[ssf] Jean Marie Benjamin: “I reporter francesi sono vivi e …

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Autor: gianni
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Asunto: [ssf] Jean Marie Benjamin: “I reporter francesi sono vivi e lavorano a fianco della resistenza irachena…”
http://www.reporterassociati.org/index.php?option=news&task=viewarticle&sid=4079#

Jean Marie Benjamin: ?I reporter francesi sono vivi e lavorano a fianco 
della resistenza irachena??      


di Roberto di Nunzio

20 Oct 2004

Padre Benjamin, lei ha contatti diretti con i rapitori dei reporter
francesi?
"Si, ho contatti diretti con un emissario del gruppo che ospita
attualmente i reporter francesi?"
Che ?ospita???
"Certo, George Malbrunot e Christian Chesnot non possono essere
considerati ?rapiti? ma, appunto, ospiti di uno dei maggiori gruppi
della resistenza irachena. Hanno deciso di comune accordo di rimanere in
Iraq per documentare le azioni della resistenza, lavorando fra mille
difficoltà. Le posso dire di più, i rappresentanti della resistenza
hanno dato ai due reporter molto materiale audio-video che documenta
quello che davvero accade a Falluja, tempestata dai bombardamenti
americani, nonché l?impegno delle forze della resistenza per aiutare la
popolazione. Sono video e foto che non piaceranno a Washington. Posso
anticiparle che tra pochi giorni i due reporter saranno accompagnati ad
una frontiera e saranno lasciati liberi di rientrare a Parigi con tutta
la documentazione raccolta".

Lei ha avuto contatti diretti con i giornalisti "ospiti"?

"No. Le mie sono informazioni di prima mano, ma non ho avuto contatti
diretti con i due reporter, sarebbe molto pericoloso per loro,
potrebbero essere localizzati con grande facilità. Le ripeto che ho
avuto ripetuti contatti con emissari del gruppo della resistenza che li
ospita".

Di quale organizzazione si tratta?

"A questa domanda, può capirlo, non posso rispondere?"

Lei è stato recentemente in Siria, è da lì che ha potuto mettersi in
contatto con il gruppo della resistenza irachena che ospita Malbrunot e
Chesnot?

"Non solo da Damasco, anche dal Libano ho avuto i miei contatti".

(Abbiamo raggiunto ieri Padre Jean Marie Benjamin, autorevole studioso e
conoscitore del mondo musulmano, nella sua casa di Assisi. Molte le cose
delle quali padre Benjamin parla in esclusiva con Reporter Associati, e
tutte di grandissimo interesse e attualità: il rapimento delle ?2
Simone?, la fine di Enzo Baldoni. E ancora le prossime elezioni
presidenziali Usa, il processo istruito dagli americani contro Saddam
Hussein e Tareq Aziz. Senza dimenticare la resistenza irachena, più viva
che mai. rdn)

Padre Benjamin, lei è tornato da pochi giorni da un giro in alcuni paesi
del Medio oriente, mi ha colpito una sua affermazione? in Iraq è meglio
che non vi entri più??, perchè?

"Ormai in Iraq non si può entrare senza rischiare la propria vita, e per
me andare per rimanere chiuso in un convento non serve a nulla, la
popolazione ha bisogno ora più che mai di aiuto, non funziona nulla,
manca tutto".

Come definirebbe la situazione attuale in Iraq?

"Ci sarebbero tante definizioni che si potrebbero usare. In sintesi
diciamo che in Iraq attualmente regna un grande disordine unito ad una
grandissima mistificazione della realtà portata avanti dagli americani e
dai loro alleati".

Si può parlare di libere elezioni in un paese occupato?

"In Iraq ormai tutto è fuori dalle leggi internazionali, la guerra è
stata illegale, l'occupazione è illegale, non c'è un Parlamento, il
governo è un fantoccio messo lì dalle forze di occupazione. Il primo
ministro Allawi è un personaggio che ha vissuto oltre 20 anni tra Londra
e gli Stati Uniti pagato dalla CIA (e dai contribuenti americani). In
Iraq attualmente vige la legge tutta americana del più forte: "Chi si
oppone a noi è fuori legge". Chi si oppone viene arrestato, torturato e
come rappresaglia per le azioni della resistenza gli americani
bombardano Falluja portando dolore, morte e distruzione tra la popolazione".

Come descrivere la diversità delle azioni della resistenza dai
sequestri, le decapitazioni...

"Ecco, questo è il cuore del problema. In Iraq sono entrate da paesi
vicini (e, non solo vicini?) delle formazioni legate al fondamentalismo
islamico che mai prima della guerra si erano manifestate sotto il regime
di Saddam Hussein. Questo uno degli effetti più devastanti che ha
portato la guerra e l?attuale occupazione militare".

"Ricordiamoci che Saddam Hussein, del quale non ho alcuna nostalgia per
come gestiva il suo potere, era ed è un laico e in Iraq si viveva un
clima di coabitazione fra musulmani e cristiani davvero unico in tutto
il mondo arabo. Tanto che Bin Laden, più di una volta, parlando
dell'Iraq la descriveva come "una repubblica infedele e miscredente".

"Ricordo che incontrai l?ex ministro degli eseteri Tareq Aziz nel 2001
al quale chiesi come poteva un ministro cristiano convivere con un
governo musulmano. Mi rispose che c'era una straordinaria vicinanza e
cooperazione. A ricordare oggi, a distanza di soli due anni, questa
dichiarazione sembra davvero incredibile".

"Al-Zarquawi, che è giordano e non iracheno, è a capo di molte di queste
formazioni islamiche che sono entrate in Iraq, ed egli è certamente il
più potente tra i grupi fondamentalisti, ma non bisogna dimenticare che
vi sono altri gruppi estremisti che prendono ordini direttamente
dall'Arabia Saudita. Al-Zarquawi ha un gruppo molto ben strutturato e
ben organizzato in 62 sotto-gruppi e ogni gruppo gestisce e controlla
una porzione di territorio iracheno ben definito, come una scacchiera".

"Personalmente non credo neppure che Al-Zarquawi si trovi a Falluja,
come sostiene la propaganda Usa. Mi sa tanto di un pretesto per
continuare ad assediare la città per cercare di piegare le forze della
resistenza che lì si concentreranno in gran numero. Il comando americano
non sa come annientare la resistenza e devono per forza trovare un
motivo per uccidere innocenti e bombardare Falluja".

Sequestri e decapitazioni, quindi, farebbero il gioco agli americani?

"Assolutamente sì, anche se la diffusione di queste terribili e
inaccettabili pratiche terroristiche sono diventate un fenomeno
mediatico tutto italiano. I reportage dall'Iraq delle tv francesi, della
Bbc e di moltre altre tv europee sono più precisi e attenti e dividono
con molta attenzione tra azioni terroristiche e azioni della resistenza".

"Mentre in italia tutto viene mediaticamente classificato come
?terrorismo?. Questo per giustficare davanti all?opinione pubblica
interna la presenza delle truppe italiane tra le forze di occupazione".

"In Iraq si muore tutti i giorni sotto le bombe americane e i primi a
morire sono gli uomini, le donne e i bambini iracheni. Ma di questo
nessuno parla, soprattutto in Italia".

"Alcuni giorni fa, ricorderà, c?è stata una violenta esplosione nei
pressi della cosiddetta green-zone di Baghdad. Subito dopo mi ha
chiamato un ragazzo che è stato più volte ospite da noi ad Assisi, era
terrorizzato, insieme al padre e al fratello possedeva un piccolo
negozio proprio lì dove è avvenuta l?esplosione".

"Subito dopo, accendendo la mia tv satellitare ho ascoltato dalle news
francesi e inglesi che vi erano stati almeno 20 morti tra i soldati
americani oltre 70 i feriti. Contemporaneamente la tv italiana parlava
di 3 americani uccisi.Questo episodio mi ha fatto riflettere: se su una
notizia del genere viene raccontata ai telespettatori italiani nella
misura del 10% della verità, allora mi chiedo, in un anno di guerra e di
occupazione quante bugie avranno mai raccontato?".

Padre Benjamin, è in possesso di notizie sui rapimenti dei cittadini
italiani?

"Sul rapimento dell?architetto italo-iracheno Ajad Anwer Wali no. Su
Simona Torretta e Simona Pari si, ma non voglio fare nomi né posso
riferire circostanze delle quali sono a conoscenza. Posso solo dire che
è una fortuna che le due ragazze siano ormai libere e a casa".

Posso chiederle se è a conoscenza del pagamento di un riscatto per la
liberazione delle ?2 Simone??

"Sicuramente per le due ragazze di ?Un Ponte per? è stato pagato un
compenso più che un riscatto".

Cosa intende per ?compenso?? Un ?compenso? per cosa?

"(Padre Benjamin ride..ndr) Mi spiace, non posso dirle di più.
Fermiamoci qui con questa risposta... Possiamo dire che è stato un
rapimento molto mediatico. Per la prima volta hanno rapito due donne e
la loro liberazione è avvenuta sotto l?occhio di una telecamera?Un
giudizo lo possono trarre tutti".

Può parlarci, se ne è a conoscenza, della presenza di un mediatore che
avrebbe favorito i contatti con i rapitori e poi la loro liberazione?

"Un mediatore? Si cero che c?era un mediatore..."

Italiano?

"No, non era italiano. Ma le ho detto che su questa vicenda io mi fermo
qui".

E con Enzo Baldoni cosa è accaduto?

"Durante le primissime fasi del rapimento di Enzo Baldoni è intercorso
un fatto nuovo che nulla aveva a che vedere con i suoi sequestratori".

Può spiegarsi meglio?

"Diciamo che la responsabiltà della sua morte non è attribuibile solo ai
suoi rapitori?sono intevenuti personaggi vicini all?intelligence.

Intelligence italiana?

"Intelligence..."

Quindi?

"Deve sapere che questo del rapimento di Enzo Baldoni è stato un
capitolo molto misterioso dove troppi hanno giocato un ruolo sporco.
Enzo Baldoni conosceva molto bene cosa era la resistenza irachena e da
chi era formata. Sapeva qualcosa di troppo e questo ?troppo? decisamente
non è piaciuto a qualcuno".

"Ripeto, la responsabiltà della morte di Baldoni deve essere almeno
condivisa tra coloro che lo hanno sequestrato e qualcun altro?diciamo così".

Le ripeto, per favore, può spiegarsi meglio?

"No. Non posso, capirà?"

Va bene. Cambiamo discorso, allora. Il giorno delle elezioni americane
si avvicina: qualora venisse eletto John Kerry, sarebbe in grado di
cambiare effettivamente le cose in Iraq?

"Le rispondo con una battuta: gli americani hanno rotto l?uovo e ora non
sanno più come cucinarlo, cambiare il cuoco può non essere sufficiente,
dovranno cambiare anche il menù? Finchè ci sarà anche un solo americano
in Iraq sarà viva la resistenza. Troppe cose l?amministarzione Usa dovrà
cambiare per poter uscire in qualche modo dall?Iraq".

Crede che la Lega Araba e la Ue dovrebbero dimostrare un maggiore
impegno sulla questione?

"L?impegno della Lega Araba è fondamentale, ma la Lega non farà una sola
mossa finchè vi sarà l?occupazione".

Saddam Hussein e Tareq Aziz, sono ormai prigionieri degli americani. Ci
sarà mai un processo?

"Saddam e Aziz sono due figure completamente diverse, Aziz è un
diplomatico apprezzato, di Saddam Hussein sinceramente non me ne sono
mai occupato. Non l?ho mai incontrato e mai ho fatto niente per
accattivarmi la sua simpatia".

"Con Tareq Aziz era molto diverso, ci conoscevamo e tra noi si era
instaurata una forma di grande rispetto e sincera e disinteressata
amicizia. Ho incontrato recentemente la famiglia di Tareq Aziz,che non
nasconde tutta la preoccupazione per la sorte del loro congiunto. Aziz
non ha mai preso decisioni determinanti per il regime di Saddam. Il suo
era un ruolo di squisitamente diplomatico".

"Anzi nel 1991 sconsigliò a Saddam Hussein di entrare con la forza in
Kuwait ma non venne ascoltato. Saddam venne influenzato in modo
determinante dal figlio Udai. E sappiamo cosa è successo".

Cosa mi può dire dell?annuncio della morte di Tareq Aziz battuto da
tutte le agenzie stampa la scorsa settimana?

"Ogni notizia riguardante la sorte e la posizione processuale di Saddam
Hussein e Tareq Aziz prima di essere trasmessa nei circuiti
internazionali deve ottenere l?ok del comando Usa. Quindi cosa è
accaduto non so, ma capisco che si potrebbe trattare di una guerra
mediatica dai contorni oscuri".

"Il processo a Saddam e Aziz (ricordiamo che Aziz è difeso dal?avvocato
italiano Marco Bezicheri, che è a l?unico poter parlare dei fatti
processuali con cognizione di causa) è iniziato in modo molto difficile
per le autorità Usa. Sarà inevitabile che usciranno i documenti del 1979
che metteranno in grande imbarazzo gli Stati Uniti. Non credo che
l?amministrazione Bush o, chissà, forse la futura amministrazione Kerry,
sia particolarmente entusiasta nel veder diffusi dossier che provano
come gli Usa appoggiavano,armavano e finanziavano la dittatura di Saddam".

"Sono convinto che questo processo alla lunga potrà rivelarsi un
boomerang per il governo americano".

Gran parte dell?opinione pubblica ormai si dichiara contro questa guerra
e contro l?occupazione dell?Iraq...

"...Meno male, considero questo una speranza per l?umanità".

Riuscirà la forza e il pensiero dell?opinione pubblica a prevalere sulla
logica della guerra?

"Speriamo di sì. Altrimenti il mondo rischierebbe di andare alla deriva,
sarebbe un vero disastro"

Che giudizio ha della posizione del governo italiano circa la crisi
irachena?

"Non vorrei entrare in faccende italiane interne anche se ho la netta
impressione che l?Italia, ricopra più che altro il ruolo di pappagallo
degli Usa. Palazzo Chigi appare ormai più come un dipartimento del
governo americano, piuttosto che il governo di uno stato indipendente".

"Sono in Italia da 31 anni e quest?Italia non la riconosco più. Da
quando c?è questo governo trovo che l?attuale classe dirigente sia
composta da uomini arroganti, impreparati. Privi di un atteggiamento
prudente e politico. Ora si trovano, in Iraq, in una situazione
ingestibile e non possono ammettere l?errore di aver appoggiato
acriticamente gli anglo-americani in questa guerra della quale non si
intravede ancora la più piccola via d?uscita".

"Credo che l?Italia dovrebbe avere una politica più indipendente e
parallela dagli Stati Uniti. Essere alleati non significa
necessariamente allineati, soprattutto quando si vìolano
sistematicamente tutti i diritti internazionali buttandosi a testa bassa
in una guerra e in un?occupazione del tutto illegale".

Roberto di Nunzio
r.dinunzio@???