[ssf] FW: Boicottaggio Birmania: Total e non solo

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Autor: damiano *
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Para: labsocialforum
Asunto: [ssf] FW: Boicottaggio Birmania: Total e non solo



>From: "varese social forum" <info@???>
>CC: recipient list not shown: ;
>Subject: Boicottaggio Birmania: Total e non solo
>Date: Mon, 08 Oct 2007 14:50:34 +0200
>
>A tutto gas con i generali Ecco la Total in Birmania
>Clausole politiche (insieme a centinaia di milioni di dollari) nel
>contratto tra l'impresa francese e i generali di Rangoon per lo
>sfruttamento del giacimento di Yadana. E dietro l'azienda c'è tutto il peso
>della Francia
>Guglielmo Ragozzino
>
>Total sostiene di svolgere in Birmania un ruolo importante in un processo
>di riconciliazione nazionale, capace di coinvolgere Aung San Suu Kyi da un
>lato e la giunta militare al potere dall'altro. Sostiene anche che il gas
>birmano nel suo bilancio globale conta pochissimo, meno dell'1%. Non le
>credete, Total non dice la verità. Non la dice sul primo punto. Si è
>infatti impegnata contrattualmente con i militari a non mettere becco in
>argomenti che esulino dall'estrazione e trasporto del gas: risulta che il
>contratto sia revocabile unilateralmente dalla parte birmana qualora la
>società francese sia «volontariamente implicata in attività politiche
>pregiudizievoli per il governo dell'Unione di Myanmar». Ma non è vero
>neppure che il gas birmano valga molto poco per Total. La prova a contrario
>è che se fosse così, pur di evitare la riprovazione abbastanza diffusa in
>Europa e negli Usa, non solo da parte del popolo non violento ma anche dei
>cospicui fondi etici, il consiglio di amministrazione avrebbe abbandonato
>da tempo la partita. Ma sono i 540.000 azionisti (Francia 36%, resto
>d'Europa, 41%, Usa 21%) che vogliono dividendi caldi.
>Il fatto è che il gas birmano ha una forza convincente, attraverso Total,
>sulle scelte del governo francese e di conseguenza su quelle dell'Unione
>europea. Ma per affrontare meglio questo argomento, può essere utile
>ricordare il peso di Total nell'industria petrolifera, i modi della sua
>presenza nell'area birmana e infine la sua connessione con il potere
>politico in Francia.
>Total è attualmente (i dati, raccolti dalla rivista Fortune, fanno testo da
>molti decenni) la decima tra le multinazionali del pianeta in ordine alle
>vendite e la sesta nel settore del gas e del petrolio; con i suoi 168
>miliardi di dollari di fatturato (chimica compresa), è superata da Exxon
>con 347 miliardi, Shell con 319, Chevron con 200, Conoco con 172. Seguono
>le due imprese cinesi: Sinopec con 132 miliardi di dollari, China national
>petroleum con 111; poi ancora l'Eni con 109 e al decimo posto, Pemex con
>97. I francesi inseguono dunque tre imprese americane una britannica e una
>olandese, come ormai ha deciso di essere Royal Dutch Shell. A loro volta
>sono inseguiti da Cina, Italia, Messico. Le imprese cercano di arrivare per
>prime sul poco gas e petrolio rimasti, facendo gare e accordi con i governi
>dei paesi produttori; e poi si accordano per dividere il carico pesante
>dello «sviluppo»: coltivazione degli idrocarburi, trasporto con i tubi e
>con le navi, attrezzature di terminali e di raffinazione.
>In Birmania è arrivata prima Total, nel senso che ha vinto la gara
>internazionale indetta dal regime nel 1988. A cose fatte, quattro anni
>dopo, ecco Total impegnata nello sfruttamento e nello sviluppo del
>giacimento di gas Yadana insieme alla Moge (Myanmar Oil and Gas
>Enterprise). Poco dopo si è formato un consorzio per la gestione del gas,
>con Total capofila al 31%, Unocal al 28%, Ptt-ep, una compagnia tailandese,
>con il 26 e Moge con il 15. L'ente elettrico tailandese si impegna a
>ritirare tutto il gas e i soci glielo recapitano con un gasdotto consortile
>di 60 chilometri. Da notare che la richiesta di acquisto cinese di Unocal,
>respinta dal governo Usa, in barba a ogni dichiarata libertà di mercato, è
>certamente connessa al gas birmano che viene messo sul mercato per mezzo di
>un altro gasdotto, costruito da Saipem-Eni (Si veda l'articolo di Francesco
>Martone sul manifesto del 30 settembre). La gestione di Total nelle
>attività birmane - giacimenti e oleodotti - è criticata per i diritti umani
>calpestati (lavoro minorile, lavoro coatto, deportazione di persone e
>popolazioni, negazione di diritti sindacali) e per l'appoggio deciso,
>concretizzato anche in 450 milioni di dollari annui, offerto alla giunta,
>oltre che il sostegno che ha consentito alla giunta di essere riammessa nei
>circoli della finanza e dell'economia di mercato.
>Un terzo aspetto di rilievo è il legame forte tra potere francese e Total.
>Total nasce come nome commerciale delle benzine messe in vendita dalla Cfp,
>Compagnie Française des Pétroles. Questa società, nata per estrarre e
>vendere il petrolio iracheno di Kirkuk negli anni venti, su invito del
>governo ma come società privata, ha poi subìto una trasformazione. Il
>governo ha scelto di mettere alla porta gli azionisti esteri e di dedicare
>alla Francia il petrolio prodotto. Più tardi, nel secondo dopoguerra, per
>volontà di de Gaulle, alla Cfp si affiacavano altre due imprese pubbliche
>con il compito di trovare petrolio per tutti i consumi francesi. Unite
>insieme davano vita all'Elf. in seguito Total assumeva il nome in ditta,
>cancellava Cfp e dopo la fusione con la società belga Petrofina, insieme a
>questa si fondeva con Elf. A questo punto restavano di fronte tre gruppi
>dirigenti che nel corso della loro storia avevano stretto rapporti di
>compromesso con regimi molto discutibili e il governo francese con molti
>scheletri in molti armadi. In ogni caso il potere della multinazionale
>Total rimaneva assai forte e crescente nel confronto della diplomazia e del
>governo centrale francesi, in un intreccio che è anche un esempio da
>manuale sul potere delle multinazionali e sul loro dipendere solo da se
>stesse, dai maggiori azionisti cui offrire dividendi e vantaggi e dalla
>finanza internazionale, da attirare con uno schietto disprezzo per ogni
>forma di costoso umanitarismo.
>La prova della forza di Total sul governo francese ritorna ogni tanto. Un
>caso è quello del 2004 all'Asem, un consesso internazionale tra Unione
>europea e paesi asiatici. Vi erano da inserire dieci nuovi paesi europei da
>una parte e Laos, Cambogia e Birmania dall'altra. Agli europei che
>dubitavano della democrazia della giunta birmana, si contrappose Jacques
>Chirac, dicendo che la Francia avrebbe partecipato in ogni caso, anche
>sola, alla prossima riunione dell'Asem.
>
>****************************************************************************
>
>Dossier della Cisl sulle aziende italiane in affari con la giunta: da
>Bulgari a FoppaPedretti, passando per Avio
>L'Italia a Rangoon: legno, preziosi e motori
>Junko Terao
>
>Con la giunta militare birmana si fanno buon affari: il business italiano
>col governo che da due settimane usa il pugno di ferro per reprimere le
>manifestazioni pro-democrazia iniziate dai monaci buddisti ammonta
>quest'anno a quasi 121 milioni di euro. A rivelarlo è la Cisl, che ieri ha
>fatto nomi e cognomi degli italiani che commerciano col regime di Rangoon.
>E in serata, sempre ieri, sono arrivati i primi effetti: il ministero degli
>esteri ha convocato per la settimana prossima tutte le aziende, circa 360,
>contenute nella lista.
>E' lungo l'elenco delle imprese italiane grandi e piccole che fanno affari
>con Rangoon, e che quest'anno hanno importato dalla Birmania soprattutto
>legname, abbigliamento e pietre preziose per un totale di 59.592.916 euro.
>Tra i nomi eccellenti, fiori all'occhiello del lusso made in Italy come
>Bulgari, che quest'anno ha importato preziosi per circa 386mila euro.
>VanCleef & Arpels, leader francese del settore preziosi - di cui risulta
>una divisione in Italia - sul sito web pubblica un codice etico di tutto
>rispetto, dichiarando tra l'altro che «l'azienda crede nei diritti umani
>fondamentali e la dignità degli individui in conformità con la
>dichiarazione delle Nazioni Unite e si impegna a rispettarli». La giunta
>birmana, che dei diritti umani se ne infischia, quest'anno ha intascato 4,8
>milioni di euro da Van Cleef & Arpels, una cifra che fa guadagnare
>all'azienda il secondo posto nella lista degli importatori.
>Ma dalla Birmania non arrivano solo beni di lusso. A far la parte del leone
>tra le importazioni è il pregiato teak birmano. Decine di aziende comprano
>il robusto legno tipico del sudest asiatico per fabbricare mobili, parquet
>e oggetti d'arredamento acquistabili a prezzi contenuti anche nei negozi
>della grande distribuzione. Oviesse e Auchan sono gli altri nomi che
>saltano agli occhi scorrendo la lista. Il Gruppo Coin, proprietario di
>Oviesse, lega il suo codice di comportamento alla Dichiarazione dei diritti
>del fanciullo, alla dichiarazione dei diritti umani e alla convenzione Ilo
>(Organizzazione internazionale del lavoro), dichiarando di rispettare i
>valori etici e sociali. Ma qualcosa non torna, visto che la Cisl denuncia
>proprio il mancato rispetto della convenzione Ilo del 2000, con cui si
>chiede di «cessare qualsivoglia rapporto che possa comportare un effetto
>diretto o indiretto di aiuto e di favoreggiamento del lavoro forzato». C'è
>poi chi, come Foppapedretti e la meno nota Margaritelli, vantano
>certificazioni per la rintracciabilità di prodotti provenienti da risorse
>ecosostenibili. In altre parole garantiscono che il loro legno proviene da
>foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi
>standard ambientali, sociali ed economici: come la Birmania rientri in
>questi standard non è dato saperlo.
>In Birmania non si acquista soltanto: è di circa 60 milioni di euro il giro
>di affari delle esportazioni. Tra le aziende compare la Avio Spazio Difesa
>che, insieme alla Avio Spa, ha fatturato quest'anno circa 1 milione e
>400mila euro. Leader nella propulsione aerospaziale, come recita il suo
>sito internet, la Avio è specializzata nella produzione di motori e
>componenti militari e vanta, tra le altre, la collaborazione con le nostre
>forze armate. Nel dossier della Cisl non è indicato cosa venda esattamente
>ai generali birmani. «Le imprese italiane non possono macchiarsi le mani di
>sangue mantenendo relazioni con l'odierna giunta militare che ha sotto il
>suo tallone un intero popolo, vessato, torturato e ucciso»: così il
>segretario della Cisl Raffaele Bonanni ieri si è rivolto all'assemblea
>regionale veneta a Padova, puntando il dito contro le aziende della lista
>incriminata. Anche in vista delle possibili attività economiche con una
>futura democrazia birmana, Bonanni ha invitato gli imprenditori italiani ad
>evitare di mantenere rapporti con il regime attuale.
>Un monito rivolto anche a un altro settore interessato, quello del turismo.
>Sono diversi, infatti, i tour operator che organizzano viaggi nel paese del
>sudest asiatico. Il dibattito sulla questione se sia più o meno giusto
>visitare il paese con la consapevolezza che gli introiti del turismo
>finiscono nelle tasche dei generali è riportato anche sulle guide
>turistiche. Ma finora gli italiani che hanno scelto la Birmania come meta
>delle loro vacanze, circa 20mila ogni anno, hanno potuto scegliere tra tour
>organizzati da Francorosso, Viaggidea, Viaggi del Mappamondo, Rallo Luxury
>Travel, Gastaldi, Hotelplan, Il Tucano viaggi, tra i più conosciuti. E
>proprio ieri sera, alla vigilia della conferenza di Bonanni, gli operatori
>che aderiscono al gruppo Astoi e Fiavet hanno dichiarato la sospensione dei
>viaggi in attesa degli sviluppi della situazione. *Lettera22
>
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