[ssf] Fini sconvolgente

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Autor: Gianni - Circolo Prc "Carlo Giuliani" - Cadorago (Co)
Data:  
Temat: [ssf] Fini sconvolgente
«Fini sconvolgente»
      Le Comunità terapeutiche analizzano il ddl droghe: non ha alcuna base
scientifica
      LAURA GENGA
      ROMA
      «Totale e profondo dissenso sul decreto legge di Fini». Le parole sono
di Lucio Babolin, presidente del Coordinamento nazionale della comunità
d'accoglienza (Cnca), ma il giudizio che esprime è condiviso da un cartello
di 14 organizzazioni che da anni lavorano nel settore delle
tossicodipendenze e insieme rappresentano la grande maggioranza delle reti
dei servizi presenti sul territorio nazionale. A pochi giorni
dall'approvazione del decreto legge sulle droghe in Consiglio dei ministri
Cnca, Federazione italiana comunità terapeutiche, Federserd, Forum droghe,
Consulta delle associazioni e delle società scientifiche, Società italiana
tossicodipendenze più otto organizzazioni del settore appoggiate anche da
Cgil e Cisl, si sono riunite a Roma per dire la loro sulla politica del
governo. Una politica che, sono tutti d'accordo, non ha alcun fondamento
scientifico, ma trova le sue radici sul piano ideologico. Per giunta
vietando anche l'uso di sostanze stupefacenti, che di fatto viene equiparato
alla dipendenza e anche allo spaccio, il decreto Fini trasforma un problema
sociale in affare penale.


      «Siamo stati consultati dal governo in vista del riordino del testo
unico sulla droga - racconta Maurizio Coletti, di Itaca Italia - ma il
decreto Fini non recepisce nessuna delle nostre indicazioni, l'unificazione
di tutte le sostanze in una sola tabella, ad esempio, va contro il nostro
principio di differenziare le diverse droghe e i relativi comportamenti di
consumo». Edo Polidori, del direttivo Federserd, è ancor più duro: «Dire che
tutte le droghe sono uguali - commenta - è una dichiarazione di ignoranza».
Alla penalizzazione dell'uso di droghe e all'unificazione delle tabelle si
accompagna poi la nota dolente della quantità massima detenibile. L'articolo
73 delle legge, infatti, fissa la linea di confine tra sanzione
amministrativa e penale con una tabella che stabilisce sostanza per sostanza
la quantità massima di principio attivo oltre la quale si configura illecito
penale. «Su questo punto - afferma Babolin - si arriva a contraddizioni
eclatanti: il tetto massimo di thc, per dirne una, è di 250 milligrammi,
invece quello della cocaina e dell'ecstasy è rispettivamente di 500 e 300
mg». Stando così le cose, denuncia Polidori «Allo spacciatore conviene
spingere la coca anziché il fumo». Mentre il consumatore, fa notare Franco
Corleone del Forum droghe, «diventa spacciatore per circa un grammo di
marijuana e rischia una pena spropositata che va dai 6 ai 20 anni». Fabio
Scaltritti, della comunità genovese di S. Benedetto, descrive il clima di
terrore creato dal decreto. In tanti hanno telefonato alla sua comunità,
sono persone che hanno una vita normale grazie al metadone, ma che ora
temono di perdere tutto.


      Non convince nemmeno la certificazione dello stato di
tossicodipendenza e la validazione del percorso di cura da parte delle
comunità. Perché si tolgono competenze ai Ser.T. mettendoli in competizione
con il privato e perché le comunità - che ricevono i finanziamenti in base
al numero dei loro utenti - avrebbero tutto l'interesse a certificare sempre
lo stato di dipendenza. E poi quali enti privati avrebbero queste
competenze? Il testo licenziato dal consiglio dei ministri istituisce un
albo, ma per l'iscrizione non sono richiesti neanche 12 mesi di attività nel
settore, basta avere locali, attrezzature e personale che abbia lavorato
sulle tossicodipendenze.


      Inoltre dal riordino del testo unico sulla droga che propone il
governo scompaiono del tutto gli interventi di riduzione del danno, ossia i
servizi che offrono al tossicodipendente prestazioni di cura che ne tutelano
la salute come lo scambio delle siringhe usate con quelle sterili, o la
possibilità di lavarsi e fare una visita medica offerta nei centri di
accoglienza a bassa soglia, oppure gli interventi sulle overdose.


      «Il decreto Fini - commenta Achille Saletti, presidente di Saman - è
inapplicabile anche per un semplice motivo di costi: non ci sono i soldi per
pagare gli ipotetici nuovi ingressi nelle comunità, che già ora ricevono le
rette con picchi di 3 anni di ritardo dalle Asl».


      Il cartello di organizzazioni denuncia infine il progressivo taglio di
finanziamenti per la lotta alla droga negli ultimi due anni. Per giunta
l'inserimento senza correttivi del Fondo 45 (Fnld) in quello per i servizi
socio-assistenziali creato dalla legge 328 del 2000 ha determinato una
totale perdita di titolarità nella gestione dei finanziamenti per la lotta
alla dipendenze.