ARTICOLO SU
"Liberazione"
DEL 2 - 2. 2008 (PAG, 11 LOMBARDIA)
Otto cittadini su dieci bocciano il cantiere, il sindaco tira dritto,
sinistra e ambientalisti in campo
Quel piccolo Mose sul lago di Como
che non s'ha da fare né domani né mai
Marco Donati
Dal dicembre scorso è in attività il maxi cantiere delle paratie
mobili anti esondazione sul lungo lago di Como. In gennaio sono iniziati i
lavori veri e propri, per 1.085 giorni di cantiere che - stando alla Giunta
di centro destra - non dovrebbero comportare disagi. Difficile crederlo: la
zona interessata è il cuore della città. E infatti nessuno ci crede:
all'apertura del cantiere, un sondaggio ha sancito che otto comaschi su
dieci sono contrari a quest'opera. Si va dal cittadino preoccupato per i
costi e per l'impatto ambientale, all'albergatore preoccupato per gli
affari.
Il centro destra nella recente campagna elettorale aveva inserito il
progetto nel programma di mandato del Sindaco, sostenendolo come
indispensabile per un riordino complessivo del Lungo Lago e risolvere
contemporaneamente il problema delle esondazioni; inoltre, veniva paventato
il rischio di perdere i fondi statali (16 miliardi di vecchie lire) e
regionali (3 milioni 615 mila euro) già assegnati da tempo. L'opera infatti
rientra tra quelle finanziate dalla legge Valtellina, varata per i danni
della frana del Monte Coppetto. Per chi non conosce la geografia lombarda,
siamo a 100 Km di distanza!
Argomentazioni che non stanno in piedi, e celano intenti speculativi:
siamo di fronte all'ennesimo capitolo di un saccheggio urbanistico. Non è
casuale che, a cantiere aperto, si sia immediatamente riproposto il tema
dello spostamento del confinante Stadio, già sognando al suo posto splendidi
condomini vista lago.
Vale la pena di riflettere su questo devastante progetto, che presenta
caratteristiche simili alle "grandi opere" come TAV, Mose, ecc.
I cambiamenti climatici hanno reso assai rare le esondazioni del lago;
fenomeno che, peraltro, andrebbe risolto a ben altri livelli, con un sistema
di regolazione delle acque dell'Adda capace di tener conto non solo degli
affari dei signori dell'energia idroelettrica insediati in Valtellina e dei
grandi agricoltori della bassa, ma anche degli interessi delle popolazioni
costiere.
Le paratie inoltre, così come proposte, potrebbero al massimo
difendere il capoluogo, ma sposterebbero i problemi sui paesi costieri del
ramo chiuso del lago.
Infine, lo splendido lungo lago di Como, ricco di verde, di monumenti,
di attrezzature sportive, ha senz'altro bisogno di manutenzione, ma non
certo di una rivoluzione che rischia di fargli perdere gran parte delle
caratteristiche: il problema vero è liberarlo dall'assedio delle auto,
obiettivo che sembra non interessare ai governi locali.
Perciò è necessario opporsi a questo "piccolo Mose" lombardo,
superando i ritardi e le timidezze che hanno impedito finora di bloccare
l'iter amministrativo di un'opera inutile e dannosa. Il tempo stringe.
A Como è attiva da mesi l'esperienza di
"Territorio Precario"
che mette al centro delle sue attività il No alle grandi opere e che ha più
volte ospitato le riflessioni di No TAV, dei No dal Molin, di chi si oppone
all'autostrada pedemontana. In quest'ambito, partecipato da Prc, Verdi,
Associazioni, Fiom e Funzione Pubblica Cgil, si è iniziato ad analizzare il
progetto, evidenziandone i pesanti limiti tecnici. Il 2008 sarà
caratterizzato dallo sforzo per passare dall'approfondimento alla
mobilitazione.
02/02/2008