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>>> Questione morale: Edoardo II vs il Papi d'Italia
Secondo il regista Derek Jarman il regno di Edoardo II fu tormentato da
una profonda questione morale. Il sovrano legato in una relazione con il
suo amico Gaveston non avrebbe più fatto mistero del suo amore omosessuale
e in una società medievale come quella inglese del 300, che aveva nel
corpo del sovrano il principio dell'ordine e della giustizia del potere,
tale sovversione non poteva essere accettata. Il capo dell'esercito
Mortimer, un vescovo, e la regina-moglie di Edoardo organizzano una
congiura che porta prima all'assassinio di Gaveston e poi
all'incarcerazione e all'omocidio di Edoardo II.
In questa pellicola dei primi anni 90, Jerman, usando diverse fonti
storiche, da vita al "Gaveston-gate" e lo propone attraverso la narrazione
di un provocatorio paradosso: Edoardo II e la sua relazione chiave di
volta per un cambio di potere, diviene anche motivo di rivolta e scontro
sociale. Negli unici momenti in cui appare "il popolo", questo si scontra
con la celere, e la gente fuori dalla corte, che sembra venire in marcia
dalle barricate di stonewall, si pone al fianco del sovrano, sintesi
simbolica di emancipazione e contropotere dei corpi. La provocazione e il
paradosso storico e antropologico è dato: il sovrano soggetto di
sovversione dei segni e dei codici del potere, il popolo armato fuori la
corte che resiste alla reazione dell'esercito, della regina e del potere
religioso.
Questo film militante, raro esempio di cinema post-modernista che si
ostina ad avere le idee chiare, a cogliere la questione del potere aldila'
e contro questioni morali può funzionare da scintilla critica in queste
giornate segnate dal "cinziapatrizia-gate", dalle vicende e prodezze
notturne del Papi d'Italia. Un indignazione diffusa sta attraversando
l'Italia, ed è anche vero che soldi pubblici spesi in viaggi e serate
faraoniche farebbero perdere in questi tempi di crisi le staffe anche al
più spregiudicato libertino, ma questa indignazione che interpreta un
malcontento e una rabbia sociale contro il potere con quali segni si
costruisce, e a cosa rimandano? Leggo tra i forum, i social net work,
giornali e settimanali generalisti frasi come: "C'è DEL MARCIO se il capo
del governo può essere messo spalle al muro da una puttana barese: SE TIRA
FUORI LE FOTO CADIAMO NELL'ABISSO", "mandiamo a casa il puttaniere!",
"PAPI TEME CHE IL CASO MILLS E LA PUTTANOPOLI BARESE SPINGANO LA CONSULTA
A BOCCIARE IL LODO ALFANO", "l'Italia è in mano ai papponi, cacciamoli!",
e via di seguito...
La cosa che colpisce, aldila' dei piu' o meno eleganti editoriali della
stampa nostrana, sono proprio frasi come queste, espressione di un
concetto che continua a martoriare e pervertire le identità dei corpi, in
questo caso femminile. Dopo un inverno trascorso a manipolare e utilizzare
orrendi stupri per vincere battaglie contro la soggettività migrante,
questa volta il potere utilizza i corpi e il loro uso nella marcia società
contemporanea, per tentare di espellere, dal gioco politico, un
agglomerato di interessi, simbolizzato nel presidente Berlusconi, il Papi
d'Italia. Tra i palazzi di alcune redazioni, certi uffici di imprese e
multinazionali, procure, e segreterie di partito sembra che ci sia una
comunità di intenti che sta portando alla mossa giusta (per loro!),
raccogliendo due risultati: continuare a spogliare i corpi della loro
dignità e del loro (contro)-potere, e mandare a casa un pezzo di ceto
politico che in questo anno ha manifestato la più completa incapacità di
traghettare l'economia e la società italiana, seguendo gli interessi
capitalistici, dentro e fuori la crisi economica globale. In autunno e in
inverno un pezzo di Italia nelle piazze gridava "noi la crisi non la
paghiamo", oggi un altro pezzo di società, nei bar, nei facebook, e sulla
stampa sghignazza "mandiamo a casa il puttaniere!". Come con l'affare mani
pulite, dall'alto si tenta di anticipare quella che potrebbe essere una
forte messa in discussione dell'ordine e dei poteri da parte della piazza,
attraverso un cambio alla sala dei bottoni, per mano di giudici e di
illustri penne.
Questa si chiama reazione preventiva! E sembra pienamente allinearsi con
quel trand tutto italiano che sta permettendo a forze reazionarie di
consolidarsi al nord e al sud, e mi riferisco alla lega nord da una parte
e all'Italia dei valori dall'altra, una dice:"datemi una ronda e puliro e
disinfetterò le vostre città da trans, migranti, rom", l'altra
dice:"fatemi riempire un carcere di poltronari e politicanti e vi tirero'
fuori dalla crisi!". Nella storia d'Europa, tranne che nel cinema di
Jerman, la questione morale è da sempre stata uno strumento in mano alle
elites per epurare parti del suo stesso ceto prossimo alla crisi, una
sorta di strategia di salute pubblica-politica interna per assicurare al
potere un suo sano e saldo mantenimento.
E' il gioco della lenta e "dolce" reazione. Anche in questo caso a farne
le spese saranno i soggetti deboli intossicati per mezzo dei media
dall'oppio della questione morale e ridotti per un altro po' di tempo
nell'incapacità di muovere una critica forte e soggettiva a questo sistema
che con o senza il Papi d'Italia continuerebbe a produrre morti sul
lavoro, precarietà, povertà, e violenze tra poveri.
Per noi parte antagonista il compito è quello di smascherare e decostruire
le strategie della controparte sia sul piano sociale-mediatico che su
quello politico-economico, sgomberando il campo del conflitto e
dell'opposizione sociale da questioni morali, con la forza dei movimenti
che dalle giornate degli studenti di torino, alle battaglie nei territori
dicono "la vostra crisi non la paghiamo!". In questo slogan e nei passi
avanti che sapra' fare consolidandosi nelle piazze, università e posti di
lavoro, la questione dei corpi torna ad avere il senso di emancipazione e
lotta dura, che porta il segno del contropotere e non sarà più un
provocatorio paradosso cinematografico... finalmente Edoardo II potrà
tornare ad essere il monarca tiranno che realmente è stato...
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