STOP AL MURO DI SHARON NEI TERRITORI PALESTINESI!
VIA LE TRUPPE DI OCCUPAZIONE DALL?IRAQ!
PER IL CONGELAMENTO DEI RAPPORTI ECONOMICI, DIPLOMATICI E COMMERCIALI
CON LO STATO DI ISRAELE FINO AL COMPLETO RITIRO DAI TERRITORI
PALESTINESI OCCUPATI NEL 1967 E IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO AL RITORNO
DEI PROFUGHI
PER IL RITIRO DELLE TRUPPE DI OCCUPAZIONE DALL?IRAQ
SABATO 13 NOVEMBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
14.30 a Piazza della Repubblica
CORTEO
fino a Piazza del Popolo
Per inviare le adesioni: 13novembrearoma@???
Aderisco completamente e totalmente alla manifestazione. Bisogna dire in
chiaro ed a grandi lettere che Israele nei confronti del popolo
palestinese pratica il terrorismo dal 1948 e che ora è diventato un
lento genocidio. Ripeto GENOCIDIO. Bisogna che l'oppressione del popolo
palestinese diventi "la crisi della coscienza europea" solo così le
forze politiche si sveglieranno dal loro torpore e dalla loro
vigliaccheria attuale. Porrei anche l'obiettivo di fare una
manifestazione europea a scadenza non troppo lontana. Tanto, purtroppo,
la situazione peggiorerà.
Con calorosissima solidarietà
Joseph Halevi - Collaboratore de il manifesto, docente Università di Sydney.
Cari compagni,
la controinformazione internazionale e in particolare quella USA,
perlopiù ripresa da Uruknet, ci riversano agghiaccianti materiali su
quello che sta succedendo a Falluja. Come sapete, la città è assediata e
bombardata giorno e notte da oltre un mese. Nessun centro abitato, dalla
fine della seconda guerra mondiale, da Dresda, Stalingrado e Hiroshima,
ha subito un simile tentativo di liquidazione totale. 10.000 soldati
statunitensi, rinforzati nelle retrovie dalle truppe britannicke della
Black Watch e da decine di migliaia di mercenari delle compagnie
private, stanno stringendo d'assedio i 100.000 abitanti sopravvissuti o
non fuggiti dei 500.000 originari. Sono ormai quasi esclusivamente
uomini. I bombardamenti hanno distrutto centinaia di case d'abitazione
con il pretesto, totalmente falso e smentito da osservatori, analisti,
nonchè dalle autorità religiose e amministrative della città, di voler
colpire Abu Mussab Al Zarkawi e i suoi seguaci. Mentre è ormai provato
che Zarkawi è un'invenzione degli strateghi USA (oscenamente
avallata da Padre Benjamin - divenuto repentinamente antisaddamista -
che gli attribuisce addirittura il controllo su 62 gruppi di
combattimento), un pretesto come lo era Bin Laden quando si trattava di
polverizzare l'Afghanistan per uccidere il socio di Bush, gli abitanti
di questo eroico simbolo della resistenza antimperialista sono privati,
non solo degli elementi di base per sopravvivere - acqua, cibo, medici e
farmaci (quasi tutti gli ospedali sono stati distrutti), energia - ma
perfino di un minimo di solidarietà internazionalista, di quella che era
ancora viva e si manifestava al tempo dei massacri sionisti di Jenin,
Ramallah, Rafah,Khan Junis, Nablus - pure assai minori per portata
genocida - e quanto meno riuscì a frenare l'impeto stragista degli
israeliani e a portare questi crimini contro l'umanità alla ribalta
internazionale, alimentando la crescita e la forza del movimento contro
la guerra e contro l'imperialismo.
A Falluja sono stati frantumati a forza di bombe ad alta penetrazione,
ordigni incendiari, cannonate di grosso calibro, bombe a grappolo,
bambini, donne, uomini, quanti non ne hanno uccisi nei loro attacchi
tutti i combattenti suicidi palestinesi.
Contemporaneamente una ONG dalle ambiguità comprovate come Human Rights
Watch, da sempre in sintonia con i regimi di Washington, salvo qualche
"correzione", fa circolare la cifra di 400.000 vittime del precedente
governo iracheno, di cui 100.000 curdi, curdi che sarebbero stati uccisi
nell'ultimo anno di guerra Iraq-Iran. Inutile dire che la bufala dei
curdi gassati da Saddam a Hallabja è già stato smentita (il
bombardamento con i gas fu effettuato dagli iraniani) nel modo più
autorevole dagli alti livelli della CIA (Stephen Pelletiere, capo
analista Cia di quella guerra, New York Times 31/1/2004), nonchè da
tutti i servizi d'informazione dell'epoca. Ma HRW non fornisce la benchè
minima prova, oppure una per quanto dubbia fossa comune, a sostegno
della cifra, che, comunque, collide con quanto ipotizzato dalla Croce
Rossa e da altri enti di ricerca per i quali le morti violente sotto il
precedente regime non superano il 2% di quelle verificatesi dall'inizio
di questa guerra. E' chiaro l'intento di questa organizzazione sedicente
non governativa di annullare l'effetto degli almeno 100.000 ammazzati
tra i civili iracheni, documentati da istituti prestigiosi come la
Columbia University e l'Università Al Mustanseria di Bagdad e riportati
dall'insospettabile periodico medico britannnico "Lancet".
A Falluja si muore come le mosche, a Falluja si sta compiendo, secondo
Simon Hersh, il giornalista che ha violato la consegna del silenzio
sulle stragi di My Lai in Vietnam e la strategia delle torture imposte
da Washington ad Abu Ghraib e in mille altre carceri, un olocausto di
porporzioni inenarrabili. Confortato dalla rielezione del burattino
Bush, la cerchia di neonazisti sionisti germogliati sotto Reagan e ormai
completamente padroni di un paese lobotomizzato dalla paura indotta e in
corso di rapida fascistizzazione, si appresta, fuori dal giudizio di
qualsiasi consesso umano o giuridico, a menare colpi definitivi al più
resistente e avanzato popolo del Medio Oriente. Un popolo decisivo per
il destino di quella regione, e non solo. Caduta Falluja, e poi le
altre città sotto controllo di una Resistenza che, come dimostrano il
suo eccezionale coordinamento, la sua capacità di colpire come e quando
vuole, l'appoggio popolare totale, le sue riserve militari e umane, la
sua coscienza politica, rappresenta oggi la più grande minaccia per
l'avanzata dell'imperialismo occidentale, le armate barbare intenderanno
muoversi all'assalto e alla distruzione di altri popoli, stati, classi.
Falluja è una linea di resistenza dall'elevatissimo valore simbolico e
politico. Falluja è la cartina di tornasole dell'agghiacciante barbarie
degli aggressori e dell'eroismo degli aggrediti. A Falluja, come hanno
scritto gli abitanti della città martire inviando appelli alla comunità
umana, si difendono i valori di quella comunità, la sua stessa vita, il
suo futuro. Possibile che il presidente fantoccio installato dagli USA a
Bagdad si possa spendere per frenare il suo primo ministro, l'arnese
terrorista Cia Allaui, dall'assalto a Falluja, possibile che lo spento
notaio della "comunità internazionale" a stelle e striscie, Kofi Annan,
si sbilanci con un'invocazione ad evitare la carneficina e passare al
negoziato, mentre il movimento contro la guerra, lo schieramento
antimperialista, le persone perbene se ne rimangano in silenzio, per poi
inorridire magari quando qualche evento fortuito o qualche residuato
dell'ecatombe porteranno alla luce frammenti dell'orrore inflitto a
Falluja?
Dove è la nostra solidarietà con coloro che resistono all'imperialismo
ben oltre le nostre capacità e disponibilit, fino al costo della vita?
Potevano, i combattenti, la gente di Falluja fuggire tutta quanta e
lasciare ai barbari il loro deserto. Perchè credete che sono rimasti lì,
in armi, a difendere la loro città, il loro paese, la loro sovranità, la
loro dignità?
Per tutte queste cose e per una cosa in più: noi!
IL 13 NOVEMBRE ABBIAMO ANNUNCIATO CHE MANIFESTEREMO A ROMA, DA TUTTO IL
PAESE, CONTRO IL MURO DI SHARON, Abbiamo anche inserito un capoverso
contro l'occupazione di Palestina e Iraq e per il ritiro delle truppe
straniere dall'Iraq.
Giusto. Ma oggi come oggi, con Falluja moribonda e in piedi sotto i
nostri occhi e alla mercè del nostro nemico mortale, forse, nel
rilanciare la manifestazione nazionale del 13, ci vuole qualcosa in più.
A Stalingrado abbiamo dovuto stare zitti. A Dresda eravamo confusi. A
Marzabotto eravamo inermi. A Hiroshima abbiamo capito tardi. Non
facciamo che dobbiamo vergognarci davanti ai ragazzi di Falluja
stroncati con l'RPG in mano, alle mamme e ai bimbi tritati dalle bombe,
davanti al nostro specchio, davanti ai nostri figli. Non pieghiamoci
davanti agli imbroglioni della "spirale guerra-terrorismo"! Non ce le
perdonerebberp gli stessi palestinesi che, ricordiamocene, il 17 gennaio
del 1991 seppero stare, a costo di tutto, dalla parte giusta.
Che Falluja il 13 novembre sia su tutte le nostre bandiere, su tutti i
nostri striscioni, in tutte le nostre parole d'ordine, in tutte le
nostre anime, se ce l'abbiamo.
Fulvio Grimaldi
Mail: forumpalestina@???
Sito:
http://www.forumpalestina.org
Verso la manifestazione del 13 novembre per la Palestina
L?informazione è un campo di battaglia?organizziamoci
Care compagne, cari compagni
Eccovi un elenco aggiornato di indirizzi di posta elettronica dei
principali organi di informazione.
E? bene che tutti li abbiano e soprattutto li utilizzino sia per
replicare agli articoli più squallidi sulla situazione palestinese, sia
per replicare alla solita ondata di contumelie che precede, accompagna e
segue le manifestazioni in solidarietà con la Palestina nel nostro paese.
Ricordatevi sempre che quando esce un articolaccio o quando i tg e i gr
passano dei pessimi servizi sulle cose che facciamo e diciamo sulla
lotta dei palestinesi, è sempre bene scrivere, mandare lettere di
protesta, farsi sentire. Non è un lavoro inutile.
Ciao e buon lavoro a tutti, ci vediamo in piazza il 13 novembre
Forum Palestina
Giornali:
online@???
posta@???
lettere@???
prioritaria@???
cipiace@???
rubrica.lettere@???
lettere@???
cityroma@???
lettere@???
Agenzie stampa.
redazione.internet@???
redazione@???
redazione@???
Televisioni e radio
Canale5@???
programmi@???
lasette@???
tg1.segreteria@???
inforaidue@???
raitre@???
televideo@???
webnews24@???
grr@???
13 NOVEMBRE: CHI C?E? E CHI NON C?E?
A pochi giorni dall?annunciata manifestazione contro il Muro
dell?Apartheid e per il ritiro delle truppe di occupazione dalla
Palestina e dall?Iraq, può essere interessante dare uno sguardo ai
presenti ed agli assenti di quello che già si configura come un
appuntamento politico di estrema rilevanza.
All?appello lanciato la scorsa estate dalla Campagna Palestinese contro
il Muro dell?Apartheid, dall?Italia hanno risposto centinaia di
associazioni, comitati, forze politiche, sindacali e di movimento, oltre
a personalità della cultura, dell?informazione e della politica.
Fra le adesioni individuali, spiccano quelle di Joseph Halevi,
dell?europarlamentare Luisa Morgantini (che, pur non potendo essere
presente fisicamente, ha augurato agli organizzatori un pieno successo
dell?iniziativa), dei parlamentari Verdi Bulgarelli, Cento e Zanella, di
una nutrita pattuglia di operatori dell?informazione non embedded
(Stefano Chiarini, Tommaso Di Francesco e Vauro Senesi del Manifesto, il
direttore di Liberazione Piero Sansonetti, il giornalista della stessa
testata Giancarlo Lannutti, Maura Gualco dell?Unità, il free lance (suo
malgrado) Fulvio Grimaldi, Maurizio Musolino della Rinascita della
Sinistra ed altri meno noti ai più, ma non meno impegnati nella
difficile opera di informazione sulla realtà del Medio Oriente. Molti
gli esponenti politici locali, dai consiglieri comunali romani Adriana
Spera (PRC) e Nunzio D?Erme (Disobbediente), al consigliere indipendente
della Provincia di Roma Remo Terenzi, dal capogruppo del PRC alla
Regione Toscana, Giovanni Barbagli, all?intero gruppo consiliare alla
Provincia di Roma del PdCI, insieme ad interi gruppi consiliari
comunali, provinciali e regionali dello stesso partito ed a molti
esponenti del PRC, particolarmente della Toscana.
Per quanto riguarda le adesioni ?collettive?, sono presenti tutte le
comunità italiane dei Palestinesi della Diaspora, associazioni,
collettivi, comitati di solidarietà, le due maggiori organizzazioni del
sindacalismo di base (RdB e Cobas), centri sociali, il Partito dei
Comunisti Italiani, la Sinistra DS per il Socialismo, molti circoli del
PRC, Social Forum e reti no global.
Si tratta, in tutta evidenza, di una parte significativa di quella
?sinistra alternativa? di cui molto si parla, ma che deve creare qualche
difficoltà nel momento in cui si aggrega e si mobilita autonomamente
attorno a questioni centrali, come è centrale oggi la solidarietà con la
lotta di liberazione del popolo palestinese e l?impegno per il ritiro
delle truppe di occupazione dall?Iraq, a cominciare dalle ?nostre?. Fin
qui, chi c?è.
Non c?è la cosiddetta ?sinistra moderata?, e non c?è nemmeno il centro
che guarda a sinistra; in sostanza, brillano per la loro assenza la
maggioranza DS che fa capo al noto esponente della ?Sinistra per
Israele? e dell?associazione Italia ? Israele (sezione di Torino) Piero
Fassino e la Margherita che fa capo all?ex radicale (ed ex molte altre
cose) Francesco Rutelli.
Un discorso a parte va fatto per il Partito della Rifondazione
Comunista, per definire il quale siamo costretti a ricorrere ad una
metafora religiosa: il PRC è uno e trino, nel senso che una parte
(l?area dell?Ernesto e la sinistra di Marco Ferrando) è fra i promotori
della manifestazione; un?altra parte (la maggioranza bertinottiana e le
truppe di complemento della rivista ?Erre?) ha aderito con una propria
piattaforma che sembra più una dissociazione che un?adesione; un?altra
parte, infine, non perde occasione per sputare veleno contro la
manifestazione ed i suoi promotori. Quest?ultimo spezzone, per la
verità, sembrerebbe limitato alla persona di Gennaro Migliore, che però
non è uno qualunque, perché è il responsabile della politica estera del
PRC. Il Migliore in questione è solito definire ?famigerato? il Forum
Palestina, ha messo il veto alla presenza del suo portavoce ai dibattiti
alla Festa nazionale di Liberazione e, da ultimo, ha perorato presso
Action for Peace la nobile causa del boicottaggio della manifestazione
del 13 novembre; quest?ultimo exploit lo ha esposto al rischio di un
ricovero urgente in un reparto di neurologia specializzato nel
trattamento di soggetti schizoidi, perché altri esponenti di Action for
Peace gli hanno fatto notare (con la dolcezza necessaria in casi così
gravi) che il suo partito, in un modo o nell?altro, aveva aderito alla
manifestazione che lui vorrebbe boicottare e che sarebbe ora che il suo
partito facesse qualcosa per la Palestina, anziché rompere i coglioni
ogni qualvolta altri si sforzino di farlo.
*****
Visto anche il momento in cui avviene, la manifestazione del 13 novembre
? come le altre che si terranno in Europa e negli stessi Territori
Occupati - viene ad assumere un significato particolare: mentre Israele
sviluppa il massimo di ferocia contro il popolo palestinese (duecento
palestinesi assassinati nel solo mese di ottobre) e gli USA del
riconfermato Bush ed i loro volenterosi alleati stanno facendo di
Falluja la Jenin irachena, mentre l?unità della resistenza palestinese
fa da contrappunto alle incomprensibili e irritanti alchimie del
notabilato dell?ANP al capezzale del Presidente Arafat e i partigiani
iracheni tengono inchiodate le sturmtruppen di Bush e dei suoi
likudniks, il popolo della pace torna a farsi vedere ed a farsi sentire.
Torniamo in piazza per imporre ad una recalcitrante agenda politica
poche ma chiare questioni: non sono più tollerabili la complicità con
Israele e l?assenza di interventi concreti, quali le sanzioni
economiche, nei suoi confronti; la battaglia per il ritiro immediato
delle ?nostre? truppe dall?Iraq non può essere subordinata alle
compatibilità del quadro politico e meno che mai alle aspirazioni
governative di chi prima si è riempito la bocca di ?movimento dei
movimenti? e di ?un altro mondo possibile? ed ora pretende di costruire
la ?sinistra alternativa? dall?altro di una poltrona di Palazzo Chigi.
Questo è il 13 novembre e questo sarà i giorni che seguiranno: chi c?è,
chi non c?è ed anche chi non sa, non potrà non tenerne conto.
L'EDIZIONE ITALIANA DI YEDIOTH ARONOTH
Che all'interno del Partito della Rifondazione Comunista fosse
prevalente una lobby filosionista, non è una novità; che questa lobby
potesse contare su una nutrita rappresentanza a tutti i livelli del
partito e del giornale Liberazione, non è una novità; la novità è che la
lobby sionista ora esce allo scoperto, dopo aver lavorato per alcuni
anni - con una certa efficacia - nell'ombra, limitandosi a manovrare per
impedire iniziative del PRC a fianco del popolo palestinese e
utilizzando il giornale per veicolare messaggi non dissimili da quelli
che si possono leggere sull'organo ufficiale delle comunità ebraiche o
sui giornali della destra, tutti uniti nel bollare di antisemitismo gli
amici del popolo palestinese e i critici dello Stato di Israele.
Su Liberazione del 30 ottobre 2004, è possibile leggere un articolo, a
firma di Shaul Bonfanti, che occupa una pagina intera e tratteggia un
quadro della situazione conseguente allo stato di salute di Yasser
Arafat sostanzialmente identico a quello che può comparire su Yedioth
Aronoth, il quotidiano conservatore israeliano.
Nell'articolo di Shaul Bonfanti - che evidentemente vuole contendere ad
Ariel Caldiron la palma di capo kibbutzim nel quotidiano del PRC - si
leggono frasi come "Il controllo degli armati è stato gelosamente
conservato da Arafat, ma è proprio l'influenza sugli apparati armati la
vera chiave di volta per qualunque leader si voglia imporre
nell'anarchia che domina i territori da quando Arafat decretò la seconda
Intifada - intifada militarizzata nell'illusione (sciagurata) di
costringere Israele al ritiro sul modello di quanto fatto in Libano da
Barak nel gennaio 2000". Per Shaul Bonfanti, il fatto che Israele sia
costretto a ritirarsi dai territori occupati è dunque una sciagurata
illusione, e il nostro colono non si vergogna nemmeno di presentare la
seconda Intifada non come una rivolta di popolo contro l'occupazione,
perdipiù scatenata - come tutti sanno - dalla provocatoria "passeggiata"
di Sharon sulla Spianata delle Moschee, bensì come un evento "decretato"
da Arafat: la stessa tesi sostenuta da Sharon (e dai nuovi alleati del
padrone di Shaul Bonfanti, Veltroni e Fassino).
Naturalmente, per Shaul Bonfanti, Marwan Bargouti non è il più illustre
prigioniero politico palestinese, illegalmente detenuto nei lager della
potenza occupante, ma solo uno sulle cui "spalle pesano tre condanne
all'ergastolo, così che solo una eventuale decisione politica israeliana
potrebbe rimetterlo in gioco". Bontà sua, in un piccolo riquadro Shaul
concede che Bargouti respinge le accuse rivoltegli, ma si guarda bene
dal ricordare che la l'arresto e la detenzione di Bargouti (e di almeno
altri 6000 Palestinesi) sono una delle tante violazioni del diritto
internazionale perpetrate dallo Stato sionista.
Altrettanto naturalmente, infine, per Shaul Bonfanti, Mohamed Dahalan
non è - come tutti sanno - un collaborazionista degli occupanti ed un
beniamino del presidente Bush, ma un "leader dei giovani funzionari",
quelli che vogliono "negoziato, elezioni, riforme e fine dell'intifada
militarizzata".
Non ci sarebbe altro da aggiungere, se non la notazione di una curiosa
coincidenza: nei giorni scorsi, il noto sito sionista
www.informazionecorretta.com - diretto dall'ex leader del F.U.O.R.I.
(Fronte Unito degli Omosessuali Rivoluzionari Italiani), il radicale
Angelo Pezzana - ha consegnato alcuni premi, nell'ambito del Congresso
della Federazione delle Associazioni di amicizia Italia - Israele: alla
presenza del sindaco Veltroni, dell'ambasciatore israeliano in Italia e
di altre personalità filoisraeliane, per la correttezza professionale
nel giornalismo italiano sono stati premiati Fiamma Nirenstein e il
quotidiano Il Foglio di Giuliano Ferrara, mentre il premio Pinocchio
2004 per la scorrettezza e la faziosità nell'informazione è stato
ovviamente attribuito al Manifesto, che - speriamo - se ne faccia un vanto.
Pensiamo che Shaul Bonfanti e Ariel Caldiron siano candidati naturali
per succedere nel 2005 a Fiamma Nirenstein e Giuliano Ferrara: sarà
nostra cura segnalarli alla direzione di Informazione Corretta, che
peraltro deve conoscerli assai bene. Unico punto a loro sfavore, il
fatto che il neo direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, abbia
aderito alla manifestazione del 13 novembre contro il Muro di Sharon e
per il ritiro delle truppe dall'Iraq... ma ci penserà Bertinotti a
rimediare.
fonte:
www.arcipelago.org