[Gioia_per_Catania] Ustica, assolti per decreto

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Author: gioia_per_catania
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To: gioiaxct
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Subject: [Gioia_per_Catania] Ustica, assolti per decreto
Il governo modifica il reato d’alto tradimento e chiude per sempre il
processo di Ustica.


Dopo ventisei anni pensavano di aver visto tutto.
E forse, in cuor loro, i parenti delle vittime di Ustica si sono
abituati a tutto. Ma vedersi chiudere definitivamente il processo
penale grazie a una specifica norma di legge modificata dalla
maggioranza di centrodestra a fine legislatura, è stato troppo. Anche
per loro.

Il 15 dicembre scorso i giudici della prima Corte d’Assise d’
Appello di Roma avevano assolto, «perché il fatto non sussiste», l’ex
capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Lamberto Bartolucci e il suo
vice Franco Ferri.
I parenti e la Procura generale della Repubblica
erano ricorsi in Cassazione. Un atto dovuto per chi da 26 anni cerca
disperatamente la verità. Ed ecco la sorpresa. «Il centrodestra ha
chiuso definitivamente la questione processuale, intervenendo con una
specifica norma di legge», spiega rammaricato Daniele Osnato, 42 anni,
avvocato a Caltanissetta, che nel processo contro i generali dell’
Aeronautica ha rappresentato sua sorella Rossana, moglie di Enzo
Fontana, il vicecomandante del Dc9 che, negli ultimi istanti di volo,
dialogando via radio con il centro di controllo di Ciampino, pronunciò
quell’ultima parola spezzata, «gua…», prima che l’aereo scomparisse per
sempre dai radar.
«L’articolo del codice penale che disciplina il reato
di alto tradimento - continua Osnato - è stato modificato per non
permettere che la Cassazione affrontasse il giudizio. Una sorta di
assoluzione per decreto legge, visto che l’unico processo per l’
articolo 289 tenutosi in Italia dal dopoguerra a oggi è quello di
Ustica».

In poche parole, «con questo intervento il centrodestra ha
fatto in modo che non esista più il reato per il quale sono stati
incriminati i generali ai vertici dell’Aeronautica militare all’epoca
della tragedia», chiarisce la senatrice Daria Bonfietti, presidente del
comitato parenti delle vittime, che la sera del 27 giugno 1980 perse
sul Dc9 dell’Itavia suo fratello Alberto, di 37 anni. «Anche in questa
occasione - continua la senatrice - la maggioranza ha voluto approvare
un provvedimento ad hoc, togliendo ai parenti delle vittime le ultime
possibilità di far valere i propri diritti». La decisione,
naturalmente, è stata accolta con entusiasmo dai vertici dell’
Aeronautica militare: «Si chiude in questo modo un periodo
dolorosissimo per tutti noi - ha commentato il generale Leonardo
Tricarico, capo di Stato maggiore della forza armata -. Finisce un
calvario per il nostro personale implicato nella faccenda. Questo colpo
di coda della giustizia ci ridà speranza e ci fa dimenticare questi
anni di graticola mediatica e giudiziaria».



Quasi a voler compensare
la chiusura forzata dell’iter penale, è comparsa nei giorni scorsi in
Gazzetta ufficiale un’indennità di circa 98mila euro da elargire agli
eredi delle 81 vittime della strage di Ustica. «Ovviamente non vengono
chiariti i motivi dell’erogazione - spiega Osnato -. Anzi, l’uso del
termine “indennità” sembra intenzionalmente funzionale a una presa di
distanza da qualsiasi assunzione di responsabilità da parte dello Stato
italiano circa le concause del disastro di Ustica». Già nel 1981 l’
Itavia aveva richiesto, in sede civile, un risarcimento ai ministeri
dell’Interno, dei Trasporti e della Difesa, che è stato concesso nel
2003 sulla base della considerazione che quel 27 giugno del 1980 non fu
garantita la sicurezza di un volo civile. Sull’onda di tale sentenza,
si potrebbe inquadrare il comportamento del governo italiano: «È
sintomatico, infatti, che l’indennità sia stata concessa in
concomitanza con una equilibristica assoluzione dei generali imputati
nel processo penale - continua Osnato -. è altresì sintomatico che, a
seguito dei ricorsi in Cassazione di tutte le parti civili, ma
soprattutto della Procura generale della Repubblica, il governo abbia
ritenuto di chiudere definitivamente la questione processuale
intervenendo con una specifica norma di legge».



Con la pubblicazione
sulla Gazzetta ufficiale del decreto per l’erogazione dei benefici
previsti in Finanziaria per gli eredi delle vittime si chiude, «con
parziale soddisfazione, una dolorosa vicenda di grave lesione dei
diritti», commenta amareggiata Daria Bonfietti, che ricorda come nel
luglio 2004 c’era stata una discriminazione nella interpretazione della
legge 206 riguardante “le norme a favore dei familiari delle vittime di
terrorismo e stragi di tale matrice”. Dai suoi benefici erano stati
infatti esclusi, tra gli altri, i parenti di Ustica e quelli della Uno
Bianca, e nella lettera del provvedimento non erano stati spiegati i
motivi delle estromissioni. «Per far fronte a questa inaccettabile
situazione, su sollecitazioni dei gruppi di centrosinistra dell’Emilia
Romagna - spiega la senatrice diessina - parlamentari di tutti i gruppi
hanno presentato un nuovo disegno di legge, specificando bene i casi
della Uno bianca e di Ustica. Ma i tempi parlamentari non hanno
permesso l’approvazione del nuovo provvedimento. E così il governo ha
deciso un primo stanziamento in Finanziaria».



E la battaglia
processuale? «Per quanto mi riguarda - conclude l’avvocato Osnato - si
sposta sul piano civile e su quello amministrativo. E non per
accanimento giudiziario, come qualcuno ha voluto insinuare, ma per il
rispetto e la tutela della dignità delle persone che assisto, le quali
non possono essere certamente “pagate” da una “indennità” che sia
sganciata dal loro riconoscimento di vittime di un atto terroristico.
Perché penso che la dignità di 81 vittime, e dei loro parenti, sia la
dignità di un paese intero, persa quella notte in un attimo solo e
violentata per 26 anni da chi non ha avuto il coraggio di dire la
verità».

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