ne approffitto per ricordarvi la manifestazione pro-cuba di domenica ad
Arcore, paese di Benito Berlusconi (ore 11,30 Stazione FF.SS., p.le Martiri
della Libertà)
L'Avana. 19 Novembre 2003
Chomsky: Il contributo di Cuba alla liberazione dell'Africa è
fantastico
. Il famoso analista politico nordamericano Noam Chomsky, spiega che
il contributo "fu dato contro il potere concentrato del mondo" . Tutte le
potenze imperialiste cercarono di fermarlo
di Bernie Dwyer - estratto da Radio Habana Cuba
Il 28 ottobre del 2003 il prof. Chonsky è venuto a Cuba per
partecipare alla IIIº Conferenza delle Scienze Sociali dell'America Latina e
dei Caraibi (Clacso).
Bernie Dwyer: "Lo slogan del Foro Sociale Mondiale al quale avete
partecipato a Porto Alegre in Brasile, all'inizio di quest'anno, consisteva
nell'affermare che un mondo migliore é possibile. Crede onestamente che sia
possibile un mondo migliore?"
Noam Chomsky: "Possibile, certo. Riuscirci è un'altra cosa; se la
gente è disposta ad assumersi le proprie responsabilitá seriamente, un mondo
migliore è molto probabile. Sfortunatamente esiste un rapporto inversamente
proporzionale tra opportunitá, dedizione ed impegno.
La situazione piú tipica è che la gente che vive repressa e nelle
privazioni, sopportando dure sofferenze senza godere di alcun privilegio,
sia quella che si sforza, lavorando duramente, per costruire un mondo
migliore. Tutti quelli che hanno possibilitá, che godono di ogni tipo di
privilegio, come la storia c'insegna, è molto facile che rimangano
subordinati al potere.
Veramente questa non è una mia osservazione. Il fondatore e figura
principale della teoria moderna delle relazioni internazionali, Hans
Morgenthau - intelletuale molto rispettato - una volta condannó aspramente
quello che chiamó la nostra subordinazione conformista a quelli che stanno
al potere. Faceva riferimento alle classi intellettuali degli Stati Uniti e
dell'occidente in generale.
Una delle ragioni per cui crediamo che un mondo migliore sia possibile
si deve al fatto che possediamo il mondo migliore. Il mondo è senz'altro
migliore rispetto a quello di qualche tempo fa. Forse non sotto tutti i
punti di vista - ci sono stati alcuni peggioramenti, ma in molti altri casi
sì. Sappiamo come ha fatto a migliorare, certo non grazie ai regali degli
dei, o dei potenti, o di qualche dittatore benevolo. É migliorato perché la
gente ha lottato per renderlo migliore, per la maggior parte i piú
sofferenti.
B.D.: "Lei crede che questi movimenti popolari possano prendere il
posto dei partiti politici della sinistra organizzata, nella grande impresa
di costruire una nuova societá come è stato menzionato varie volte durante
la conferenza, si distaccherebbe dall'opinione secondo la quale la sinistra
è disorganizzata?"
N.C.: "Veramente non ho mai creduto che la sinistra fosse molto
organizzata relativamente alle questioni politiche. In generale sono sistemi
di poteri differenti, qualcuno buono, qualche altro, molto meno. Non credo
che questi nuovi movimenti popolari prenderanno il posto di nessuno, sono
realmente troppo nuovi. Non è mai esistito niente di simile al Foro Sociale.
L'obiettivo della sinistra, risalendo alle sue origini moderne, è stato
quello di creare una vera internazionale. La sinistra vuole che ci sia
solidarietá internazionale, sostegno, etc. Non ha mai dato risultati. Le
internazionali sono state molto limitate nei loro obiettivi e si sono
dissolte, in realtá per ragioni autoritarie interne.
Oggi è diverso, questo movimento è realmente internazionale e vanta la
partecipazione di una vasta gamma di settori della societá, contadini,
lavoratori, ambientalisti, intellettuali, poeti, ogni tipo di persona.
Nessuno sá quanto andrá lontano. Ci sono forze negative interne e molte
pressioni esterne, molte difficoltá, forse questo movimento fallirá, ma se è
così, ha anche altrettante possibilitá di successo. Il movimento contiene le
basi di ció che verrá. Non ci si puó aspettare che succeda qualcosa di
importante da un giorno all'altro, come l'abolizione della schiavitú o i
diritti delle donne o quello che sia. Ogni cosa ha bisogno di tempo.
Uno dei problemi dei paesi ricchi, è che le persone pensano - anche
gli attivisti - che bisogna ottenere una ricompensa immediata. Si sente dire
sempre, "sono andato ad una manifestazione ma non siamo riusciti a fermare
una guerra, e allora perché farne un'altra". Ma quelli che vivono nella vita
reale sanno che le cose non fiunzionano in questo modo. Se tu vuoi ottenere
qualcosa devi prima costruirne le basi.
Se vuoi ottenere qualcosa, una vittoria elettorale che significhi
qualcosa, devi passarti decenni organizzando le basi dei gruppi in modo che
tutte le comunitá locali ne possano far parte. È piú facile nei paesi dove
ci sono piú possibilitá e ricchezza e meno repressioni. Non puó accadere in
pochi minuti come il Foro Sociale Mondiale non puó sostituire i partiti di
sinistra. Il suo ruolo è quello di crearne altri piú autentici e non sono
sicuro che quello che realmente cerchiamo siano i partiti politici. Forse
quello che ci proponiamo sono cooperative e comunitá che si confrontino, che
diano vita a federazioni per fondare una nuova societá.
B.E.: In questi tempi di dominazione mondiale nordamericana, che ruolo
svolge Cuba?
N.C.: Cuba è diventata il simbolo di una coraggiosa resistenza di
fronte all'attacco. Dal 1959, Cuba vive sotto gli attacchi della
superpotenza emisferica. È stata invasa, sottoposta al terrore forse piú di
qualunque altra parte del mondo - sicuramente piú di qualsiasi altro paese
che io ricordi - ed è sottoposta ad una camicia di forza economica che è
stata dichiarata totalmente illegale da qualsiasi organismo mondiale
importante. È stata sottoposta al terrorismo, alla repressione, alle
denuncie, ma continua a sopravvivere.
Se dà un'occhiata a tutta la serie di rivelazioni e di problemi che
Cuba presentava e per i quali bisognava attaccarla, un analista dei servizi
segreti disse che "l'esistenza in sé del regime di Castro è una sfida di
successo alla politica degli Stati Uniti che risale a piú di 150 fa". Non
parla dei russi. Parla della dottrina Monroe, secondo la quale noi
nordamericani siamo i padroni dell'emisfero. Bisogna anche dire che il
pericolo consiste nel fatto che Cuba offre un modello che altri vorrebbero
seguire. Questo è quello che si chiama "aggressione comunista". Esiste un
modello che qualcuno vuole imitare? Bisogna distruggere il virus.
Abbiamo l'esempio di Kissinger che durante l'altro 11 settembre,
quello del 1973, era preoccupato che Allende, con la sua vittoria
democratica e con i suoi programmi sociali, potesse contagiare non solo l'
America Latina ma perfino l'Italia, dove gli Stati Uniti in quello stesso
periodo realizzavano operazioni sovversive su grande scala per minare la
democrazia italiana, ed arrivarono anche ad appoggiare i partiti fascisti
italiani.
Si, Cuba è il simbolo di una sfida di successo che provoca questa
velenosa ostilitá. Il solo fatto che esista, indipendentemente da quello che
fa, non subordinandosi a nessuna potenza, è una sfida inaccettabile per il
resto del mondo. È un simbolo di ció che si puó fare senza arrivare agli
estremi. Ci troviamo di nuovo di fronte ad un caso di quelli che patendo la
situazione piú severa fanno cose che altri non riescono a fare.
Consideri, per esempio, il ruolo svolto da Cuba nella liberazione dell
'Africa. È un risultato sorprendente che è stato cancellato quasi
totalmente. Solo adesso si legge di questo nei giornali intellettuali, ma il
contributo che Cuba ha dato alla liberazione dell'Africa è fantastico. E fu
portato avanti contro il potere concentrato del mondo. Tutte le potenze
imperialiste cercarono di fermarlo. Ma alla fine Cuba ci è riuscita, ed il
suo contributo è stato l'unico. Questa è un'altra ragione per cui Cuba è
odiata. Il fatto che soldati negri cubani abbiano respinto un'invasione
sudafricana in Angola si è ripercosso come un'eco in tutto il continente. I
movimenti negri si sono ispirati a questo. I sudafricani bianchi si sono
depressi psicologicamente per il fatto che le forze sudafricane potevano
essere sconfitte da un esercito di negri. Gli USA erano furiosi. Si notó nei
due anni successivi, gli attacchi contro Cuba aumentarono.
Sí, costituisce un simbolo di sfida di successo. Si puó avere un'
opinione su questa societá o su quello che fa, ma è un problema dei cubani
decidere. Peró rispetto al mondo, il suo significato simbolico non si puó
prendere alla leggera.
B.D.: Lei è a conoscenza della difficile situazione dei cinque
prigionieri politici cubani. Conosce anche gli abusi flagranti, non solo
giuridici ma anche dei diritti umani dei prigionieri, a proposito delle
visite di due delle loro mogli, ed anche di Ivette, la figlia di cinque anni
di René González. Perché crede che l'UE, l'ONU ed altre organizzazioni
internazionali che si suppone dovrebbero preoccuparsi per la democrazia,
permettono che vada avanti questo atteggiamento repressivo?
N.C.: La ragione purtroppo, é semplice. Non si puó sfidare il padrino
mafioso. Tutti lo sanno. Non esistono autoritá superiori rispetto alla
mafia. Se il padrino fa qualcosa che a te non sta bene, l'unica cosa che
puoi fare é tacere. Questa è la ragione principale.
La seconda è che l'elite europea condivide gli interessi del potere
nordamericano. Forse non le piace che gli USA gli facciano troppa ombra.e
soprattutto che interferisca nei suoi affari. ma fondamentalmente non sono
in disaccordo. Sono a favore degli stessi programmi d'integrazione
economica, i cosiddetti programmi neoliberali. Non le dispiace vedere il
potere degli Stati Uniti schiacciare tutti quelli che si ribellano e che
interferiscono con il loro progetto.
L'argomento dei cinque eroi cubani è un tale scandalo che si fa fatica
a parlarne. Cuba stava passando informazioni alla FBI sugli atti
terroristici che avrebbero avuto luogo negli stessi Stati Uniti e invece di
arrestare i terroristi arrestarono le persone che gli fornirono le
informazioni. Li tengono in una situazione molto difficile e non si dice
nulla. Non si legge nulla al riguardo. Pertanto, una delle ragioni per cui
tutto continua uguale è che nessuno sa niente al riguardo. Sono state fatte
poche menzioni, si è solo detto che si stava informando Cuba che un aereo
non armato avrebbe volato sull'Avana. Questa fu l'unica cosa che dissero. I
fatti reali non sono un segreto ma nessuno li conosce.
Ricordiamo il caso dell'embargo, denunciato da tutto il mondo. L'
Unione Europea sfidó gli USA nell'Organizzazione Mondiale del Commercio e
gli Stati Uniti risposero dicendole "sparisci". Di fatto, quello che l'
amministrazione Clinton disse fu che l'Europa stava sfidando una politica di
30 anni, a quei tempi. Era una politica nordamericana che aveva il proposito
di rovesciare il governo cubano senza il minimo avvertimento sul fatto che
sí, "siamo criminali internazionali e voi vi state mettendo in mezzo, per
cui non avete il diritto di dire neanche una parola". Successivamente gli
Stati Uniti semplicemente si ritirarono dalle negoziazioni.
Cos'altro possono fare?
Gli USA sono dei grandi debitori. Il loro debito con il mondo è
enorme. Che succederebbe se decidessero di non pagare il debito? Non è lo
stesso che l'Argentina. Il Fondo Monetario Internazionale non direbbe nulla.
In realtá é una succursale del Dipartimento del Tesoro degli USA, e se
dicesse qualcosa, gli Stati Uniti gli risponderebbero "sparisci".
Faccia caso alle relazioni che esistono tra i seri problemi in cui gli
USA sono coinvolti. Prendiamo il caso della guerra in Vietnam.
Tutto il mondo si oppose. Ma la questione non venne mai presentata
alle Nazioni Unite perché come mi informó un alto funzionario dell'ONU, se
il tema della guerra del Vietanm fosse stato portato davanti al Foro
Mondiale, l'ONU sarebbe semplicemente scomparsa. Durante i bombardamenti in
Serbia ci fu un breve momento - circa cinque secondi - in cui sembrava che
il Tribunale Internazionale si sarebbe occupato dei crimini dell'OTAN. In
questa occasione un congressista nordamericano venne intervistato dalla
stampa canadese di destra, il National Post, gli chiesero che cosa sarebbe
successo se il tribunale si fosse fatto carico della vicenda, il
congressista rispose "che avrebbero distrutto mattone per mattone l'edificio
della ONU a New York, e lo avrebbero lanciato nell'Oceano Atlantico",
metaforicamente parlando, naturalmente.
Diamo uno sguardo al numero dei veti: nei primi tempi, gli Stati Uniti
erano a capo delle Nazioni Unite, data la distribuzione del potere. Negli
anni sessanta l'opinione mondiale cominciava a farsi sentire. Era giá
avvenuto il processo della decolonizazzione e l'ONU aveva molti piú
partecipanti. Nonostante ció, a metá degli anni sessanta, gli Stati Uniti
occupavano il primo posto tra i paesi che esercitavano il veto e la Gran
Bratagna il secondo.
Non c'è nessuno che gli si possa avvicinare, non c'è nessuno che
discuta di questo. Non si discute del fatto che l'ONU é paralizzata per la
disobbedienza degli Stati Uniti delle posizioni internazionali. L'anno
scorso ci fu un baccano enorme sul fatto che Iraq rispettava solo
parzialmente le risoluzioni della ONU. È giusto che le rispettasse tutte.
Peró se Iraq avesse potuto esercitare il veto non avrebbe disobbedito alle
risoluzioni. Con questo voglio dire che il veto è lo strumento piú potente
ed estremo di violazione delle risoluzioni della ONU. Cosicché se lei vuole
parlare seriamente della questione, bisogna tirare in ballo il problema del
veto. Non conosco un solo articolo della stampa nordamericana che abbia
scritto su questa questione.
Non sono risoluzioni banali. Gli USA hanno posto il veto a risoluzioni
che esortavano tutti gli stati a rispettare o ad osservare la legge
internazionale. Esercitó il veto contro la risoluzione del Consiglio di
Sicurezza che affermava la sentenza del Tribunale Mondiale in cui si
condannavano gli Stati Uniti per l'aumento del terrorismo internazionale.
Nessuno lo dice, nessuno lo sa, non fa parte delle conoscenze di
nessuno. Lei entra nel club della facoltá o nell'ufficio della redazione e
nessuno ne ha sentito parlare. Questo significa avere il potere estremo ed
una classe intellettuale sottomessa. Esattamente come lo indicó Morgenthau,
"non è stato raccolto dalla storia, non è successo".