[Cantieresociale.roma] La Voce dei verdi periodo MARZO\2 20…

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Author: cantieresociale.roma
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Subject: [Cantieresociale.roma] La Voce dei verdi periodo MARZO\2 2006





LA VOCE DEI VERDI !!!!

a cura del Gruppo Verdi Provincia di Roma



P.zza SS. Apostoli, 49 - 00187 - Roma               ' 06.67664433 - 4437   6  06.69940654                 email  gruppoverdi@??? 




  ANNO 2 NUMERO 6                  COLLABORA CON NOI INVIANDOCI I TUOI ARTICOLI    


                                                                                                                                                                                                                 SCRIVI A:   gruppoverdi@??? 







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"UNA CARTA GIOVANI PER I COMUNI DELLA PROVINCIA DI ROMA"



I VERDI PRESENTANO UNA PROPOSTA DI DELIBERA





CAVINO: " UNO STRUMENTO PER AGEVOLARE ECONOMICAMENTE I GIOVANI AL TRASPORTO, ALLA CULTURA, ALLE NUOVE TECNOLOGIE, ALLO SPORT".




Una "Carta Giovani" per tutti i giovani dei 121 comuni della Provincia di Roma.

Questa la proposta del gruppo Verdi della Provincia di Roma, che ha presentato una delibera di indirizzo al fine di diffondere e promuovere un valido strumento che permetterà l'accesso in modo agevolato alla cultura, al trasporto, ed alle nuove tecnologie e allo sport.

"In un momento di forte crisi economica -dichiara Gianluca Cavino Capogruppo dei Verdi alla Provincia di Roma - non possiamo non tener conto dei numerosi giovani presenti in tutto il territorio della Provincia di Roma, che fanno difficoltà ad accedere a spazi culturali quali teatro, cinema, concerti e che si trovano impossibilitati a comprare computer, ad accedere a internet e a viaggiare non solo sui treni ma anche in aereo".

"Per questo- continua Cavino - abbiamo proposto una delibera cha aiuta tutti i Sindaci dei Comuni della Provincia di Roma ad istituire la "Carta Giovani", per i ragazzi in una fascia di età compresa tra i 15 ed i 30, che darà la possibilità di ottenere sconti ed agevolazioni di almeno il 30% dell'intero costo su acquisti e servizi".

"Si potranno ottenere riduzioni per l'acquisto di biglietti per musei, concerti, cinema, teatri, materiale tecnologico, biglietti aerei e ferroviari, sconti per lo sport".

"Ho voluto indirizzarla espressamente - spiega Cavino- a tutti i giovani residenti sul territorio, includendo così anche i giovani extracomunitari con regolare permesso di soggiorno, che sono sicuramente la parte più fragile della nostra società e che resta maggiormente esclusa dall'accesso agli spazi ed ai servizi".

"Gli esperti, oggi parlano, del fenomeno definito come post-adolescenza - continua Cavino - di uno stato di allungamento di tempo prima dell'ingresso nella vita adulta; sicuramente le motivazioni sono molteplici e da ricercarsi soprattutto nella reale difficoltà a trovare un'occupazione che dia tranquillità economica e così la famiglia si trova a svolgere il ruolo di "ammortizzatore sociale".

"Questa carta intende dare una risposta concreta alla difficile situazione in cui si trovano oggi i giovani, costretti continuamente a far riferimento ai propri genitori per le loro esigenze".

"Mi auguro - conclude Cavino - che la delibera venga discussa e approvata nel più breve tempo possibile".



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UN COMPLESSO SPORTIVO ED ABITAZIONI PRIVATE IN AREA AGRICOLA AD ARANOVA (FIUMICINO).



PREVISTO L'ABBATTIMENTO DI CENTINAIA DI ALBERI



CAVINO: "VOGLIAMO SAPERE SE HANNO LE AUTORIZZAZIONI".



INVIATA NOTA AL SINDACO ED AGLI ASSESSORI





Un altro delirio urbanistico sta per nascere a Fiumicino, dopo il Parco Leonardo che ha provocato il collasso della viabilità sulla pontina e su gran parte del raccordo sud, ora ad essere interessata è un'area agricola ad Aranova in Via dell'Anfosso, dove l'abbattimento di centinaia di alberi lascerà spazio ad un complesso sportivo e a residenze private.

"Vogliamo sapere - dichiara Gianluca Cavino, Capogruppo dei Verdi alla Provincia di Roma - se il progetto che prevede la creazione di un centro sportivo con un campo da calcio, due da calcetto, delle palestre e piscine ed un vero e proprio complesso residenziale privato, abbia le necessarie autorizzazioni, i titoli urbanistici per costruire ed i nulla osta ambientali".

"In una nota al Sindaco - continua Cavino - ho chiesto l'intervento anche della Provincia e della Regione Lazio, perché l'area in questione dovrebbe essere agricola, non comprendo quindi i motivi di questo cambio di destinazione d'uso".

"Molto probabilmente per costruire il complesso sportivo - sostiene Cavino - si è permesso ad un privato di costruire edilizia residenziale privata a danno dell'ambiente e dell'agricoltura".

"E' previsto - aggiunge Cavino - l'abbattimento di centinaia di alberi ad alto fusto e se la creazione di un complesso sportivo potrebbe generare un servizio utile per i giovani della zona, la costruzione di altre abitazioni private non porterebbe ad uno sviluppo ecocompatibile del Comune di Fiumicino".

"Ho inviato una nota urgente - conclude Cavino - al Sindaco d Fiumicino, agli assessori comunali competenti, ed anche alla Provincia di Roma ed alla Regione Lazio per sapere cosa si ha realmente intenzione di costruire in questa zona ad alta vocazione agricola. Queste continue colate di cemento oltre a provocare il peggioramento della qualità della vita dei cittadini sta notevolmente mortificando l'agricoltura e gli agricoltori che con fatica portano avanti le loro aziende. Si tratta di un'altra mera speculazione edilizia? Attendo risposte".




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SULLA COSTRUZIONE DEL COMPLESSO RESIDENZIALE IN VIA DELL'ANFOSSO A FIUMICINO CAVINO RISPONDE A CANAPINI

CAVINO: " E' TRA LE MIE FUNZIONI CHIEDERE INFORMAZIONI AGLI ORGANI COMPETENTI ED E' QUELLO CHE HO FATTO"



"In riferimento a quanto affermato dal Sindaco Canapini circa la costruzione di un complesso in Via dell'Anfosso ad Aranova - dichiara Gianluca Cavino, Capogruppo dei Verdi alla Provincia di Roma - mi risulta che la Giunta di Centrosinistra del Comune di Fiumicino approvò un progetto diverso da quello portato avanti in questi giorni dal Sindaco stesso."
"Gli sviluppi urbanistici della città - continua Cavino - si concordano con i cittadini: abbiamo ricevuto decine di telefonate da parte dei residenti di Fiumicino che sono fortemente contrari al progetto messo in atto."
"Mi domando - continua Cavino - se non sia il caso che il Sindaco Canapini vada ad ascoltare le richieste dei suoi cittadini invece di stare chiuso nelle sue stanze comunali,."
Risulta che il progetto del Centrosinistra prevedesse solamente la costruzione del complesso sportivo per il quale i Verdi potrebbero comunque essere d'accordo.
"La costruzione di edilizia residenziale privata - sostiene Cavino - è una paternità del Sindaco Canapini. Non capisco poi il perché di tanto accanimento da parte sua: è tra le mie funzioni chiedere informazioni ed io l'ho fatto con formale lettera inviata agli organi competenti."
"Invece di rispondere a mezzo stampa - aggiunge Cavino - il Sindaco dovrebbe inviarmi una risposta formale che riporti la sua firma così potremmo capire realmente cosa prevede il progetto in discussione. Noi attendiamo ancora risposta per quanto riguarda i 400.000 ? stanziati dalla Regione Lazio per la creazione di un rifugio per animali a Fiumicino che Canapini non ha ancora utilizzato. L'area in Via dell'Anfosso è già fortemente provata dall'assenza di messa in sicurezza idraulica, è quindi necessario procedere alla verifica e messa in opera di servizi primari prima di prevedere costruzioni private che portino al collasso della città, così come si è verificato al Parco Leonardo.
"Consiglio al Sindaco - conclude Cavino - di fare meno demagogia e di parlare di contenuti e della sua idea di sviluppo della città. Non raccogliamo provocazioni, perché i Verdi sono abituati a confrontarsi sui progetti reali."



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SULLA PROVINCIALIZZAZIONE DELLA CAMPAEGLI-LIVATA



CAVINO: " SONO FORTEMENTE CONTRARIO. NON E' COSI CHE SI RILANCIA IL TURISMO".


I Verdi della Provincia di Roma sono fortemente contrari alla provincializzazione della strada che da Campaegli porta agli impianti sciistici di Monte Livata.

E' possibile invece aprire una concertazione per il primo tratto di 7,5 km che porta da Cervara a Campaegli.

"Siamo sono fortemente contrari alla proposta di provincializzazione della strada sterrata che da Campaegli porta a Monte Livata, posizionata in una zona di particolare pregio del Parco dei Monti Simbruini -dichiara il Capogruppo dei Verdi alla Provincia di Roma Gianluca Cavino - e ci opporremo con tutte le nostre forze affinché questo non avvenga, per un reale problema di sostenibilità ambientale in questa area".

"Il rilancio del turismo - continua Cavino - non avviene mediante la realizzazione di strade ad alto scorrimento ma con una reale valorizzazione del patrimonio ambientale".

"Asfaltare una strada, anche se con presunto bitume ecologico produrrà un grave danno al Parco, e noi Verdi non resteremo ad osservare questa disfatta ambientale, tuttavia riconosciamo che il Comune di Cervara ha bisogno di aiuti soprattutto per il primo tratto di 7,5 Km della Cervara-Campaegli.

"Non riscontriamo problemi strutturali, sul primo tratto di strada che collega Cervara a Campaegli, così come annunciato dal Sindaco di Cervara, ma comprendiamo che non può ricadere sul Comune l'intero onere di gestione di una strada con particolari problematiche sopratutto d'inverno dopo le intense nevicate".

"La Provincia di Roma ha promosso un tavolo istituzionale per giungere ad una soluzione condivisa da tutti ed utile al territorio.

"L'oggetto della discussione riguarda però solamente il primo tratto di strada, che collega Cervara a Campaegli per 7,5km".

"Noi Verdi abbiamo chiesto, inoltre, l'audizione anche dei comitati locali e della Associazioni ambientaliste".

"Ribadiamo con forza la nostra piena e totale contrarietà all'asfaltatura della Campaegli- Monte Livata , e la nostra disponibilità a ragionare sulla Cervara-Campaegli".




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OPPORTUNA LA RIDUZIONE DELLE CUBATURE PER LA CENTRALITA' DI ACILIA MADONNETTA MA 300.000 MENTRI CUBI NON BASTANO



CAVINO: "IN GIOCO C'E' LA SOSTENIBILITA' AMBIENTALE DEL MUNICIPIO".



"Riteniamo opportuna ed essenziale la riduzione delle cubature previste per la centralità di Acilia Madonnetta, ma 300.000 metri cubi non bastano. E' bene ricordare che secondo il maxi emendamento previsto ed approvato da tutta la maggioranza di centro sinistra al Comune di Roma nel 2003, la centralità in questione prevedeva una cubatura pari a 700.000 metri cubi con una percentuale uguale tra edilizia privata e servizi pubblici. Le controdeduzioni al Piano Regolatore hanno raddoppiato ingiustificatamente le cubature portandole a 1.425.000 metri cubi, aumentando inoltre anche la percentuale di edilizia privata. Siamo ovviamente soddisfatti per la creazione del Campus Universitario, ma in gioco c'è la sostenibilità ambientale dell'entroterra del nostro municipio, per questo è necessario procedere ad un ulteriore taglio delle cubature previste, ritornando a quelle decise nel 2003, ossia 700.000 metri cubi, magari tagliando edilizia privata".

E' quanto afferma Gianluca Cavino, Capogruppo dei Verdi alla Provincia di Roma e Portavoce dei Verdi del XIII Municipio, il quale a nome dei Verdi municipali chiede un'ulteriore riduzione delle cubature previste per la centralità di Acilia Madonnetta.

"Sarebbe altresì necessario - continua Cavino - accorpare le cubature previste al fine di non disperdere il cemento su tutta l'area in questione, prevedendo delle aree verdi. Inoltre rimaniamo scettici sui servizi primari previsti per la centralità soprattutto per quanto riguarda la viabilità, gli allacci fognari, le scuole etc".

"Ci auguriamo che in questi giorni - aggiunge Cavino - il Comune di Roma comprenda le reali esigenze dei cittadini del XIII Municipio e ritorni nei suoi passi. L'assenza di consiglieri comunali Verdi non ci permette di portare all'attenzione del Consiglio comunale le nostre richieste, ma in gioco c'è la qualità della vita dei cittadini dell'entroterra lidense e la sostenibilità ambientale".

"Per questo - conclude Cavino - ho chiesto al Comune di Roma di ritornare ai 700.000 metri cubi previsti dal maxi emendamento del 2003. Siamo soddisfatti per il Campus Universitario ma è necessario giungere ad una forte diminuzione delle cubature private. Mi auguro che il delegato del Sindaco al Litorale porti in consiglio Comunale le richieste di tanti cittadini che chiedono un'ulteriore diminuzione".






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SI VUOLE COSTRUIRE UN COMPLESSO RESIDENZIALE IN VIA S. PAOLO A TORVAJANICA



CAVINO: "CHIESTA LA VERIFICA DEI TITOLI URBANISTICI E DELLA COMPATIBILITA' AMBIENTALE"





"Ci mostriamo preoccupati per un nuovo complesso residenziale che sorgerà a Torvajanica, in un tratto di macchia mediterranea che è uno dei pochi esempi rimasti alle porte di Roma."

E' quanto dichiara Gianluca Cavino, Capogruppo dei Verdi alla Provincia di Roma.

"Siamo fortemente preoccupati - dichiara Gianluca Cavino, Capogruppo dei Verdi alla Provincia di Roma - perché la zona in questione è uno dei pochi esempi rimasti di macchia mediterranea ancora intatta."

"La costruzione del complesso - continua Cavino - dovrebbe avvenire a ridosso della zona aeroportuale di Pratica di Mare."

"Ho inviato una lettera al Commissario Prefettizio di Pomezia e al Comandante dei Vigili Urbani di Pomezia - conclude Cavino - per sapere se vi sono i titoli urbanistici e i nulla osta ambientali necessari per una simile costruzione."






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L'AREA PER CANI IN VIA ARISTIDE CARABELLI E' REALTA' MA ANCORA NON PARTE.



CAVINO: "DAL 1999 ATTENDIAMO L'ESECUZIONE DEL PROGETTO".



INVIATA NOTA AL DIPARTIMENTO COMUNALE.





"Le quattro aree verdi in Via Aristide Carabelli sono state riqualificate secondo un progetto che prevedeva per ogni singola area un'attenzione particolare per una categoria. Dopo quindi che si è creata l'area dedicata ai bambini, quella dedicata agli anziani attendiamo ancora l'area dedicata ai nostri amici a quattro zampe".

E' quanto dichiara Gianluca Cavino, Capogruppo dei Verdi alla Provincia di Roma e Portavoce dei Verdi del XIII Municipio che ha inviato una nota scritta al Dipartimento comunale competente per chiedere tempi certi e brevi per l'esecuzione del progetto di creazione dell'area verde per cani.

"Dopo la manifestazione - continua Cavino - che abbiamo fatto lo scorso anno, insieme ai cittadini, alle associazioni ambientaliste ed ai nostri amici a quattro zampe, nell'area verde in questione, avevamo avuto rassicurazioni che i lavori sarebbero iniziati a brevissimo tempo".

"Ci avevano spiegato - sostiene Cavino - che i lavori dell'area per cani sarebbero iniziati dopo la creazione del parcheggio sotterraneo, ma ad oggi non si lavora né per l'uno né per l'altro".

"Dal 1999 attendiamo l'esecuzione di questo progetto - aggiunge Cavino - che porterebbe un'area dedicata ai cani, unica in tutta Ostia Ponente e quanto mai necessaria per molteplici fattori. Un'area attrezzata e dedicata ai cani oltre a creare aggregazione, darebbe la possibilità di limitare la presenza di deiezioni canine nel resto delle strade".

"Ci auguriamo quindi - conclude Cavino - che il dipartimento competente ci risponda al più presto con tempi certi e sicuri per un'opera pubblica utile e fortemente voluta dai cittadini, anche se rimaniamo scettici per la creazione di un parcheggio sotterraneo privato".





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MINACCE DI MORTE ALL'ASSESSORE BONELLI



CAVINO: "ATTO VERGOGNOSO E VIGLIACCO".





In merito alla scritta apparsa sui muri della panoramica Monte Livata Subiaco "On. Bonelli sei morto", interviene il Capogruppo dei Verdi alla Provincia di Roma, Gianluca Cavino.

"La scritta apparsa sul muro della strada panoramica Monte Livata - Subiaco, rappresenta un vile e vergognoso atto, nonché vigliacco. Sarà compito della magistratura verificare se si tratta di una bravata o di un vero atto intimidatorio, ma in entrambi i casi l'intimidazione subita dall'Assessore Bonelli rappresenta l'ennesimo tentativo di voler far tacere chi tutela l'ambiente, la salute dei cittadini e chi ha un'idea diversa di sviluppo del territorio".

"Esprimo piena solidarietà - continua Cavino - al compagno di partito Bonelli, con il quale ho sostenuto e continuo a sostenere numerose battaglie che sono il frutto di una dedizione verso i problemi dei cittadini e di una passione politica rara in questo contesto storico".

"Non ci facciamo intimidire - aggiunge Cavino - e continuiamo imperterriti nel nostro lavoro, convinti che i Verdi rappresentano una forza insostituibile per rilanciare il nostro paese. Spiace constatare che invece di parlare di programmi ci ritroviamo ancora una volta, ad assistere ad atti vigliacchi da parte di chi non ha il coraggio di venire alla luce ed esprimere la propria posizione".

"Confido nella magistratura - conclude Cavino - per fare chiarezza su questo grave episodio".






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                                                ABBIAMO RICEVUTO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO......









Per apprezzare il Colosseo ci sono voluti mille anni

Per Caravaggio ne sono bastati quattrocento

Quanto ci vorrà per fare altrettanto con la salamandrina dagli occhiali o il gambero di fiume?



..da un frammento trovato nella bottiglia del direttore ( vedi a fine articolo)





IL SALICE ED IL PICCHIO:

ovvero: come tentare di dirigere un'area protetta e di uscirne sani




Prologo


C' era una volta un direttore di un'area protetta, che non specifichiamo , ma possiamo dire che si trovava non lontano dalla Città Eterna e che era ricca assai di valori culturali, monumentali ma , ahimè! anche naturalistici.



Poi vi spiego l'esclamazione.



PART E I La lontra e lo sviluppo



Era un direttore, fatemelo dire, non per grazia politica come avviene qualche volta anche nel mondo dei direttori, ma attraverso un pubblico concorso con tanti aspiranti, per prove e titoli.



Era un tipo che sin degli anni '70 (mitici ma non tanto facili!) aveva lavorato nel volontariato e nella amministrazione della cosa pubblica proprio per promuovere quelle strane cose che erano i parchi e le riserve naturali, aveva collaborato attivamente alla istituzione di molte tra di esse, partecipato a tante iniziative di educazione ambientale, scritto libri e articoli vari e diretto altre aree protette. Gli piaceva parlare a tanti bambini e alla gente di tutte le età su certi valori così poco apprezzati nel Regno Italico, poi qualcuno disse che doveva stare zitto, perché chi parla fa politica e solo i politici hanno diritto a parlare. ma andiamo avanti con calma..



Ne passò di parecchi colori: un giorno, ad esempio, trovandosi a tentare di difendere un fiume dove sembrava ci fosse ancora qualche lontra l' Ingegnere ( con la I maiuscola ) addetto a cementificare le sue sponde gli disse: "quanto vale la sua lontra? Un miliardo? Quante ce ne sono? La nostra sistemazione ne vale almeno venti.."



Aveva capito il valore dei soldi.

Si comprò uno strano libro: "L'ingegnoso hidalgo Don Chisciotte della Mancha" e gli sembrò di capire qualche altra cosa.



Un giorno, dopo che da tanti anni lavorava, assieme a parecchi altri lavoratori, per rendere più conosciuta e vivace l'area protetta di cui abbiamo parlato all'inizio, alcuni Membri del Consiglio che comandava la sua area protetta chiesero la sua rimozione e quella di un altro collega: il reato, gravissimo, era quella di "ostacolo allo sviluppo". Un' accusa che, spesso, viene, ancora oggi, fatta non solo ai direttori ma ai parchi stessi.



Il direttore non aveva ricevuto formali censure, come previsto dal diritto di quella cosa che si chiamava "pubblico impiego", anzi addirittura elogi ed encomi formali dagli stessi Membri che poi decisero che lui e qualche altro collega erano "scomodi" e "facevano politica".



Lui, che veniva dagli anni '70 (mitici e fuorvianti!) pensava che, in fondo, nella vita lavorativa e sociale di un uomo tutto può essere considerato "politico", così come, pensava, ". è politica anche la posizione di un direttore che dice sempre di si ai poteri politici, magari uscendo dai margini di quella traccia da seguire che sono le leggi".



La Giunta, di quell'organo che comandava la sua area protetta si spaccò in due: una parte contro di lui e gli altri lavoratori della Riserva;l'altra, comprendente il Capo della Giunta, gli confermò piena fiducia e sostegno morale (quanto mai necessario a lui e colleghi) .



Che cosa era successo, direte, per una richiesta di ostracismo così discussa.?



PARTE II In un borgo della Mancha. ( incipit de :" L'ingegnoso hidalgo Don Chisciotte della Mancha)


Torniamo un po' indietro, nella vita della piccola area protetta, abbastanza tranquilla, anche se purtroppo penalizzata dalla mancanza di un proprio demanio su cui applicare in pace tutte quelle norme previste dal Legislatore per i parchi e le riserve naturali.



Circa cinque anni prima, per il vero, era intervenuta una novità nella (quasi) tranquilla vita della riserva : l'acquisto del suo cuore ( della riserva non del direttore!) da parte di un Signore molto importante: d'ora in poi lo chiameremo solo S ( per Signore, ma senza confusioni con l'omologo del piano superiore!). con la maiuscola.

Ottimi i rapporti iniziali, nello spirito di collaborazione che il direttore, proprio per carattere, aveva sempre cercato di instaurare con tutti i cittadini , dai pecorari ai Signori..

Ad un certo punto la realtà mutò improvvisamente per l'insorgere di alcuni contenziosi con S.. In sostanza era come se Egli dicesse : "la terra è mia e le norme di salvaguardia mi stanno strette".

E partirono i recinti, lunghi, dotati di vita propria , che iniziarono ad avvolgere la riserva come quelli che vedeva Garabombo.



Gli avrebbe voluto leggere quello scrittoruccio russo col nome di animale, comesichiamava? Tolstoi, quando scriveva " Gli uomini si lasciano guidare nella vita non dalle azioni ma dalle parole. Tali parole, che essi considerano molto importanti sono: mio, mia, miei; strane come le parole: "terra mia", "aria mia", "acqua mia". ..



Non sapeva se sarebbe stato capito, immaginava la Riserva come uno spazio di tutti, uomini e animali, piante e acque, ricchi e poveri.ma da quel momento fu riportato bruscamente alla realtà perché iniziò il lungo Processo al direttore e ai suoi collaboratori che per mesi e mesi trasformarono la sala della Giunta in un'aula di inquisizione.



Vi debbo una spiegazione su quel: ".ma , ahimè! anche naturalistici.".



Viviamo in un paese in cui la cultura ha raggiunto minimi storici, ma soprattutto le conoscenze scientifiche non sono mai state il nostro forte. Non pochi pensano che i dinosauri siano stati ammazzati tutti nel Colosseo e poco gliene importa se la salamandrina dagli occhiali tra poco non troverà più un bosco tranquillo, abbandonato alle dinamiche naturali in cui continuare a riprodursi ed evolversi in pace.

Poco importa alla gente se anche da noi ogni spariscono specie animali o vegetali, se 35 specie di mammiferi sulle poco meno di cento, un quarto delle specie di uccelli e quasi tutte quelle di anfibi sono minacciate. Ma le aree protette ci sono per questo: conservare e sensibilizzare allo sviluppo sostenibile.

Ma il povero direttore doveva lavorare per queste cose.."inutili".



Il direttore aveva il massimo rispetto per i "saperi tradizionali" che formano una interessante "cultura parallela" ma i suoi studi, i Professori delle Università che gli avevano parlato, i Libri che aveva letto gli dicevano che non poteva accettare affermazioni quali "il bosco non tagliato muore" che qualcuno estendeva a specie quali la sughera che non privata periodicamente del suo rivestimento..appassirebbe presto, né gli suonavano bene i motti come "le terre abbandonate degradano," ecc.. Affermazioni che però erano condivise anche da parecchi "Addetti ai lavori" ,Progettisti, Tecnici vari che scrivendo cose simili magari si intascavano pure un sacco di soldi.



"Gli Amministratori delle aree protette dovrebbero", pensava il direttore, "condividere queste preoccupazioni, come quelli delle ASL i problemi della migliore gestione della sanità pubblica: dovrebbero essere felici di sapere che nei loro parchi o riserve c'è ancora posto per gatti selvatici, ferri di cavallo maggiori,rare felci e orchidee, salamandrine dagli occhiali, colubri di Esculapio, lepri italiche, nibbi reali e martore".



Gli sembrò di capire che le cose non stavano proprio così..



"La presenza umana in un'area protetta è sacra"-pensava il direttore" almeno per il fatto che c'è gente che sul quel territorio ci vive da generazioni . Ma anche questa gente è chiamata, oggi che la "coperta è corta", a condividere con noi tutti il fardello di lasciare un'impronta ecologica meno pesante, pena la fine di quei valori che rendono speciale il suo territorio".



Pensieri da mente perversa, come gli Inquisitori avevano ben capito.



Ecco che il direttore fa la sua parte e fa gentilmente osservare che una Riserva naturale è una riserva naturale e che se in un bosco superprotetto ed inserito in un Sito di Interesse Comunitario ci sono valori da proteggere per tutta la collettività (fauna, flora, suolo, acque, paesaggio) quel bosco (sia pure privato) non può essere trasformato tranquillamente in allevamento di maiali allo stato brado ( alla faccia delle Salamandrine dagli occhiali o del gatto selvatico!), né che per far posto al pascolo di mucche "biologiche" si possano tranquillamente decespugliare, spietrare e livellare ettari di ecosistemi alcuni dei quali "habitat prioritari".



Apriti cielo! "Il direttore prevarica le sue competenze!"," limita la libera iniziativa!" e poi chi le ha viste 'ste salamandrine e quello magari è un gatto di casa un po' peloso.



Altra vexata quaestio era, per il direttore, la vicenda della presunta violazione degli usi civici, usi regolati da antiche leggi e regolamenti che la Riserva aveva sempre, doverosamente rispettato, come nel caso del diritto di legnatico, limitandosi a "concertare" con i beneficiari la tutela di qualche singolo elemento arboreo, anche vetusto, perché ecologicamente importante ( quanto era faticoso per il meschino far capire l'importanza degli alberi morti o deperienti per il ciclo vitale del bosco, come dicevano i Libri dagli ultimi 30 anni di ecologia forestale! ).



Non lo aiutavano, del resto, le assurde incongruenze delle nostre leggi che da una parte impongono la tutela degli ecosistemi ( non solo i boschi ma anche gli spazi aperti, i preziosissimi prato-pascoli ) e dall'altro impongono ai possessori di terreni appartenenti al demanio collettivo di effettuare "migliorie" per entrare definitivamente in proprietà degli stessi. E le migliorie sono frutteti, pozzi, recinzioni, semine, spietramenti. che fare?



"Come consentire ai nostri figli di vedere ancora le "splendide fioriture di orchidee" di cui parlano i testi botanici se ci passano sopra gli erpici e le mostruose macchine tritasassi?" pensava il derelitto.



"E come fare a garantire l'economicità della gestione quando la perdita di un ecosistema naturale (per "miglioramento"), oltre al danno ecologico ( si pensi alla possibilità di sopravvivenza per la fauna minore, la lepre italica, specie floristiche rare) rende i sistemi molto più vulnerabili ai "danni da fauna" ed impone nuovi, gravosi oneri a carico della Riserva, del pubblico denaro, per indennizzarli?"

Pensieri malsani.



E venne il giorno del salice e del picchio.



C' era una volta, nella riserva, un grosso salice al bordo di un campo, mezzo cariato, come succede spessissimo a questi alberi, che oggi trovano davvero raramente condizioni di vita ideali, e nelle carie le tracce del lavoro del picchio verde. Avendo notato movimenti di motoseghe nei dintorni le cattive guardie della Riserva avevano pregato i presenti di astenersi dal tagliare la pianta, in quanto esemplare camporile protetto dalla legge ed importante per tutto: fauna, flora,paesaggio.

Dopo poche ore del salice non c'era nessuna traccia, persino la sezione, raso terra, del taglio era stata coperta di terriccio..solo poche ramaglie sparse qua e là.

Le guardie cattive fecero una multa e apriti cielo! nuovi processi contro il direttore e le guardie, colpevoli di aver punito il taglio di un albero morto ( che era vivissimo, come testimoniato dal rigoglio successivo delle talee realizzate con i suoi rami dalle stesse guardie cattive). La voce si allargò, artatamente, a dismisura.senza che i meschini potessero replicare. La riserva venne accusata persino di ostacolare il pascolo perché vietava alle mucche di pascolare sui terreni percorsi dal fuoco, se la prendeva pure con i fienili e gli annessi agricoli ( i maligni asseriscono che spesso sembravano bungalow villette), si ostinava a considerare boschi..i boschi, anche se sul catasto c'era scritto che quelli erano seminativi ( i soliti maligni dicono che il catasto era fermo a 40 anni fa) e.piantava troppi alberi! ( i pazzi applicavano la malfamata legge "un albero per ogni nato" (sic!) : un alberello che portava il nome di ogni bambino nato nel paese!

I perversi!

"Per mangiare i bambini ci stiamo attrezzando" pensò il direttore.





..e quello della pista dei massi volanti..



In un'area protetta, in una riserva naturale le leggi della Repubblica, delle Regioni e le norme della UE sono volutamente rigide e non consentono di trattare queste aree come semplici aree agricole. Particolarmente restrittive sono quelle riguardante le nuove costruzioni ( che oggi si chiamano "edifici rurali" ma che quasi mai lo sono) .poi ci sono i vincoli paesaggistici, quelli archeologici, quello idrogeologico, quelli forestali, quelli del Piano di assetto idrogeologico, quelli per i S.I.C. e soprattutto le norme di salvaguardia derivanti dalla stessa legge istitutiva della riserva. Dura lex.ma anche fonte di garanzie per la sopravvivenza del territorio e i conseguenti arrivi di finanziamenti.



Il direttore continuava la sua travagliata esistenza lavorativa fino a quando arrivò il giorno dei massi volanti.



Che succede se un privato, diciamo S. decide di riaprire una vecchia pista forestale per raggiungere più comodamente alcuni suoi terreni nel comune vicino? Beh. Qualche problema c'è : facciamo conto che la pista è stata aperta abusivamente tanti anni fa, poi chiusa con ordinanze sindacali per frana di massi enormi, che è sovrastata da una parete di roccia verticale che frana tutta, in modo definito dai geologi "inarrestabile" , che l'area in cui è racchiusa è stata inserita per la sua importanza in un ampliamento della riserva fatto con apposita legge regionale, che per la sua enorme bellezza, ricchezza di specie animali e vegetali la parete è stata inserita nel piano dell'area protetta come "Riserva integrale", che per i suoi valori geomorfologici è tutelata come "geosito", che sta nella fascia di rispetto assoluto del Piano Paesistico e nell'area a massimo pericolo di frana nel Piano di Assetto Idrogeologico.



Per rendere transitabile la pista , secondo un progetto presentato dagli amici di S., basterebbe distruggere la parete togliendo con esplosivi massi, sradicando alberi, abbattendone altri e destinando la zona da riserva integrale a zona a manutenzione permanente. Semplice no?

Ah, dimenticavo, la pista conducva ad un attraversamento sull'adiacente fiume ( di importanza regionale) fatto con una colata di cemento sull'alveo. Il fiume era soggetto a rovinose ed improvvise piene.fate voi.



Normale che per questi motivi ( ma anche per molto meno gravi) qualsiasi area protetta avrebbe detto : "caro signore ha comprato un pezzo di area protetta, lo sapeva che non sarebbe stato come essere fuori del Raccordo Anulare e la sua richiesta è un po' come quella di fare un luna park all' Isola Tiberina" e questo è più o meno quello che pensava il direttore.



Da quel giorno maledetto nuovi, continui processi al direttore e ai suoi collaboratori .

Il resto è cronaca, si mobilita tanta gente per scongiurare il pericolo di questo scempio, tante associazioni ma il direttore e i suoi continuano .ad ostacolare lo sviluppo!



"Qui cascano pietre grandi come case, ma il posto è stupendo, pieno di piante, alberi enorni, cascatelle e animali! Che cosa c'è di meglio per farne una zona da lasciare alle dinamiche naturali? Per far si che la Natura risistemi, come sa fare solo lei, la ferita arrecatale dalle ruspe che hanno scalzato al piede la rupe in frana? Una bella riserva integrale."



Ormai era al delirio puro.



Epilogo


Il fatto è che nel nostro Paese le aree protette vanno bene sino a quando si riescono a convogliare centinaia di migliaia di euro di pubblici finanziamenti per realizzare viabilità e altri progetti di "valorizzazione ambientale", sin quando funzionano come agenzie turistiche.



Quando si vigila sui valori che consento l'afflusso di quei fondi allora si è cattivi. Piace tanto l'idea di " certificare la qualità del territorio", parlare di "territori incontaminati", battezzarli con le tante sigle di certificazione ambientale che oggi proliferano ma tutelarlo da speculazioni e inquinamenti è un'altra cosa .

Come il direttore e i suoi collaboratori dovettero sperimentare sulla loro pelle.



Stretta è la foglia, lunga la via, qui termina il racconto, trovato in una bottiglia alla deriva in quel fiume che Qualcuno vuole sfasciare, ma tranquilli! Era una bottiglia in vetro. riciclabile.

E oggi queste cose non succedono più.





                                                                         Francesco Maria Mantero





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