[Retenowar] Fwd: Popoff Quotidiano. Si scrive Cpt, Cie, Cara…

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Author: Alessio Di Florio
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Subject: [Retenowar] Fwd: Popoff Quotidiano. Si scrive Cpt, Cie, Cara, Hotspot. Si legge guerra ai migranti
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Si scrive Cpt, Cie, Cara, Hotspot. Si legge guerra ai migranti 17 febbraio
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*Il sequestro di sette centri per migranti in provincia di Avellino per
alcune ore ha scandalizzato i cronisti. Ma non è nulla di nuovo, sono quasi
vent’anni che si denunciano le condizioni in cui sono detenuti i migranti*

[image: 2_n-1]

Sequestrati sette centri per migranti in provincia di Avellino. Cibo
scadente, strutture fatiscenti, scarse condizioni igienico-sanitarie, una
realtà emersa da una serie di esposti della CGIL. La notizia, in breve, è
questa. Stupore, imbarazzo, scarsa convinzione (non è il titolo in
primissimo piano nelle prime pagine o la prima notizia del telegiornale per
nessuno …), si sottolinea possibili collegamenti con Mafia Capitale, perché
una delle società coinvolte nella gestione dei centri sequestrati vi
sarebbe stata coinvolta, ma anche i “giornali di centrodestra” non hanno
potuto non riportarla. Stavolta la storiella dei “clandestini” e dei
“profughi” alloggiati in hotel di lusso non è di casa. Sarà per questo che
sui social network i due maggiori “leader” della destra italica, sempre
attivi sul “dare notizie”, non sembrano neanche essersi accorti di quanto
accaduto.

Ma, al di là di propaganda, strumentalizzazioni, xenofobia, allarmismi
mediatici e politici la realtà è questa. Quanto accaduto ad Avellino è solo
l’ultimo episodio di un libro nerissimo che racconta di lager, abusi,
violenze e tanto altro nei centri nati con la legge Turco-Napolitano,
confermati dalla Bossi-Fini e modificati nel maggio 2008, quando Maroni era
appena diventato Ministro dell’Interno. Nei mesi scorsi l’Espresso,
terrelibere.org e un rapporto di Asgi, Oxfam e A Buon Diritto hanno
denunciato la situazione negli hotspot, tanto richiesti dall’Europa e
sbandierati da Alfano e Renzi, dove non viene minimamente garantito il
diritto all’asilo politico (su Popoff lo abbiamo riportato in un articolo
di Giovanna Vaccaro
http://popoffquotidiano.it/2015/12/16/approccio-hotspot-cosi-la-fortezza-europa-respinge-uomini-e-diritti/
e in un’intervista al prof. Fulvio Vassallo Paleologo
http://popoffquotidiano.it/2015/10/09/gli-hotspot-in-sicilia-laboratorio-europeo-sulla-pelle-dei-migranti/
). Sul Cara di Mineo, definito nel dicembre 2011 una “vergogna italiana” da
Antonio Mazzeo, la Rete Antirazzista negli anni ha documentato che alla
terribile situazione di indigenza si sono accompagnati persino caporalato e
sfruttamento della prostituzione.

Tra i casi più significativi sicuramente può essere citato il centro
“Regina Pacis”, gestito per anni da don Cesare Lodeserto, per alcuni anni
anche segretario particolare dell’allora arcivescovo di Lecce Cosmo Ruppi.
Il documentario del regista RAI Stefano Mencherini “Mare Nostrum”, mai
trasmesso dal servizio pubblico nonostante anni fa fu richiesto anche da
una campagna sull’informazione sociale lanciata da PeaceLink, Articolo21 e
Melting Pot e che ebbe tantissime adesioni, portò all’apertura di quattro
procedimenti giudiziari nei confronti di Lodeserto. Il centro chiuse
definitivamente nel 2006, mentre i procedimenti nei confronti di Lodeserto
hanno avuto destini diversi. A due assoluzioni e una prescrizione si sono
aggiunte condanne per “sequestro di persona”, “minacce”, “truffa aggravata
ai danni dello Stato” e “simulazione di reato”. Ma, resero noto nel 2011
due interrogazioni parlamentari, Lodeserto si è trasferito in Moldavia dove
continua a gestire altri progetti della Fondazione “Regina Pacis”. L’anno
prima Stefano Mencherini aveva denunciato che in Moldavia Lodeserto
collabora anche con l’ambasciata italiana e “praticamente gestisce
l’ufficio visti del consolato” (
http://www.stefanomencherini.org/ita/index.php?option=com_content&task=view&id=102&Itemid=26
).

Il CIE costruito a Lampedusa nel 2009 risultò essere addirittura abusivo in
quanto mancavano alcune autorizzazioni per alcuni lavori. Nello stesso anno
emerse la storia di Joy, una ragazza nigeriana detenuta in un CIE a Milano.
Partecipò ad una protesta nell’agosto 2009 contro le disumane condizioni di
detenzione e, testimone la sua compagna di cella, denunciò un tentativo di
stupro da parte di un ispettore di polizia. Ricevette una denuncia per
calunnia e l’espulsione dall’Italia. L’anno prima furono assolti, per
“causa di giustificazione”, coloro che nel marzo 2003 repressero le
proteste per la brutalità con la quale nelle ore precedenti era stata
fermata la fuga di due migranti in un Cpt di Bologna. Ci furono cariche,
lanci di lacrimogeni e alcuni migranti furono pestati a sangue. In una
stanza alcuni migranti si erano offerti di aprire volontariamente la porta
se il brutale pestaggio fosse stato fermato. La risposta fu “la sfondo e
sfondo anche voi”.

Un’ampia documentazione sui migranti morti, causati anche da degrado,
abbandono, abusi è stata raccolta con il progetto d’inchiesta “Morti di
CIE” ed è riportata sul sito http://www.mortidicie.org.

Dino Frisullo (che ci manca più che mai), il primo a denunciare quel che
accadeva negli allora nascenti Cpt, nel novembre 2001 scrisse che l’Italia
era “in guerra contro i migranti”. L’anno prima concluse il racconto “Il
Giuramento”, ispirato ai fatti avvenuti nella notte tra il 28 e il 29
dicembre 1999 nel Cpt “Serraino Vulpitta” di Trapani e culminati in un
terribile rogo, scrivendo di vergognarsi per quelli che definiva lager,
“luogo di concentramento e reclusione di essere umani non colpevoli di
reati”. Il 3 giugno 2003 si concluse la vita terrena di Dino. Sono passati
quasi 13 anni ma, come dimostrano anche i sequestri in provincia di
Avellino, basterebbe cambiare la data alle sue denunce degli abusi e delle
violenze negli allora Cpt e parleremmo della strettissima attualità.



*Alessio Di Florio*