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>>> "Scorrete goccie di sudore" dissero le elezioni
Disamina delle elezioni nel panorama Bolognese ed Emiliano
Il tex bolognese, l'uomo della legalità, forte con i deboli e debole con i
forti, viene premiato con l'oscar della politica, da vera star di
Holliwood può salire sul palco del parlamento europeo. Giocando tra
passato e presente della sua personalità politica è riuscito a guadagnarsi
il primo posto alle europee e lasciare Bologna con quel senso di rivincita
e vendetta contro una città che non ha mai amato. E a ben vedere il
sentimento generale anche nel fortino degli ex ds è stato contracambiato:
il PD cala del 10%, e va al ballottaggio con il PdL.
Un vero tonfo che la dirigenza PD non aveva messo in conto sicura che la
forzata uscita di scena dello sceriffo avesse funzionato da strumento
capace di rilegare quel pezzo di centro-sinistra deluso e arrabbiato per
l'amministrazione dell'era Cofferati. Così non è stato, e il candidato
sindaco Delbono adesso dovrà prepararsi ad altre due settimane di campagna
elettorale, dove il richiamo del mare, l'astensionismo pronunciato, e
l'eco di Cofferati incombe come una clava sulle sorti della sua elezione.
"Scorrete lacrime" dissero le urne! "Scorrete gocce di sudore!" dissero le
elezioni amministrative! Ma ormai dal 1999 anno della prima disfatta del
centro-sinistra a Bologna, il ballottaggio non è più evento straordinario,
i bolognesi ci sono già abituati e in piazza Maggiore c'è giusto un
argomento in più che appassiona le chiacchierate degli over 60.
Le cose che interessano a noi invece sono altre. La parte antagonista
della città seguirà il ballottaggio con una certa non curanza, e cosa ci
si potrebbe aspettare da quei soggetti che hanno vissuto sulla propria
carne 5 anni di cofferatismo? Non sarà certo un PdL all'amminnistrazione a
sollevare allarmanti preoccupazioni. Agli sgomberi di rom anche senza
assistenti sociali, ci siamo già abituati, alle crociate contro i
lavavetri pure, alla guerra contro la socialità degli studenti e dei
precari anche, quindi... tutti al mare!
Il dato che invece va preso in considerazione è quello che prende in esame
l'andamento elettorale di quei movimenti e partiti politici populisti e
radicali che a destra e a sinistra raddoppiano consensi: Lega Nord,
grillini, e IdV alle provinciali dell'Emilia Romagna e al comune di
Bologna raddoppiano consensi, un grillino sale al consiglio comunale e la
Lega Nord sfonda alla provincia di Bologna. La crisi inizia a corrodere
anche il ceto politico bolognese e la configurazione della gestione dei
poteri locali in città.
Partiamo dalla Lega Nord. I risultati generali con cui la Lega sfonda in
emiliaromagna confermano il paradigma generale: con l'andata in frantumi
del modello produttivo neoliberista, al nord Italia pezzi di classe
operaia e imprenditori locali giocano la carta leghista da una parte per
soddisfare il sentimento di insicurezza economica e sociale ben dirottato
dai media sui migranti e sul "diverso" e dall'altra per garantirsi un
"escape from" dal tracollo finanziario e della prossima venuta della frana
economica grazie al tremontismo e al progetto di ancoramento della macro
area economica nord Italia alla unione europea tanto cara alla Lega. La
Lega degli anni '90 a Bologna era perdente, nessun bolognese avrebbe mai
dato fiducia all'acqua di Pontida, la Lega Nord del terzo millennio invece
è la carta, almeno sperata, di sicurezza sociale ed economica. E' su
questo terreno che la lega Nord è riuscita a mettere in discussione
l'egemonia DS in regione e dallo scricchiolio bolognese non c'è che
aspettarsi per il futuro il boato. Se continueranno a lavorare al modello
Tosi-Tremonti, la Lega Nord del tortellino rischia di divenire una forza
pesante sul territorio e liquida nel discorso amministrativo politico. In
futuro non avremmo a che fare con i Borghezio e le sue sfilate di maiali,
non avremmo pagliacciate folkloristiche, ma di sicuro avremmo a che fare
con agglomerato politico capace di rendere protagonisti politici nella
regione: la xenofobia, il razzismo e l'identitarismo localistico.
Il secondo dato da prendere in esame è l'avanzamento del dipietrismo e
l'entrata i scena dei grillini a Bologna. I reazionari di sinistra
avanzano in città e in modo particolare i grillini capeggiati dal
giovanotto Favia sorprendono anche analisti politici di lungo corso come
Galli, che oggi in un intervista all'unità ammette che nei 10 punti in
meno del PD pesano i 3 punti della lista Grillo. Anche questo secondo dato
allinea Bologna al trand nazionale: pezzi di elettorato di sinistra, e
perchè no anche leghista, iniziano a dare fiducia e a riconoscersi in chi
per guarire dalla crisi promette carcere, giudici e processi. La
soddisfazione dei bisogni e dei desideri sociali e culturali negati dalla
messa in crisi del sistema neoliberista globale in Italia possono
ritenersi compiuti anche solo sul piano simbolico e immanente. Questa è la
politica dei grilli e dei DiPietro di turno: "siete stati cassaintegrati?
Bene, qui c'è puzza di imbroglio! Votatemi e vi incarcererò il padrone!"
oppure "l'acqua non è potabile? votatemi e denuncerò chi di dovere!".
Neanche con una lente di ingrandimento della nasa si riesce a trovae il
ben che minimo accenno ad una critica dei poteri, ad una riflessione
capace di andare aldila' del semplice tatticismo condito di referendum,
facebook e querele processuali. Per questo la Bologna antagonista, quella
dei soggetti deboli si appresta a tenervi d'occhio, staremo a vedere se
almeno sul piano del minimo riuscirete a dare ragione del cipiglio
battagliero suonato al ritmo di vaffanculo e di italiano straccione con
cui avate convinto questo 8% (Favia più IdV) di bolognesi. Indubbiamente
in quella quota non rientrano gli studenti universitari della città che a
Grillo lo hanno scacciato dal corteo dell'onda di cui voleva conquistare
la testa in autunno e non vi rientrano neanche gli immigrati di prima o
seconda generazione che ricordano bene quando il magistrato dei valori
parlò dell'inclinazione naturale a delinquere degli albanesi o quando il
signor Grillo scocco', tra un progrom e un altro, affogamenti in mare e
pestaggi nei cpt, un sonoro VAFFANCULO anche ai rumeni vera piega
dell'Italia. No, sicuramente in quella quota non vi rientrano ne studenti,
ne migranti e neanche quella parte altra della città che nelle piazze in
questi ultimi 5 anni ha fatto sentire il suo peso contestando le politiche
abitative dell'amministrazione, lottando contro il cpt, occupando spazi e
cercando di uscire dalla crisi dalla parte giusta, quella che prende la
direzione del conflitto, non sono in quella quota e questa volta lo
possiamo dire forte sono diventati proprio irrapresentabili.
Ed entriamo al terzo punto che dobbiamo sollevare con una certa urgenza
come un preambolo a una discussione da fare nella città antagonista:
Tiziano Loreti, Sergio Spina, Valerio Monteventi e altri protagonista
della politica cittadina a sinistra escono di scena almeno di quella
istituzionale. Tutto un progetto coraggioso di opposizione e di
costruzione alla provincia e al comune sparisce dalla città e non trova
una sua collocazione nelle poltrone del consiglio comunale e della
provincia. Questo evento figlio dei processi appena delineati sopra,
impone una riflessione ai movimenti e a chi a tentato la carta della loro
rappresentazione istituzionale o se vogliamo, al contrario, dell'uso dei
movimenti della parte istituzionale. Durante questo primo ciclo di crisi
la piazza sembra aver squalificato questo progetto, in Europa, in Italia e
a Bologna i territori in movimento rimandano alla categoria della non
rappresentabilità e al rifiuto dell'uso della parte istituzionale, così in
Val di Susa, a Vicenza e anche a Bologna. Spesso ingrata e gioiosamente
cinica la piazza bolognese a queste elezioni ha scelto l'astensione per
controbattere al cofferatismo. Di sicuro non può essere letto come dato
"di parte" la vittoria della signora Milena Naldi candidatasi con Sinistra
per Bologna. La pattinatrice di Palazzo d'Accursio in 5 anni ha imparato
tra un capitombolo e un altro, e alla scelta del percorso meno difficile a
restare in equilibrio, stavolta staremo a vedere se sui trampoli cascherà
a destra o a sinistra, tutto ci conferma che nel PD hanno già preparato i
materassi per garantire una caduta soft tra le loro braccia.
L'uscita di scena da Cofferati e i risultati di queste elezioni cosa
suggeriscono quindi alla Bologna antagonista? Di sicuro all'ordine del
giorno c'è la necessità di dare continuità alla conflittualità sociale
degli irrapresentabili, in questo primo ciclo della crisi, l'antagonismo
deve scegliere anche Bologna la strada dell'accumulo di forze e del
radicamento verso la sperimetazione di nuove forme politiche di
territorialità capaci di coniugare la critica della gestione mediatica del
territorio alla lotta reale dei soggetti. Le uniche forze candidate a
rompere il trand italiano del consolidamento dei leghisti del terzo
millennio e della neo-reazione grillina e dipietrista di sinistra sono le
forze della piazza, della piazza rossa che sceglie la direzione delle
lotte sociali e per una riqualificazione dal basso dei proprio territori.
E' nell'antagonismo di classe l'unica chance che i deboli hanno per
ribaltare la situazione, è li che la battaglia locale diviene un percorso
di solidarietà internazionale tra gli sfruttati del mondo. Anche a Bologna
si apre una nuova stagione di conflittualità, battaglie sociali, culturali
e politiche che dicono un' altra città è necessaria ed è già in
costruzione!
Forse dimentichiamo qualcuno, già l'amara sconfitta del signor Guazzaloca
che nel '99 per la prima volta batte' il centro sinistra e gli ex Pc a
Bologna. E qui non si può fare a meno di parlare tra il serio e il faceto:
la sua campagna elettorale non ha convinto nessuno neanche quell'ampio
settore di Bologna moderata che anni fa gli aveva regalato le chiavi della
città, la sconfitta del paternalismo guazzalochiano è un altro effetto
della crisi a Bologna. Almeno ci ha divertito mettendo un pò di pepe nelle
polemiche elettorali con l'affare corvo, segno che agli istinti cannibali
di certo ceto politico non sono mai sopiti ed arrivano con
spregiudicatezza anche ad usare servizi segreti e colpi bassi.
Concludiamo poi con la batosta della destra radicale che da queste
elezioni come da copione è uscita decisamente malconcia non superando
neanche i 100 voti per quartiere tra la lista di Forza Nuova capeggiata
dal prete Fascista e la lista di casa pound-fiamma tricolore che dopo la
sfiammata avvenuta al portone della sua sede, minacciava gran raduni
nazionali e rilanciava alle urne il confronto. Alle urne al massimo hanno
raggiunto 20 voti in qualche quartiere al comizio, alla faccia dello
sbandierato cameratismo e del lavoro sul territorio, non erano neanche 80
tristi anime.
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