Bolkestein, lettera aperta agli europarlamentari della Gad
di Marco Bersani*
Cari amici e compagni, la vostra presa di posizione comune contro la famigerata Direttiva Bolkestein rappresenta un passo importante. Dà ragione e possibile proiezione istituzionale alla lotta dei movimenti che dal Forum Sociale Europeo di Londra nello scorso ottobre 2004 hanno lanciato una Campagna Europea contro una Direttiva che vuole dare il colpo di grazia a quel che rimane del "modello sociale" europeo, liberalizzando i servizi pubblici e smantellando i diritti del lavoro. Grazie alle mobilitazioni dei movimenti, la Direttiva Bolkestein, che nelle intenzioni del suo estensore doveva essere approvata entro il 2004, è oggi sottoposta a contestazioni a tutti i livelli sociali, politici ed anche istituzionali. A partire dall'Italia, dove dal gennaio scorso è stata lanciata una campagna nazionale che vede partecipi tutte le reti di movimento, sindacali (confederali e di base) e le forze politiche della sinistra di alternativa. Ma in tutti i Paesi europei è in atto analogo percorso, che culminerà il 19 marzo in una grande manifestazione a Bruxelles "contro la guerra e le politiche economico-sociali neoliberiste".
La vostra presa di posizione si inserisce dunque a pieno titolo dentro questo enorme percorso di mobilitazione sociale e politica. Ma proprio per questo, occorre fare di più. E' infatti ormai palese come l'attuale testo di Direttiva non passerà tal quale. Alle opposizioni dei movimenti e dei sindacati, vanno infatti sommate le forti critiche espresse da diversi Governi e perfino da parte di organizzazioni imprenditoriali. Ed è altrettanto palese come ora il pericolo vero non stia dunque nella Direttiva così com'è formulata, bensì nella versione che di essa potrà scaturire dopo una più o meno estesa azione emendativa. Il punto è sempre lo stesso: il "principio del paese d'origine", che rappresenta un cambio di paradigma rispetto a quello dell'armonizzazione che sinora aveva costituito il principio fondativo dell'UE. E' chiaro a tutti come l'obiettivo dei promotori della Direttiva non sia più quello di portarla a casa "tout court" (impossibile, data l'estensione delle contestazioni), bensì quello di portare a casa il principio del paese d'origine, foss'anche su uno solo, e nemmeno il più importante, dei settori di servizi elencati nella Direttiva. Perchè, se approvato anche solo in forma minimale, da quel momento costituirebbe il precedente, rispetto al quale procedere per estensione successiva.
Ecco perchè credo che non basti dichiararsi contro la Direttiva Bolkestein. Occorre chiederne il suo RITIRO senza se e senza ma, come ha già fatto perfino il Presidente Francese Chirac che ha esplicitamente parlato di "azzeramento" della Direttiva Bolkestein.
Solo così potranno acquistare forza le battaglie per una Direttiva Europea sui Servizi Pubblici (e non di "interesse economico") che sottragga al mercato quei beni comuni sociali e naturali (acqua, energia, salute, istruzione, cultura etc.) che, essendo garanzia di diritti universali, non possono essere sottoposti alle leggi del profitto.
Ancora una volta, c'è un'alternativa a "limitare i danni" delle politiche neoliberiste: fuoriuscirne radicalmente, praticando la non negoziabilità dei diritti sociali e del lavoro, dei beni comuni e dei servizi pubblici. La Direttiva Bolkestein può essere battuta e con essa l'idea di un'Europa ademocratica e mercantilista. Si tratta di mettersi, tutti, in movimento.
Un abbraccio.
* Attac Italia
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