[ssf] Serata palestinese - Appiano Gentile 15 luglio ore 19 …

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Autor: Walter
Data:  
Para: Forum Sociale Saronnese
Asunto: [ssf] Serata palestinese - Appiano Gentile 15 luglio ore 19 - parco Rosnati

Cari amici,

anche quest’anno abbiamo ritenuto giusto organizzare una iniziativa sulla
Palestina dopo il successo delle due passate edizioni del 2003 e del 2005
nella bella cornice del Parco Rosnati ad Appiano Gentile.

Abbiamo pensato, però, di non riproporre un pranzo o una cena, bensì una
serata più articolata in cui il cibo palestinese non sia il solo
protagonista.

Ci saranno sicuramente kebab, tabbule e hummos, ma offriremo anche danze
mediorientali e un film.

Il cibo, la danza e la musica sono espressioni della cultura di un popolo, e
favoriranno la spensieratezza che si addice a una serata estiva.

Una riflessione seria sarà invece proposta dal film perchè abbiamo scelto
“Paradise Now” che propone uno dei temi più tragici ed attuali: i
combattenti suicidi (kamikaze).

La serata sarà così strutturata:

Parco Rosnati, Appiano Gentile, 15 luglio 2006

- ore 19,00        
ritrovo, cibo e bevande di Said (“kebabbaro” palestinese ora in trasferta a
Villaguardia)
- ore 20,00        
danze con Itala Mazzanti, danzatrice mediorientale, coreografia di Yvonne
Gorrara
- ore 22,00        
proiezione del film “Paradise Now” di Hani Abu Assad vincitore al 55°
concorso di Berlino quale miglior film straniero.  



Altre due novità organizzative:

non chiediamo la prenotazione e non vi è un prezzo fisso per la serata
(visto il successo passato, affrontiamo il rischio).

Danze e film saranno a offerta quasi libera (non meno di 5.euro).

Cibo e bevande di Said saranno pagate al momento e secondo il consumo.

Il ricavato della serata sarà destinato alle associazioni “Italia-Palestina”
e “Per Gazzella” che attualmente ha 550 bambini adottati nella sola striscia
di Gaza.

* * *


La Palestina sta vivendo uno dei momenti più tragici della sua storia, già
così tragica. Israele prosegue nella costruzione del muro, nella annessione
di terra, negli omicidi di responsabili politici, nelle stragi di innocenti
come quella recente di una intera famiglia sulla spiaggia di Gaza.

La striscia di Gaza ha il valico commerciale di Karni quasi sempre chiuso
dagli israeliani che impediscono l’esportazione e impongono dazi altissimi
per le importazioni: il rischio di morte per denutrizione o per mancanza di
assistenza sanitaria è per la prima volta reale in questo territorio. Dopo
la vittoria elettorale di Hamas, l’occidente, con la complicità di alcuni
paesi arabi, ha bloccato l’erogazione degli aiuti economici. Israele
trattiene i dazi di competenza dei palestinesi.

La tragedia più grande è però la divisione dei palestinesi, favorita da
Israele. Per la prima volta nella loro storia i palestinesi, se non sono
sull’orlo di una guerra civile come molti si augurerebbero, non hanno più
solo il fronte contro Israele ma anche un fronte interno.Hamas ha vinto
regolari elezioni e ha formato un legittimo governo. Israele, USA ed Europa
non aspettavano altro per gridare al “governo di terroristi” ed accentuare
l’isolamento internazionale della Palestina. Gli occidentali amano le
elezioni come migliore espressione della democrazia, purchè, però, siano
vinte da persone gradite (Algeria e Sud America insegnano).

Hamas è una forza nata nel 1987 di ispirazione religiosa islamica. Come tale
può non piacere (e non piace) in Occidente e soprattutto alle forze “di
sinistra”. E’ pur vero, però, che è una organizzazione immune da quelle
forme di corruzione che nel corso degli anni si sono alquanto diffuse in
Fatah e che ha saputo radicarsi bene nei territori, con una politica di
sostegno culturale ed economico alla popolazione. Hamas ha raccolto voti di
protesta ma anche di consenso e di speranza.

Israele non lo considera un interlocutore: ma ha forse mai considerato un
interlocutore Arafat o Abu Mazen? Israele non vuole interlocutori perchè
persegue una politica unilaterale che rifiuta ogni dialogo e ha un solo
fine: annettere il maggior quantitativo di terra possibile con il minor
numero di palestinesi possibile.

In tal modo si creeranno una serie di bantustan in cui non solo non sarà
possibile formare uno Stato ma neppure sarà possibile una reale autonomia
politica ed economica. La speranza evidente è che i palestinesi, non potendo
sopravvivere in quelle condizioni, lascino i territori. Sarà così completato
il “lavoro” del 1948.

Invece i palestinesi sopravvivono e lottano, e noi, nel nostro piccolo,
insieme a loro, facendo sentire la nostra solidarietà ed inviando danaro a
favore della popolazione così duramente colpita.

* * *