[ssf] [ssf(yahoo)] no alle privatizzazioni

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Autor: Stefano Pistone
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Temat: [ssf] [ssf(yahoo)] no alle privatizzazioni
Cos'ha votato Una città per tutti?
Tra l'altro vogliono fare lo stesso con il teatro di Saronno. Lo stesso sarà
una società per azioni (49% ai privati e 51%); inoltre, attraverso
un'operazione e vergognosa, ma evidentemente in qualche modo legale, il
soggetto teatro può apparire giuridicamente come società senza scopo di
lucro e accedere a fondi europei e ministeriali. Tutto ciò è stato detto
durante un'assemblea pubblica e credo che anche questo provvedimento sia
stato approvato più o meno all'unanimità dal consiglio comunale.
Qualcuno può chiarire anche questa faccenda e dirmi se qualche consigliere
comunale si è opposto, per favore o quantomeno ha sottolineato la ben magra
eticità di quest'opera?






>From: "paolaefranco" <paolaefranco@???>
>Reply-To: forumsaronnese@???
>To: "saronno sf" <saronno-sf@???>
>Subject: [ssf] [ssf(yahoo)] no alle privatizzazioni
>Date: Sat, 26 Oct 2002 23:49:12 +0200
>
>Il consiglio comunale di giovedi ha deliberato la trasformazione della
>Saronno servizi in spa con un capitale sociale di 4 milioni di euro, la
>possibilità che i privati possano acquisire il 49% della società, nessun
>vincolo alla distribuzione degli utili, la possibilità di nominare un
>amministratore delegato etc.
>centrodestra e centrosinistra hanno vortato compatti a favore
>unico voto contrario quello di Marco Strda per il PRC
>di seguito un contributo sulla questione
>ciao
>franco
>La questione della privatizzazione dei servizi idrici come un possibile
>spartiacque nel movimento e nella sinistra
>Acqua mercificata, privatizzata e consegnata alle multinazionali
>Una battaglia per il movimento
>Da parecchio tempo stiamo parlando di acqua, cerchiamo di "raccontarla" e
>farla "capire" non solo alla gente impegnata nei movimenti e a quella
>"normale", ma ai molti politici in particolare di centro sinistra che, in
>questi anni di ideologica ubriacatura privatistica, hanno creato le
>condizioni per le quali tutta l'acqua potabile di questo nostro paese sarà
>mercificata, privatizzata e consegnata nelle mani di 5 o 6 multinazionali.
>Non nascondiamoci la realtà: il percorso istituzionale, se non subentrano
>forti reazioni, è già inesorabilmente tracciato dagli artt. 35 e 25 della
>finanziaria 2002. E non scordiamoci mai neppure che ciò sta avvenendo in un
>contesto nel quale in tutto il pianeta sono in corso le medesime operazioni
>governate dai trattati Gat dell'Omc e dai negoziati di Doha.
>
>Ecco, e adesso provate a pensare a questo scenario: tutta l'acqua del
>pianeta nelle mani di poche Vivendi o Lyonnes des eaux.. o Nestlè, Danone,
>Coca Cola. Considero un incubo il solo pensarci, eppure torno a ripeterlo,
>questa è la realissima e concretissima prospettiva. Orbene, in Italia in
>questi giorni siamo al dunque, in tutti consigli comunali si vota se
>trasformare i servizi idrici in Spa. Perciò ci siamo posti la domanda,
>forse "raccontare" l'acqua non basta più ed inoltre il 2002 ha reso palesi
>molte cose. Mi permettete di metterle in fila?
>
> 1.. La siccità prima e l'alluvione poi, hanno reso palese quanto andiamo
>dicendo da tempo sui problemi epocali, strategici e di modello di sviluppo,
>derivanti e connessi alla crisi idrica del pianeta. L'acqua è diventata un
>problema per il nostro mondo. Vi ricordate la Puglia? Si è rischiato il
>conflitto tra contadini, lavoratori dell'Ilva, cittadini e operatori del
>turismo.
> L'acqua non regge più i moderni modelli agricoli idroesigenti chimico
>dipendenti, non regge più i consumi industriali e domestici e non regge gli
>sprechi dei campi da golf e delle piscine.
> 2.. Lo scandalo delle multinazionali nate dalle privatizzazioni dei
>servizi: Enron e Vivendi, hanno reso altrettanto palese con le loro
>criminose imprese, cosa significhi consegnare il più prezioso ed
>indispensabile dei beni comuni agli appetiti del mercato.
> 3.. La finanziaria del 2002 con gli art. 35 e 25 ha reso obbligatoria
>agli enti locali la trasformazione in Spa, delle aziende speciali e dei
>consorzi che gestiscono i servizi idrici, passaggio questo che renderà
>obbligatoria la totale privatizzazione successiva. Questo berlusconiano
>provvedimento, incostituzionale, votato anche dal centro sinistra, nel più
>totale silenzio dei partiti e dei media, rende l'Italia l'unico paese
>Europeo (nemmeno la Thachter osò tanto) ad aver introdotto l'obbligatorietà
>della privatizzazione dell'acqua, creando un precedente, non da poco.
> 4.. Ed infine c'è stato il Summit delle Nazioni Unite di Johannesburg.
>Sappiamo che il Summit può essere considerato un enorme negoziato, dove si
>scambia di tutto: ambiente con sviluppo, diritti con businnes, vincoli con
>libertà commerciali ecc., però non credo possa essere valutato incolonnando
>da una parte o dall'altra, il "positivo e il negativo". Alla fine io credo
>occorra, cogliere quella cosa, che dà il segno a tutto l'evento. Ebbene a
>Johannesburg, quella cosa è stato il diritto umano che si è giocato
>prevalentemente attorno all'acqua e ai servizi sanitari. Il diritto umano,
>con Johannesburg, esce di scena e con ciò sembra declinare un lungo
>percorso della storia politico- sociale dell'umanità. Questa umanità che
>nel tentativo di affermare questo diritto, darle istituzioni e ordinamenti
>rappresentativi che lo garantissero e sanzionassero, ha scritto molte delle
>pagine della propria "narrazione", come direbbe Riccardo Petrella. Il
>diritto umano è il grande "incompiuto" del 1900, ma è sempre rimasto
>protagonista sullo sfondo, come obiettivo da realizzare o come richiamo o
>cultura a cui uniformare le azioni e le leggi ed istituzioni.
>Ecco, a Johannesburg molto si è speso nell'impedire che l'accesso all'acqua
>e ai servizi sanitari fosse riconosciuto come diritto umano. I diritti non
>ci sono più, tutto è delegato al mercato e alla partnerschip tra pubblico e
>multinazionali E' conseguente che questo ricorrente motivo di fondo diventi
>inevitabilmente la sostanza politica del Summit. Una sostanza che annulla
>decine di summit dell'Onu, ma ancor più cancella nei fatti, la
>Dichiarazione Universale dei Diritti Umani scritta, voluta e votata
>dall'assemblea delle Nazioni Unite nel 1948, alla fine di una sanguinosa
>guerra mondiale.
>
>Ecco perché a Johannesburg assieme ai diritti umani, ai diritti ambientali
>e di tutti gli esseri viventi, esce di scena l'Onu che non ha saputo
>difendere la sua principale carta costitutiva.
>
>A questo punto vorrei tirare alcune considerazioni.
>
> a.. Credo che nessun amministratore possa far finta di ignorare
>l'evidenza dei fatti che il 2002 ci ha posto drammaticamente di fronte e
>fingere di non sapere quale peso e valore assume il proprio voto.
> b.. Credo che nessun politico possa continuare a ragionare attorno a
>questi problemi, come se fossero contingenti e locali o possa trincerarsi
>dietro ad argomenti come il mantenimento della maggioranza del pacchetto
>azionario in mani pubbliche come dimostrazione della sua volontà di
>limitare la privatizzazione.
> c.. Credo che sia anche ora di smetterla con gli elogi e le
>dichiarazioni di simpatia ed adesione al Manifesto per l'Acqua bene comune
>ed alla Carta dei Comuni per l'Acqua e poi votare tranquillamente la
>trasformazione del servizio idrico in Spa.
>La Spa è il passaggio che inesorabilmente ci porta diritti nella
>privatizzazione. E sappiamo tutti benissimo che se non c'è una volontà
>politica che si esprime con atti pubblici ed istituzionali chiari e
>coraggiosi ciò avverrà in tempi brevi. Così come sappiamo tutti benissimo
>che una volta formatesi le holding dell'acqua vecchie e nuove, qui nei
>nostri paesi opulenti, una volta che avranno attirato azionisti ed
>investitori con la garanzia del businnes, le stesse, con i medesimi nomi,
>andranno all'assalto dell'acqua dei paesi della miseria. Pensiamoci. Niente
>obbliga l'amministratore italiano a votare il passaggio a Spa e alla
>privatizzazione dell'acqua. Se non l'art. 35 che è incostituzionale e la
>propria coscienza politica. Pensiamoci. E permettetemi di concludere
>rivolgendovi presuntuosamente l'invito a pensarci e possibilmente a
>rispondere, un po' a tutti i nuovi protagonisti della scena politica.
>
>Ci pensi il movimento dei movimenti e ci pensi Rifondazione Comunista se
>intendono porre la questione della privatizzazione dei servizi idrici come
>un possibile spartiacque del movimento stesso, anche in vista del Forum
>Europeo. Ci pensino i Verdi e le associazioni ambientaliste e diano, se è
>possibile, delle risposte pubbliche il più chiare possibili alla domanda:
>l'acqua è per loro un diritto umano e un bene comune? Sono d'accordo di
>privatizzarla? Ci pensi il movimento dei girotondi e ci pensino i suoi
>dirigenti, quando parlano di Diritto, di Legalità e di Giustizia.
>
>Ci pensi il sindacato e ci pensi il suo ex leader che si accinge a divenire
>l'alternativa al centro destra, con l'aiuto anche di parte del movimento
>dei movimenti, al quale vorrei rivolgere una domanda: perché ciò che si
>agita dietro all'articolo 18, viene considerato una inaccettabile
>mercificazione del diritto al lavoro e un attentato alla civiltà, ed io
>sono più che mai d'accordo, mentre il diritto all'acqua, e la sua
>mercificazione, non sono argomenti di indignazione e pronunciamenti?
>
>Domanda: E' ancora possibile nel nostro paese resistere? Sì! E' possibile
>organizzare le file, dare battaglia nella nuova finanziaria, costituire il
>gruppo dei parlamentari per l'acqua, dei consiglieri per l'acqua, unire
>movimento ed iniziativa istituzionale.
>
>A Porto Alegre parlamentari e amministratori votarono un documento che li
>impegnava tutti ad una battaglia contro la privatizzazione dei servizi
>pubblici, in particolare dell'acqua.
>
>Bene che ne è dell'impegno? Qualcuno più autorevole del sottoscritto
>dovrebbe chiederlo.
>
>Emilio Molinari
>Vice presidente del contratto mondiale sull'acqua
>Milano, 23 ottobre 2002
>da "Liberazione"
>
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