la grande quantità di materassini accatastati contro il muro
in entrambe le strutture. All’interno dei due stanzoni sono situate dozzine
di panche e, secondo quanto riferito dagli accompagnatori delle
“Misericordie”, se i numeri sono elevati, le persone rimangono rinchiuse al
loro interno anche 48 ore. Si registra la presenza di due soli piccoli
bagni. Alcune incrostazioni rossicce sulle panche situate nella Sala di
Accoglienza B hanno attirato la nostra attenzione. La spiegazione fornita
dagli agenti in merito alla loro presenza è che si tratti di ruggine.

Più volte, in quei giorni, avevamo sollecitato l’intervento di parlamentari
chiedendo loro di recarsi con urgenza per verificare cosa stesse accadendo
e per impedire l’eventuale uso della forza. Tentativi vuoti! Ci si è
limitati a mere conversazioni telefoniche tra alcuni deputati e gli uffici
prefettizi i quali hanno “rassicurato” gli onorevoli in merito alla
situazione denunciata. Ieri quei padiglioni erano vuoti. Dentro di noi
riecheggiano ancora le grida di quei siriani identificati con la forza,
uomini e donne, in fuga da guerre che hanno descritto quel luogo come
Guantanamo, denunciando la violenza subìta con queste parole: “hann*o
svegliato un ragazzo colpendolo…ora ci stanno prendendo uno ad uno…hanno un
atteggiamento mafioso…urlano, i bambini piangono!”*

Al termine della visita, ci accompagna ancora una volta un senso di rabbia
e di frustrazione. Per oltre 10 anni abbiamo raccolto testimonianze,
racconti di ordinaria repressione e di abusi, frutto di una gestione
securitaria ed emergenziale dell’immigrazione che calpesta e offende
l’umanità tutta. Nessun lavoro di ristrutturazione e nessuna bonifica
potrà mai legittimare l’esistenza di strutture che anziché accogliere,
tutelare e proteggere, rinchiudono, reprimono, feriscono la dignità. E’ ora
di consegnarle definitivamente alla storia!

*Report e visita realizzati da Enza Papa ed Emilia Corea (Associazione “La
Kasbah”) nell’ambito delle visite ai CIE e CARA della campagna
LasciateCIEntrare.*

Il 5 dicembre 2014 è stata depositata un’interrogazione parlamentare a
firma dell’On. Celeste Costantino ed Erasmo Palazzotto sulla visita al CARA
di Crotone che potrete scaricare al seguente link:

*http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=29052&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%2*
<http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=29052&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27>

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