[Erbalive] IMPORTANTE appello del mov.antiproibizionista

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Author: mari41
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To: psichiatriafuckyou, puntocritico11
Subject: [Erbalive] IMPORTANTE appello del mov.antiproibizionista

DIPENDE DA NOI....

Metropoli_La metropoli del terzo millennio si definisce come il nuovo spazio di produzione, il luogo all'interno del quale le forme di vita, i saperi e la relazione fra umani vengono messe a profitto attraverso nuovi meccanismi di sfruttamento. La "grande fabbrica" non è più il luogo principe della produzione, sostituita dalla fabbrica diffusa e difforme, dalla capacità di valorizzare in ogni luogo e momento le relazioni umane, definendo così una nuova temporalità che supera le vecchie divisioni tempo del lavoro/tempo del non lavoro.

In una situazione in cui spazio e tempo non sono più elementi sufficienti per individuare i meccanismi di produzione e riproduzione capitalistica, il problema centrale per il potere diventa individuare forme di disciplinamento adattabili e flessibili alle caratteristiche della nuova forza lavoro, meccanismi di controllo che permettano di agire sui differenti livelli ed ambiti di vita di chi oggi è chiamato a creare valore e ricchezza. Se nell'ambito del lavoro tradizionale la precarietà "contrattuale" è stato l'elemento fondamentale per l'individuazione delle nuove forme di potere sulla vita, negli altri luoghi della fabbrica diffusa il comando si trova davanti alla necessità di capire come imporre la propria forza e controllare l'esistenza dei soggetti. Nella "fabbrica metropoli" il controllo diventa lo strumento per imporre ritmi di produzione, per spiare ed incidere sulle esistenze dei nuovi corpi produttivi e per imporre forme di disciplinamento diffuse, capaci di operare ad intensità differenti nei molteplici luoghi della valorizzazione capitalistica. Il comando tenta di ingabbiare nei dispositivi di controllo la nuova forza lavoro, quella forza costituita in primis da quei giovani che attraversano e vivono gli spazi della metropoli. Per riuscire a normare la nuova figura produttiva il potere utilizza leggi, ordinanze e sanzioni amministrative, strumenti che gli consentono di limitarne la libertà ed imporre ritmi e tempi necessari ai processi di accumulazione.

In questo quadro il proibizionismo rappresenta uno degli strumenti fondamentali in tal senso, un'arma da utilizzare per sanzionare e controllare "il giovane", l'indisciplinato, imponendogli limitazioni di libertà e di movimento, rendendolo così assoggettabile al comando. L'approvazione della Fini-Giovanardi ha permesso una decisiva accellerazione di questo processo, inasprendo le sanzioni nei confronti del consumo e dello spaccio; ma è forse la linea di continuità mantenuta dal governo Prodi che ci mostra con chiarezza l'utilizzo che il comando fa del proibizionismo come strumento di regolamentazione e controllo della società messa al lavoro.

Per l'imposizione di questo sistema di controllo ruolo chiave rivestono le sanzioni amministrative, strumenti totalmente nelle mani dell'apparato repressivo che permettono limitazioni e restrizioni agili ed immediatamente applicabili. E' proprio su questo terreno che si sperimentano le forme più avanzate e "raffinate" dei meccanismi di governance.

La war on drugs è guerra ai giovani, agli indisciplinati, è attacco alla nuova classe produttiva per l'imposizione del controllo, è meccanismo di inclusione-esclusione che permette l'instaurazione delle forme di sfruttamento, è una battaglia che si gioca quotidianamente in tutti gli spazi della metropoli. Le forme di resistenza alla war on drugs devono partire dai territori, dall'autorganizzazione dei giovani, dei consumatori e di tutti quei soggetti che giorno dopo giorno combattono contro il proibizionismo ed il controllo.


Consumi_ Il consumo di sostanze stupefacenti è un fenomeno che coinvolge, in maniera trasversale, l'intera società andando a definire nuove forme di soggettivizzazione. La velocità con la quale in questi decenni si sono evolute le forme di produzione e riproduzione della ricchezza sembra rispecchiare la celerità delle trasformazioni che hanno attraversato, e che attraversano tutt'ora, il mondo delle sostanze. L'aspetto che appare forse più significativo è che le sostanze oggi non sono più strumento di fuga, o di esclusione, dal sistema produttivo ma agiscono invece come fattore socialmente integrante, come elemento di accellerazione delle capacità relazionali ed empatiche fra i soggetti che vivono ed attraversano la metropoli.

La figura del vecchio "tossicodipendente" ai margini della società, pur rimanendo un aspetto importante del fenomeno, come dimostrano le quotidiane morti di overdose, lascia la centralità ad un nuovo consumatore inserito sia in ambito sociale che lavorativo, un individuo che utilizza le sostanze ad uso ricreativo ma anche produttivo, cercando in questo modo di reggere i ritmi e le aspettative imposte dal comando. Questa nuova figura è indubbiamente caratterizzata dal paradigma del policonsumo, dall'abitudine di consumare, contemporaneamente o in maniera differenziata, sostanze differenti. Questi elementi trasformativi impongono un nuovo approccio rispetto al consumo di sostanze, un nuovo modo di leggere i fenomeni ed intervenire su di essi, una tensione che deve coinvolgere tanto il mondo dei servizi quanto quello dei movimenti.

Come spazi sociali e come movimento antiproibizionista abbiamo il dovere di ridefinire la nostra analisi e di individuare forme di azione che siano efficaci all'interno di questo mondo in continua trasformazione. Come spazi che vivono all'interno di contesti metropolitani sentiamo la necessità di declinare un nuovo discorso antiproibizionista, un discorso non ideologico che sappia individuare gli elementi di positività ma anche di criticità propri del consumo.

In questo senso pensiamo che l'atteggiamento di chiusura e di espulsione, praticato negli anni da molti centri sociali nei confronti dell'eroina, vada riadattato alle nuove tendenze, ai nuovi stili di consumo ed alle articolazioni che li caratterizzano. Allargare l'analisi e l'intervento anche agli altri consumi non significa per noi disconoscere la capacità distruttiva dell'eroina che le comunità politiche hanno dovuto affrontare, ma vuol essere un tentativo di concentrare l'attenzione sulle modalità del consumo senza la necessità di demonizzare una sostanza ed i relativi assuntori.

Come comunità politiche e come consumatori che hanno scelto di vivere all'interno delle trasformazioni della società sentiamo la necessità di declinare un nuovo discorso sulle sostanze, di individuare categorie e pratiche che permettano di salvare l'aspetto ludico e sperimentale del consumo senza però sottovalutarne gli elementi di problematicità.

In questo senso sentiamo una tensione, una spinta che ci obbliga a rielaborare alcuni paradigmi che hanno caratterizzato l'intervento del movimento antiproibizionista, facendo comunque tesoro dell'esperienza accumulata in tutti questi anni. Un elemento su cui pensiamo sia necessario cominciare a ragionare collettivamente, rispettando le specificità di ognuno, è il concetto consumo consapevole. Crediamo che la circolazione di saperi e conoscenze rispetto agli effetti ed i rischi legati al consumo delle sostanze sia elemento fondamentale per mettere il consumatore in condizione di poter scegliere liberamente ma la nostra esperienza dimostra però che questo non è sufficiente per sfuggire dai rischi del consumo, da quell'effetto di annichilimento, dall'incapacità di pensare il cambiamento, da tutti quegli effetti negativi che abusi e dipendenze possono produrre, specialmente nei confronti delle nuove generazioni. Non esiste soluzione già "confezionata" a questa necessità di lottare per la libertà e la radicalità dei consumatori, dobbiamo però sforzarci per provare ad elaborare una nuova "etica del consumo", un discorso innovativo che ci permetta di difenderci tanto dal proibizionismo quanto dall'abuso e dalla dipendenza e che ci consenta di riaffermare il valore ludico e sperimentale dell'assunzione di sostanze psicoattive.

Percorso "dipende da noi"_Siamo ormai vicini al secondo compleanno della legge Fini-Giovanardi ma mai così lontani dall'apertura di una seria discussione sulla questione delle sostanze stupefacenti. Il Governo Prodi ha di fatto assunto la guida della battaglia proibizionista, spinto dai differenti "sceriffi" che vedono nel controllo e nella repressione gli strumenti ideali per imporre il loro modello di cittadinanza. Il dibattito sul tema delle droghe ha subito una terribile involuzione portando il nostro paese ad essere uno dei più bigotti e repressivi del contesto europeo e non solo.

Di fronte a questa situazione critica crediamo però che qualcosa di positivo si stia muovendo, che ci siano le possibilità per rilanciare il dibattito e la battaglia antiproibizionista.

A luglio scorso, presso la comunità di San Benedetto, operatori, consumatori, movimento di massa antiproibizionista, centri sociali e singoli collettivi hanno dato vita ad un nuovo spazio di discussione e di confronto, un luogo dove poter scambiare esperienze, saperi e pratiche senza per questo voler aspirare alla costituzione di un nuovo soggetto nazionale antipro. La scommessa non era delle più facili, vista la variegata composizione di quello spazio, ma la volontà di dare una risposta all'offensiva proibizionista ci ha permesso di aprire un nuovo terreno di ragionamento.

Questa spinta ha trovato un ulteriore momento di strutturazione nell'ottima assemblea svolta a fine ottobre al c.s.o.a Gabrio di Torino, vedendo un allargamento dei soggetti interessati ed un tentativo di approfondire e rinnovare il discorso antiproibizionista. Molti sono stati gli argomenti affrontati, dalla questione metropoli/controllo ai nuovi stili del consumo e, pur mantenendo impostazioni differenti, si è riusciti ad individuare un terreno comune su cui sperimentare saperi e nuove pratiche.

Importante passaggio è stato sicuramente la conferenza latina sulla riduzione del danno (clat4), svoltasi a Milano a fine novembre, a cui abbiamo partecipato come consumatori e come movimenti. Nonostante il tentativo del governo di blindare e ridurre la partecipazione alla conferenza ai soli tecnici siamo riusciti ad attraversare la Clat in un modo assolutamente produttivo, stringendo relazioni con operatori italiani e stranieri, con quei soggetti che in modi e spazi differenti resistono alla war on drugs. La questione della riduzione del danno è stato l'elemento centrale di questa relazione fra diversi ed ha dimostrato l'assoluta necessità di aprire un confronto fra operatori e movimenti per rilanciare e rinnovare le pratiche di intervento, altrimenti destinate a scomparire.

Dalla volontà di cooperazione e condivisione delle differenti esperienze è nata l'idea di organizzare un nuovo incontro fra i soggetti che intendono rilanciare la battaglia antiproibizionista, per costruire uno spazio dove mettere in comune esperienze e ragionamenti differenti e costituire, a partire dai singoli territori, un nuovo patto della società civile contro l'arroganza del governo e le politiche del controllo. Per questo invitiamo tutti a partecipare all'assemblea pubblica che si terrà a Roma il 27 Gennaio alle ore 10 presso l'atelier occupato Esc.



Nessuna dipendenza Nessuna proibizione

Esc-atelier occupato

Infoshock- sportello antiproibizionista

Per adesioni: hastaguido@???, 3470531581


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