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Autor: Patrizio Beraldo
Data:  
Temat: [ssf] news
mi pare interessante... ciao,

        Patrizio.

>>>>>>


Messaggio: 1
     Data: Wed,  4 Dec 2002 12:38:54 +0100
       Da: "fabiocchi@???" <fabiocchi@???>
  Oggetto: Lo stato della popolazione globale


Lo stato della popolazione
MARINA FORTI Il Manifesto
Bisogna cercare bene per trovare cifre globali, nell'annuale rapporto
del Fondo delle Nazioni unite per la popolazione (Unfpa): e infatti la
cosa più interessante non è sapere che sul pianeta abitano 6,2 miliardi
di umani, o indovinare se nel 2050 saremo 9 miliardi e qualcosa (le
proiezioni sono incerte tanto più si allontana l'orizzonte temporale).
Il rapporto «Lo stato della popolazione nel mondo 2002», presentato
ieri in tutto il mondo, parla piuttosto di lotta alla povertà:
migliorare la salute riproduttiva, e più in generale la salute e
l'istruzione e la vita delle donne, sono elementi essenziali di questa
lotta. L'Unfpa fa riferimento agli «obiettivi di sviluppo per il
millennio» enunciati dall'assemblea straordinaria dell'Onu nel 2000:
sradicare la povertà estrema, istruzione primaria per tutti,
eguaglianza tra donne e uomini, ridurre la mortalità infantile e
migliorare la salute materna, lotta all'Aids, sostenibilità ambientale,
partenariato globale per lo sviluppo. L'intero rapporto dunque gira
attorno a una chiave di lettura: la correlazione tra la fecondità e gli
indicatori dello sviluppo. I paesi più poveri (in termini di reddito
pro capite), leggiamo, sono quelli dove la popolazione è triplicata dal
1955 e probabilmente triplicherà ancora nei prossimi 50 anni (passando
da 600 milioni di persone nel 1995 a 1,8 miliardi); i livelli più alti
di povertà coincidono con cattivo stato di salute della popolazione e
con alta fecondità. Al contrario, a partire dal 1970 i livelli di
produttività, risparmio e redditività degli investimenti sono stati più
alti nei paesi in via di sviluppo dove si registrano i tassi di
fecondità più bassi e la crescita demografica più lenta. Ma tutto
questo è legato agli investimenti in salute, istruzione e uguaglianza
di genere: «Il filo conduttore è l'empowerment delle donne: migliorare
la condizione femminile non è solo un obiettivo in sé ma è anche la
chiave dello sviluppo», fa notare Daniela Colombo, presidente
dell'Aidos (l'Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo cura
l'edizione italiana del rapporto Unfpa).

L'Unfpa sottolinea che quasi un terzo del calo della fecondità mondiale
tra il 1972 e il `94 è dovuto ai programmi di pianificazione familiare
e assistenza alla popolazione. L'investimento in salute, istruzione e
servizi per la «salute riproduttiva» - la salute di madri e figli, la
contraccezione - «consentono finalmente di scegliere», e l'assunto
generale è che le persone, quando possono davvero scegliere, optano per
nuclei familiari più piccoli.

L'Unfpa cerca di quantificare il vantaggio di una crescita demografica
lenta in termini di crescita economica: stima ad esempio che un quinto
della crescita economica dell'Estremo oriente tra il 1960 e il `95 sia
da attribuire alla riduzione del tasso di fecondità... Il reddito però
non è l'unica misura della povertà («né la crescita economica da sola
potrà eliminarla», afferma l'Unfpa). Salute precaria, analfabetismo,
emarginazione sociale, discriminazione di genere contribuiscono alla
povertà. E poi, più donne che uomini vivono in povertà: effetto della
discriminazione nell'accesso a cibo, istruzione, salute, e delle
barriere alla partecipazione economica e sociale, e del fatto che oltre
metà del tempo passato dalle donne a lavorare non è riconosciuto né
quantificato. La morte per parto resta un rischio altissimo - mezzo
milione di donne ogni anno ne è vittima.

Per l'Unfpa il punto è come tradurre tutto questo nelle politiche di
aiuti allo sviluppo. Nel 1994 la Conferenza mondiale del Cairo sulla
popolazione aveva enunciato l'obiettivo di garantire l'accesso
universale alla salute riproduttiva entro il 2015: ciò significa
servizi gratuiti, sovvensioni alle cure, piani previdenziali, tariffe a
scalare. Quella Conferenza aveva anche impegnato i paesi ricchi a
mettere un terzo dei 17 miliardi di dollari annuali giudicati necessari
alla salute riproduttiva di base, e il resto dai paesi in via di
sviluppo. Invece, nel 2000 la spesa totale ha raggiunto quasi 11
miliardi (6 meno dell'obiettivo), di cui meno di un quarto messi dai
paesi ricchi...