[ssf] Cyberguerra, non violenza e software libero

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Autor: Giuseppe Venturin
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Temat: [ssf] Cyberguerra, non violenza e software libero
Riporto la notizia apparsa sulla stampa secondo cui gli USA sarebbe già
pronti a scatenare
guerre informatiche contro eventuali nemici (adesso contro Saddam, anche

se dubito che in Irak abbiano reti informatiche significative).

Dal mio punto di vista è una ragione in più per adottare software
libero; sistemi
informatici basati su software Microsoft sarebbero come burro
di fronte ad eventuali attacchi informatici USA (probabilmente i servizi
segreti
americani contribuiscono a scrivere il codice).
Viceversa i vari sw liberi (Linux, GNU,...) sono meno attaccabili.

Come pensate si possa classificare una guerra informatica o uno
scontro informatico (sia operato da grossi poteri militari/economici
che all'inverso da gruppi di opposizione a questi) secondo
le categorie della non violenza ?

Non è a mio avviso semplice giungere ad una conclusione.

Certo che se le guerre invece che essere combattute militarmente
fossero combattute con i PC sarebbe già un passo avanti.

Beppe

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Bush, una direttiva segreta per la «cyberguerra»

7 febbraio 2003 www.lastampa.it

Il Presidente Usa George Bush Jr. ha firmato - annuncia il Washington
Post - una direttiva segreta che ordina al governo di mettere a punto,
per la prima volta, un piano per la cyber-guerra, la guerra informatica.

La Direttiva Presidenziale sulla Sicurezza Nazionale n. 16, firmata in
segreto da Bush, chiede all'esecutivo di preparare un piano che
specifichi alcune linee guida della guerra nel cyberspazio. In sostanza
si tratta di stabilire come e in quali circostanze gli Stati Uniti
potrebbero o dovrebbero lanciare offensive informatiche contro le reti
informatiche di paesi nemici.

Secondo le fonti dell'amministrazione Bush citate dal Washington Post,
l'ordine per la Direttiva Presidenziale per la Sicurezza Nazionale n. 16
è stato firmato in luglio ma non era stato finora reso pubblico. Le
linee guida della direttiva vengono ora preparate mentre circolano voci
che il Pentagono stia considerando operazioni informatiche offensive
contro l'Iraq, in caso di guerra.

«Qualunque cosa accadrà in Iraq - assicura una fonte - potete star
sicuri che sarebbero seguite tutte le appropriate procedure di
approvazione per le cyberoperazioni». La fonte tuttavia rifiuta di
confermare se i piani per l'attacco informatico all'Iraq esistano
davvero.

Secondo diversi funzionari dell'amministrazione, gli Stati Uniti non
hanno mai condotto un cyberattacco strategico su larga scala; il
Pentagono ha però incentivato lo sviluppo di cyberarmi, in vista di un
futuro in cui i chip potrebbero sostituirsi alle bombe, e inaugurare una
nuova era: quella di una guerra silenziosa, senza spargimenti di sangue.
Gli strateghi della cyberguerra invece di rischiare soldati e aerei
siederebbero al computer e invaderebbero i netowork stranieri,
disabilitando i radar, le installazioni elettroniche, i servizi
telefonici.

Secondo il Post, molti specialisti affermano che non è fantascienza; le
cyberarmi avrebbero grandi potenzialità di cambiare il concetto di
guerra, ma fino ad oggi sarebbero mancate proprio le linee guida
presidenziali per decidere le circostanze in cui gli attacchi sarebbero
sferrati, chi dovrebbe autorizzarli e condurli, quali bersagli sarebbero
da considerarsi legittimi.

Quanto alla fattibilità della cosa in sé, non ci sono dubbi. «Abbiamo le
capacità, abbiamo le organizzazioni; non abbiamo ancora una strategia
elaborata, una dottrina, delle procedure» ha detto al Post Richard A.
Clarke, che la settimana scorsa ha dato le dimissioni dal posto di
consigliere speciale del presidente Bush sulla sicurezza cybernautica.

Tuttavia, e nonostante mesi di discussioni fra Pentagono, Cia, Fbi e
l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale, secondo i funzionari citati dal
Post sono molti i punti ancora in dubbio. «C'è stato un primo passo del
presidente per dire che abbiamo bisogno di linee guida sull'argomento»
dicono le fonti, «Stiamo cercando di essere esaustivi e preveggenti.
Immagino che questo processo terminerà con una nuova direttiva, la prima
del suo genere, che getterà le basi».

Secondo il Post, il tipo e la quantità di cyberarmi a disposizione degli
usa sono uno dei segreti nazionali più gelosamente sorvegliati; molti
dei programmi sono noti solo a gruppi ristretti e proprio questo bisogno
di segretezza ha impedito in passato che venisse abbozzata una strategia
generale.

Il mese scorso, in un primo sforzo di consultare esperti esterni al
governo, la Casa Bianca ha aiutato l'organizzazione di un meeting
all'MTI, il Massacusetts Institute of Technology, che ha richiamato una
cinquantina di partecipanti dal governo, dal mondo accademico e dalle
industrie.

Molti dei participanti hanno però sollevato una obiezione di fondo: la
cyberguerra sarebbe rischiosa, perché l'enorme dipendenza degli Stati
Uniti dall'informatica rende il paese particolarmente vulnerabile a una
controffensiva.