[Gioia_per_Catania] “Il fantasma di Corleone”

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Author: gioia_per_catania
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Subject: [Gioia_per_Catania] “Il fantasma di Corleone”
Film: L'inafferrabile Provenzano
Il 31 marzo nelle sale italiane
“Il fantasma di Corleone”, film documentario su Bernardo Provenzano.

E' possibile che un uomo riesca a vivere nascosto su un’isola per 43
anni, braccato dalle forze dell’ordine, e continui a essere considerato
il capo supremo di Cosa nostra?
È questa la domanda da cui parte il
regista palermitano Marco Amenta per raccontare la latitanza di
Bernardo Provenzano, il capo dei capi, nel film documentario Il
fantasma di Corleone, che uscirà nelle sale italiane il 31 marzo.
Una
storia dolorosa, a metà tra la ricostruzione storica, quella dei
corleonesi che spazzano via i palermitani, e il film trhiller, dove il
regista racconta, attraverso la testimonianza dei magistrati
palermitani e degli uomini delle forze dell’ordine, la mancata cattura
di un uomo responsabile dei delitti più efferati, delle stragi del ’92,
ma che, come dice il procuratore aggiunto di Palermo Roberto
Scarpinato, memoria storica della lotta alla mafia, «non è il mostro
assetato di denaro: è uno in mezzo a noi, e la sua vita si è svolta con
uomini come noi». E la sua mancata cattura si spiega - prosegue il
giudice - «perché è stato protetto, protetto da insospettabili».
Ma
cosa si sa dell’inafferrabile zio Binnu, a parte gli identikit al
computer, fatti anche grazie alla testimonianza dei pentiti, il viso
sempre rasato, i capelli corti, la montatura dorata degli occhiali e l’
uso dei pizzini al posto del cellulare?
Di certo si conosce il luogo e
la data di nascita (Corleone, 31 gennaio 1933). Che «è un ex contadino
che si esprime in un italiano sgrammaticato - continua Scarpinato -.
Soprannominato u tratturi perché negli scontri a fuoco falcidiava le
vittime con la violenza di un trattore».
Si sa anche che «adesso è il
capo della mafia - spiega Guido Lo Forte, procuratore aggiunto di
Palermo che ha lavorato con Giovanni Falcone, e che per anni ha
inseguito Provenzano -. E che lo è diventato secondo il “rito”: da
killer a uomo d’affari, a stratega». Ma anche, come afferma il più
grande specialista della psiche dei mafiosi Girolamo Lo Verso, che è
«un fondamentalista: un generale che combatte per il bene della
famiglia Cosa nostra».
Ma quella di Provenzano è anche la storia di una
ricerca «intessuta di fatti strani. Di omicidi strani - spiega
Scarpinato -, come quello di Luigi Ilardo, il mafioso che aveva deciso
di collaborare con il colonnello dei carabinieri Michele Riccio e che
stava portando dritto al nascondiglio di Provenzano».
Un film
documentario che cerca di spiegare anche quella “trattativa” tra il
capo della mafia e i politici che, come raccontano pentiti del calibro
di Giuffré o Cancemi, al capo della mafia ha permesso di rimanere
libero e a loro di essere eletti. In un’isola dove due milioni di euro
di taglia per la cattura del tratturi non attirano nessuno, perché qui
vige ancora il motto “chi parla muore”.


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