[ssf] I: [fori-sociali] Porto Alegre 2005: il passo in avant…

Borrar esta mensaxe

Responder a esta mensaxe
Autor: Walter
Data:  
Temas novos: [ssf] Lettera aperta ai Medici di famiglia contro l'inquinamento
Asunto: [ssf] I: [fori-sociali] Porto Alegre 2005: il passo in avanti dei movimenti

FSM DI PORTO ALEGRE 2005
IL PASSO IN AVANTI DEI MOVIMENTI
DI MARCO BERSANI

pubblicato su www.attac.it il 12 febbraio 2005



Sarà forse per il quasi totale oscuramento dei media, tornati a decantare
il WEF di Davos come il "luogo" per eccellenza della discussione dei
problemi
mondiali; o forse per l'atavico provincialismo della politica italiana,
incapace di guardare oltre la prossima scadenza elettorale; o, ancora,
perché
in troppi hanno interiorizzato l'idea che i movimenti, in quanto ciclici,
sono destinati "per natura" ad affievolirsi. Resta il fatto che la
percezione
che si ha, una volta tornati in Italia, di quello che sia stato il V Forum
Sociale Mondiale a Porto Alegre sembra estremamente riduttiva. Senza nessuna
pretesa di esaustività - il Forum si attraversa con un'immersione, non lo
si può capire da distanza - proverò quindi a proporre alcune riflessioni.
Sperando ovviamente di suscitarne altre.



DIAMO I NUMERI, TANTO PER COMINCIARE

Con una manifestazione d'apertura il 26 gennaio alla quale hanno partecipato
200.000 persone, il FSM ha visto la presenza di 155.000 partecipanti
provenienti
da 135 Paesi, che hanno dato vita, grazie anche al lavoro di 2.800
volontari,
a 2.500 attività seminariali in quattro giorni, da cui sono scaturite 352
proposte conclusive di iniziativa e mobilitazione. Già questi numeri,
superiori
a quelli di qualsiasi edizione precedente, segnalano come la capacità di
allargamento e di estensione della partecipazione del FSM non ha esaurito
la sua spinta propulsiva: il FSM continua ad essere un polo di attrazione,
di confronto e di costruzione di percorsi di lotta. Meno numerosa delle
altre volte era invece la delegazione italiana, composta da circa 400
persone;
per la prima volta non era più la seconda delegazione per numero di
presenze,
felicemente superata da altre delegazioni che, al contrario, hanno
moltiplicato
la propria partecipazione. E, finalmente, con numeri importanti tanto dal
continente asiatico che da quello africano.



DOPO MUMBAY, CON LO SPIRITO DI MUMBAY

Non era certo facile immaginarsi il Forum di Porto Alegre 2005, dopo la
salutare e per certi versi sorprendente esperienza del FSM 2004 in India.
Si è preso contatto, a Mumbay, con l'enorme forza di popolo dei movimenti
asiatici, rispetto ai quali gli appuntamenti precedenti di Porto Alegre
erano apparsi come il luogo di incontro della cosiddetta "classe media"
del movimento : forte presenza europea e latinoamericana, elevatissima
percentuale
di laureati, grande spazio alle "sfilate" degli intellettuali di movimento,
forte presenza di movimenti giovanili (in Asia i "giovani" in quanto tali
non esistono, sono sin da bambini dei piccoli adulti costretti).. Avrebbe
saputo il quinto FSM tornare a Porto Alegre, ma non tornare indietro? Questa
era la domanda principe, alla quale se ne collegavano altre legate
all'esperienza
dei movimenti di questi anni: come riuscire a coniugare la grande esperienza
di "università popolare di massa", ovvero di luogo di incontro e confronto,
con la netta esigenza di approfondire le lotte e le mobilitazioni di massa?
L'altro mondo può solo essere possibile e necessario o DEVE essere
finalmente
costruito, confrontandosi con il problema dell'efficacia non solo culturale
dei movimenti? Queste erano le domande alla partenza del quinto FSM e, ai
blocchi di partenza, con un'unica certezza : comunque avremmo incontrato
la parte migliore del mondo, i suoi colori, le sue speranze. Non è poco,
abituati a dover considerare importanti le dichiarazioni di un rutelli
qualsiasi.




UNA SCOMMESSA RIUSCITA

Proprio per rispondere alle domande di cui sopra, il FSM di quest'anno ha
mutato volto. A cominciare dall'aspetto logistico: fuori
dall'accoglientissima
Università Cattolica e dentro un gigantesco accampamento di tendoni immersi
nella città, con il campeggio dei giovani -tanti, tantissimi- finalmente
nel cuore del FSM invece che ai margini, e con anche, per la prima volta,
la presenza dell'accampamento indigeno. Certo, tutto questo ha voluto dire
maratone di resistenza sotto tendoni dal caldo soffocante, disperate
ricerche
di traduttori e distribuzione delle sale inversamente proporzionali alla
capienza riscontrata. Ma ha anche voluto dire una moltiplicazione di
incontri
fra persone, comunità e culture. Ma il volto diverso del FSM è stato
soprattutto
nella organizzazione dei suoi lavori : fine delle plenarie, divisione dei
temi in undici differenti spazi tematici, attività solo seminariali e di
incontro tra le reti e le esperienze, e richiesta ad ogni rete seminariale
di produrre proposte di iniziativa e campagne di mobilitazione.



MUTA IL RUOLO DELL'ASSEMBLEA DEI MOVIMENTI SOCIALI

Anche l'assemblea dei movimenti sociali ha dovuto salutarmente confrontarsi
con il mutato volto del Forum. Fino all'anno scorso, la divisione dei ruoli
era netta e, sotto certi aspetti, artificiale : da un lato il Forum delle
plenarie, dei seminari e dei workshop dove si discuteva; dall'altro lo
spazio
dei movimenti sociali dove si costruiva l'agenda delle azioni. Spesso con
nessuna comunicazione tra i due ambiti e con una certa "specializzazione"
da parte dei leader di movimento, portati inevitabilmente a pensarsi come
una sorta di -illusorio- "comitato centrale". Ma se un Forum si organizza
per temi su cui le reti si incontrano tra loro e costruiscono le campagne
d'azione, quale diventa il ruolo dell'assemblea dei movimenti sociali? E'
stata questa la domanda che ha attraversato le riunioni -spesso accese-
dentro i movimenti sociali. Alla fine -permettiamoci, quando meritati,
qualche
complimento alla delegazione italiana- ha prevalso la giusta idea che
l'assemblea
dei movimenti sociali avrebbe dovuto raccogliere, in maniera partecipata,
quanto le diverse reti stavano producendo nei seminari tematici e costruire
l'appello finale attraverso una consapevole e collettiva discussione sulla
scala di priorità da assegnare a ciascuna proposta di mobilitazione.



LIMITI DELLA SPERIMENTAZIONE

Il cambiamento del Forum, frutto di un'importante intuizione del Consiglio
Internazionale del FSM, si è ovviamente dovuto confrontare con i limiti
della sperimentazione. E così, la cosiddetta "agglutinazione" fra seminari
sullo stesso tema è stata lasciata quasi solo nelle mani delle singole reti,
registrando ancora una sovrapposizione di temi che invece avrebbero potuto
utilmente incrociarsi fra loro. E così, anche la gigantesca produzione di
proposte è stata elencata e giustapposta in un sito, senza tutta via
produrre
sintesi più avanzate. Ma molti passi indicano che la direzione del percorso
è quella giusta. Un esempio per tutti : più di settanta reti internazionali
che si battono sull'annullamento del debito hanno prodotto, per la prima
volta, un lavoro comune; e non a caso, la questione del debito è divenuta
la prima campagna anche dell'appello finale dei movimenti sociali.



IL FUTURO DEL FORUM

Il Forum Sociale Mondiale da ora in avanti avrà cadenza biennale e, fatto
importantissimo, nel 2007 approderà nel continente africano, quasi
sicuramente
in Kenia. Una scelta importante, sia in ordine all'allargamento dell'azione
dei movimenti, sia per le potenziali novità che il continente africano può
portare all'azione planetaria dei movimenti. Che ci fosse l'esigenza di
ridurre quantitativamente i Forum, arrivando a scadenze biennali sia per
il forum mondiale sia per quelli continentali, era chiaro da tempo. Come
spesso ripete Joao Pedro Stedile dei Sem Terra : "Ogni sei mesi ci troviamo
in qualche forum a discutere delle lotte. Ma se continuiamo a fare i forum,
quando facciamo le lotte?". Proprio per questo risulta totalmente
incomprensibile
la scelta del Consiglio Internazionale del FSM di convocare per il 2006
diversi appuntamenti (Venezuela, Marocco, India, Canada) denominandoli Forum
Sociali Mondiali decentralizzati (!?). Una contraddizione di termini che
denuncia l'assurdità della proposta : il forum sociale mondiale o è mondiale
o non è; una cosa è convocare forum regionali o continentali, o ancora forum
mondiali tematici; altra è moltiplicare gli appuntamenti senza un percorso
che li renda collegati.



E C'E' CHI E' RIMASTO AL PASSATO

Qualcosa infine tocca dire -se non altro per la copertura di stampa che
ha avuto- sulla "strana" conferenza stampa, improvvisamente convocata per
lanciare da parte di 19 "guru" del movimento (in prima fila Bernard Cassen
e Ignacio Ramonet, ben piazzati Riccardo Petrella, Adolfo Perez De Esquivel,
Amanita Traorè e François Houtart) il cosiddetto "Manifesto di Porto
Alegre".
Un'operazione penosissima, la cui unica spiegazione rimanda ad una auto-
riaffermazione di ruolo da parte di importantissimi intellettuali, forse
poco consapevoli di quanti passi in avanti abbia fatto il movimento.
Sembrava
un triste "deja vù", con dodici proposte, molto arretrate dal punto di vista
politico (una tassa sul commercio di armi ?!?), lanciate come se dovessero
divenire la nuova "bibbia" dei movimenti. Sarebbe stato, per loro e per
tutti noi, molto meglio se avessero attraversato il Forum e i suoi seminari
e se alla fine avessero convocato i giornalisti semplicemente per dire
:"Questo
è il movimento. Noi siamo con loro".



E POI..

Le canzoni dei piqueteros, le feste permanenti alla tenda
cubano-venezuelana,
quattrocento persone di paesi differenti che piantano altrettante piante
nel Bosco della Solidarietà dei Sem Terra, il menino de rua Joao che,
ricevuto
un real, fa il giro dell'isolato per rincontrarti e solo salutarti, i dalit
indiani che hanno attraversato il mondo, la rabbia della donna nicaraguense
contro la multinazionale dell'acqua Suez, i coreani che cantano "bella ciao"
comprese le strofe..e migliaia di altre e di altri, con i volti e i colori
del mondo? Cos'ha dichiarato rutelli?