[ssf] Fw: [ATTAC] INFORMAZIONE 85 - UNA NUOVA SUPERPOTENZA?

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Autor: Enzo Arighi
Data:  
Temat: [ssf] Fw: [ATTAC] INFORMAZIONE 85 - UNA NUOVA SUPERPOTENZA?
Ciao tutt*
Vi mando l'edizione di questa settimana de "il granello di sabbia"
notizie utili dal movimento dei movimenti mondiale
edito e tradoto da ATTAC
ci sono anche le istruzioni per abbonarsi in rete gratuitamente
Ci vediamo:
-stasera a Fino Mornasco per una proiezione sul Chapas
a cura del prc Cadorago
- sabato alle 15 all'ARCI per la riunione generale del Como Social Forum
- il 27 2 2003 presso la FIOM di Como alle 12
per la conferenza stampa del comitato comasco per il referendum estensivo
a tutt* dell'art.18
stesso giorno la sera in salone Noseda della Camera del lavoro alle 21 per
la presentazione del comitato
ciao
----- Original Message -----
From: "Redazione ATTAC Italia" <redazione@???>
To: <granello.di.sabbia@???>
Sent: Wednesday, February 19, 2003 11:50 AM
Subject: [ATTAC] INFORMAZIONE 85 - UNA NUOVA SUPERPOTENZA?


> GRANELLO DI SABBIA (n°85)
> Bollettino elettronico settimanale di ATTAC
> Mercoledì, 19-02-2003
> ______________________________
>
> Vi preghiamo di diffondere il Granello nella maniera più ampia
> possibile.
> Numero di abbonati attuali: 5 834
> ATTENZIONE:
> tutti i Granelli di Sabbia sono a disposizione sul sito in versione .pdf e
> .rtf al seguente indirizzo:
> http://www.attac.org/italia/granello/indice.htm
> ____________________________________________________________
>
> Indice degli argomenti
>
> Nella settimana passata il Granello non è uscito, ce ne scusiamo con

tutt*.
> Lo staff tecnico e redazionale era impegnato nella produzione e
> aggiornamento del sito www.fermiamolaguerra.it (sito ufficiale della
> manifestazione del 15 febbraio).
> Ne è valsa la pena!
> Un ringraziamento speciale va a Guido Rossi (ATTAC Vimercate) che ha

ideato
> e prodotto il magnifico manifesto del 15 febbraio e Luca Zambrella (ATTAC
> Bologna e webmaster www.attac.it) che ha creato e curato il sito.
>
> 1 - Un solo spunto
> di Marco Bersani (Consiglio nazionale ATTAC Italia)
> "Nel mondo esistono due superpotenze : gli Stati Uniti e l'opinione

pubblica
> scesa in piazza" titola il 18 febbraio 2003 il New York Times.

All'indomani
> della giornata del 15 febbraio che ha visto mobilitarsi 110 milioni di
> persone in almeno 700 città del globo, questo appare il dato più chiaro :

il
> movimento contro la globalizzazione neoliberista si è per la prima volta
> affermato come soggetto mondiale capace di mobilitarsi a livello

planetario,
> in dimensioni quantitative e qualitative senza precedenti storici.
>
> 2 - Lettera del Comitato "Fermiamo la guerra"
> Il 15 febbraio gli organizzatori della manifestazione (tra cui ATTAC)

hanno
> deciso di legger dal palco un appello-programma che desse il senso del
> percorso che il Comitato propone a tutt* i/le manifestanti e a tutt*

quell*
> che vogliono buttare la guerra fuori dalla storia. Questo appello è stato
> letto dal palco di Piazza Sangiovanni e ve lo riproponiamo
>
> 3 - Un voto di pace
> di "fermiamo la guerra"
> Ai Deputati ed ai Senatori della Repubblica Italiana: 110 milioni di

persone
> hanno manifestato sabato 15 febbraio nelle piazze di tutto il mondo, in

nome
> di miliardi di esseri umani di colore, lingua, religione, censo

differenti,
> che non vogliono la guerra all'Iraq.
>
> 4 - Risoluzione 1441
> di Ignacio Ramonet
> Adottata all' unanimità dai 15 membri del Consiglio di Sicurezza delle
> Nazioni Unite, riunito in sessione pubblica nella sua sede di New York
> venerdì 8 di novembre, la Risoluzione 1441 sul disarmo dell' Iraq

stabilisce
> al paragrafo 13 che "continuando a mancare ai suoi obblighi l' Iraq si
> esporrebbe a gravi conseguenze" (.) Traduzione a cura di Daniele Di

Pompeo.
>
> 5 - Essere cittadini, contro la guerra
> di Riccardo Petrella
> Si dice che la guerra contro l'Iraq sia imminente. Sembra che l'Onu

calcoli
> già il numero dei morti potenziali e i milioni di persone che, in Iraq,
> soffriranno terribilmente sul piano fisico, umano e morale delle

conseguenze
> nefaste della guerra.
>
>
> _____________________________
>
> 1 - Un solo spunto
> ___________________________________________________________
>
> di Marco Bersani (Consiglio nazionale ATTAC Italia)
>
> "Nel mondo esistono due superpotenze : gli Stati Uniti e l'opinione

pubblica
> scesa in piazza" titola il 18 febbraio 2003 il New York Times.

All'indomani
> della giornata del 15 febbraio che ha visto mobilitarsi 110 milioni di
> persone in almeno 700 città del globo, questo appare il dato più chiaro :

il
> movimento contro la globalizzazione neoliberista si è per la prima volta
> affermato come soggetto mondiale capace di mobilitarsi a livello

planetario,
> in dimensioni quantitative e qualitative senza precedenti storici.
>
> Ancora una volta si è dimostrato praticabile il superamento di due
> antinomie:
> a) radicalità/allargamento. Dopo decenni di pensiero unico del mercato in
> cui veniva richiesta moderazione in funzione dell'unità e del consenso
> sociale, oggi è proprio la radicalità dei contenuti ("senza se e senza

ma")
> a divenire l'elemento fondante dell'unità e di un allargamento del

consenso
> senza precedenti;
> b) società civile/autonomia del politico. Contro l'idea di un movimento

che
> si ferma alla domanda e all'aspirazione ideale a cui un quadro
> politico"realista" dovrà dare risposte, si afferma un movimento che, a
> partire dalla sua insindacabile autonomia, incide sull'agenda politica,
> aprendo contraddizioni sino ai più alti livelli istituzionali e planetari.
>
> Tutto questo diviene possibile perché esiste un movimento di massa che
> consente allo stesso tempo espressione e negoziazione al più alto livello

di
> conflittualità sociale, al di là della logica delle compatibilità e dell'
> inevitabilità di mediazioni al ribasso. Questa "opinione pubblica

mondiale"
> (per parafrasare il NYTimes) è il "realismo" della politica. C'è, si vede

e
> si tocca. Il realismo delle compatibilità al liberismo e ad un ordine
> mondiale ingiusto e sempre più ingiusto è stato superato di slancio dai
> movimenti e dalla partecipazione.
> La crisi irreversibile della cosiddetta "terza via", dell'idea di governo
> temperato della globalizzazione oggi affronta un altro salto di qualità:
> nessuna mediazione istituzionale può reggere in una fase dove la politica
> estera diventa guerra permanente e dove la politica interna diventa

attacco
> ai diritti sociali e democratici.
> La società politico-istituzionale è di fronte ad un bivio : o coglie

questa
> opportunità per trasformarsi e rifondare la politica e la partecipazione,

o
> sarà costretta al balbettio. E' uno scarto strategico per ciascuno dei
> governi che nella globalizzazione neoliberista ricevono legittimità dal

voto
> popolare, ma restituiscono legittimazione ai poteri forti del capitale
> finanziario globale.
>
> Per il movimento dei movimenti si apre uno scenario di grande
> responsabilità: passare dal consolidamento della resistenza alla

costruzione
> di strategie verso un altro mondo possibile. Cercando collettivamente di
> affrontare il rischio autoritario, ultima carta per un modello

neoliberista
> , la cui crisi economico-sociale e di consenso è ormai strutturale.
>
>
> _____________________________
>
> 2 - Lettera del Comitato "Fermiamo la guerra"
> ___________________________________________________________
>
>
> Il 15 febbraio gli organizzatori della manifestazione (tra cui ATTAC)

hanno
> deciso di legger dal palco un appello-programma che desse il senso del
> percorso che il Comitato propone a tutt* i/le manifestanti e a tutt*

quell*
> che vogliono buttare la guerra fuori dalla storia. Questo appello è stato
> letto dal palco di Piazza Sangiovanni e ve lo riproponiamo
>
> C'è chi pensa che solo ai potenti sia dato di scrivere la storia.
> Oggi in tutto il mondo stiamo dimostrando il contrario.
>
> In tutto il mondo, oggi, stiamo dimostrando che gli uomini e le donne, i
> popoli, i cittadini e le cittadine possono riprendere in mano il proprio
> destino e decidere insieme il proprio comune futuro.
> Fermiamo la guerra. Milioni di persone, movimenti sociali, organizzazioni
> grandi e piccole in tutto il pianeta hanno risposto all'appello promosso

dal
> Forum Sociale Europeo e rilanciato nel Forum Sociale Mondiale.
>
> Dal Giappone agli Stati Uniti, dalla Russia all'Islanda, da Manila al

Cairo
> abbiamo marciato insieme. Insieme, palestinesi a Ramallah e israeliani a

Tel
> Aviv. Gli osservatori di pace di tutto il mondo a Baghdad. Oggi, siamo

parte
> della più grande manifestazione mondiale della storia dell'umanità. Per

dire
> no alla guerra all'Iraq. No, senza se e senza ma.
> Non siamo qui a fare testimonianza. Siamo qui perché questa guerra

vogliamo
> fermarla. E possiamo fermarla.
>
> Sappiamo bene che il governo degli Stati Uniti vuole questa guerra.

Sappiamo
> che Bush e i suoi alleati sono disposti a fare la guerra anche contro la
> volontà della maggioranza dei popoli del pianeta. Ma sappiamo anche che l'
> opinione pubblica ha un peso. Che i presidenti devono essere eletti. Che i
> governi hanno bisogno di voti. Lo sanno anche loro.
> Abbiamo un potere immenso, nelle nostre mani, se siamo capaci di

presentarci
> uniti. Se siamo capaci di convincere gli indecisi. Se non ci rassegniamo.

Se
> non torniamo a casa. Se non ci diamo per vinti. Se nei prossimi giorni
> continueremo ad estendere la resistenza popolare e permanente alla guerra.
> Fermiamo la guerra.
>
> Siamo tanti e diversi. Veniamo da storie, culture, pratiche e percorsi
> diversi e differenti. Oggi hanno marciato insieme i movimenti che si

battono
> contro la globalizzazione neoliberista, i movimenti per la pace, i

movimenti
> per la democrazia, partiti politici, l'associazionismo sociale, sindacati
> confederali e di base, associazionismo religioso, i social forum, le
> strutture dell'autorganizzazione, le aree antagoniste e della

disobbedienza,
> le ONG, intellettuali, operatori della comunicazione, le organizzazioni
> degli studenti, delle donne, dei migranti, e migliaia di cittadini e di
> cittadine.
> Siamo orgogliosi di tanta diversità. E' la nostra forza, perché la nostra
> convergenza è costruita sulla chiarezza. Senza ambiguità, senza
> opportunismi, siamo tutti schierati contro questa guerra, in ogni caso,
> qualsiasi istituzione la promuova o la autorizzi.
>
> Siamo qui, a dispetto delle scelte della dirigenza della RAI, il servizio
> pubblico pagato da tutti i cittadini, che ha deciso di oscurare questa
> grande manifestazione rifiutandosi di dare la diretta televisiva.
> Siamo qui per difendere l'articolo 11 della nostra Costituzione "L'Italia
> ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli

e
> come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Non erano
> sognatori, quelli che scrissero la Costituzione. Avevano visto gli orrori
> del nazifascismo, erano stati protagonisti della Resistenza, avevano visto
> le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Non si illudevano di poter

vivere
> in un mondo senza conflitti. Di fronte ai conflitti, hanno fatto una

scelta:
> non usare la guerra, usare la politica. A questa scelta di civiltà, noi ci
> sentiamo vincolati.
> Siamo qui per difendere il diritto internazionale. E il diritto
> internazionale dice che nessuno può farsi giustizia da sé. La giusta
> risposta al terrorismo non può essere la vendetta, né tantomeno la guerra
> preventiva. Non può essere la risposta di Bush dopo le Twin Towers, e
> neppure quella di Sharon. La guerra preventiva è la morte del diritto
> internazionale. La guerra preventiva è l'affermazione del dominio del più
> forte. Il governo degli Stati Uniti ha esplicitato fino in fondo il suo
> progetto di egemonia mondiale, senza regole e senza vincoli, nel documento
> sulla sicurezza nazionale nel quale si arroga il potere di muovere guerra

"a
> chiunque costituisca una minaccia per i propri interessi nazionali". A
> vivere in un futuro di barbarie, noi ci rifiutiamo.
>
> Siamo qui perché siamo convinti che la guerra non sconfigge il terrorismo.
> Il terrorismo non ha mia ragione, neanche quando si nasconde dietro le
> ragioni dell'ingiustizia sociale. Il terrorismo uccide la partecipazione,
> che è la forza dei movimenti sociali. A delegare la lotta per il
> cambiamento, non ci rassegneremo mai.
> Siamo qui per difendere la giustizia. Uno degli obiettivi della guerra è

il
> controllo del petrolio che alimenta le economie occidentali. Non è

benessere
> quello che si crea a costo della vita di milioni di persone in tutto il
> mondo. Il mondo è pieno di armi nucleari, batteriologice, chimiche, di
> distruzione di massa. Le spese militari aumentano in tutti i paesi del
> mondo, e alimentano il commercio illegale e criminale. Lo stato più armato
> del pianeta vuole fare la guerra all'Iraq in nome del disarmo. Gli USA

hanno
> speso quest'anno 500 miliardi di dollari per le armi. Ne basterebbero 13

per
> salvare dalla morte per fame milioni di persone. A un mondo così
> tremendamente ingiusto, noi ci opponiamo.
>
> Siamo qui anche contro la guerra economica, sociale e culturale che

affligge
> il pianeta, contro la globalizzazione neoliberista che produce ogni giorno
> più disoccupazione, precarietà, miseria e ingiustizia sociale.
> Siamo qui per difendere la pace. La guerra sarà vista, nei tanti sud del
> mondo, come un'altra prova dell'arroganza e della politica di potenza

dell'
> occidente. Aumenterà la spirale dell'insicurezza e della repressione,

dell'
> odio etnico e religioso. Produrrà altra violenza, altra guerra. A questo
> circolo vizioso, noi ci impegniamo a resistere.
> Siamo qui per difendere la democrazia e i diritti umani. Ci battiamo

perché
> democrazia e diritti umani siano affermati in tutto il mondo contro ogni
> dittatura e tirannia. Anche in Iraq. Ma la democrazia non si può affermare
> con l'arbitrio. Il popolo iracheno ha sofferto abbastanza. Il regime di
> Saddam è stato sostenuto e armato per anni dagli Stati Uniti. Dodici anni

di
> embargo hanno fatto il resto. All'orrore di tremila bombe lanciate su un
> popolo stremato, noi ci rivoltiamo. Così come ci rivoltiamo all'uso delle
> bombe atomiche già minacciato nei piani del Pentagono, e siamo
> particolarmente allarmati per la presenza di ordigni nucleari tattici ad
> alta penetrazione nelle basi militari in Italia.
>
> Siamo qui perché la Carta dell'ONU esclude e condanna la guerra come
> flagello dell'umanità. Nessun Consiglio di Sicurezza può legittimare

questa
> guerra. La Carta delle Nazioni Unite non lo permette. Autorizzare la

guerra
> vuol dire uccidere definitivamente l'ONU, già da anni debole, succube dei
> poteri forti, tollerante di troppe ingiustizie in tutto il mondo. Basta

con
> le complicità, basta con le doppie misure, basta con la sudditanza agli
> Stati Uniti. All'ipocrisia della comunità internazionale, noi ci

ribelliamo.
> Siamo qui, infine e soprattutto, per difendere il diritto alla vita dei
> nostri fratelli e sorelle irachene minacciate di morte dopo dodici anni di
> stenti. Vogliamo ricordarci sempre, e vogliamo ricordare a tutti, che
> saranno loro a pagare il prezzo più alto. La guerra la decidono i potenti,
> ma sono i deboli che la fanno e la subiscono. Noi la guerra la vediamo

dall'
> alto, con le immagini dei traccianti e la scia dei missili. Loro la vedono
> dal basso, ed è tutta un'altra cosa. Un razzismo strisciante, per il quale
> le vite non sono tutte uguali, impedisce di vedere la guerra con i loro
> occhi, di pensare ai loro volti e ai loro sorrisi quando parliamo di

guerra.
>
> A loro, e alle vittime mai viste di tutte le guerre dichiarate e non
> dichiarate, vi chiediamo di dedicare ora un minuto di silenzio.
>
> Siamo cittadini e cittadine di Europa. Una Europa che ancora può fermare
> questa guerra.
> Facciamo appello, insieme a tutti i movimenti europei, ai paesi che fanno
> parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU affinché si esprimano contro la
> guerra e a quelli che hanno potere di veto facciamo appello affinché
> esercitino questo potere, bloccando qualsiasi risoluzione che autorizzi l'
> attacco all'Iraq.
> Facciamo appello, come stanno facendo i movimenti europei in tutti i loro
> paesi, alle forze politiche e ai parlamentari perché in tutti i parlamenti
> nazionali si arrivi al voto prima possibile, prima che la guerra cominci.
> Facciamo appello, insieme ai movimenti europei, perché partiti e
> parlamentari si impegnino a votare contro la guerra, anche in caso di
> autorizzazione delle Nazioni Unite, e contro l'utilizzo delle basi

militari,
> contro il sorvolo degli spazi aerei nazionali e contro qualsiasi supporto
> logistico diretto o indiretto alla guerra.
> Facciamo appello perché le porte del negoziato siano tenute caparbiamente
> aperte, per arrivare a una soluzione politica e non militare della crisi.
> In molti paesi europei, come in Italia, la grandissima maggioranza della
> popolazione è contro la guerra. Chiediamo che i Parlamenti rispettino

questo
> orientamento e lo traducano in scelte coerenti.
>
> Facciamo un appello politiche e ai singoli parlamentari: a quelli che sono
> qui oggi e a quelli della maggioranza che per diversi motivi -politici,
> religiosi, di coscienza- sono contro questa guerra. Ci sentiamo di

chiedervi
> un atto di coraggio e di coerenza.
> Chiediamo un vincolo di coerenza in particolare alle forze politiche che
> hanno aderito a questa manifestazione. Ognuno si assuma le proprie
> responsabilità, nella libertà che a ciascuno compete. Ciascuno risponderà
> delle proprie azioni di fronte ai cittadini e alle cittadine di questo
> paese. Il tempo del politicismo è finito. E' tempo di chiarezza.
> Votate contro questa guerra. Fate vincere in Parlamento le ragioni della
> pace e della democrazia che nel paese hanno già vinto. Assumete la
> responsabilità di rappresentare la volontà della maggioranza dei cittadini
> italiani. Restituite al nostro paese un ruolo positivo e una dignità.
>
> A noi, movimenti sociali, associazioni, partiti politici, organizzazioni
> sindacali, esperienze religiose, strutture autorganizzate, società civile
> organizzata e diffusa, cittadini e cittadine che abbiamo condiviso la
> piattaforma di questa manifestazione, da qui rilanciamo un appello e un
> impegno comune. Mettiamo in campo tutte le nostre energie, le nostre

forze,
> le nostre intelligenze e i nostri corpi, le nostre relazioni, la nostra
> fantasia e la nostra determinazione per fermare la guerra. Costruiamo la

più
> grande esperienza di resistenza permanente alla guerra e alla macchina

della
> guerra che sia mai stata messa in campo, nel caso sciagurato che la guerra
> inizi.
>
> Facciamo appello perché andiamo avanti insieme, nel rispetto delle
> differenze, trovando il massimo possibile di unità e di convergenza,
> coordinando laddove possibile le nostre iniziative, comunicando,
> riconoscendo le pratiche diverse in un patto di solidarietà.
> Ciascuno con i propri strumenti, ciascuno con le proprie forme, ciascuno

con
> le proprie pratiche, costruiamo una rete gigantesca di iniziative e di
> azioni che provino a fermare, a intralciare, a boicottare, a mettere
> ostacoli alla guerra.
>
> Facciamo appello perché prosegua la mobilitazione di massa in ogni città,

in
> ogni quartiere, in ogni piazza del paese. Prepariamoci a rispondere all'
> appello dei pacifisti americani perché in caso di attacco tutti scendano

in
> strada. Prepariamoci a rispondere all'appello europeo per manifestazioni

di
> massa in ogni paese il primo sabato dopo l'attacco.
> Facciamo appello agli studenti perché le scuole e le università siano

ancora
> una volta al centro della mobilitazione contro la guerra. Facciamo appello
> alle associazioni dei consumatori e dei cittadini consapevoli perché
> promuovano campagne, coinvolgendo il maggior numero di persone in azioni
> quotidiane contro la guerra.
> Facciamo appello alle organizzazioni sindacali, molte delle quali sono

oggi
> in piazza qui e in tutto il mondo, affinchè rafforzino ed estendano la
> mobilitazione dei lavoratori utilizzando tutti gli strumenti possibili,
> inclusi gli scioperi.
> Facciamo appello agli operatori dell'informazione affinché rifiutino di
> essere arruolati in una guerra fatta innanzitutto di menzogne. Disobbedite
> anche voi agli ordini ingiusti, impedite che le redazioni si trasformino

in
> caserme.
> Facciamo appello perché aumenti la mobilitazione capillare per coinvolgere
> tutti e tutte. Riempiamo le finestre delle nostre città di bandiere della
> pace. In ogni casa, in ogni scuola, nei luoghi di lavoro, nelle sedi
> istituzionali, tappezziamo l'Italia di bandiere pacifiste.
>
> Facciamo appello affinché ciascuno trovi il suo modo per non obbedire all'
> ordine ingiusto di sostenere la guerra. Le pratiche della nonviolenza
> attiva, della testimonianza, del digiuno, della preghiera, della
> disobbedienza civile e sociale, della resistenza e dell'antagonismo

sociale
> hanno grandi radici e tradizioni nel nostro paese. Costruiamo una fitta

rete
> di resistenza popolare che sappia essere efficace, allargare il consenso e
> la partecipazione attiva per fermare la guerra in tutti i suoi aspetti.
> Facciamo appello perché aumenti la solidarietà concreta a fianco delle
> vittime della guerra. A fianco della popolazione civile irachena, che si
> prepara alla guerra in mezzo a mille sofferenze. A fianco del popolo
> palestinese, del popolo kurdo, del popolo afgano, dei popoli che soffrono

le
> guerre dimenticate.
>
> Noi non siamo quelli che vendono le armi ai dittatori. Noi siamo quelli

che
> da anni, nel silenzio colpevole dei governi, siamo a fianco giorno dopo
> giorno ai popoli del mondo che patiscono la guerra, la povertà, l'
> oppressione. Rilanciamo tutte le iniziative di solidarietà concreta e di
> cooperazione internazionale che la società civile mette in campo. E
> avvisiamo sin d'oggi il Governo che non parteciperemo ad iniziative
> umanitarie promosse da chi butta le bombe. I nostri soldi, li spenderemo
> bene. Salutiamo da qui i cooperanti e i volontari impegnati all'estero che
> oggi hanno fatto lo sciopero bianco contro la guerra in tutto il mondo.
>
> Facciamo appello perché si rilanci l'iniziativa politica in Medio Oriente,
> per la fine dell'occupazione in Palestina, per due popoli e due stati, per
> Gerusalemme capitale condivisa, per la pace e la democrazia in tutto il
> Kurdistan, per la vita e la libertà del presidente Ocalan e di tutti i
> leader politici, sociali, sindacali, di minoranze etniche detenuti e
> perseguitati. Noi non usiamo due pesi e due misure.
> Facciamo appello perché il sostegno alle forze democratiche che vivono
> oppressi da regimi e dittature in tutta la regione diventi priorità

politica
> per tutti, istituzioni e movimenti. Dall'Iraq all'Arabia Saudita, i

diritti
> umani, civili e politici sono negati per milioni di persone. C'è bisogno

di
> solidarietà e di impegno politico quotidiano.
>
> Facciamo appello perché si rafforzino i movimenti europei e mondiali che

con
> noi sono impegnati contro la guerra, perché si realizzi la massima
> solidarietà e sostegno al movimento pacifista negli Stati Uniti che
> rappresenta una grande speranza di cambiamento per il proprio paese e per
> tutto il mondo.
> Facciamo appello per una politica di disarmo globale sul piano militare,
> economico e sociale, per politiche di riduzione delle spese militari, per
> una riconversione dell'economia di guerra verso usi civili.
> Facciamo appello perché l'impegno assunto da tanti movimenti sociali nel
> Forum Sociale Europeo di Firenze affinché l'articolo 1 della Costituzione
> Europea contenga il ripudio della guerra come mezzo per la risoluzione

delle
> controversie internazionali divenga una grande campagna nazionale ed
> europea.
>
> Possiamo dare alla storia un altro segno. Un segno di civiltà. Un mondo
> senza guerra è possibile. Un mondo di pace, di giustizia, di diritti è
> possibile. Un altro mondo è possibile. E oggi qui lo stiamo costruendo.
> Fermiamo la guerra.
>
>
> _____________________________
>
> 3 - Un voto di pace
> ___________________________________________________________
>
>
> Ai Deputati ed ai Senatori della Repubblica Italiana
>
> Cari amici,
>
> 110 milioni di persone hanno manifestato sabato 15 febbraio nelle piazze

di
> tutto il mondo, in nome di miliardi di esseri umani di colore, lingua,
> religione, censo differenti, che non vogliono la guerra all'Iraq.
> In Italia, come in tutti i paesi europei, la grandissima maggioranza della
> popolazione è contro la guerra. Chiediamo che il Parlamento rispetti

questo
> orientamento e lo traduca in scelte coerenti.
> Facciamo appello, come stanno facendo i movimenti europei in tutti i loro
> paesi, perché in tutti i Parlamenti nazionali si arrivi al voto prima
> possibile, prima che la guerra cominci.
> Facciamo appello perché partiti e parlamentari votino contro la guerra e
> contro la concessione delle basi militari, del sorvolo aereo e di

qualsiasi
> supporto logistico diretto o indiretto anche in caso di autorizzazione del
> Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Vogliamo ricordare, qui, che
> nessun Consiglio di Sicurezza potrebbe legittimare questa guerra in
> violazione della Carta dell'ONU, che esclude e condanna la guerra come
> flagello dell'umanità. Autorizzare la guerra vuol dire uccidere
> definitivamente l'ONU, già da anni debole.
> Chiediamo un atto di coerenza, in particolare, alle forze politiche che
> hanno aderito alla manifestazione del 15 febbraio. Ognuno si assuma le
> proprie responsabilità, nella libertà che a ciascuno compete.
> Facciamo appello ai parlamentari della maggioranza che per diversi

motivi -
> politici, religiosi, di coscienza - sono contro questa guerra. Ci sentiamo
> di chiedervi un atto di coraggio e di coerenza.
> Votate contro questa guerra.
> Fate vincere in Parlamento le ragioni della pace e della democrazia che

nel
> paese hanno già vinto. Assumete la responsabilità di rappresentare la
> volontà della maggioranza dei cittadini italiani. Restituite al nostro

paese
> un ruolo positivo e una dignità.
> Il tempo del politicismo è finito. E' tempo di chiarezza
> Ciascuno risponderà delle proprie azioni di fronte ai cittadini e alle
> cittadine di questo paese.
>
> Il comitato Fermiamo la Guerra
> 17 febbraio 2003 Roma
>
> Per invitare i parlamentari a votare NO alla guerra e monitorare il loro
> comportamento:
> www.retelilliput.org
> chiedounvotodipace@???
>
>
> _____________________________
>
> 4 - Risoluzione 1441
> ___________________________________________________________
>
>
> di Ignacio Ramonet
>
> Adottata all' unanimità dai 15 membri del Consiglio di Sicurezza delle
> Nazioni Unite, riunito in sessione pubblica nella sua sede di New York
> venerdì 8 di novembre, la Risoluzione 1441 sul disarmo dell' Iraq

stabilisce
> al paragrafo 13 che "continuando a mancare ai suoi obblighi l' Iraq si
> esporrebbe a gravi conseguenze".
> In termini diplomatici "gravi conseguenze" significa intervento militare;
> vale a dire, perché sia chiaro: la 1441 autorizza esplicitamente la guerra
> contro Baghdad. Il fatto che Saddam Hussein abbia accettato senza

condizioni
> il ritorno degli ispettori non allontana, come hanno sostenuto alcuni, il
> pericolo di conflitto. La Risoluzione 1441 non dava al presidente iracheno
> nessun' altra possibilità, tant' è vero che il paragrafo 9 "esige che l'
> Iraq confermi la sua intenzione di rispettare pienamente i termini della
> presente risoluzione, e che cooperi immediatamente, incondizionatamente ed
> attivamente" con gli ispettori. Un furibondo dibattito diplomatico aveva
> fatto scontrare durante le settimane precedenti il voto di questa
> risoluzione gli Stati Uniti ed i loro principali alleati (fra cui Regno
> Unito, Italia e Spagna) con Francia, Russia, Germania e la maggior parte

dei
> paesi arabi e musulmani. La polemica è così riassumibile: Washington

voleva
> un' unica risoluzione ONU con l' autorizzazione all' uso della forza nel
> caso in cui venisse dimostrato che l' Iraq possiede armi di distruzione di
> massa. Parigi e Mosca volevano che, in tal caso, si dovesse tornare al
> Consiglio di Sicurezza per elaborare e votare una nuova risoluzione che
> autorizzasse questa volta esplicitamente l' uso della forza contro

Baghdad.
> Come si vede, il governo del presidente Bush ha avuto la meglio, infatti

la
> Risoluzione 1441 permette di fatto, da sola, un intervento militare.

Francia
> e Russia hanno finito per cedere alla formidabile pressione nordamericana

ed
> hanno dovuto accontentarsi di una frase di consolazione al paragrafo 12
> secondo la quale il Consiglio di Sicurezza "decide di riunirsi
> immediatamente dopo aver ricevuto il rapporto (degli ispettori) per
> esaminare la situazione. Ma questa nuova riunione, puramente formale, non
> sospende gli effetti della risoluzione 1441, né tanto meno spegne la luce
> verde data all' opzione bellica l' 8 di novembre.
> Così facendo le Nazioni Unite si piegano una volta di più alle esigenze di
> Washington e dimostrano che ormai bisogna aspettarsi poco da loro in

materia
> di imparzialità del diritto internazionale. L' ONU sembra essere un

arbitro
> sottomesso all' influenza del suo membro più potente ed esigente. In molte
> parti del pianeta la sua rispettabilità è ridotta ai minimi termini e la

si
> accusa di usare due pesi e due misure per i problemi del mondo, a seconda
> del fatto di essere alleati o avversari degli Stati Uniti.
> Durante alcune giornate organizzate la settimana scorsa a Madrid dal
> Comitato di solidarietà con la causa araba (www.nodo50.org/csca), ed alle
> quali hanno partecipato anche Sami Nair e Francisco Fernàndez Buey, si è
> ricordato che il governo Bush formula tre grandi accuse contro l' Iraq: 1)
> non rispetta le risoluzioni delle Nazioni Unite; 2) possiede armi di
> distruzione di massa; 3) costituisce una minaccia per i paesi vicini. Di
> conseguenza si è votata la Risoluzione 1441 e viene minacciata una guerra
> imminente.
> Ma molti partecipanti si sono chiesti perché allora non si fa lo stesso

con
> i due grandi alleati di Washington: Pakistan ed Israele, che non

rispettano
> un numero addirittura superiore di risoluzioni ONU, possiedono armi
> nucleari, chimiche e biologiche di distruzione di massa, e costituiscono

una
> minaccia molto reale per i loro vicini (indiani e palestinesi). Si è anche
> detto qualcosa di molto evidente, ma che viene perso di vista nella
> confusione imperante: non esiste nessuna prova di complicità fra gli

autori
> degli attentati dell' 11 settembre ed il regime iracheno. Nessuna. Né le
> autorità nordamericane, hanno potuto stabilire un nesso fra la rete di Al-
> Qaeda e Saddam Hussein, e non si può presentare il prossimo attacco contro
> l' Iraq come parte della "guerra contro il terrorismo internazionale".

Tutto
> conferma che il vero obbiettivo dell' assalto prossimo venturo contro
> Baghdad è il petrolio. Il resto sono tutte scuse. E l' ONU lo sa. E sa

anche
> che gli Stati Uniti attaccheranno con o senza Risoluzione 1441. La prova:

lo
> scorso 10 novembre, due giorni dopo lo storico voto del Consiglio di
> Sicurezza, Andrew Card, segretario generale della Casa Bianca, dichiarava
> davanti alla stampa: "Per agire contro l' Iraq, gli Stati Uniti non hanno
> bisogno di nessun permesso dell' Onu".
>
> Dal sito www.fermiamolaguerra.it
>
> Traduzione a cura di Daniele Di Pompeo
>
> _____________________________
>
> 5 - Essere cittadini, contro la guerra
> ___________________________________________________________
>
> di Riccardo Petrella
>
> Si dice che la guerra contro l'Iraq sia imminente. Sembra che l'Onu

calcoli
> già il numero dei morti potenziali e i milioni di persone che, in Iraq,
> soffriranno terribilmente sul piano fisico, umano e morale delle

conseguenze
> nefaste della guerra.
>
> I primi ministri e un capo di Stato di 8 Paesi europei (cinque membri
> dell'Unione Europea e tre candidati ammessi), hanno dichiarato

pubblicamente
> il loro sostegno alla guerra, in una lettera apparsa sui più importanti
> quotidiani del mondo. Uno di questi, quello del Regno Unito, è il più
> bellicoso anche se l'88% della popolazione del suo paese, stando ai
> sondaggi, è contrario alla guerra. Bella dimostrazione di come si tiene
> conto dell'opinione dei cittadini.
>
> Inevitabile, la guerra? Cosa si può fare? Al cittadino comune non resta

che
> scegliere la passività o la rassegnazione? Io che, oltretutto, sono
> funzionario europeo (dal 15 dicembre 1978) sono tenuto a un obbligo di
> riservatezza dal giorno della mia assunzione. Davanti alla mostruosità

della
> guerra, bisogna dunque tacere, o limitarsi a esprimere la propria opinione
> in privato, in famiglia? Un funzionario europeo non ha forse il diritto e

il
> dovere, in questi casi, di essere prima e sopra di ogni cosa, un

cittadino?
> Inoltre, se non è d'accordo, in tutta coscienza, con la decisione in

favore
> della guerra presa dai primi ministri dell'Unione Europea, non ha il

diritto
> di uscire da quella che definiamo «neutralità della funzione pubblica» per
> manifestare, anche pubblicamente, il proprio rifiuto della guerra,
> dimostrazione terribile dell'incapacità dei dirigenti politici di

risolvere
> civilmente gli inevitabili conflitti tra gruppi sociali, Paesi, popoli,
> Stati?
>
> L'Europa, alla quale migliaia di funzionari hanno dedicato, nel corso

degli
> ultimi cinquant'anni, le loro vite, i loro ideali, le loro speranze, non è
> quella della guerra. Questa Europa non merita che le si sacrifichi la
> propria dignità di cittadino attraverso il silenzio, fosse anche esso

d'oro
> come dicono.
>
> Approvando, anche se a stretta maggioranza, una risoluzione contro il
> ricorso alla guerra, il Parlamento europeo ha riaffermato il valore
> fondamentale della vita e della ricerca della pace, in linea con i padri
> fondatori dell'Europa unita. Questi hanno voluto la costruzione

dell'Unione
> affinché non ci fosse più guerra tra gli Europei (in particolare tra la
> Francia e la Germania). Gli Europei hanno dimostrato che l'eliminazione
> della guerra non è soltanto possibile, ma è buona e giusta, fonte di
> benessere e di felicità. In questo senso, l'Unione europea ha potuto

pensare
> di costituire un modello positivo per il resto del mondo.
>
> Con la lettera alla quale ho fatto riferimento, i più alti dirigenti
> politici degli otto paesi menzionati hanno distrutto questa formidabile
> conquista.
>
> Che i funzionari europei che lo desiderino, esprimano chiaramente e
> fermamente il loro rifiuto della guerra, oggi e domani, comunicandolo per
> iscritto agli otto dirigenti politici di cui troveranno in calce i
> riferimenti di posta elettronica o di fax. Forse questo loro piccolo
> contributo sarà di qualche utilità, non fosse che sul piano simbolico
>
> *Riccardo Petrella è Consigliere del Centro Comune di Ricerca della
> Commissione Europea, è docente di Economia politica all'Università

Cattolica
> di Louvain (Belgio) e presidente del Comitato internazionale per un
> Contratto mondiale dell'acqua
>
> Recapiti dei sottoscrittori della «lettera degli otto»:
> Tony Blair Fax : 00 44 20 78 39 90 44
> Marie-Jose Aznar Fax : 00 34 13 08 70 42
> Silvio Berlusconi Fax : 00 39 06 67 84 657 c/o Ambassadeur Giovanni
> Castellaneta
> Jose Manuel Durão Barroso Fax : 351 21 395 16 16
> Vaclav Havel Fax : 420 224 37 33 00
> Medgyessy Péter peter.medgyessy@???
> Anders Fogh Rasmussen Fax : 45 33 11 16 65 stm@???
> Leszek Miller leszek.miller@???
>
>
> ---
> Il Granello di Sabbia è realizzato da un gruppo di traduttori e

traduttrici volontari/e e dalla redazione di ATTAC Italia
redazione@???
> Riproduzione autorizzata previa citazione e segnalazione del "Granello di

Sabbia - ATTAC - http://attac.org/"