Re: [Comitato Studenti in Movimento - AQ] ma..

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Author: ersilia
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To: Comitato Studenti in Movimento
Subject: Re: [Comitato Studenti in Movimento - AQ] ma..
allora facciamo una cosa carina.
mandatemi i numeri di telefono che nn ce li ho di tutti. :)
io domani sono a coppito. chi volesse passare ci si fa una chiacchiera cmq. grazie francè per le delucidazioni e il contributo. da tenere assolutamente in considerazione.
 
buonanotte

--- Gio 26/11/09, Francesco Marola <fraq@???> ha scritto:


Da: Francesco Marola <fraq@???>
Oggetto: Re: [Comitato Studenti in Movimento - AQ] ma..
A: "Comitato Studenti in Movimento" <comitatosim@???>
Data: Giovedì 26 novembre 2009, 11:18


cari, care,
per domani ci sono a qualsiasi orario, fate vobis quando, ripeto però il predicozzo, così dichiarandoci in lista non si combina niente, ci serve uno/una che si fa il giro di chiamate per la riunione! io per motivi che ho ricordato più volte non mi ci posso mettere, si fa a giro come avevamo iniziato a fare l'anno scorso? inizia ersilia?
anticipo che rispetto al report della riunione, oltre a non condividere la questione di dover svegliare il prossimo (un'espressione che continua a sembrarmi elitaria, come fossimo depositari di una verità da rivelare alle masse), penso che ai punti che erano di utilità sociale (i panini, ecc.), aggiungerei il piano politico, lotte su questione nuova casa studente ( http://giovanicomunistilaquila.blogspot.com/2009/11/per-la-gestione-pubblica-della-nuova.html ), trasporti, caro affitti, no gemini, no precarietà, ecc...
sotto ci sono le conclusioni di un'assemblea nazionale dell'area collettivi sapienza, interessante la mobilitazione per l'11 in occasione dello sciopero nazionale settore conoscenza



Oggi 20 Novembre una grande assemblea di precari e di studenti, provenienti da tutta Italia, si è riunita alla Sapienza per rilanciare – a partire dalle molteplici iniziative di lotta organizzate in questi mesi nei vari atenei e scuole – un percorso ampio di mobilitazione che rimetta al centro la lotta contro il progetto di dismissione dell'università e che rivendichi un nuovo sistema di garanzie sociali all'altezza delle sfide poste dall'attuale mondo del lavoro. Ad un anno di distanza dall'esplosione dell'Onda, siamo ancora fermi nel nostro rifiuto della crisi economica: noi la crisi non la paghiamo, vogliamo fin da subito riappropriarci del nostro futuro e della ricchezza sociale che ci viene quotidianamente sottratta.

Per queste ragioni chiediamo, in primo luogo, il ritiro immediato del DDL Gelmini – presentato mediaticamente come disegno “innovativo” di riforma dell’Università – che rappresenta palesemente un progetto di riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati più volte dal movimento dell’Onda:

- non risolve in nessun modo il problema della precarietà né del ricambio generazionale – come propagandato dal Governo – aumentando, invece, il fossato tra tutelati e non tutelati, tra chi è dentro e chi è fuori dal sistema di garanzie sociali;

- non interviene sulla governance degli atenei per innovarla, ma per chiudere i già irrisori spazi di democrazia e partecipazione delle differenti componenti accademiche e consolidare e rafforzare il potere delle corporazioni responsabili del fallimento dell'università pubblica negli ultimi 30 anni;

- indebolisce ulteriormente il diritto allo studio, chiedendo agli studenti di indebitarsi “all'americana” attraverso lo strumento del prestito d’onore, mentre la crisi globale – che mostra il fallimento di un sistema fondato sull'indebitamento – richiederebbe una netta inversione di tendenza e di maggiori investimenti per garantire a tutti l’accesso ai livelli più alti dell’istruzione superiore;

- completa il processo di de-strutturazione e riduzione dell’Università pubblica prefigurando, quindi, un'università complessivamente più piccola, che non risponde alla domanda di maggiore conoscenza e competenze che il nostro paese dovrebbe considerare centrale per le proprie politiche di sviluppo; con l'entrata dei privati negli organi di governo si regalan