Autor: andrea cegna Data: Temat: [ssf] Il comunicato x la pace del Sup Marcos
>
>
>
> Esercito zapatista di liberazione nazionale.
> Messico.
> 15 febbraio 2003.
>
>
> Fratelli e sorelle
> dell'italia ribelle:
>
>
> Ricevete un saluto dagli uomini, donne, bambini, e anziani dell' esercito
> zapatista di liberazione nazionale. La nostra parola si fa nuvola per
> attraversare l'oceano e arrivare ai mondi che ci sono nei vostri cuori.
> Sappiamo che oggi ci saranno mobilitazioni in tutto il mondo per dire no
> alla guerra di bush contro il popolo dell'Irak!
>
> E questo bisogna dirlo proprio cosi', perche' non e' una guerra del popolo
> nordamericano, ne' e' una guerra contro Saddam Hussein.
>
>
> E' una guerra del denaro, che e' rappresentato dal signor bush (forse per
> enfatizzare che manca di ogni intelligenza). Ed e' contro l'umanita', il cui > destino e' oggi in gioco in terra irakena.
>
>
> questa e' la guerra della paura.
>
>
> Il suo obiettivo non e' abbattere Hussein in Irak. La sua meta non e' farla > finita con al qaueda. Ne' liberare il popolo irakeno. Non e' la giustizia ne > 'la democrazia ne' la liberta'cio' che anima questo terrore. E' la paura.
>
>
> La paura che l'umanita' intera si rifiuti di accettare che un poliziotto le > dica quello che deve fare, come deve farlo e quando deve farlo.
> La paura che l'umanita' si riufiuti di essere trattata come un bottino.
> La paura di questa essenza dell'essere umano che si chiama ribellione.
> La paura che i milioni di essere umani che oggi si mobilitano in tutto il
> mondo trionfino nell'innalzare la causa della pace.
>
> Perche' le bombe che saranno lanciate sul territorio irakeno, non avranno
> come vittime solo i civili irakeni, bambini, donne, uomini e anziani, la cui > morte sara' solo un incidente nel precipitoso e arbitrario passaggio di chi > chiama, dalla sua parte, dio come alibi per la distruzione e la morte.
> Chi dirige questa stupidita' (che e' appoggiata da berlusconi in italia,
> blair in inghilterra, e aznar in spagna), il signor bush, con i soldi compro > ' la potenza che pretende scaricare sul popolo irakeno.
> Perche' non bisogna dimenticare che il signor bush sta a capo della
> autoprocalamata polizia mondiale, grazie ad una frode cosi' grande che ha
> potuto essere occultata solo dai detriti delle torri gemelle a new york e
> dal sangue delle vittime degli attentati terroristici dell'11 settembre
> 2001.
>
> Ne' Hussein ne' il popolo irakeno interessano al governo nordamericano.
> Quello che gli importa e' dimostrare che puo' commettere i propri crimini in > qualunque parte del mondo, in qualunque momento e che lo puo' fare
> impunemente.
> Le bombe che cadranno in irak cercano anche di cadere in tutte le nazioni
> della terra. Vogliono cadere anche sopra ai nostri cuori e cosi'
> universalizzare la paura che portano dentro.
>
> Questa guerra e' contro tutta l'umanita' contro tutti gli uomini e le donne > oneste.
> Questa guerra vuole che abbiamo paura, che crediamo che chi ha il denaro e
> la forza militare, abbia anche la ragione.
> Questa guerra vuole che scrolliamo le spalle, che facciamo del cinismo una
> nuova religione, che rimaniamo in silenzio, che ci conformiamo, che ci
> rassegnamo, che ci arrendiamo, che dimentichiamo.
> Che ci dimentichiamo di Carlo Giuliani, il ribelle di Genova.
>
> Per noi zapatisti, uomini siamo quelli che sognano i nostri morti. E oggi i > nostri morti sognano un no ribelle!
> Per noi c'e' solo una parola degna e una azione conseguente di fronte a
> questa guerra. La parola no e l'azione ribelle.
> Per questo dobbiamo dire no alla guerra!
>
> Un no senza condizioni ne' pero'.
> Un no senza mezze tinte.
> Un no senza grigi che lo macchiano.
> Un no con tutti i colori che dipingono il mondo.
> Un no chiaro, tondo, contundente, definitivo, mondiale.
>
> Quello che e' in gioco in questa guerra e' la relazione tra il potente e il > debole. Il potente e' tale perche' ci fa deboli. Si alimenta del nostro
> lavoro, del nostro sangue. Cosi' lui ingrassa e noi deperiamo.
> In questa guerra il potente ha invocato dio dalla sua parte perche'
> accettassimo la sua potenza e la nostra debolezza come qualcosa stabilito da > un disegno divino.
> Pero' dietro questa guerra non c'e' altro dio che il dio del denaro, ne'
> altra ragione che il desiderio di morte e distruzione.
> L'unica forza del debole e' la sua dignita'. Essa lo anima a lottare per
> resistere al potente, per ribellarsi.
>
> Oggi c'e' un no che debilita il potente e fortifica il debole: il no alla
> guerra.
> Qualcuno si domandera' se la parola che convoca tanti in tutto il mondo sara > ' capace di evitare la guerra o, se gia' iniziata, a fermarla.
>
> Pero' la domanda non e' se potremo cambiare la strada assassina del potente. > No. La domanda che ci dobbiamo fare e': potremo vivere con la vergogna di
> non aver fatto tutto il possibile per evitare e fermare questa guerra?
>
> Nessun uomo e donna onesti possono rimanere in silenzio e indifferenti in
> questo momento.
>
> Tutti e tutte, ognuno con il proprio tono, col proprio modo, con la propria > lingua, con la propria azione, dobbiamo dire no!
> E se il potente vuole universalizzare la paura con la morte e la
> distruzione, noi dobbiamo universalizzare il no!
>
> Perche' il no a questa guerra e' anche un no alla paura, un no alla
> rassegnazione, un no all'oblio, un no a rinunciare ad essere umani.
>
> E' un no per l'umanita' e contro il neoliberismo.
> Desideriamo che questo no valichi le frontiere, che si faccia beffe delle
> dogane, che superi le differenze di lingua e cultura, e che unisca la parte > onesta e nobile dell'umanita', che sempre, non bisogna dimenticarlo, sara'
> la maggioranza.
> Perche' ci sono negazioni che uniscono e portano dignita'.
>
> Perche' ci sono negazioni che affermano uomini e donne nella parte migliore > di se stessi, cioe' nella loro dignita'.
> Oggi il cielo del mondo si annuvola di aerei da guerra, di missili che si
> autodefiniscono intelligenti solo per nascondere la stupidita' di chi li
> comanda e di chi come berlusconi, blair e aznar li giustificano, di
> satelliti che indicano dove c'e' vita e ci sara' morte.
> Il suolo del mondo si macchia di macchine di guerra che dovranno dipingere
> di sangue e vergogna la terra.
> Arriva la tormenta.
>
> Pero', albeggera' solo se le parole fatte nuvola per attraversare le
> frontiere, si trasformano in un no fatto pietra, e aprono una fessura nell' > oscurita', una crepa dalla quale possa passare il domani.
> Fratelli e sorelle dell'italia ribelle e degna: accettate questo no che, dal > messico,vi mandiamo noi zapatisti, i piu' piccoli.
> Permettete che il nostro no fraternizzi col vostro e con tutti i no che oggi > fioriscono in tutta la terra.
>
> Viva la ribellione che dice no!
> Muoia la morte!
>
>
> Dalle montagne del sudest messicano
>
> Per il Comitato clandestino rivoluzionario indigeno - Comando generale dell' > Esercito zapatista di liberazione Nazionale.
>
> Subcomandante insorgente Marcos.
> Messico, febbraio 2003.
> Ejercito Zapatista de Liberacion Nacional.
> Mexico.
> 15 de febrero del 2003.
>
>
> Hermanos y hermanas
> de la Italia rebelde:
>
>
> reciban ustedes un saludo de los hombres, mujeres, ninos y ancianos del
> ejercito zapatista de liberacion nacional. Nuestra palabra se hace nube para > cruzar el oceano y llegar a los mundos que hay en vuestros corazones.
>
> Sabemos que el dia de hoy se realizan movilizaciones en todo el mundo para
> decir ¡no! A la guerra de bush contra el pueblo de Irak.
>
>
> Y esto hay que decirlo asi, porque no es una guerra del pueblo
> norteamericano, ni es una guerra contra saddam husein.
>
>
> Es una guerra del dinero, que es representado por el senor bush (tal vez
> para enfatizar que carece de toda inteligencia). Y es contra la humanidad,
> cuyo destino esta hoy en juego en los suelos de irak.
>
>
> Esta es la guerra del miedo.
>
>
> Su objetivo no es derrocar a husein en irak. Su meta no es acabar con al
> qaeda. Tampoco busca liberar al pueblo iraqui. No son ni la justicia ni la
> democracia ni la libertad las que animan este terror. Es el miedo.
>
>
> El miedo a que la humanidad entera se niegue a aceptar un policia que le
> diga que debe hacer, como debe hacerlo y cuando debe hacerlo.
>
> El miedo a que la humanidad se niegue a ser tratada como un botin.
>
> El miedo a esa esencia del ser humano que se llama rebeldia.
>
> El miedo a que los millones de seres humanos que hoy se movilizan en todo el > mundo triunfen al enarbolar la causa de la paz.
>
> Porque las bombas que seran lanzadas sobre territorio iraki, no solo tendran > como victimas a los civiles iraquies, ninos, mujeres, hombres y ancianos
> cuya muerte sera solo un accidente en el atropellado y arbitrario paso de
> quien llama, de su lado, a dios como coartada para la destruccion y la
> muerte.
>
> Quien encabeza esta estupidez (que es apoyada por berlusconi en italia,
> blair en inglaterra y aznar en espana), el senor bush, con dinero compro el > poderio que pretende arrojar sobre el pueblo de irak.
>
> Porque no hay que olvidar que el senor bush esta de jefe de la
> autoproclamada policia mundial, gracias a un fraude tan grande, que solo
> pudo ser ocultado por los escombros de las torres gemelas en new york y la
> sangre de las victimas de los atentados terroristas del 11 de septiembre del > ano 2001.
>
> Ni husein ni el pueblo iraqui le importan al gobierno norteamericano. Lo que > le importa es demostrar que puede cometer sus crimenes en cualquier parte
> del mundo, en cualquier momento y que lo puede hacer impunemente.
>
> Las bombas que caeran en irak buscan tambien caer en todas las naciones de
> la tierra. Quieren caer tambien sobre nuestros corazones y asi universalizar > el miedo que llevan dentro.
>
> Esta guerra es contra toda la humanidad, contra todos los hombres y mujeres > honestos.
>
> Esta guerra busca que tengamos miedo, que creamos que aquel que tiene el
> dinero y la fuerza militar, tiene tambien la razon.
>
> Esta guerra pretende que nos encojamos de hombros, que hagamos del cinismo
> una nueva religion, que nos quedemos callados, que nos conformemos, que nos > resignemos, que nos rindamos, que olvidemos,
>
> que olvidemos a carlo giuliani, el rebelde de Genova.
>
> Para los zapatistas, los hombres somos lo que suenan nuestros muertos. Y hoy > nuestros muertos suenan un ¡no! Rebelde.
>
> Para nosotros solo hay una palabra digna y una accion consecuente frente a
> esta guerra. La palabra ¡no! Y la accion rebelde.
>
> Por eso debemos decir ¡no a la guerra!.
>
> Un ¡no! Sin condiciones ni peros.
>
> Un ¡no! Sin medias tintas.
>
> Un ¡no! Sin grises que lo manchen.
>
> Un ¡no! Con todos los colores que pintan el mundo.
>
> Un ¡no! Claro, rotundo, contundente, definitorio, mundial.
>
> Lo que esta en juego en esta guerra es la relacion entre el poderoso y el
> debil. El poderoso lo es porque nos hace debiles. Se alimenta de nuestro
> trabajo, de nuestra sangre. Asi el engorda y nosotros languidecemos.
>
> En esta guerra, el poderoso ha invocado a dios de su lado, para que
> aceptemos su poderio y nuestra debilidad como algo establecido por designio > divino.
>
> Pero detras de esta guerra no hay mas dios que el dios del dinero , ni mas
> razon que el deseo de muerte y destruccion.
>
> La unica fortaleza del debil es su dignidad. Ella lo anima a luchar para
> resistir al poderoso, para rebelarse.
>
> Hoy hay un ¡no! Que debilita al poderoso y fortalece al debil: el ¡no! A la > guerra.
>
> Alguno se preguntara si la palabra que convoca a tantos en todo el mundo
> sera capaz de evitar la guerra o, ya iniciada, de detenerla.
>
> Pero la pregunta no es si podremos cambiar el rumbo asesino del poderoso.
> No. La pregunta que nos deberiamos hacer es ¿podremos vivir con la verguenza > de no haber hecho todo lo posible por evitar y detener esta guerra?
>
> Ningun hombre y mujer honestos pueden permanecer callados e indiferentes en > este momento.
>
> Todos y todas, cada quien con su tono, con su modo, con su lengua, con su
> accion, debemos decir ¡no!.
>
> Y si el poderoso quiere universalizar el miedo con la muerte y la
> destruccion, nosotros debemos universalizar el ¡no!.
>
> Porque el ¡no! A esta guerra, es tambien un ¡no! Al miedo, ¡no! A la
> resignacion, ¡no! A la rendicion, ¡no! Al olvido, ¡no! A renunciar a ser
> humanos.
>
> Es un ¡no! Por la humanidad y contra el neoliberalismo.
>
> Deseamos que este ¡no! Traspase las fronteras, que burle las aduanas, que
> supere las diferencias de lengua y cultura, y que una a la parte honesta y
> noble de la humanidad, que siempre, no hay que olvidarlo, sera la mayoria.
>
> Porque hay negaciones que unen y dignifican.
>
> Porque hay negaciones que afirman a los hombres y mujeres en lo mejor de si > mismos, es decir, en su dignidad.
>
> Hoy el cielo del mundo se nubla de aviones de guerra, de misiles que se
> autodenominan ¡inteligentes! Solo para ocultar la estupidez de quien los
> manda y de quien, como berlusconi, blair y aznar los justifican, de
> satelites que senalan los puntos donde hay vida y habra muerte.
>
> Y el suelo del mundo se mancha de maquinas de guerra que habran de pintar de > sangre y verguenza la tierra.
>
> Se viene la tormenta.
>
> Pero solo amanecera si las palabras hechas nube para atravesar las
> fronteras, se convierten en un ¡no! Hecho piedra y le abren una rendija a la > oscuridad, una grieta por la que se pueda colar el manana.
>
> Hermanos y hermanas de la italia rebelde y digna:
>
> acepten este ¡no! Que, desde mexico, les mandamos los zapatistas, los mas
> pequenos.
>
> Permitan que nuestro ¡no! Se hermane con el vuestro y con todos los ¡no! Que > hoy florecen en toda la tierra.
>
> ¡Viva la rebeldia que dice ¡no!!
>
> ¡Muera la muerte!
> Desde las montañas del sureste mexicano.
> Por el comite clandestino revolucionario indigena-comandancia general del
> ejercito zapatista de liberacion nacional.
>
> Subcomandante insurgente Marcos.
> Mexico, febrero del 2003
>