[ Flynets-Lab ] 10 risposte alle 10 domande SIAE

Delete this message

Reply to this message
Autore: Flynets HACKtivist Newsletter
Data:  
To: Lab Flynets
Oggetto: [ Flynets-Lab ] 10 risposte alle 10 domande SIAE
10 risposte alle 10 domande SIAE <http://www.ldenews.info/?cat=20>

Sono in diversi ad aver raccolto il “guanto di sfida” lanciato da
SIAE<http://it.wikipedia.org/wiki/SIAE>
*W* attraverso la nuova pagina Facebook (per seguire l’evolversi della
situazione, date un’occhiata
qui<http://www.facebook.com/notes/massimo-piscopo/le-dieci-risposte-alle-dieci-domande-della-siae/10150714486555788>),
e sicuramente ci sono risposte tecnicamente molto più ineccepibili delle mie
(ad es. il sempre puntuale avvocato Guido
Scorza<http://www.guidoscorza.it/?p=2747>),
ma potevo esimermi dal rispondere anch’io ? certo che no.
Ed ecco quindi le mie dieci risposte alle 10 domande SIAE.

D: 1. Perché il diritto d’autore, che fuori dalla rete è riconosciuto, in
rete non deve essere remunerato?

*R: 1.* Gia’ la domanda è mal posta: tra “riconoscere” e “remunerare” c’è
una bella differenza. Non mi pare che nessuno abbia mai messo in discussione
il “riconoscimento” del diritto d’autore. Quello che si mette – fortemente!
– in discussione è la remunerazione, nel quanto e soprattutto nel come.

D: 2. Perché coloro che criticano il provvedimento AGCOM non criticano
anzitutto il furto della proprietà intellettuale? Perché impedire la messa
in rete di proprietà intellettuale acquisita illegalmente dovrebbe essere
considerata una forma di censura?

*R: 2. *Nelle prima due domande due concetti giuridici diversi. Diritto
d'autore <http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_d%27autore>*W* e proprietà
intellettuale <http://it.wikipedia.org/wiki/propriet%C3%A0_intellettuale>*W*sono
due cose ben distinte, e c’è ampia bibliografia in merito (basta fare
riferimento ai due link). A prescindere da questo, non sembra ci siano voci
in favore del “furto” (e se ci sono, sono davvero una netta minoranza),
mentre ci sono tantissime voci contro le modalità con cui si vorrebbe
intervenire per “tutelare” il diritto d’autore, ovvero la rimozione di
interi siti web a causa di un singolo contenuto, il chiamare in causa gli
ISP come complici solo per un mancato controllo (si rifà lo stesso paragone:
in caso di un pacco bomba consegnato tramite posta perchè non si arresta il
direttore di filiale ed il postino che ha consegnato il pacco? anche loro
avrebbero dovuto controllare!), il rendere irraggiungibili siti web
collocati fuori dai confini geografici. Il tutto, senza passare per la
magistratura. Giustizia privata? A quando le colt nelle fondine?

D: 3. Perché dovrebbe risultare ingiusto colpire chi illegalmente sfrutta il
lavoro degli altri?

*R: 3. *Anche qui, nessuno sostiene una simile affermazione: se di
sfruttamento si tratta è giusto che si prendano provvedimenti. Ma i
provvedimenti vanno presi da chi ha il potere di farlo, ovvero la
magistratura.

D: 4. Perché si ritiene giusto pagare la connessione della rete, che non è
mai gratis, ed ingiusto pagare i contenuti? E perché non ci si chiede cosa
sarebbe la rete senza i contenuti?

*R: 4.* Primo, la connessione alla rete è un servizio, e ci sono
investimenti da fare (sperando che se ne facciano sempre di più per
migliorare le infrastrutture telematiche italiane). A fronte di quali
servizi, ed investimenti, i cittadini dovrebbero pagare SIAE?
Secondo, di quali “contenuti” stiamo parlando? non tutti i contenuti offerti
su internet sono tutelati dal diritto d’autore, non tutti i contenuti
tutelati da un diritto d’autore sono di autori/editori iscritti a SIAE. In
base a quale legge SIAE vorrebbe tutelare TUTTI i diritti di TUTTI gli
autori/editori?

D: 5. Perché il diritto all’equo compenso viene strumentalmente, da alcuni,
chiamato tassa? Perché non sono chiamate tasse i compensi di medici,
ingegneri, avvocati, meccanici, idraulici, ecc.?

*R: 5. *Se mi rivolgo ad un professionista pago la sua prestazione, data dal
tempo impiegato e dalle competenze usate. Quale tempo/competenza impiega
SIAE sulla vendita al consumatore di un prodotto di consumo (supporto
analogico/digitale)?
L’equo compenso si basa su una presunzione di “colpevolezza”: se acquisto un
supporto (analogico o digitale che sia), si pre-suppone che lo utilizzerò
per copiare/distribuire materiale tutelato dal diritto d’autore. E non si
pensa che potrei utilizzarlo per le copie di backup del mio archivio dati
personale? o voler fare delle copie di mie foto/video delle vacanze da
distribuire a parenti/amici ? ( chi è che parlava, alla domanda numero 3, di
“sfruttamento del lavoro degli altri”?)

D: 6. Perché Internet, che per molte imprese rappresenta una opportunità di
lavoro, per gli autori e gli editori deve rappresentare un pericolo?

*R: 6. *Perchè SIAE (non so quanti autori ed editori siano d’accordo con
l’ente) pensa di vivere ancora in un mondo analogico, dove riproducibilità e
velocità di comunicazione erano appannaggio di pochi facoltosi. Le cose non
stanno più così, per fortuna, e sarebbe ora che SIAE decidesse di mettersi
sul mercato “alla pari” e non cercando di farsi scudo con leggi ad hoc.

D: 7. Perché nessuno si chiede a tutela di quali interessi si vuole creare
questa contrapposizione (che semplicemente non esiste) tra autori e
produttori di contenuti e utenti?

*R: 7. *Infatti, non esiste. Esiste tra utenti ed “intermediari per forza di
legge” degli autori (ovvero, SIAE), che cerca in tutti i modi di “lucrare”
sul lavoro altrui (autori, produttori di supporti analogico-digitali,
internet service providers, gestori di contenuti, utenti, etcetc …).

D: 8. Perché dovremmo essere contro la libertà dei consumatori? Ma quale
libertà? Quella di scegliere cosa acquistare ad un prezzo equo o quella di
usufruirne gratis (free syndrome) solo perché qualcuno che l’ha “rubata” te
la mette a disposizione?

*R: 8. *Interessante già la formula della domanda: mentre tutte le altre
sono “impersonali”, qui si passa sul piano “personale”, da un “noi”
(dovremmo essere) ad un “tu” (te la mette a disposizione). Non solo, non ci
si rivolge ai “cittadini”, aventi dei diritti in uno stato democratico,
bensì a dei “consumatori”, ovvero aventi dei bisogni (spesso indotti) cui
rispondere dietro pagamento di un “equo” (?) corrispettivo economico.
Ebbene, da cittadino – prima ancora che consumatore – rivendico il mio
diritto alla libertà di scelta. Voglio poter scegliere di pagare un autore
che rilascia le sue opere con licenza creative commons, voglio poter
acquistare un supporto analogico/digitale per le copie dei miei dati
personali non protetti da altrui diritti, voglio poter scegliere a quale ISP
rivolgermi senza dovermi ritrovare domani spiato, o peggio con minore banda
a disposizione, perchè “si presume” che potenzialmente potrei violare un
qualche diritto d’autore.

D: 9. Perché nessuno dice che l’industria della cultura occupa in Italia
quasi mezzo milione di lavoratori e le società “over the top” al massimo
qualche decina? E perché chi accusa l’industria culturale di essere in grave
ritardo sulla offerta legale di contenuti, poi vuole sottrarci quelle
risorse necessarie per continuare a lavorare e dare lavoro e per investire
sulle nuove tecnologie e sul futuro?

*R: 9.* Il “ricatto” dei posti di lavoro è ormai cosa vecchia, ma
naturalmente SIAE non fa che allinearsi a talune case automobilistiche che
impongono nuovi contratti di lavoro fuori dalla concertazione nazionale di
categoria, o una nota emittente televisiva privata che pur avendo sentenze
sfavorevoli fino alla corte europea occupa ancora frequenze che avrebbe
dovuto lasciare ormai da tempo. La risposta è sempre la stessa: invece di
cercare di fare il massimo profitto con il minimo investimento possibile
(male endemico del capitalismo “denoandri”), sarebbe ora che SIAE investisse
in innovazione, in nuove tecnologie, che mettesse a frutto i soldi
guadagnati (?) finora piuttosto che cercare di difendere la sua posizione
monopolistica a suon di leggi e leggine.

D: 10.Perché, secondo alcuni, non abbiamo il diritto di difendere il frutto
del nostro lavoro, non possiamo avere pari dignità e dobbiamo continuare a
essere “figli di un Dio minore”?

*R: 10. *SIAE ha tutto il diritto, come chiunque in uno stato democratico,
di difendere il frutto del lavoro di coloro che rappresenta. SIAE però non
ha alcun diritto di imporre a chicchessia un potere economico (ed un volere
politico) che sa sempre più di “casta degli intoccabili”, creando(si) regole
ad hoc per cercare di difendere l’ormai indifendibile.
http://www.ldenews.info/?p=1895
--
A Presto
Flynets - Linux user #414818