[ssf] non sia mai guerra

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Autor: Marco Schiaffino
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Temat: [ssf] non sia mai guerra
Prendo spunto dalla mail di Patrizio...

Guerra e Nonviolenza non sono due facce della stessa medaglia. L'opposizione
alle attuali logiche di guerra è politica prima (e oltre) che un problema di
coscienza. 1989, cade il muro di Berlino in conseguenza dello sgretolamento
del blocco sovieticoÈ. Scomparso il "cattivo" comunista sovietico, la
macchina di guerra occidentale si trova però spiazzata. Un sistema che ha
sempre vissuto una commistione tra guerra ed economia perde ogni punto di
riferimento, perde stimoli e viene travolto dalla sua stessa ideologia. Una
volta assunto a principio universalmente accettato, il liberismo mostra
tutti i suoi limiti, minacciando il benessere degli stessi USA. In assenza
di politiche protezionistiche (fino a quel momento garantite dalla guerra
fredda con l'URSS) il sistema scricchiola, i rapporti con i paesi del sud
del mondo evidenziano incongruenze e incoerenze della politica economica
occidentale. Urgono nuovi nemici, nuove crociate nel cui nome si possano
giustificare privilegi e mantenimento dei "vecchi" rapporti di forza.

Il 1991 è tappa fondamentale nella nascita della nuova strategia: il primo
conflitto nel golfo aveva come causa scatenante un'invasione, un atto di
guerra contro uno stato sovrano che ha indignato tutta la società. USA e
alleati si schierano dietro la bandiera ONU e intervengono contro l'Iraq. La
guerra, però, va oltre gli obiettivi annunciati: l'Iraq si trasforma in una
nazione a sovranità limitata, tagliata in due dalla "no-fly zone" targata
USA e GB, che ottengono un formidabile strumento di controllo sulla nazione
che detiene il 10% delle riserve petrolifere in ambito OPEC. Il gioco si
ripete in Somalia e in Kossovo, elemento scatenante ancora una volta è
l'accesso alle riserve energetiche (per Kossovo si parla del famoso
corridoio 8, se invece qualcuno avesse dei dubbi sull'esistenza fdi
giacimenti in Somalia provi a fare una ricerca su Google usando "Somalia,
Agip, Elf, Chevron, etc etc...", poi ne riparliamo).

Gli anni 90 trascorrono tra una guerra umanitaria e l'altra, lasciando che
le più grandi tragedie
umanitarie (Sierra Leone, Ruanda) si consumino nell'indifferenza e
nell'inattività di ONU e poliziotti mondiali vari. E arriviamo così alla
panacea di
tutti i mali: l'11 settembre.

Grazie ai 2800 morti delle torri (ricordiamo che in Iraq, per le conseguenze
dell'embargo, muoiono 350 bambini al giorno), Al Qaeda diventa il prototipo
del "nemico ideale". Nessun territorio riconosciuto (secondo gli USA copre
Afghanistan, Yemen, Iraq, Iran, Somalia, Indonesia e più o meno qualisasi
altro paese che grondi petrolio), nessuna rappresentanza diplomatica che
possa rappresentare un ostacolo o un freno allo scontro, un'immagine
perfetta di "cattivo" da propinare all'opinione pubblica. La crociata è
cominciata, e con essa l'amministrazione Bush partorisce il più grande
abominio mai concepito tra le pur stravaganti teorie che hanno inquinato il
diritto internazionale: l'intervento preventivo. In vurtù della loro forza,
gli USA si arrogano il diritto di attaccare chiunque possa rappresentare una
minaccia per i loro interessi.

Perchè tutta questa sparata? Semplice: per ricordare tutto ciò che
accompagna il "no alla guerra". Una posizione che si può riassumere come il
"rifiuto della guerra come strumento per la risoluzione dei conflitti
internazionali", dettata dall'aspirazione a un vero assetto informato alla
"Giustizia". In ultima analisi, la conferma che la Politica (e anche qui la
maiuscola ha un preciso significato) è elemento fondamentale per elaborare
qualsiasi giudizio, ed è il vero collante di un movimento che trova
espressione anhe nel Forum Sociale Saronnese. Lanciarsi in analisi e
discussioni sul significato della guerra e sull'innata (?) indole violenta
dell'uomo è un bell'esercizio dialettico, ma poco produttivo per quanto
riguarda l'azione che si vuole mettere in campo contro la guerra globale
permanente. Non stiamo combattendo (sigh) contro un gesto insensato di
barbarie, ma contro un sistema ben progettato ed oliato che macina carne
umana al fine di perpetuare l'ordine mondiale. Dimenticare questa
(preponderante) dimensione del problema guerra sarebbe imperdonabile. Un
mondo diverso è possibile.

Marco(s)


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