[BergaMOvida] [I Ribelli della Montagna] Domenica 19 pranzo …

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Author: Ribelli della Montagna
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To: ribellidellamontagna
Subject: [BergaMOvida] [I Ribelli della Montagna] Domenica 19 pranzo rebelde di autofinanziamento e presentazione della Marcia Partigiana del 26 maggio!











        I PROSSIMI APPUNTAMENTI


Domenica 19
          maggio - Castro 


PRANZO REBELDE DI AUTOFINANZIAMENTO



        Pranzo di autofinanziamento e presentazione della Seconda Marcia
        Partigiana sui sentieri del Monte Blum. Alle ore 12 a Castro. 

        Trovi tutte le info sul sito o su 
facebook.
        Per prenotazioni scrivi una mail a 
ribellidellamontagna@???.
        Vi aspettiamo!





Domenica 26 maggio - Rovetta
SECONDA MARCIA PARTIGIANA SUI SENTIERI DEL MONTE
          BLUM

        Ritrovo a Bergamo in p.le Malpensata e partenza per Clusone alle
        ore 8:00.


Maggiori informazioni a breve!





        * * *






        I RIBELLI DELLA MONTAGNA


      I Ribelli della Montagna sono un gruppo di persone che operano in
      realtà molto diverse tra loro. Vengono da Rovetta ma non solo,
      vengono da realtà limitrofe e anche lontane e sanno quanto è
      difficile a volte relazionarsi e "farsi accettare" (o forse farsi
      capire) dalla "gente della valle". Gente che ha paura o che
      semplicemente non vuole che estranei vengano "in casa loro". Gente
      che teme questi Ribelli esattamente come teme quei fascisti che
      ogni anno invadono il loro cimitero. Ma anche gente che non sa,
      non ricorda, oppure sa ma non vuole ricordare. 

      L'obiettivo principale del percorso dei Ribelli della Montagna è
      proprio quello di farsi ascoltare, di dare modo alle persone di
      ricordare, capire, scegliersi una parte e, nel caso, dire magari
      "no, voi a Rovetta non potete entrare". 

      I Ribelli della Montagna hanno l'umiltà di sapere quanto questo
      possa essere difficile. Il non essere radicati nel territorio,
      l'essere sempre e solo estranei qualunque – allo stesso modo degli
      altri - è la loro debolezza, ma anche la loro forza, perchè i
      Ribelli della Montagna hanno la consapevolezza di non doversi
      nascondere, di poter stare a testa alta ed agire, sempre, alla
      luce del sole.


IL PERCORSO

      ROVETTA – SENTIERI DI RESISTENZA


Siamo tornati. C'eravamo lasciati lo scorso anno dopo una
      marcia partigiana sul Monte Blum, che domina l'abitato di Rovetta
      e quel cimitero dove da anni si continua a consumare quella
      vergognosa parata. C'eravamo lasciati in centinaia lassù, al grido
      di “No pasaran!”, dopo una serie di iniziative che volevano far
      luce una volta per tutte sui fatti che si svolsero nell'aprile del
      1945. C'eravamo lasciati dopo varie iniziative nel corso degli
      anni, quando la semplice  incredulità si era trasformata in presa
      di coscienza: da quel momento abbiamo iniziato a pensare, creare
      una contrapposizione, disturbare fino ad alzare la voce, dire la
      nostra, chiedere perchè nel 2013 ancora oggi possano avvenire
      simili manifestazioni. 


Aprile – Maggio 2013. Riprendendo il sentiero tracciato
      l'anno scorso, i Ribelli della Montagna continuano il percorso di
      informazione e sensibilizzazione su ciò che accade a Rovetta ogni
      ultima domenica di maggio: dal 1986, in questo paese dell'alta val
      Seriana, centinaia di militanti e nostalgici camerati provenienti
      da tutt'Italia e non solo, si riuniscono nel piccolo cimitero
      locale per onorare le gesta dei fascisti della RSI giustiziati dai
      partigiani nell'aprile del 1945.

      Questa parata di effigi naziste, teste rasate, saluti romani e
      inni al Duce, avviene alla luce del sole tra il silenzio assenso
      delle istituzioni e la benedizione del loro prete in camicia nera
      “padre” Tam.

      Un manifesto oltraggio alla memoria di chi ha combattuto il
      nazifascismo o ne ha subito le atrocità, da parte di quell'Italia
      che vuole infangare il ricordo di chi si è opposto a quella
      follia, celebrando come martire una delle più feroci squadracce
      del periodo più buio della storia del nostro paese: la Legione
      Tagliamento. Un bieco tentativo di mistificazione storica che
      vuole stravolgere la realtà dei fatti, nascondendosi dietro
      l'apparenza del semplice ricordo di vecchi amici scomparsi,
      temendo di mostrarsi per quello che in realtà sono: fascisti.


      Lo scorso anno, alle azioni di disturbo della cerimonia fascista
      degli anni precedenti, abbiamo affiancato un percorso di
      sensibilizzazione, mediante la capillare distribuzione di un
      dossier informativo in tutte le case del paese, e di resistenza
      sul territorio, mediante svariate inziative culminate con la
      marcia partigiana sul monte Blum nel giorno del loro raduno. 

      Anche quest'anno torniamo con una serie di percorsi di resistenza
      nei luoghi che questa liberazione l'hanno vissuta.

      Anche quest'anno, nel giorno di quel vergognoso raduno, torniamo a
      marciare come Partigiani: noi sui monti, loro nei cimiteri! Per
      non dimenticare, per non farci ingannare, per alzare fiero il
      nostro grido di libertà!


Se anche stanotte durasse cent'anni, staremo in piedi
        abbracciati ad un sogno che ha una scritta sul volto: “Da qui
        non si passerà!”  


I DOCUMENTI

      Il dossier: 
http://bit.ly/12HGyfb
      I video: 
http://bit.ly/12HL4uf

I CONTATTI

ribellidellamontagna.com
ribellidellamontagna@???
      facebook.com/ribellidellamontagna

      twitter.com/ribellimontagna


LE ADESIONI

      Anpi - Sarzana 

      Anpi sez. "Giuseppe Brach Brighenti" - Bergamo presso Cgil

      Anpi sez. "Giuseppe Brach Brighenti" - Endine 

      Anpi sez. "M.O. Vittorio Gasparini - Ercole Piacentini" - Albino 

      Anpi sez "Tredici martiri" - Lovere 

      Anpi zona otto - Milano 

      18 iscritti Anpi - Clusone 

      APE Associazione proletari escursionisti - Milano 

      Assemblea per il diritto alla casa - Pavia 

      ACAD Associazione contro gli abusi in divisa 

      AICVAS Associazione italiana combattenti e volontari antifascisti
      di Spagna 

      Associazione Pedalopolis - Bergamo

      Barrio Campagnola - Bergamo 

      Brigate di Solidarietà Attiva - Bergamo 

      C'entra la solidarietà - Cologno al Serio 

      csa Baraonda - Segrate 

      csa Pacì Paciana - Bergamo 

      cs 28 Maggio - Rovato 

      Ciclistica popolare Pacì Paciana - Bergamo 

      Collettivo Ambrosia - Milano 

      Comitato amici della piazza - Cividate 

      CASC Coordinamento autonomo studenti e collettivi - Milano 

      Diecifebbraio.info 

      FOA Boccaccio - Monza 

      Movimento studentesco - Bergamo 

      Giovani comunisti - Bergamo 

      ISREC Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e
      dell'età contemporanea - Bergamo 

      Kag - Pisogne 

      Kamunia Paranoica 

      Laboratorio Bios - Padova 

      La Scintilla onlus 

      Lambretta - Milano 

      Milano in movimento 

      Osservatorio sulla repressione 

      Palestra popolare Pacì Paciana - Bergamo 

      Palestra popopolare Valle Camonica 

      Partigiani in ogni quartiere - Milano 

      Piattaforma comunista 

      Radio onda d'urto Valle Camonica 

      Rete antifascista - Brescia 

      Rete studenti - Milano 

      Rifondazione comunista - Alto Sebino e Valle Camonica 

      Rifondazione comunista - Bergamo 

      Rifondazione comunista - Padova 

      Sinistra ecologia e libertà - Valseriana 

      Spazio Jurka - Cividate al Piano 

      Spazio underground - Bergamo 

      Tavola della pace Vallebrembana - Circolo Peppino Impastato 

      Unione inquilini - Bergamo 

      Zam – Milano


LA STORIA

      La legione Tagliamento era presente a Bergamo con il Battaglione
      Camilluccia,  in particolare con la 4^ Compagnia di stanza a
      Lovere, la 5^ Compagnia di stanza fra il passo della Manina e
      Dezzo di Scalve, la 6^ Compagnia a Schilpario e alla Cantoniera
      della Presolana. Il 26 Aprile 1945 il sottotenente Antonio
      Panzanelli, che comandava i repubblichini di presidio al passo
      della Presolana, fu raggiunto via radio dalla notizia della
      disfatta nazifascista. Il giorno seguente, il 27 Aprile,
      Panzanelli ed i suoi 49 uomini (tra cui anche un nipote di Benito
      Mussolini) si incamminarono verso valle preceduti da una bandiera
      bianca portata da Alessandro Franceschetti, albergatore presso il
      quale il plotone aveva preso stanza. Dalla testimonianza di
      Fernando Caciolo - uno dei pochi che si salveranno il 28 Aprile -
      l’intenzione dei repubblichini era di raggiungere Bergamo per una
      resistenza ad oltranza. L’utilizzo della bandiera bianca era uno
      stratagemma per avvicinare eventuali partigiani e colpirli a breve
      distanza vista la carenza di munizioni da parte dei fascisti.
      Giunti a Rovetta verso sera, vennero avvicinati dai membri del CLN
      locale capitanati dal Maggiore Giuseppe Pacifico che convinse il
      sottotenente Panzanelli ad arrendersi vista l’inutilità del loro
      tentativo. Gli uomini della Tagliamento deposero le armi e
      successivamente furono rinchiusi nelle scuole elementari del
      paese. Il 28 Aprile da Clusone partirono tre automezzi con a bordo
      un'ottantina di partigiani delle formazioni Camozzi 
(Giustizia e Libertà - Partito d’azione),
 53^ Garibaldi Tredici Martiri (comunisti)
        e 
 Fiamme Verdi (cattolici).
      Giunti a Rovetta si diressero alle scuole elementari dove
      prelevarono i militi della Tagliamento (tranne Caciolo che riesce
      a fuggire e a nascondersi in casa del parroco dove rimarrà per tre
      mesi prima di tornare senza pericolo a casa sua, ad Anagni) e li
      condussero al cimitero dove furono formati due plotoni di
      esecuzione, comandati rispettivamente da Fulmine (Battista Torri)
      e Caserio (Bortolo Gusmeri). Si procedette alle esecuzioni
      nonostante le proteste del parroco Don Giuseppe Bravi, membro del
      CNL di Rovetta. Verranno risparmiati solo tre militi, i più
      giovani del gruppo, di 14, 15 e 16 anni. 


Da chi venne l’ordine della fucilazione?
       

      Le testimonianze e gli atti del processo sembrano identificare nel
      capitano Mojcano (Paolo Poduje) - membro dell’intelligence inglese
      paracadutato il 6 Aprile 1945 nella zona del Pizzo Formico - il
      mandante dell’ordine di esecuzione. Il Mojcano era stato
      paracadutato oltre le linee nemiche per prendere contatti con i
      partigiani ed organizzare l’imminente insurrezione generale, in
      particolare per evitare che i nazifascisti, nella loro ritirata,
      potessero danneggiare importati infrastrutture (dighe, ponti,
      impianti industriali). I revisionisti storici sostengono che i
      capi partigiani fossero autonomi nelle loro decisioni e che un
      capitano inglese non avesse alcun potere decisionale su di loro. È
      però documentato dalla normativa sull'armistizio che nessun ordine
      alleato poteva essere disatteso da alcuna autorità italiana civile
      o militare: per quanto sembri assurdo l’ordine di fucilazione dato
      dal Mojcano non avrebbe potuto essere annullato nemmeno dal
      Generale Cadorna, da Badoglio o dal Re, ma solo da lui stesso o da
      un suo superiore. Sia il Maggiore Pacifico (membro del CLN di
      Rovetta a cui si erano arresi gli uomini della Tagliamento) che i
      maggiori capi partigiani della zona (Giovanni Brasi detto Montagna
      della 
Brigata

        Garibaldi 
Tredici Martiri e Bepi
        Lanfranchi della Brigata GL Camozzi) non erano presenti a
        Rovetta il giorno della fucilazione. Ciò può solo significare
        una “presa di distanza” dall’azione pur conoscendo le intenzioni
        del Mojcano, 
 che aveva anche impartito
        l’ordine di fornirgli uomini e mezzi per l’esecuzione. 

        Lo stesso Mojcano - da tutti ricercato ma irreperibile nel
        dopoguerra – solo da pochi anni rintracciato e intervistato dal
        direttore dell'Isrec di Bergamo ha ammesso la sua responsabilità
        nell’impartire l’ordine di fucilazione, scagionando di fatto i
        capi partigiani.


      I fatti di Rovetta sono stati nel dopoguerra al centro di una
      lunga indagine partita già nel Settembre 1945.  La  Procura della
      Repubblica di Bergamo aprì nel 1946 un procedimento penale che si
      concluse nel 1951 dopo una cospicua raccolta di testimonianze e
      deposizioni.  

      La  sentenza, emessa  dalla Sezione Istruttoria della Corte
      d'Appello di Brescia  perché da lì era partita la prima denuncia, 
      stabilì di "non doversi procedere a carico degli imputati
      trattandosi di fatti non punibili ai sensi del Decreto Legge 12
      Aprile 1945 n.194", emesso quando era imminente l’avanzata
      dell’esercito Alleato nel Nord Italia. Il decreto stabiliva che 
      fossero considerate azioni di guerra tutte quelle compiute dai
      patrioti regolarmente inquadrati nelle formazioni militari
      riconosciute dal CLN e da altri cittadini che li avessero aiutati
      per la lotta contro i fascisti nel periodo dell’occupazione nemica
      fino al momento in cui il Governo Militare Alleato avesse assunto
      i poteri nei singoli territori.  Poiché nella provincia di Bergamo
      la presa di potere da parte del governo Alleato avvenne solo il
      primo Maggio 1945  (lettera della Prefettura di Bergamo, N. di
      protocollo 1046, in atti del processo), la sentenza definì  le
      fucilazioni di Rovetta fatti di guerra  "in quanto posti in essere
      da partigiani contro fascisti in conseguenza della lotta degli uni
      contro gli altri che in quel momento era ancora in corso, e che
      cessò soltanto con l'instaurazione del Governo Alleato, il quale
      pose termine all'occupazione nemica"