[BAZ.letter] Freni ed acceleratori antagonisti contro la cri…

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Author: BAZ
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Subject: [BAZ.letter] Freni ed acceleratori antagonisti contro la crisi

BAZ-LETTER - La Newsletter della Bologna antagonista
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>>> Freni ed acceleratori antagonisti contro la crisi


Un contributo di orientamento al dibattito verso il 13 e 14 Novembre.

http://www.infoaut.org/articolo/freni-ed-acceleratori-antagonisti-contro-la-crisi

La crisi capitalista è crisi di spazio e tempo, rottura di produzione e
riproduzione sociale da parte capitalista per rivoluzionarsi ed imporre
innovazione capace di aumentare l'estrazione sociale del profitto. La
crisi dal punto di vista del capitale è un processo di valorizzazione, è
una lotta per ri-determinare lo spazio e il tempo contro la resistenza, i
freni, l'opposizione di parte operaia e le sue possibili exit strategy
sulle linee del rifiuto e dell'insubordinazione.

Dalla crisi del sistema finanziario ad oggi la tendenza capitalista è
orientata alla distruzione definitiva dei rapporti della produzione e
riproduzione sociale così come si erano configurati prima, durante e dopo
la grande crisi del 1973. Questa tendenza trascina e spazza via, e poi
ricolloca, come un passaggio di tsunami, la produzione e riproduzione
sociale, i circuiti di capitale, in poche parole i poteri nei territori,
sia nelle dimensioni globali che locali.

Entra in uno stato di crisi il capitale e con esso il sistema politico -
istituzionale - geopolitico ed ideologico. Il ciclo di movimento poi
concentratosi dieci anni fa a Genova contro il G8 aveva espresso
chiaramente con la potenza globale del suo NO l'attuale tendenza della
crisi capitalista. La post-modernità come ideologia di un rapporto sociale
e di potere, veniva percossa nei suoi cardini spazio-temporali: la fine
della storia e del lavoro ormai era chiaro, era tutto un bluff!

La prefigurazione e l'iniziativa dal basso dei movimenti sociali è poi
rifluita lasciandosi espropriare di bussola ed orologio dalla parte
capitalista che con la stagione della guerra infinita di Bush ha frenato,
da parte sua, l'avvento esplicito della crisi del suo stesso sistema.
L'inferno di fuoco scatenato a Falluja era una sorta di freno capitalista
all'inferno di fuoco dove sono bruciati poi recentemente i valori della
finanza globale.

Oggi la tendenza come detto va avanti e la forza distruttiva del
capitalismo necrogeno non ha trovato ancora freni oe acceleratori di
opposizioni e iniziativa sociale dal basso adeguati. Il capitale non
produce più soggettività sociale, o meglio ne prefigura la futura
produzione distruggendo quella attuale, lasciando allo stato e alle
istituzioni locali e internazionali il governo delle molteplici situazioni
concrete di distruzione e conflittualità relative e diffuse.

La crisi dell'iniziativa obamiana, l'attestarsi di nuove potenze
internazionali caratterizzate da statuti istituzionali decisamente opposte
e differenti ai regimi democratico-liberali, il tentativo di gestione
della crisi nella fortezza Europa capitanato dalla politica di austerità
della Merkel, sono solo accenni, esempi, di quanto il governo della crisi
trovi le elites globali completamente incapaci e decisamente subalterne
alla decisione e iniziativa padronale.

In Italia il primo atto dell'iniziativa padronale ai tempi di crisi è
stato firmato dal global manager Marchionne che nel suo Fabbrica Italia
afferma la necessità di "innovare" il sistema della relazioni operaie e
industriali attraverso la riorganizzazione neo-toyotista dell'azienda.
Spacciando quelle venti paginette come risultato di profonde meditazioni
sul futuro dell'umanità e delle sorti del bel paese. Dimenticando che il
modello toyotista è il modello a cui sono incatenati da tempo milioni di
precari e precarie italiani e che tutto tranne che grande e lungimiranti
intuizioni, non è altro che lo stato di sfruttamento in cui vivono milioni
di uomini e donne dentro e fuori la Fortezza Europa da almeno 30 anni.
Altro che global manager e autorevole innovatore capitalista. Con
Marchionne abbiamo a che fare con uno spennuto pappagallo delle elites
padronali, capace di fare solo il verso di provocatore! Il modello di
produzione toyotista è da un pezzo impiegato come acceleratore nella
produzione neoliberista. Nessuna novità e innovazione quindi, e men che
meno un ipotetico ritorno ad antiche forme di schiavitù, ma preciso segno
di una modernità attuale in processo di realizzazione, tra crisi e
discontinuità, e in relativo ritardo almeno qui in Italia.

A questa anomalia italiana che tra rendita e speculazione passiva del ceto
padronale e finanziario accoglie con tiepido entusiasmo (se non con cinico
assenso) l'iniziativa della Fiat segue parallelamente la crisi
istituzionale.La crisi della costituzione formale e della forma del regime
democratico liberale in Italia, è interno ad un lento riassestamento del
sistema clientelare che caratterizza lo stato italiano dalla sua
fondazione. Gli elementi progressivi presenti nella costituzione
repubblicana sono lì impolverati e quasi carta morta da quando dopo il
decennio rosso si è lasciata andare la costituzione alla venuta del grande
termidoro.La governance italiana all'italiana è gestione territoriale
(mala-gestione per parte loro) del presente e senza scopo che non sia la
sua esternalizzazione al privato e conseguimento dell'obiettivo minimo e
contingente poichè chi la decide è preso anche nelle maglie di un assetto
istituzional-politico fondato sulla clientela che deve funzionare a suon
di euro a quel gruppo e poi a quell'altro.

Al sud Italia non c'è altro che uno stato mediatizzato e conclamato di
clientelismo che per consuetudine giornalistica e giuridica viene chiamato
mafia, ma altro non è che l'emergere particolare di tutto il sistema
italiano. L'unico ambito creativo della governance è la strategia
applicata al sistema delle comunicazioni e dell'informazione da parte
delle fazioni più reazionarie del sistema dei partiti italiani che
riescono a gestire i flussi di attenzione mediatica a seconda dei propri
interessi.


Anche per questa ragione il sussulto morale e legalitario di certi partiti
politici, organi di stampa e scrittori, tramutatosi a volte anche in
fluidi e colorati movimenti di protesta è destinato a ripetersi
all'infinito perchè passato un così detto tiranno, il sistema clientelare
ne produrrà un altro nella forma di una personalità politica o di un corpo
partitico. E al Leviatano in crisi, tra clientele e governance, non c'è
alcuna prassi della rappresentanza politica parlamentare che possa
conquistarsi l'attributo della bellezza come qualche obamino
platonicheggiante va predicando da un pò. La politica della rappresentanza
mostrava il volto orribile del Leviatano ieri e il volto osceno oggi,
deturpato dalla crisi del sistema.

La manifestazione del 16 ottobre ha proposto un primo segnale di
discontinuità e di possibilità di apertura di protagonismo sociale
contrapposto alla tendenza distruttiva del capitale necrogeno, alla crisi
globale. Una tappa importante che ha fatto emergere l'interesse di
molteplici conflitti sociali a volersi rappresentare dal basso come un
unico e in sè differente e variegato mondo in lotta per la solidarietà e
giustizia sociale, legandosi al perno della lotta della Fiom contro
l'iniziativa di Marchionne.


Quella giornata ha mostrato che in Italia è possibile creare e organizzare
dai conflitti reali una forza sociale convergente e frenante, schierata
come contrapposizione alla violenza della crisi capitalista. Ma si tratta
di una prima prova tecnica che se non viene rifornita del carburante
conflittuale giusto, se non sa fare il pieno cogliendo l'opportunità
attraverso il diffondersi e dispiegarsi delle lotte per la riapproprazione
di reddito e spazi di autonomia, rischia di restare una semplice
attestazione di alterità etica di un pezzo a volte anche consistente della
società italiana. Per rispondere alla sfida ed evitare il disastro e la
barbarie del cannibale Mr. Capitalism c'è bisogno di questo sforzo
collettivo che impegni tutti nei diversi ambiti di resistenza sociale e
lotta.

Antagonismo contro la crisi è il saper divenire e fare freni
politico-sociali alla corsa verso la distruzione del mondo (sociale e
ambientale) accelerata dalla crisi su cui punta la tendenza
capitalista.Disinibiti dal galateo delle prassi politiche imposto da anni
di silenzio e passività sociale, è necessario auto-valorizzare tutte
quelle lotte che in questi anni si sono consolidate nei territori sapendo
costruire primi livelli di soggettività antagonista. La
contro-cooperazione dei progetti, dei gruppi e collettivi sociali e
politici che esprimono livelli di soggettività cosciente di sè, è già una
premessa per tirare il freno senza fare mai marcia indietro.


Chi si è liberato dell'angusto e sempre perdente discorso
sull'anti-repressione o dal comodo e triste cantuccio della purezza(al
massimo) giudicante può cogliere l'occasione che viene da questa pur
complessa e difficile fase politica. Non possiamo perdere tempo prezioso a
cortocircuitare lotte sulla repressione e discorsi sull'identità del bel
gesto romantico, attitudini sempre perdenti che neanche sanno tematizzare
nello scontro reale ciò che più interessa ai movimenti: la vittoria, e qui
ed ora la soddisfazione almeno degli obiettivi minimi e dei primi scopi.

Antagonismo contro la crisi è quindi divenire freni ma anche acceleratori
nella prospettiva di apertura e ampliamento di spazi di autonomia e
libertà. Frenare l'accelerazione capitalista accelerando i tempi delle
resistenze e dei conflitti, cogliendo il momento giusto liberi dal giorno
prima del compromesso con la politica della rappresentanza e liberi dal
giorno dopo della proiezione feticistica ideologica. Accelerare la corsa
quanto un IWW in bici ormai prossimo alla piazza dello sciopero generale!

La heulga general spagnola, lo sciopero ad oltranza e generale in Francia
pongono con forza al dibattito la questione dell'accelerazione che i
collettivi e i gruppi in lotta devono saper produrre in vista di un
ribaltamento dello stato della crisi.Freno ed acceleratore antagonisti per
realizzare il programma minimo dello sciopero generale ed oltre è una
linea di condotta per assumere la posizione giusta nel conflitto in atto,
per saper resistere ma anche iniziare a far emergere il programma di lotta
e iniziativa contro il governo, padrone e crisi capitalistica. Non
possiamo nasconderci che dalla manifestazione del 16 ottobre è già
trascorso fin troppo tempo senza che i livelli più alti di soggettività
politica siano tornati nelle strade e nei conflitti a produrre l'eco
adeguato che quella manifestazione aveva segnato, non possiamo permetterci
che la ricchezza prodotta al meno sul piano del bisogno di una
rappresentazione comune a sinistra e antagonista espresso dalla piazza
vado disperso dall'incapacità di cogliere il tempo giusto e la frequenza
dell'iniziativa antagonista. Chi si è tirato fuori e non sta attraversando
gli spazi di conflitto aperti ha già perso, chi non alza il livello di
agitazione politica non sta cogliendo il momento.

Il 13 e 14 novembre sarà l'occasione per discutere e proporre discorsi e
agende politiche all'interno di questo ambito di orientamento politico
verificando insieme come andare oltre il 16 ottobre, cosa cogliere dai
conflitti territoriali per l'ambiente e la salute, quali prospettive di
lotta contro la dismissione strategica della formazione da parte
capitalista, e ancora come criticare e agire contro il governo del potere
mediale dei conflitti, e in che senso muoversi nella macroregioni
descritte dalla crisi capitalista.


Nel dibattito assumere centralità ancora una volta la costruzione di
soggettività, invariante e premessa dell'antagonismo di classe in una fase
in cui si pone con urgenza la discussione della possibilità della difesa
della società e dei beni comuni dalla violenta distruzione portata dalla
modernità capitalistica e dell'ancora necessario consolidarsi e
massificarsi della pratica e del discorso antagonista dentro, contro e
oltre lo stato di crisi e il capitalismo necrogeno.


antagonist* vs la crisi

novembre 2010

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