Varie di questi giorni...

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Autore: retecosenza
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To: retecosenza
Oggetto: Varie di questi giorni...





Filorosso presenta
Lunedì 25 maggio 2009
– ore 18:00 DAM – Zona
Polifunzionale – Università della Calabria


    
    

“Lo sviluppo
insostenibile. Crisi economica e rivoluzione ecologica”
Partecipano: Paolo Cento,
Laura Corradi, Rosanna Nisticò, Eva Catizone, Francesco Caruso
Modera: Daniela Ielasi

########
Manifesto
per il controvertice sull'economia del G8 di Lecce 12-13 giugno 2009
Nel
2001 il G8 si riunì a Genova. Furono giorni di violenta sospensione
dei diritti civili che ancora pesano nella coscienza collettiva,
insieme al ricordo e al dolore per la morte di Carlo Giuliani.
Furono
anche giorni in cui i “grandi della terra” snocciolarono il nuovo
credo della globalizzazione liberista come fosse una nuova religione
universale. A detta loro, il mondo sembrava avviato verso una marcia
trionfale economica e politica: il nuovo capitalismo transnazionale
avrebbe garantito profitti a tutti coloro che avessero voluto
arricchirsi, grazie alle opportunità della mondializzazione. Le
ricette che venivano proposte accoglievano l'invito a delocalizzare
le produzioni là dove i lavoratori venivano pagati con salari da
fame, menomando i diritti maturati in Occidente attraverso una
politica di precarizzazione selvaggia del lavoro (loro la chiamavano
“flessibilità”). Una nuova corsa al profitto veniva proposta ai
possessori di capitali, sventrando Welfare e diritti maturati in anni
di lotte e mobilitazioni di popolo. Una nuova panacea sembrava a
disposizione del capitale globale: investire i surplus nella finanza,
realizzando denaro dal denaro, dando vita ad una “architettura
finanziaria globale” che avrebbe consentito di armonizzare ogni
situazione di difficoltà da parte di governi consapevolmente
complici dell'inasprirsi delle disuguaglianze sociali. Oggi, mentre i
potenti della terra si apprestano a riunirsi a Lecce per un vertice
mondiale sull'economia, è tempo di bilanci. Rispetto alle promesse
del G8 di Genova, siamo di fronte ad uno scenario capovolto. Il
bilancio è impietoso e la parola che risuona in tutte le zone del
pianeta è una soltanto: crisi. Non una crisi di passaggio:tutti gli
addetti ai lavori concordano, si tratta della crisi più grave degli
ultimi 80 anni. La situazione è sotto gli occhi di tutti: milioni di
lavoratori disoccupati, aziende sul lastrico o in ristrutturazione
selvaggia, crescita esponenziale del debito pubblico e diminuzioni
del Pil, classe media impoverita ovunque.  Non è un caso che
questo processo abbia preso le mosse dalla guerra , considerata dai
Paesi guida del G8 la miglior risposta all'attacco terroristico
dell'11 settembre 2001. In particolare la feroce guerra in Iraq ha
assorbito una impressionante quantità di denaro, il cui
finanziamento è stato reso possibile dalla vendita di buoni del
tesoro statunitensi sul mercato internazionale contando su una forte
diminuzione dei tassi d'interesse, collegando a questa politica il
via libera a prodotti finanziari sofisticati che impegnavano il
consumatore a spendere un denaro inesistente, con margini di rischio
nascosti da analisi di rating
manipolate.
I
profitti della globalizzazione hanno incrementato il divario tra Nord
e Sud del pianeta, consentito speculazioni formidabili sull'ambiente
e sui beni primari (a cominciare dall'acqua), imposto politiche di
privatizzazione generalizzata. I profitti della globalizzazione non
hanno placato la fame e la sete nel mondo. Al contrario: ogni giorno
la tragedia della sopravvivenza conquista nuovo spazio nel pianeta.
La sperequazione colpisce l'organizzazione sociale: aumenta ovunque
la disuguaglianza, la ricchezza è concentrata nelle mani di un pugno
di uomini, mentre milioni e milioni si chiedono se domani potranno
contare su un salario.
La
globalizzazione neo-liberista è fallita.
E'
bastato un decennio per passare dall'entusiasmo ideologico al
disastro economico-finanziario, dal trionfo del capitalismo
post-guerra fredda alla recessione.
Che
cosa possono dire al mondo di nuovo e importante un nugolo di
ministri economici e di banchieri che, in non pochi casi, hanno avuto
un ruolo di primaria importanza per sospingere la situazione fine
alla sua attuale condizione di crisi globale? Non è un G8 già
svuotato, e neppure un G20, che possono arrogarsi il ruolo del
governo mondiale dell’economia.
Noi,
ricordando le tante dichiarazioni, gli appelli, i manifesti prodotti
dal movimento da Seattle ad oggi, ribadiamo che la rotta
dell'economia mondiale va cambiata. Le nostre preoccupazioni e le
nostre dure critiche alla retorica e alla pratica della
globalizzazione si sono dimostrate del tutto giustificate e fondate.
Assistiamo al dibattersi dei governi in una spirale di provvedimenti
di emergenza che rivelano liquidità inimmaginabili, laddove per un
decennio si era detto che non esistevano materialmente le risorse per
intervenire sui tanti fronti delle tragedie umanitarie e per sanare
con la dovuta forza il degrado dell'ambiente, violentato da decenni
di produzioni di massa avvelenate. Liquidità utilizzata per
salvataggi governativi che vengono operati verso le grandi banche, le
stesse che hanno inventato una miriade di prodotti finanziari
derivati a danno dei consumatori. Niente sembra indicare un
ridimensionamento delle industrie delle armi, voragini di denaro che
alimentano insanabili divisioni tra i popoli del pianeta . Nessun
piano significativo, al passo con la gravità della situazione,
sembra venire dai grandi vertici mondiali. Il G20 di Londra non a
caso è stato deludente e non ha portato a nessuna conclusione degna
di nota.
Il
vertice politico-economico del G8 si terrà in Italia, dove il
Mezzogiorno si impoverisce, mentre il governo inventa diversivi
mediatici per coprire l'assenza di programma economico, mentre si
tagliano indispensabili risorse in tutti i settori strategici del
Welfare, abbassando la qualità della vita e pregiudicando il futuro
delle giovani generazioni. Questa sostanziale incapacità di
governare la crisi è peraltro accompagnata dalla promessa di opere
faraoniche di dubbia utilità collettiva e di certa distruttività
ambientale, indici di un titanismo di cartapesta che sembra mal
comprendere la gravità e la profondità della crisi.
Noi,
ricordando che a Genova avevamo affermato che un altro mondo è
possibile, troviamo improprio che le grandi potenze economiche della
terra discutano tra di loro a porte chiuse, arroccate in una
arrogante posizione di isolamento proprio mentre tutte le scommesse
da esse giocate sulla pelle dei più deboli sono state perse.
Nei
giorni del vertice di Lecce noi saremo nelle piazze e nelle strade
per discutere della crisi globale, per dare la voce a esperienze di
riflessione critica e a quelle realtà che, con  progetti
innovativi, stanno sperimentando modelli economici e sociali diversi
e alternativi a quelli, disastrosi, delle politiche economiche delle
grandi potenze.
Saremo
a Lecce per riflettere e contestare, convinti che la partecipazione
diretta dei cittadini alle scelte politiche sia un diritto
fondamentale che va esercitato sempre. Tanto più oggi, dentro una
crisi che morde la vita di ognuno e che colpisce maggiormente le
fasce più deboli.
Oggi
un altro mondo non solo è possibile, ma è necessario. Oggi vanno
ascoltate le ragioni di quanti, puntando sulla creazione ed
estensione di reti di comunicazione partecipate, chiedono un
mutamento radicale delle politiche economiche mondiali.
FACCIAMO
APPELLO ALLA SOCIETÀ CIVILE, AI MOVIMENTI, ALLE ASSOCIAZIONI, AI
SINDACATI E A QUANTI CONCORDINO CON QUESTO MANIFESTO PER DARE VITA A
UN PERCORSO DI INIZIATIVE CHE CULMINI IL
12 GIUGNO IN UN CONVEGNO SULLA CRISI GLOBALE E LE ALTERNATIVE
ECONOMICHE E IL 13 GIUGNO IN UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A
LECCE.

Coordinamento
NoG8Lecce - http://www.nog8lecce.org/home/

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QUATTRO CONDIZIONI PER RISPETTARE L'AMBIENTE, LE ECONOMIE LOCALI E
LA SALUTE DEI CITTADINI  PRIMA  DI ESTRARRE PETROLIO IN BASILICATA
Il petrolio si trova in molte parti d'Italia. Le aziende
petrolifere preferiscono, però estrarlo dove qualcuno lo permette e
dove costa meno, come in Basilicata, dove purtroppo la Regione
Basilicata ed il Governo centrale hanno autorizzato molte
trivellazioni. Enrico Mattei, negli anni 50, quando scoprì il petrolio
n Basilicata fu colpito dalle condizioni di povertà delle popolazioni
locali e in cuor suo aveva un progetto di sviluppo per i lucani legato
alle estrazioni petrolifere. Ma questa è un'altra storia. Allo stato
attuale intanto lo Stato affida il tema delle scelte sulle estrazioni
petrolifere in mano alle società private che rischiano di sconvolgere
non solo la Costituzione ma anche i principi Federalisti che in realtà
sono un liberismo sfrenato. Peggio ancora tramite il CIPE il governo
finanzia con fondi pubblici i centri oli e le attività petrolifere
(vedi il centro oli di Viggiano e quello di futura costruzione di
Corleto ).I vecchi giacimenti italiani considerati riserve
 nazionali, si sono trasformati così in serbatoi a buon mercato per le
società petrolifere. Riteniamo invece  che in Basilicata così come in
ogni altra parte del mondo devono essere rispettare delle condizioni di
carattere geografico, ambientale, politico ed economico che rispettino
la salute dei cittadini, l'ambiente e le economie collegate e che
permettano di ottenere quello sviluppo sociale ed economico che una
risorsa come il petrolio potrebbe dare.
CONDIZIONI GEOGRAFICHE
In tutte le parti del modo non si estrae petrolio nei bacini idrici,
nei parchi, nei centri abitati, vicino alle coste,  in mare e in zone
agricole e turistiche e lì dove si può danneggiare pericolosamente le
economie del territorio e il bene acqua. Tranne in alcuni casi, in
Basilicata si mette a serio rischio la risorsa idrica che disseta due
regioni ed un'imponente economia agricola che nel solo Metapontino
conta oltre diecimila addetti. Non si trivella inoltre vicino ai centri
nucleari (come la Trisaia) per evitare con i fenomeni indotti delle
trivellazioni (subsidenza, microsismi, interferenza con le falde) che
generano problemi inerenti alla stabilità dei rifiuti radioattivi per
evitare possibili contaminazioni .Lungo le coste joniche che rischiano
per i fenomeni di subsidenza ed erosione di far allagare le ex
bonifiche del Metapontino con i centri abitati limitrofi (per alcuni
tratti già sotto il livello del mare), vedi Nova Siri e tutti i
villaggi turistici sullo Jonio oggetto di enormi investimenti pubblici
( esempio Marinagri).
CONDIZIONI AMBIENTALI
I limiti di emissioni consentiti per l'industria petrolifera italiana
sono superiori rispetto a quanto prevede l'Organizzazione Mondiale
della Sanità. E'' il caso ad esempio dei limiti fissati per le
emissioni dell''idrogeno solforato(H2S) che l'Organizzazione Mondiale
della Sanità fissa in 0,005 ppm (parti per milioni) mentre per
l'industria petrolifera italiana sale a 30 ppm (ossia 6.000 volte
superiore ai limiti fissati dall''OMS). Prima di autorizzare qualsiasi
estrazione è necessaria una legge regionale che limiti le emissioni di
inquinanti petroliferi e li riporti a quelli proposti dall'OMS o a
quelli degli Stati Uniti che sono di molto inferiori a quelli fissati
dall'OMS. L'inquinamento petrolifero inoltre va monitorato
costantemente su tutti gli inquinanti. A distanza di dieci anni  dalle
estrazioni non si è avviato in Basilicata ancora un monitoraggio
completo e continuo di tutti gli inquinanti(vedi H2S) presso i pozzi ed
il centro oli di Viggiano. La legislazione ambientale
 inoltre non prevede grosse pene per chi inquina fiumi,  laghi o
distrugge un ecosistema così come testimoniano i numerosi incidenti in
Basilicata per i quali chi ha inquinato non solo non ha pagato, ma
l''ha fatta franca rispetto alla Giustizia. Le S.p.A. petrolifere che
si scambiano continuamente le proprie azioni sui diritti di
trivellazione inoltre sono "scatole cinesi" che difficilmente
risponderanno di eventuali danni generati dall'inquinamento del
petrolio. Gli stabilimenti Enichem in Val Basento o le raffinerie di
Gela mostrano chiaramente i danni che devono subire le popolazioni per
essersi fidati ciecamente delle società petrolifere.
CONDIZIONI POLITICHE
Sulle estrazioni petrolifere decide oggi il Governo e non la
popolazione. In Basilicata è necessaria una modifica della legge
inerente alla VIA regionale alle estrazioni cancellando il "silenzio
assenso" dei Comuni che può consentire di trivellare. Inoltre con il
DDL 1195 votato in Senato si cancella la sovranità regionale di
decidere sul proprio territorio, imponendo di non stabilire alcuna
tutela per il territorio affidato alla mercé delle compagnie
petrolifere private.
CONDIZIONI ECONOMICHE
In tutto il mondo le royalites, ossia le compensazioni ambientali
elargite in cambio delle autorizzazioni petrolifere non scendono al di
sotto del 50%  del valore del petrolio estratto. Nella maggior parte
dei casi raggiungono l''80% come in Norvegia, dove è addirittura
assicurato un vitalizio pensionistico per la popolazione. Nella stessa
Alaska i redditi bassissimi dei residenti con il petrolio si sono
trasformati nei redditi pro capite più alti d'America (parliamo di
circa 50.000 euro/famiglia). Nel Texas e in Alaska il petrolio ha
creato una nuova economia e reddito per le popolazioni ma queste ultime
hanno dovuto rinunciare ai proventi delle attività turistiche
Difficilmente si potrà compensare la perdita della qualità della
risorsa idrica di gran lunga più preziosa del petrolio. Lo sconto della
benzina e l''aumento delle royalites  richiesto dalla classe politica
locale a gran voce si è rilevato un grande bluff, così come dimostra la
vicenda politica legata all''iter di approv
azione del DDL in materia di Energia che rilancia la dittatura
energetica e nucleare sui territori e le popolazioni trattate come
"colonie" da spolpare e sfruttare.
Sicuramente le future generazioni sapranno fare meglio, sempre se
noi oggi riusciamo a tutelare  il territorio lucano.





    
    
NOSCORIE TRISAIA noscorietrisaia@??? 25.05.2009


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Il Circolo Bolivariano "A.Gramsci" di Cosenza è stato costituito l'11
aprile 2009 a Diamante, in occasione della locale visita del Console
Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Bernardo Borges, e
dell'avvocatessa e scrittrice Eva Golinger, che in quei giorni ha
presentato pubblicamente i contenuti della propria attività di ricerca
e di denuncia del boicottaggio che, da anni, viene attuato dalla CIA
nei confronti dei popoli dell'America Latina ed, in particolare, del
rivoluzionario nuovo corso del governo della Repubblica Bolivariana del
Venezuela.  

Grazie e a presto.
Piero Zucaro

[Con l'invito
di far circolare questa informazione ricevuta dal Circolo Bolivariano
"Josè Carlos Mariategui” – Napoli]

Denunciato
per difendere la dignità degli immigrati:

solidali
e complici con il professore Geppino Aragno!
 Ci è giunta la comunicazione che il
compagno Geppino Aragno, stimato professore, ricercatore, storico,
antifascista, sempre al fianco degli studenti, è stato vittima di:
“…una denuncia per reati penali che era
probabilmente nell'aria, ma che mi trascinerà quasi certamente in un
processo. Per i presupposti e il clima in cui viviamo, si tratta, a mio
avviso, di un processo politico che nasce come conseguenza di una presa
di posizione che ritengo "militante" e sapevo perfettamente che poteva
finire così. Tre anni fa, mettendomi apertamente contro gente in
divisa, impegnata in operazione di polizia giudiziaria, difesi da
un trattamento inaccettabile un giovane extracomunitario, sorpreso
mentre vendeva la sua povera merce. Ora mi mandano il conto: minacce
e resistenza in concorso con altri, intralcio al lavoro dei vigili e
conseguente impedimento di arresti”.
Sappiamo che Geppino non è l’unico ad essere stato
vittima di questo stato di polizia e di repressione contro i più
deboli, oppressi ed indifesi nell’Italia mafiosa, affarista, corrotta e
berlusconiana di oggi. Ce ne sono state altre e ce ne sono altre e con
ogni probabilità ce ne saranno altre. A tutto questo sentiamo il
bisogno di reagire ed invitare tutti, uomini, donne, lavoratori,
organizzazioni sociali e politiche, sindacati, singoli e collettivi, a
reagire, a dichiarare la propria solidarietà e complicità con Geppino
Aragno e con tutti quelli che sono vittime dell’in-giustizia borghese
nell’atto di difendere i lavoratori immigrati ambulanti, che siano essi
autorizzati o meno, perché è arrivato proprio il momento di chiamare le
cose con il proprio nome, perché è arrivato il momento di sottolineare
che quando si perde il rispetto e si oltraggia la dignità degli esseri
umani non c’è legalità che tenga di fronte alla legittimità della
difesa dell’umanità dei propri simili violentata nascondendosi dietro
una divisa.
Napoli, sabato, 23 maggio 2009
Circolo Bolivariano “José Carlos Mariategui” – Napoli
(Video) Professor Giuseppe Aragno - la democrazia è
stata ferita. ( http://www.youtube.com/watch?v=Ws6SihybaD0 )
Napoli, Chiaiano, 7 marzo 2009 - manifestazione contro la
gestione dell'emergenza rifiuti. Il professor Giuseppe Aragno considera
la partecipazione al corteo non solo uno strumento per difendere il
diritto alla salute, ma anche per difendere la democrazia, che è stata,
in Campania come in Italia, "profondamente ferita". Il professor Aragno
analizza lo stato di crisi delle istituzioni democratiche,
l'autoritarismo di governo mosso unicamente dal perseguimento di
interessi oligarchici. Una nuova forma di regime, peggiore del fascismo
storico, anche perchè quella attuale non ha illusioni culturali ma è
dominata dalla sola avidità; per resistere - sostiene il professore -
vecchi e giovani dovranno costruire assieme una nuova cultura, e
continuare la lotta per una democrazia giusta con intelligenza e
tenacia. (Anche su: http://www.meetup.com/Gli-amici-di-Beppe-Grillo-di-Napoli/it/messages/boards/thread/6946295 ;
http://napoli.indymedia.org/node/8669 ;
www.redportiamerica.com )

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APPELLO Per un reddito garantito
in Europa
Premesso che:



la crisi
economica internazionale si va approfondendo e mina sempre più le
condizioni di lavoro e di reddito dei cittadini in tutti gli Stati:
ogni tentativo di stimare le conseguenze della crisi viene rivisto
continuamente al ribasso e la disoccupazione nel vecchio continente
potrebbe raggiungere una media del 10%, con milioni di nuovi soggetti
espulsi dal processo produttivo;


fulcro delle protezioni
welfaristiche – come dimostrano le impostazioni degli Stati del Nord
Europa e secondo quanto indicato in molti documenti dell’Unione Europea
- si rivela, ora come non mai, la tutela del reddito inteso come
garanzia di una vita dignitosa;


la costruzione di una piena e
compiuta cittadinanza sociale europea passa necessariamente per la
garanzia effettiva del “diritto ad esistere” in favore di tutti i
componenti di una medesima comunità;


è oggi in gioco la tenuta del
modello sociale europeo e per difenderne la ratio e l'ispirazione, e
consentirgli un ulteriore avanzamento, è necessaria una precisa
assunzione di responsabilità da parte di tutti gli organi dell'Unione
Europea;


a partire dalla crisi, ed oltre
la crisi, è più che mai necessario dare un segno concreto di coesione e
solidarietà paneuropea fornendo risorse sufficienti, di cui solo
l’Unione nel suo complesso può disporre, per sostenere un reddito
garantito per i cittadini residenti, esigibile nei confronti di tutti i
paesi aderenti, come indicato dal Parlamento Europeo nella Risoluzione
dell’Ottobre del 2008;


Facciamo
appello ai candidati e alle candidate delle elezioni europee 2009



ed a coloro
che saranno eletti al Parlamento europeo - affinché si impegnino a
promuovere un reddito garantito per i cittadini residenti nel
continente europeo e ad attivarsi perché, in particolare, l’Italia
si avvicini agli Stati europei che si sono dotati di misure di sostegno
del reddito per tutti i cittadini non in possesso di risorse adeguate a
condurre una vita dignitosa. Chiediamo dunque una pubblica presa di
posizione in merito a questo impegno da parte dei candidati alle
elezioni europee 2009, ed una maggiore interlocuzione con la società
civile, scientifica ed accademica per giungere, già a partire dal 2010,
anno di lotta alla povertà in Europa, ad istituire una misura
universale di reddito garantito europeo.


Primi firmatari:
Bin - Italia
Progetto Diritti
Associazione Antigone
Cilap Eapn Italia
Associazione Nazionale Giuristi Democratici
Unione degli Universitari Napoli
Associazione BioS – Milano
Associazione Lunaria
Magistratura Democratica
Sbilanciamoci
Carta

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Cecchini intitola la scalinata di via Calabria ad Almirante
22 mag 09 Graziano Cecchini, l'artista futurista, candidato alle
elezioni Europee per la lista "La Destra-l'Autonomia" ha simbolicamente
intitolato alla memoria di Giorgio Almirante le scalinate di via
Calabria a Cosenza. Cecchini, che il 19 ottobre del 2007 colorò di
rosso l'acqua di Fontana di Trevi a Roma, è stato a Cosenza per
partecipare ad una manifestazione politica. L'omaggio dell'artista, che
nel gennaio dello scorso anno "firmò" anche il lancio di centinaia di
migliaia di palline lungo la scalinata di piazza di Spagna, è stato
dedicato ad Almirante, uno dei fondatori del Movimento Sociale,
scomparso ventuno anni fa a Roma il 22 maggio del 1988.

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L’espresso
- 22 maggio 2009
LE
FELPE
NERE DI CASA POUND
di
Gianluca Di
Feo
Si
ispirano al poeta americano. Si definiscono i
fascisti del terzo Millennio. Vivono fra antichi valori, tradizioni e
culto
della violenza. E da Roma fanno proseliti in tutta Italia. Un libro li
ha
fotografati e seguiti per oltre un anno
Ezra Pound è
il più nobile e il più ambiguo degli intellettuali amati dalla
destra. Il valore delle sue poesie è universalmente riconosciuto e fa
passare
in secondo piano il suo ruolo alla corte di Mussolini fino agli ultimi
giorni
di Salò, in una militanza mai abiurata.
Opere e
omissioni, in un misto volutamente mimetico: proprio questa è la
chiave per entrare dentro Casa Pound, la realtà della destra estrema
che da
Roma si sta radicando in tutta Italia. Mobilitazione sociale e buoni
propositi
che convivono con ideali mai morti e con un'esplicita attitudine allo
scontro
fisico.
Eccoli, i
giovani fascisti del nuovo millennio, ritratti per la prima volta
nella loro quotidianità. I volti delle ragazzine che cercano
un'identità
nell'impegno politico che una sinistra in decomposizione non offre più.
Le
schiere paramilitari dei camerati che sembrano usciti da un campo
hobbit degli
anni Sessanta.
Le foto di
Alessandro Cosmelli penetrano nel cuore di questo movimento,
portando alla luce l'anima che raramente viene mostrata in pubblico.

La vitalità
profonda, ma anche l'urlo violento dei combattimenti a colpi di
cinghia e la disciplina marziale delle loro adunanze. Senza più
maschere, dal
tunnel sotto Monte Mario trasformato in base e dalle nebbie delle
colline a
nord di Roma i legionari in felpa nera si schierano in una parata fuori
dal
tempo. Parallelamente leader e gregari si raccontano nel testo di Marco
Mathieu, che ne evidenzia ambiguità e contraddizioni, creando il
secondo
binario di un progetto d'inchiesta che ha pochi precedenti in Italia. OltreNero, questo il titolo del volume edito da
Contrasto che sarà in libreria.
Il lavoro è la
sintesi di un doppio reportage durato oltre un anno proprio
per catturare questo magma che dalla Capitale continua a espandersi nei
licei e
nelle università della Penisola, occupando con attività concrete spazi
sociali
abbandonati dalla sinistra: le periferie, i senzacasa, i nuovi poveri,
gli
anziani. Le prime tre foto del libro sono come le tappe di un percorso
di
costruzione dell'immagine del movimento. C'è una maschera tetra, che
potrebbe
apparire carnevalesca: non ispira diffidenza, al massimo ha il sapore
dell'antica goliardia universitaria.
Ci sono poi i
dirigenti con giacche e cravatte indossate in modo
improbabile, da festa paesana: la rinuncia a un volto politico
tradizionale, a
quella presentabilità parlamentare che ha caratterizzato tutta la
destra da
Fiuggi in poi. E pensare che molti di loro erano ?camerati? di Gianni
Alemanno
nella stessa sezione del Fronte della Gioventù.
Infine le
ragazze con il saluto romano, che cantano a squarciagola ridendo
durante una manifestazione contro gli immigrati: potrebbe sembrare un
cinegiornale Luce del 1939, con in sottofondo le note di ?Giovinezza,
primavera
di bellezza?. Invece è il 2009 nel centro di Roma. E basta voltare
pagina per
guardare in faccia il vero volto del movimento: nei ranghi serrati di
una
centuria schierata per addestrarsi allo scontro.
Ancora una
volta tornano in mente le parole dell'inno fascista: ? Son
rinati i figli tuoi, con la fede nell'ideale, il valore dei tuoi
guerrieri, la
virtù dei pionieri?. Loro sono pionieri di qualcosa che avanza. Il
Blocco
studentesco, emanazione di Casa Pound nelle scuole superiori e negli
atenei, fa
proselitismo ovunque. A piazza Navona a ottobre hanno dimostrato di
sapere
essere guerrieri. «Gli scontri fisici sono da evitare, ma non
inorridiamo di
fronte alla violenza.
L'impatto
mediatico degli scontri di piazza Navona è stato negativo anche
al nostro interno, un po' di ragazzi si sono allontanati dal Blocco su
pressione delle famiglie, ma credo che il nostro merito sia stato far
avvicinare a noi giovanissimi non ancora schierati: per noi è finito il
tempo
del ghetto. Ora siamo presenti a Roma nord, zona tradizionalmente
borghese, ma
anche a sud, nelle periferie». Piazza Navona è stato il momento di
svolta, la
prova di forza.
Nelle
testimonianze quell'assalto viene evocato di continuo: «I compagni
continuano a insistere sull'antifascismo, ma i ragazzi sotto i 18 anni
non sono
cresciuti con il mito di Carlo Giuliani: quelli che fanno la prima
superiore
oggi, al tempo di Genova avevano sette anni, sono venuti su con Dawson
Creek in
televisione e Beppe Grillo come negazione della politica. Ma sono
innocenti,
quei ragazzi: la protesta contro la Gelmini, per esempio, non era
politica né
faziosa, solo un modo per dire? esistiamo anche noi e ci siamo?

Quella
protesta ci apparteneva, ci stavamo dentro fin dall'inizio, poi si
sa com'è finita: io sono quello in camicia, al centro del gruppo, in
piazza
Navona». E ancora: «Ormai vivo a Casa Pound, perché la militanza ti
porta a
fare orari che non torni a casa per cena e quando hai genitori
antifascisti,
come nel mio caso, è difficile spiegargli che non sei un pazzo che vuol
tornare
al manganello e all'olio di ricino.
Soprattutto
dopo gli scontri in piazza Navona, nell'autunno 2008. Lì è
stato un casino: la mia faccia era su tutti i giornali, in televisione,
addirittura mi hanno accusato di essere un infiltrato. Il risultato è
che da
allora sono fuori casa».
Gianluca
Iannone, il capo di Casa Pound, ha alle spalle il poster che
ricorda Acca Larentia, l'uccisione di due militanti di destra che nel
1978
segnò il momento più cruento della violenza politica a Roma.
Un'immagine molto
simile al carosello dei Black Block che nel 2001 inaugurò la battaglia
di
Genova: «No, non è così», replica: «Le giacche dei ragazzi sono
mimetiche per
simboleggiare lo stato di guerra, quella guerra di cui Acca Larentia
per noi è
un simbolo permanente.
Indossano i
passamontagna a rappresentare l'impersonalità dell'azione. E il
tamburo, l'Hitler Jugend. No, noi a Genova per manifestare contro il G8
non
c'eravamo. Lo scontro, con le guardie come con i compagni, non è la
nostra
priorità». La violenza però si respira ovunque. Nelle scelte dei
luoghi, nei
gesti, nella preparazione al confronto fisico: anche durante i concerti
delle
loro band il pubblico simula combattimenti.
E tutto è
fascismo. Alcuni lo vivono con slogan nostalgici: «Per noi
Mussolini è ancora un punto di riferimento, un esempio. Noi oggi siamo
la prova
dell'attualità di quel periodo storico e politico. La dimostrazione che
il
fascismo esiste ancora». Altri invece cercano di declinarlo in modo più
moderno
e mimetico: «Bisogna cambiare il linguaggio, dalla croce celtica siamo
arrivati
alla tartaruga simbolo di Casa Pound, ma c'è l'urgenza di svecchiare il
neo
fascismo e il linguaggio è manifesto, è azione, è tutto. Marinetti ce
l'ha
insegnato».
Loro si
sentono vincenti, convinti di non avere più rivali a destra: «Casa
Pound è la chiesa di tutte le eresie, perché vogliamo che si torni a
immaginare
il fascismo come un grande movimento culturale. La Fiamma Tricolore?
Sono degli
scarti, ormai. Forza Nuova? Un inganno: usano la simbologia della
destra
radicale per attirare i ragazzi, per noi sono come il Ku Klux Klan. Non
abbiamo
nulla a che spartire con loro, come con Militia, l'organizzazione di
Maurizio
Boccacci».
Ma molti dei
camerati si fanno meno problemi, non cercano elaborazioni
ideologiche. Spiega Pandoro, 35 anni: «Essere fascista per me significa
tante
cose. Forse è una dottrina, un modo di essere, ma la cosa più bella per
me
finora è stato l'incontro con Gianluca Iannone : lui è come un fratello
maggiore,
c'è sempre. Casa Pound per me è tutto. Ecco, ora riesco a risponderti:
il
fascismo oggi è Casa Pound».
A proposito:
ma in Italia la ricostituzione del partito fascista non era
vietata?

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INCREDIBILE MA VERO: OFFICINA ZOE' AD ORSARA.
25/05/2009
Alla
proposta del Presidente di far esibire durante Traedizioni 2009 il
famoso gruppo Internazionale di musica tradizionale, ne è seguito un
sorriso sarcastico e si è udito un irrisorio "Ad Orsara non ci verranno
mai".
Ma le sfide sono per i Purpitusi, dopo un estenuante tira e molla ed
un'incredibile sforzo organizzativo, gli Officina Zoè riconosciuti i
valori che ruotano intorno la ormai famosa manifestazione Orsarese,
hanno finalmente detto si: "Verremo volentieri".
L´Officina ZOE´ nasce nei primi anni novanta da una feconda idea di
Lamberto Probo, Donatello Pisanello e Cinzia Marzo e diviene subito
forza motrice ed autentico fermento del movimento di riscoperta della
Pizzica-Pizzica, la piu' antica e travolgente forma di ritmo e danza
popolare del Salento. Oggi ne rappresenta uno dei volti piu' noti,
anche a seguito del successo e dei riconoscimenti ottenuti dai film del
regista salentino Edoardo Winspeare, "Sangue Vivo" e "Il Miracolo", a
cui il gruppo ha prestato alcuni suoi componenti in veste sia di attori
(lo stesso Probo) che di autori delle colonne sonore originali
(Pisanello e Marzo), ricevendo, per quella di "Sangue Vivo", il
prestigioso premio della Grolla d´Oro al Festival di Saint Vincent
nonche' la nomination al Nastro d´Argento.
L´aspetto piu' interessante del lavoro dei suoi artisti e', oltre alla
riproposizione, il rinnovamento del repertorio della Pizzica,
attraverso composizioni originali che rispettano lo spirito e a volte
anche la lettera della tradizione, tanto che essi sono considerati, a
buon diritto, "portatori sani" di una cultura antica ma ancora viva e
in costante trasformazione.
L´Officina ZOE´ vanta oggi la partecipazione ai piu' importanti
appuntamenti nazionali ed internazionali di musica, quali il Womex a
Berlino, il Festival di Villa Ada a Roma (con la presenza a ben 8
edizioni), il Premio Tenco a Sanremo, il Womad di Peter Gabriel a
Palermo, il Festival "I suoni delle Dolomiti" in Trentino, la rassegna
"Voix de femmes" a Bruxelles, per citarne solo alcuni.
Grazie all´Officina ZOE', la Pizzica e' approdata, fin da tempi non
sospetti (vale a dire ben prima dell´esplosione della "taranta-
mania"), in tutte le capitali europee e anche oltre le frontiere
dell´Unione, sbarcando negli Stati Uniti (Los Angeles, 1998) e perfino
in Corea (tournee 2006 a Seul e dintorni). A conferma del grande
interesse per il gruppo a livello internazionale, si è svolto, durante
l´estate del 2007, una tournee nel Paese del Sol Levante con tappe a
Tokyo, Nagoya e Kyoto.
L'Officina ZOE', inoltre, ha collezionato numerose collaborazioni
artistiche in campo teatrale (con Pamela Villoresi, Teatro Argot,
Domenico Carli), cinematografico (con Edoardo Winspeare, Pippo
Mezzapesa) e musicale. A tale ultimo proposito, annovera straordinarie
esperienze con Ominostanco (manipolatore di suoni), Don Moye (celebre
esponente dell´afrojazz e virtuoso batterista degli Art Ensemble of
Chicago) e Baba Sissoko (polistrumentista di fama internazionale, oltre
che rappresentante di punta della musica del Mali), con cui attualmente
e' in corso la realizzazione di una tournee.
Intorno all'Officina ZOE', il cui nucleo storico e creativo e' tuttora
costituito da Lamberto Probo, Donatello Pisanello e Cinzia Marzo, si
sono avvicendati, nel corso degli anni, decine di musicisti salentini,
che hanno fatto tesoro dell'esperienza del gruppo, assimilandone lo
stile inconfondibile e declinandolo poi in modo personale come solisti
o in nuove formazioni. Le produzioni discografiche dell'Officina ZOE',
peraltro, sono state punto di riferimento per numerosi altri artisti,
che ne hanno tratto ispirazione per la riproposizione dei classici
della tradizione popolare salentina.
Appuntamento quindi ad Orsara di Marzi il 12 agosto, per accogliere il
famoso gruppo e le migliaia di ospiti che interverranno per vederli dal
vivo.
www.purpitusa.it