[Rete Canapa Valdinievole] Una canna per amico

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Author: Matteo
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Subject: [Rete Canapa Valdinievole] Una canna per amico


>       24.09.2003
>       Una canna per amico
>       di Pietro Farro  Barbiere della Sera

>
>       Qualche buona ragione contro il proibizionismo

>
>       Gianfranco Fini, intervenendo alla quinta «conferenza mondiale sulla
> prevenzione dalle droghe», ci ha informati che il governo sta progettando
> una legge che segnerà una svolta di tipo proibizionista sulla questione
> della lotta alle tossicodipendenze. L'eliminazione della distinzione tra
> droghe pesanti e leggere e l'esplicito divieto anche dell'uso personale,
> dovrebbero esserne i capisaldi.
>       Nulla di sorprendente, visto che Fini e la destra in genere hanno
> sempre fatto del proibizionismo un loro cavallo di battaglia. Tuttavia,
> proverò a spiegare perché, pur non avendo mai fumato nemmeno una

sigaretta,
> trovo del tutto sbagliato questo approccio al problema e ritengo che la
> strada da percorrere dovrebbe essere esattamente opposta.
>
>       Già oggi, infatti, chi si trovi a far uso di droghe, oltre al danno
> fisico (diverso secondo il tipo di sostanza), viene a subìre un danno
> aggiuntivo legato al fatto che, per poterle acquistare al prezzo imposto
> dalla criminalità organizzata, è costretto egli stesso a delinquere e

ciò -
> oltre agli inevitabili problemi d'ordine pubblico che provoca - finisce

per
> renderne più difficile il reinserimento quando sia stato recuperato dal
> punto di vista medico. Tanto più questa situazione sarebbe destinata a
> peggiorare con un inasprimento delle politiche proibizioniste, quale

quello
> promesso dal governo.
>
>       Si capisce bene, infatti, che una volta trascorso qualche tempo in
> prigione, una volta entrati in contatto con organizzazioni malavitose,
> reintrodursi nel tessuto sociale non sia facile. Per fare un semplice
> esempio, anche tabacco e alcool sono tecnicamente delle droghe e, se

assunte
> in dosi massiccie e per lunghi periodi, provocano gravi danni

all'organismo.
> Però se la loro vendita fosse proibita il danno sociale che ne deriverebbe
> sarebbe altissimo - come dimostra l'eperienza dell'America negli anni
> Trenta - e non è detto che diminuirebbero i consumatori né le malattie
> derivate da quelle sostanze. Al contrario, si farebbe solo un favore alla
> criminalità organizzata che vedrebbe spalancarsi la possibilità di nuovi
> disonesti guadagni.
>
>       Del resto, in Svizzera, dove si è adottata la politica dei

cosiddetti
> "quattro pilastri" - (prevenzione, terapia, riduzione del danno e
> repressione del traffico) - che prevedeva anche la somministrazione
> controllata di eroina, tra le persone coinvolte vi è stata una notevole
> riduzione dei reati (attorno al 60%) e un considerevole aumento
> dell'occupazione (circa il 50%). Dati che dovrebbero far riflettere
> sull'inutilità delle politiche proibizioniste. Inoltre, non va dimenticato
> che attualmente le droghe sono spesso tagliate con degli additivi che ne
> aumentano la pericolosità per l'organismo (talco e cemento sono spesso

causa
> di embolie), mentre la "droga di Stato" eviterebbe questo ulteriore
> inconveniente.
>
>       Riassumendo, possiamo dire che una politica antiproibizionista
> comporterebbe i seguenti vantaggi: 1) rendere più agevole il successivo
> reinserimento nella società degli ex tossicodipendenti; 2) diminuire i

danni
> alla salute derivanti dalle sostanze con cui le droghe vengono

addizionate;
> 3) indebolire di molto la criminalità organizzata; 4) ridurre la

criminalità
> comune. Indubbiamente bisognerebbe poi accompagnare queste politiche con
> campagne d'informazione sui danni provocati dall'uso di stupefacenti,

perché
> nessuno, sia chiaro, auspica un aumento nel consumo di tali sostanze.
>
>       Infine, va detto che fa davvero uno strano effetto vivere in un

Paese
> nel quale si potrà andare in galera per aver fumato una canna, ma si potrà
> impunemente continuare a falsificare i bilanci e cavarsela con pochi
> spiccioli se si è evaso il fisco o costruito case abusive.
>
>       Pietro Farro

>
>