[Iwps-palestina]Report su Deir Ballut e Marda

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Author: maria inindia
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Subject: [Iwps-palestina]Report su Deir Ballut e Marda
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<P align=center><STRONG><FONT size=5>“Il furto di terra ci uccide lentamente” </FONT></STRONG></P>
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<P align=center><STRONG><FONT size=5>- Report su Deir Ballut e Marda </FONT></STRONG></P>
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<P><EM>Questa volta IWPS sta mandando un report sulle consequenze della costruzione del Muro in due villaggi nella zona di Salfit, regione in cui viviamo. Il Muro si sta lentamente crescendo verso Sud, mentre da Nord arrivano già le prime notizie di quello che è la realtà del Muro: i contadini che tentano ancora di passare per le porte “generosamente” istallate nel Muro vengono controllati, minacciati, umiliati e maltrattati. </EM></P>
<DIV><EM></EM></DIV><EM>Lì dove il mostro di cemento e filo spinato non è ancora arrivato, piovono invece le ordinanze di confisca di terre e di case, scuole e negozi. </EM>
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<P><EM>Si delinea sempre di più come il Muro sarà vera e propria pulizia etnica nei confronti di circa 200 000 Palestinesi. </EM></P>
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<P><EM>Deir Ballut stesso sta vivendo un costante deterioramento delle condizioni di vita e ha chiesto ripetutamente una presenza internazionale che speriamo di poter offrire fra qualche giorno. </EM></P>
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<P><EM>IWPS è convinto che soltanto una lotta concreta, costante e coordinata contro il Muro dell’Apartheid, una lotta che può contare sull’impegno di persone in tutto il mondo possa fermare questo crimine</EM><EM>.</EM></P>
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<DIV><EM></EM></DIV><EM>Speriamo che i nostri racconti e resoconti possano servire come input e materiale per le vostre attività. </EM>
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<P><EM>IWPS </EM></P>
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<DIV></DIV>IWPS Report N°34
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<P align=center><STRONG><FONT size=5>“Il furto di terra ci uccide lentamente” </FONT></STRONG></P>
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<P align=center><STRONG><FONT size=5>- Report su Deir Ballut e Marda </FONT></STRONG></P>
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<P>9 Giugno 2003 </P>
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<DIV></DIV>Il completamento della prima fase del Muro dell’Apartheid ha portato alla confisca di 16 villaggi della Cisgiordania. Nel frattempo, il Consiglio di Yesha ovvero la lobby dei coloni hanno ripetutamente richiesto che il Muro fosse spostato ancora più all’interno della Cisgiordania incorporando ulteriori insediamenti nei territori considerati come “Israele”. Questo ha aiutato a cancellare la prima linea tracciata per il Muro e il futuro di numerosi villaggi, rimane quindi incerto: saranno all’interno al Muro o saranno annessi ad Israele o peggio intrappolati fra due muri in un limbo in una terra fantasma?
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<P>Due di questi villaggi sono Deir Ballut e Marda, entrambi nel governorato di Salfit. Deir Ballut è situato in un’area estremamente fertile dove larghe zone di terre irrigate producono la maggior parte del raccolto estivo dell’intera regione di Salfit. I 3750 abitanti di Deir Ballut possiedono 120 000 dunums di terra, molto di più di tutti i villaggi circostanti. Circa il 70% della terra sono coltivati a uliveti. Già nel 1948 il villaggio ha perso 20.000 dunums che ora sono controllati da Roshaim. Circa 1700 residenti di Deir Ballut vivono al momento all’estero e 1000 di loro sono riusciti a non farsi sottrarre ancora la loro carta d’identità palestinese. </P>
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<DIV></DIV>Dopo Oslo, soltanto il villaggio stesso di Deir Ballut e 150 dunums di terre sono stati considerati Area A, il resto cadde sotto controllo israeliano. Uno dei problemi maggiori di Deir Ballut è il fatto di essere abbastanza tagliato fuori dagli altri centri palestinesi. L’ospedale più vicino è a Ramallah, ma purtroppo ci sono due check-point importanti fra Deir Ballut e Ramallah, di cui uno, quello alla Deir Ballut Junction, esiste ora da 15 anni rimanendo intatto ed operativo durante tutto il periodo del processo di Oslo.
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<DIV></DIV>Nonostante le restrizioni di movimento gli abitanti di Deir Ballut riuscirono a sopravvivere attraverso un sistema che si basava sul reddito degli uomini che lavoravano in Israele, integrato dai guadagni ottenuti attraverso il lavoro delle donne che coltivarono la terra con il raccolto estivo (cetrioli, cipolle, pomodori) ed invernale (grano) e producevano olio d’oliva. Un mercato brulicante riempì i bordi della strada verso Ramallah da cui gli abitanti dei villaggi vicini si rifornivano ogni giorno di verdura.
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<P>L’intensificata occupazione ha distrutto completamente questo sitema di sopravvivenza. Il 29 Marzo 2003, le forze israeliane di Occupazione hanno portato dei blocchi di cemento sull’incrocio fra Deir Ballut e Ramallah e hanno eretto una torre di guardia di cemento armato. Ormai, l’unico modo per chi vive a Deir Ballut è di guidare per 20 minuti lungo una strada sterrata nei campi agricoli per poter arrivare al check-point dalla strada che arriva da Est. Peccato però, che le forze israeliane di occupazione hanno istallato un nuovo check-point con una sbarra apribile di metallo, e così anche da questo lato non esiste la certezza di arrivare a Ramallah. </P>
<P>I blocchi di cemento e la sbarra fanno sì che macchine che portano verdura o frutta fresca da Deir Ballut possono uscire soltanto raramente dal villaggio. I soldati hanno l’unica chiave per la sbarra. In altri villaggi come Qarawa, queste sbarre sono state istallate soltanto per poi rimanere permanentemente chiuse ed essere aperte soltanto per permettere alle forze israeliane di Occupazione di entrare nei villaggi palestinesi. </P>
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<DIV></DIV>I pendolari non passano più per questa via e il mercato non esiste più. Prima si poteva vendere tre chili di cetrioli per dieci shekel ma ora ci si ricava non più di 5 shekel e il prezzo sta scendendo giorno dopo giorno. Gli abitanti di Deir Ballut raccontano disperati di come sono costretti a dare i cetrioli come mangime per gli asini visto che non ci sono clienti o modi per venderli.
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<DIV></DIV>Um Ammar sta diventando una degli abitanti disperati che lottano ogni giorno per poter mettere un po’ di cibo in tavola. Il marito di Um Ammar, è stato ucciso, quando il più grande dei suoi quattro figli aveva soltanto undici anni. Dovette crescere i figli da sola e mantenerli con i guadagni del raccolto invernale e dei loro 12 dunums di uliveto. La vita divenne un po’ più facile quando i figli divennero uomini e trovarono lavoro in Israele. Ma ora, con la chiusura dei Territori Occupati tutti i quattro i figli hanno perso il lavoro.
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<DIV></DIV>I 4000 o 5000 Shekel che apportava ogni anno il raccolto invernale al reddito della famiglia era secondo loro soltanto un extra. Quest’anno invece, Um Ammar deve piantare le coltivazioni estive sui 2 dunum di terra che sono di proprietà della famiglia. Il ricavo di questi due dunums sono letteralmente tutto ciò che ha la famiglia per mantenersi. Un reddito annuo di 8000 Shekel corrisponde alla paga minima di un operaio edile e viverci diventa una sfida impossibile da vincere.
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<P>Mentre l’aumento della povertà e lo spettro del Muro creano angoscia fra gli abitanti di Deir Ballut, si aggiungono altri problemi. Asfaltare il sentiero sterrato che devono utilizzare per evitare il blocco stradale costa circa 10.000 $ che il villaggio non può pagare. Il Palestinian Agricultural Relief Committee può mettere a disposizione il catrame ma questo copre soltanto il 30% dei costi totali. Ci sono 12 case intrappolate all’altro lato del check-point che sono ormai totalmente isolate dal resto del villaggio. Sono a pochi metri di distanza dal check-point e i loro abitanti soffrono di restrizioni ed abusi. Su di loro regna un totale coprifuoco dalle ore 20 di sera alle ore 8 di mattina, durante le quali nessuno può lasciare le case e nemmeno le ambulanze possono passare, i soldati hanno rilevato anche i numeri delle carte d’identità di tutti gli abitanti di queste case avvertendoli che “fra poco” non potranno più andare dall’altra parte, al centro del villaggio, senza aver ottenuto prima un permesso speciale. </P>
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<DIV></DIV>Il progetto e la maggior parte della costruzione della seconda fase del Muro sono stati comunicati in un linguaggio vago e poco rassicurante agli abitanti dei villaggi. A Deir Ballut gira una voce che un “tipo israeliano” avrebbe detto che un impiegato al Ministero degli Interni dell’ANP ha riferito che “si dovrà tener pronto a cancellare 40.000 carte d’identità palestinesi perché si vogliono dare a questi palestinesi carte d’identità israeliane”.
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<DIV></DIV>“Viviamo in una situazione in cui non possiamo sapere cosa sono delle voci e cosa è la verità”, dice un’attivista del Land Defense Committee Riziq Abu-Nasser.
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<DIV></DIV>Amara realtà è invece una visita di Robert Weller e Jeffrey Place del US State Department (Consolato Americano a Gerusalemme) del 25 Marzo 2003 al sindaco di Deir Ballut. Si presentarono dicendo di aver letto un articolo sul Muro dell’Apartheid e chiedevano al villaggio se sarebbe pronto ad essere annesso ad Israele. La risposta era un rifiuto categorico. Il nuovo check-point e la costruzione di una torre di guardia identica a quelle che si trovano lungo il Muro di cemento armato alto 8 metri che rinchiude Qalqiliya in una prigione fanno sì che gli abitanti di Deir Ballut temono che l’annessione sia già un fatto reale.
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<DIV></DIV>Le notizie su questa visita arrivarono a Marda, un villaggio nelle vicinanze, soltanto due mesi più tardi! La sera del 28 Maggio gli abitanti di Marda arrivarono alla casa di un attivista locale, Abed Baset Said, in preda al panico dicendogli che erano appena venuti a conoscenza che i soldati israeliani sarebbero venuti a Deir Ballut per informarli che avrebbero presto dovuto accettare delle carte d’identità israeliane.
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<DIV></DIV>Gli abitanti di Marda si preoccuparono immediatamente se non gli sarebbe toccata la stessa sorte. Marda è il villaggio più vicino ad Ariel, il secondo l’insediamento in grandezza nella Cisgiordania, e sta all’ombra di questa colonia costruita poco distante su una collina. La superstrada N°5, costruita ad uso dei coloni di Tapuach e di Ariel verso Tel Aviv , passa direttamente accanto a Marda. La mappa pubblicata dal Land Research Center fà vedere che il Muro dell’Apartheid includerà Ariel nella zona che verrà considerata “Israele”. Nel frattempo lavorano i bulldozer a pieno regime al lato opposto della strada rispetto a Marda e Ariel. Questo sembra indicare che Marda sarà annesso insieme ad Ariel e la superstrada per i coloni nel territorio israeliano.
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<DIV></DIV>Gli abitanti di Marda non sono stati informati sul futuro che li aspetta. “Alcuni dicono che i bulldozer lavorano per la costruzione di una nuova strada che porta direttamente in Giordania, altri dicono che serve per la costruzione di una treno ad alta velocità . Forse serve per il Muro..non sappiamo cosa ha in mente Israele”, dice Abed.
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<P>“Il nostro futuro non è chiaro. Arial si è esteso ed è diventato una città . Non sarà mai smantellata. Hanno già rubato una delle tre fonti d’acqua e incanalano i rifiuti e l’acqua delle fogne nel nostro villaggio. Come abitanti di Marda non ci possiamo immaginare di diventare parte di Ariel o di vivere bene come parte dello stato d’Israele. Sembra strano che normalmente gli israeliani non vogliono nessun palestinese fra di loro ed ora vogliono incorporare l’intero villaggio”, dice Abed. </P>
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<DIV></DIV>“Le nostre terre e le nostre case sono qui. I lavori dei bulldozer (50 metri di larghezza e per ora tre chilometri di lunghezza sono le misure giuste per la costruzione del Muro) ha portato già alla confisca di 300 dunums della nostra terra. Il proprietario ha portato il caso davanti al tribunale ma i giudici hanno dichiarato che si trattava di una decisione militare e non dipendente da loro.”
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<DIV></DIV>“Certo, ci rifiuteremo farci confiscare terre e "persone", ma ci serve sostegno internazionale per resistere”, dice Abed. “La nostra esperienza con i soldati israeliani ci ha insegnato che ci uccidono a sangue freddo. Quattro anni fa, c’era una manifestazione di centinaia di Palestinesi contro il furto di terra a Kufr Dik. La polizia e l’esercito hanno sparato su di noi, ci hanno assalito con fucili e sassi e arrestarono dieci di noi. Soltanto grazie ai giornalisti dei principali mass media che stavano di fronte alla stazione della polizia a chiedere il nostro rilascio siamo stati rilasciati tutti.”
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<P>In questi villaggi dal futuro incerto regna una strana atmosfera di rabbia . Dovuta al fatto che ancora più terra viene rubata e questa sensazione si mescola al disgusto per un mondo che si aspetta che i palestinesi accettino silenziosamente di essere uccisi passo dopo passo. “Nel 1948, tanti villaggi vennero divisi e famiglie separate, non c'è niente di nuovo nel fatto che Israele divida di nuovo villaggi per costruire questo Muro dell’Apartheid”, dice Abed. </P>
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<DIV></DIV>Nawaf Souf, il responsabile per le relazioni administrative con Israele nel governorato di Salfit dice che per quei palestinesi che vivono nelle case di Deir Ballut che sono isolate dal check-point sembra di vivere in una prigione. Siamo costretti a lasciare persone malate sulla strada al check-point vicino ai blocchi di cemento perché le nostre ambulanze non possono passare e non abbiamo ancora areoplani! Sappiamo che sarà il nostro sangue a versarsi. Questa situazione porta a sempre più tensione e angoscie sulle spalle dei Palestinesi. Non possiamo più muoverci da nessuna parte. E tutti questi lavori dei bulldozer e i blocchi di cemento potrebbero essere lavori per il Muro. Se è vero, questo è veramente la nostra fine.”
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<P>Scritto da: Laura, Anna. </P>
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