[Gwa-firenze] A Napoli l'acqua è tornata un bene comune. E i…

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Author: Ornella De Zordo
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To: gwa-firenze
Subject: [Gwa-firenze] A Napoli l'acqua è tornata un bene comune. E in Toscana?
UnaltraVoce
di Unaltracittà/Unaltromondo, gruppo consiliare del Comune di Firenze
http://www.unaltracittaunaltromondo.it

Grazie alla pressione dei movimenti gli amministratori campani tornano sui
loro passi. Da oggi sono attivi per un servizio idrico integrato affidato
ad una società interamente pubblica.
A Napoli l'acqua è tornata un bene comune. E in Toscana?
Unaltracittà/Unaltromondo sostiene la sperimentazione di un nuovo modello di
gestione del servizio pubblico: il "pubblico partecipato" basato sulla
valorizzazione del lavoro e dei lavoratori, sulla centralità dei consigli
elettivi e sulla attivazione di nuove forme di partecipazione dei cittadini
alle scelte, come ad esempio con i "Parlamenti dell'acqua".


Firenze, 31 gennaio - L'assemblea dei sindaci dell'Ato 2 Napoli - Volturno,
136 comuni delle province di Napoli e Caserta, ha revocato ieri a
maggioranza (con il 62.8% dei voti) la delibera del 23 novembre 2004, con la
quale la stessa assemblea affidava la gestione del servizio idrico integrato
ad una costituenda società mista che avrebbe aperto la strada ai privati in
un bacino che interessa ben tre milioni di persone. Alex Zanotelli -
animatore dei movimenti contro la privatizzazione dell'acqua in Italia – non
ha trattenuto la felicità per l'esito del voto dei sindaci e ha così
commentato: " Dal Sud e da Napoli arriva un messaggio di speranza per tutto
il Paese. E' una grande vittoria, perché l'acqua come l'aria è un bene
intoccabile".

La festa e il ruolo dei Democratici di Sinistra
Domani a Napoli è comunque confermata la manifestazione a difesa dell'acqua
con Beppe Grillo, che insieme a Dario Fo è stato tra i personaggi che più si
sono esposti per la difesa dell'acqua come bene comune. L'appuntamento è in
Piazza Dante ed è l'occasione per l'arcipelago di cittadini, gruppi,
associazioni, partiti, movimenti, parrocchie e comunità di base di
festeggiare la decisione degli amministratori pubblici che, solo dopo la
loro pressione, hanno deciso di cambiare idea sulla privatizzazione
dell'acqua. " Staremo comunque con gli occhi aperti – ha continuato Alex
Zanotelli – la nostra azione adesso si concentrerà sull'Ato 3. La nostra è
una battaglia a difesa delle fasce deboli della popolazione ed è in linea
con le vertenze contro l'Alta Velocità e contro il Ponte sullo Stretto ".
Zanotelli ha inoltre dato atto ai Democratici di Sinistra e ai partiti della
maggioranza di centro–sinistra (esclusi Rifondazione e Verdi che sono sempre
stati contro la privatizzazione) di essere tornati sui loro passi nonostante
fossero stati proprio loro a voler aprire ai privati con la delibera del
2004.

Bassolino: "Ce l'abbiamo fatta"
In particolare il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino ha
così commentato sul suo blog il voto di ieri: "Ce l'abbiamo fatta.
l'Assemblea dei sindaci dell'Ato2 ha revocato la delibera di affidamento
della gestione dell'acqua a una società mista. E' anche merito vostro. Sono
oltre 400 i messaggi e i commenti che si sono succeduti nelle ultime
settimane su questo blog a proposito della gestione delle acque. Di questo
vorrei ringraziarvi, per la vostra passione, la schiettezza e la voglia di
partecipare." Anche il presidente della Provincia di Napoli, Dino Di Palma e
il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino hanno commentato positivamente il
ritorno del pubblico al 100% nella gestione dell'acqua.

Anche in Toscana movimenti, partiti e istituzioni insieme per il bene comune

Unaltracittà/Unaltromondo auspica che anche in Toscana gli amministratori
della cosa pubblica possano tornare con intelligenza sui loro passi, anche
grazie alla pressione esercitata dalla società civile e dai partiti della
sinistra solidale che hanno sostenuto la legge regionale d'iniziativa
popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua. E' necessario seguire
l'esempio che arriva dalla Campania. Movimenti e Istituzioni hanno
interagito virtuosamente, seppur con grandi resistenze da parete di queste
ultime. Alla fine ha prevalso la democrazia partecipativa, capace di
comprendere i bisogni e i diritti delle persone, per contrastare le
anacronistiche scelte neoliberiste che spesso in Italia le amministrazioni
si ostinano a portare avanti. Per questo è necessario lavorare sempre più e
sempre meglio affinché l'acqua torni interamente pubblica nell'Ato
fiorentino e in tutta la regione e in questo senso è utile e vitale che il
programma dell'Unione recepisca le aspettative delle persone che in
centinaia di migliaia sono mobilitate in tutta Italia per la difesa
dell'acqua pubblica.

Il caso fiorentino
L'estate scorsa la multinazionale ACEA s.p.a. è entrata in Publiacqua . Per
60 milioni di euro i 50 comuni delle province di Firenze, Prato, Pistoia e
Arezzo aderenti a Publiacqua hanno tramutato l'acqua, bene comune, in una
merce. I 50 sindaci in un sol colpo hanno così tradito i cittadini che
vedranno aumentarsi le tariffe dell'acqua; la Rete dei Movimenti Toscani per
l'acqua che ha raccolto oltre 40.000 firme per la ripubblicizzazione
dell'acqua e chiesto di conseguenza una moratoria per l'accesso di
ACEA; le popolazioni
del Sud del Mondo che subiscono quotidianamente l'arroganza delle
corporations, che approfittano della privatizzazione dei servizi essenziali,
depauperano i territori delle loro risorse e gravano gli utenti di aumenti
delle tariffe non programmati né pattuiti.

La richiesta agli amministratori fiorentini. Ripubblicizziamo l'acqua
Leonardo Domenici, l'assessore Paolo Coggiola, il presidente di Publiacqua
Amos Cecchi, dovrebbero ben sapere, come denunciato da Mani Tese e dalla
Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, che la multinazionale ACEA è
protagonista di casi simili in Honduras. Il tutto senza che, al momento
dovuto, il consiglio comunale di Firenze sia stato né interpellato né
coinvolto in una discussione sulla cessione delle quote.
Unaltracittà/Unaltromondo si associa alle parole di Alex Zanotelli quando
chiede al la politica da che parte sta: "Se con l'acqua bene pubblico o con
l'acqua da privatizzare e ridurre a merce. Certo non ci rassegniamo all'idea
che la politica oggi abbia solo un ruolo decorativo ".

Non ci arrendiamo, come non si sono arresi in Campania
Come la società civile e i movimenti campani non si sono mai arresi, neanche
noi non ci rassegniamo all'ineluttabilità della privatizzazione dell'acqua,
perché è semplicemente aberrante che la logica del profitto sostituisca
quella del bene comune. Unaltracittà/Unaltromondo contesta, insieme alla
società civile organizzata, il comportamento degli amministratori dell'Ato
fiorentino che invece hanno preferito assecondare il trend esistente e si
sono arresi a logiche che poco o nulla hanno a che vedere con una gestione
fondata sulla difesa dei diritti dei cittadini. Nella vicenda
Publiacqua/Acea sarebbe bastato leggere il documento "Risultati e Strategie
2004" di Acea per capire come la multinazionale punti a tariffe che possono
arrivare anche a 3,62 euro al metro cubo (come in Germania ad esempio)
partendo da una media italiana di 0,91 euro al metro cubo. O più
semplicemente i sindaci dell'Ato 3 avrebbero potuto telefonare ai colleghi
grossetani dell'Ato Ombrone obbligati a ratificare l'ingresso di Acea sul
loro territorio con una delibera che li costringe ad accollarsi l'onere, in
caso di bisogno e nonostante l'aumento delle tariffe, di ripianare eventuali
deficit di bilancio.

La proposta per una gestione pubblica partecipata
E' tempo allora che la politica si adoperi nel perseguire scelte operate
alla luce del sole e sulla base di una visione coerente e globale del vivere
insieme, dell'interesse collettivo. Deve riprendere il primato
sull'arroganza dei poteri forti, sulla miopia degli interessi settoriali e
corporativi. Il governo del ciclo delle acque deve tornare interamente
pubblico. E' necessario che il Comune di Firenze, insieme agli altri
dell'Ato, avvii un processo di ripubblicizzazione del servizio idrico
gestito da Publiacqua s.p.a., della quale è azionista di maggioranza. A chi
pensa impossibile la ripubblicizzazione di Publiacqua ricordiamo le parole
di Riccardo Petrella del Contratto Mondiale per l'Acqua, oggi presidente,
grazie all'impegno di Niki Vendola, dell'acquedotto della Puglia: "Il
possibile è ciò che i poteri in carica considerano permesso dunque
accettabile. L'impossibile è ciò che i gruppi dominanti considerano
inaccettabile". E' perciò necessario reinventare e rafforzare il ruolo del
pubblico nella gestione e nell'erogazione dei servizi e dei beni di primaria
importanza che non devono in alcun modo venir trasformati in bisogni a
domanda individuale, cioè ridotti a merci e in quanto tali soggetti alle
sole logiche del mercato. È possibile sperimentare un nuovo "modello" di
gestione del servizio pubblico: il "pubblico partecipato" basato sulla
valorizzazione del lavoro e dei lavoratori, sulla centralità dei consigli
elettivi, oggi sempre più espropriati di reali poteri, e sulla attivazione
di nuove forme di partecipazione dei cittadini e delle cittadine alle
scelte, si pensi ad esempio ai "parlamenti dell'acqua" per quanto concerne
il ciclo idrico integrato.