[ssf] I: appello per il Venezuela

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Autor: marco1
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Asunto: [ssf] I: appello per il Venezuela
Un'altra questione aperta sulla quale riflettere in questi giorni

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Sent: Monday, December 23, 2002 1:57 PM
Subject: appello Girardi per Venezzuela


> Vi proponiamo un appello scritto da Giulio Girardi per il quale stiamo
> raccogliendo le firme di esponenti politici, di movimento, della cultura e
> di chiunque voglia firmarlo. L'invito è naturalmente di farlo girare (lo
> trovate anche in allegato) e di sottoscriverlo.
>
>
> LA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA DEL VENEZUELA, SEGNO DI CONTRADDIZIONE PER
> L'EUROPA E PER GLI EUROPEI
>
> Si sta consumando, nell'indifferenza e nel silenzio del mondo, un crimine
> contro l'umanità: il soffocamento della speranza dei poveri, rappresentata
> in Venezuela dalla rivoluzione bolivariana e dal presidente Chávez.
> Il silenzio che avvolge e nasconde questa battaglia è dovuto in larga

misura
> alla complicità dei mezzi di comunicazione di massa, del Venezuela e del
> mondo, controllati dal capitale nazionale e transnazionale, che

presentano
> della situazione un'immagine rovesciata, secondo cui un popolo oppresso si
> starebbe ribellando ad un presidente violento e repressivo.
> Ma vi è un motivo più profondo di questo silenzio. Mentre nei confronti
> dell'Afghanistan o dell'Iraq, è possibile fornire all'aggressione, di

fronte
> all'opinione pubblica, un'apparente giustificazione, nessuna

giustificazione
> gl'impresari venezuelani ed i loro complici gli Stati Uniti possono

fornire
> alla loro aggressione. Anche quando i manifestanti antichavisti gridano
> rabbiosamente per le strade "che se ne vada! Che se ne vada il contadino!"
> non riescono mai a dire perché.
> Mentre infatti l'Iraq rappresenta apparentemente una minaccia, il

Venezuela
> non minaccia nessuno,ma è minacciato esso stesso all'interno ed
> all'esterno. Mentre Sadam Hussein può essere a buon diritto denunciato

come
> dittatore, Chávez è un presidente democraticamente e ripetutamente eletto.
> E' un presidente amato dalla maggioranza, che una vasta insurrezione
> popolare ha liberato dalle mani dei golpisti. Bisogna essere ciechi per

non
> vederlo. Le minacce alla democrazia vengono solo dagli aggressori.
> Ma anche se i manifestanti antichavisti ed i loro complici imperiali non
> osano fornire una giustificazione della loro condanna, per i venezuelani
> queste ragioni sono chiare:
>
> * Se ne vada perché è spudoratamente schierato dalla parte dei poveri del
> paese; perché proclama i diritti degli indigeni e delle donne; perché
> colpisce temerariamente gli interessi dei miliardari.
> * Se ne vada perché è egli stesso di origine popolare, ed è quindi un
> intruso nelle sfere del potere.
> * Se ne vada perché ha la pretesa di nazionalizzare le ricchezze

petrolifere
> del Venezuela, per metterle al servizio di tutti, invece di lasciarle

nelle
> mani dei legittimi proprietari, i ricchi del paese ed i loro alleati
> imperiali.
> * Se ne vada, perché è amico di Cuba ed inviso agli Stati Uniti.
>
> Ma se queste sono le vere giustificazioni di quella mobilitazione, allora,
> per l'Europa in costruzione, sarebbe una gravissima responsabilità

storica,
> tacere di fronte a questo crimine. Sarebbe un atteggiamento imperdonabile

di
> complicità e di servilismo nei confronti del grande fratello. Sarebbe il
> segno evidente che l'Europa in costruzione è incapace di proporre al

mondo,
> oltre una nuova moneta, un nuovo ed autonomo progetto di civiltà; che
> l'Europa non appartiene al mondo nuovo in costruzione ma alle rovine del
> vecchio disordine imperiale.Perché la rivoluzione venezuelana è per noi un
> segno di contraddizione, che impone all'Europa di prendere partito e di
> rendere chiaro a se stessa ed al mondo il suo progetto di civiltà.
> Ma la rivoluzione venezuelana non è solo un segno di contraddizione per
> l'Europa in generale; lo è anche per ciascuno degli europei e per ciascuna
> delle europee. In effetti, per ognuno ed ognuna di noi schierarsi in

questa
> battaglia cruciale significa decidere se, nel presente contesto

geopolitica,
> siamo dalla parte dell'impero o dalla parte dei popoli e della loro
> autodeterminazione; se siamo dalla parte delle minoranze privilegiate o
> delle maggioranze emarginate; se siamo per un mondo lacerato da lotte
> fratricide o per un mondo animato dalla solidarietà liberatrice.
> Quanto dire che schierarci nei confronti del dramma venezuelano non è per
> noi solo una scelta politica e geopolitica: è anche una scelta di vita.
> GIULIO GIRARDI
>
>
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