[Gioia_per_Catania] Obiettori in carriera

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Author: gioia_per_catania
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To: gioiaxct
CC: gioia_per_catania
Subject: [Gioia_per_Catania] Obiettori in carriera

Sempre più medici rifiutano di fare aborti. Non solo per credo
religioso. Ma perché è stressante e non fa fare passi avanti nel
lavoro.


Si è svolto di recente in un ospedale di Ostia, vicino Roma,
un concorso per l’incarico di primario del reparto di ginecologia. Al
concorso si sono presentati 30 medici, tutti obiettori di coscienza,
tutti cattolici, tutti contrari all’aborto anzi, come è scritto sulla
scheda di alcuni di loro contrari «alla libera scelta delle donne». Non
sappiamo che cosa abbiano deciso di fare gli amministratori di fronte
al caso di Ostia, ma si può essere certi che in situazioni di questo
tipo ci si troverà spesso nel futuro. Sempre più spesso ci saranno
reparti di ginecologia che non potranno praticare, o avranno grandi
difficoltà a praticare, l’interruzione di gravidanza perché non ci sono
medici disponibili, perché tutti sono cattolici e contrari all’aborto.
Quando ventisette anni fa fu approvata la legge 194, poi confermata due
anni dopo da un referendum popolare, si introdusse una norma secondo
cui i ginecologi contrari all’aborto potevano ricorrere all’obiezione
facendo una dichiarazione alla struttura nella quale lavoravano. I
medici che fecero questa scelta furono molti, ma per alcuni anni nelle
strutture sanitarie è stato possibile mantenere un equilibrio sia pure
precario fra le richieste di interruzione di gravidanza e la
possibilità di effettuarle. Certo c’erano carenze e inefficienze,
ritardi, ma gli aborti si riducevano di anno in anno in modo
consistente (per le italiane dai primi anni 80 ad oggi sono diminuiti
di oltre il cinquanta per cento) e questo rendeva possibile quell’
equilibrio. Faticoso, certo, per i medici non obiettori costretti a
ritmi frenetici e a uno stress eccessivo. E faticoso per le donne
costrette a aspettare per interrompere la gravidanza più di quanto
avrebbero voluto e dovuto o a girare da un ospedale all’altro prima di
avere una soluzione al loro problema.



In questi anni la situazione
è peggiorata. Da un lato il numero di aborti è risalito per la presenza
delle extracomunitarie, donne che arrivano nel nostro paese
generalmente in età fertile e in una condizione di arretratezza e di
povertà. Ma, soprattutto, perché l’obiezione è diventata tanto diffusa
da mettere in crisi la stessa applicazione della legge. Le cifre
fornite dall’Istituto superiore di sanità sono allarmanti. In Italia i
medici obiettori sono oltre il 60 per cento. Ma il fenomeno, per motivi
di rilevazione, è sottostimato e si avvicina al settanta per cento. E
in effetti questa è la percentuale in molte regioni, fino all’80 per
cento nel Lazio e nel Veneto e del 90 per cento in Calabria.



I
medici fanno obiezione di coscienza per molti motivi. C’è un motivo
religioso certo, ma accanto ad esso molti altri. Praticare l’
interruzione di gravidanza è impossibile nelle strutture ospedaliere
cattoliche. Blocca la carriera in quelle che non sono cattoliche, ma in
cui il primario è cattolico e obiettore. Non obiettare significa
lavorare in strutture isolate, in situazioni umane e professionali
pesanti. Aiutare le donne a interrompere la gravidanza è considerato un
lavoro dequalificato, che non aggiunge nulla alla crescita
professionale, che impedisce la carriera ed emargina. Meglio, quindi,
evitarlo. Così l’obiezione in questi anni è cresciuta più del
prevedibile. Non solo. Essa paradossalmente si è estesa anche a coloro
che non sono contrari per principio (o per opportunismo ed interesse)
alla legge 194. È emerso in questi anni fra i medici non obiettori un
fenomeno sempre più diffuso e preoccupante. Costretti a praticare
centinaia di aborti l’anno, e a entrare in contatto migliaia di volte
nella loro vita professionale con il dramma e con la morte i non
obiettori “esplodono”. Si produce un “burn out”, una condizione di
stress , una rottura dell’equilibrio psichico determinata dalla non
accettazione del proprio lavoro. Avviene così che dopo un certo numero
di anni rifiutano di praticare aborti per evitare di cadere in una
condizione di depressione e di malattia. Religione e carriera,
opportunismo o depressione i motivi sono tanti. Sta di fatto che oggi l’
obiezione di coscienza rende sempre più difficile l’applicazione della
194. E nel futuro potrebbe renderla quasi impossibile. Non siamo così
lontani da questa conclusione. Oggi quel sempre più difficile
equilibrio che rende tuttavia possibile abortire è diventato
ulteriormente precario perché i giovani medici sono quasi tutti
obiettori. Anche per loro valgono i motivi che abbiamo sopra elencato,
ma ad essi se ne aggiunge uno altrettanto, se non più, importante. Per
motivi anagrafici i nuovi ginecologi non hanno mai vissuto quella
elaborazione e quella presa di coscienza collettiva che alcuni decenni
fa hanno portato le donne a prendere in mano la propria vita. Non c’è
nessuna condivisione di quella esperienza, nessuna comprensione dell’
autodeterminazione della donna. Non si riconosce ad essa alcun potere
di decidere. I medici anziani sono sconfortati.


La domanda è: che
cosa succederà quando la generazione di ginecologi che ha condiviso con
le donne la battaglia per la legalizzazione dell’aborto e ha costruito
con loro una cultura della libertà di scelta si ritirerà dal lavoro?
Che ne sarà della 194? Se si tiene conto di questa situazione si
comprende meglio la posizione della Chiesa cattolica e di molti
movimenti antiabortisti che, dopo aver nei mesi scorsi attaccato la
legge, hanno apparentemente adottato la linea dell’accettazione e del
silenzio. Si sono resi conto che la legge può svuotarsi da sola. E
proprio per questo motivo la battaglia per la Ru486 (che consente l’
aborto senza chirurgia) e la diffusione della pillola del giorno dopo
(che impedisce il processo di impianto dell’ovulo) sono di grande
importanza e sono diventati punto di scontro. È evidente che con questi
strumenti è possibile contribuire a superare la grave situazione in cui
l’abnorme diffusione dell’obiezione di coscienza ha posto la legge 194.
I medici avrebbero in questo modo una riduzione del loro carico di
lavoro, si limiterebbero a controllare la condizione della donna e,
anche se in numero ridotto, potrebbero far fronte alle richieste di
interruzione di gravidanza. Esse consentono di superare l’enorme e
tragico impasse in cui i medici obiettori hanno messo nuovamente la
libera scelta delle donne.

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