Appelli, lettere, ecc (li puoi leggere dopo gli [innumerevoli]
appunt/eventi)
Roma. 28-29-30 Maggio - Contro il G8 su immigrazione e sicurezza
Strani ladri al Cartella!
Un grido da una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna
Manifesto per il
controvertice sull'economia del G8 di Lecce (12-13 giugno 2009)
APPUNT/EVENTI:
# Ambiente è salute - + info 22/23 maggio ,
Protoconvento - Castrovillari (CS) - 1° Congresso Regionale Calabrese
Associazione Medici per l'Ambiente ISDE
# Riaceinfestival
- Festival delle migrazioni e delle culture locali - 22/24 maggio
2009 @ Riace.
Storie, incontri, vissuti, flussi migratori, cultura che appartengono
al bacino Mediterraneo.
sabato 23 maggio: La compagnia
delle onde, di Cosenza, con il suo spettacolo 'l'ultima spiaggia'
# nell'ambito del progetto " per un futuro senza AIDS" domani
VENERDI' 22 ALLE ORE 19.00 PRESSO LA SEDE MOCI di COSENZA IN VIA
POPILIA 39 EX OFFICINE DELLA CALABRIA vedremo il film PHILADELPHIA,
poi discuteremo un po insieme ed alla fine ci sarà un momento di
convivialità.
# COORDINAMENTO RETE SUD - SUD (L’ ECONOMIA SOLIDALE PER
RIPARTIRE DALLA BASE)
CANCELLARA (PZ) 23 e 24 maggio 2009
# La Barraca presenta: “Non siamo dei santi ma siamo venuti
all'appuntamento” (una storia che non significa niente)
SABATO 23 MAGGIO 2009 e DOMENICA 24 MAGGIO 2009 ore 21.00 TEATRO DELL’
ACQUARIO
# DOMENICA 24 MAGGIO 2009 ORE 19:30 “LE GEORGICHE” IN MARANO
P.TO
“IL DISAGIO GIOVANILE: VOCI DI STRADA” - PRESENTAZIONE DEL LIBRO
I RAGAZZI DI VIA PAGLIA, MANUALE PRATICO SUL DISAGIO MINORILE
(KLIPPER 2009) DI G. LANZINO. A FINE SERATA, TARALLUZZI E VINO,
DEGUSTAZIONE DI PRODOTTO TIPICI CALABRESI
# PRIMAVERA DEI TEATRI 2MILA9 - X Edizione
Nuovi linguaggi della scena contemporanea -
www.primaveradeiteatri.it
29/05/09 - 06/06/09 Castrovillari
# Il Comitato Giovanile Lametino è lieta di invitarvi al "Lamezia
Comics & Co"
dal 11 al 14 Giugno Complesso Monumentale di S.Domenico. Quattro giorni
di appuntamenti, eventi, grandi ospiti, happening, showcase, una totale
e suggestiva immersione nel magico mondo dei fumetti & co. La
Manifestazione è interamente GRATUITA.
Per
Info e Programma comitatogiovanilelametino@??? oppure
mediatecacomunalelameziaterme@???
Roma. 28-29-30 Maggio - Contro il G8 su immigrazione e sicurezza
Intolleranti al razzismo. Per abbattere muri e frontiere. Per una
cittadinanza globale
Nabruka Mimuni, questo è il nome della donna che si è tolta la vita
nella notte tra il 6 e il 7 maggio nel lager di Ponte Galeria, alle
porte di Roma. 227, le persone delle quali non conosciamo il nome né la
sorte respinte verso la Libia nella stessa notte, inaugurando la linea
dura del ministro Maroni sui respingimenti in mare. Inutile parlare di
diritti umani inviolabili, illusorio appellarsi a una qualche
convenzione internazionale, insufficiente erigersi a difesa della
Costituzione italiana.
Classi separate, autobus separati, medici spia, presidi spia, reato di
clandestinità, sindaci sceriffo, “sicurezza partecipata”, esercito
nelle strade, militarismo civico, checkpoint metropolitani: il mondo
intorno a noi sembra evolversi rapidamente in un’escalation di razzismo
e violenza istituzionale che mirano a stringere tutte e tutti noi nella
morsa della paura, dello sfruttamento e del controllo. Il governo
blinda il pacchetto sicurezza. Berlusconi non vuole un’Italia
multietnica e lo spettro dell’apartheid si fa realtà.
Le politiche razziste e securitarie sono pratiche di governo nella
crisi economica. In assenza di politiche anticrisi l’unica risposta è
la sicurezza che si traduce nella riduzione di libertà e diritti. Come
fermare altrimenti le resistenze se non ingabbiando (preventivamente)
la società, producendo separazione e odio razziale? Queste misure
colpiscono in particolare i/le migranti ma riguardano tutt* e puntano a
dividere e a rompere i rapporti di solidarietà tra le persone,
alimentando la paura e rendendo tutt* più ricattabili.
Ma il futuro non è scritto. Le rivolte nei centri di detenzione per
migranti (CIE), da Lampedusa a Torino, da Milano a Ponte Galeria,
accendono un fuoco di speranza e libertà.
Le voci e le mobilitazioni contro il pacchetto sicurezza gridano che
sono molt* a sfidare la paura.
Le lotte sociali non si fermano, anzi si moltiplicano.
È urgente nelle prossime settimane moltiplicare azioni e manifestazioni
per rendere visibile l’indignazione e la rabbia nei confronti di un
governo sempre più razzista.
Il 23 maggio a Milano ci sarà un’importante manifestazione nazionale
della campagna "Da che parte stare", contro la crisi, contro il
razzismo e per i diritti dei migranti.
Tra il 28 e il 30 maggio si terrà a Roma il G8 dei ministri della
giustizia e degli interni, che discuteranno di sicurezza, crisi e
immigrazione. A presiederlo sarà il ministro razzista Roberto Maroni.
Saranno in 8, solo in 8. Vorrebbero gestire la crisi sulla nostra
pelle, laddove la politica economica non offre soluzioni, laddove il
capitalismo traballa, laddove la crisi è globale e non conosce
frontiere, la loro risposta è approfondire le differenze, contenere chi
si ribella e chi lotta per la propria dignità.
E’ arrivato il momento di far convergere le nostre lotte, le lotte dei
migranti, degli studenti, di lavoratori e lavoratrici precar* che si
ribellano a un mondo fatto di sbarramenti e frontiere, di muri e
razzismo feroce. Queste lotte stanno costruendo una rete di resistenze
alla crisi, al pacchetto sicurezza e al G8 di fine maggio, che intende
ratificare provvedimenti già operativi da tempo. Sui nostri corpi,
sulle nostre vite, contro i nostri diritti.
Per questo facciamo appello a costruire una settimana di mobilitazioni
che dal 23 maggio a Milano passi per due giornate di azione decentrata
il 28 e 29 maggio e per la manifestazione globale di Roma del 30 maggio.
Per contestare le politiche razziste e liberticide del governo del
mondo, laddove il razzismo non guarda solo al colore della pelle, ma
vuole colpire trasversalmente tutt* coloro che reclamano diritti,
reddito, casa, cittadinanza, libertà di movimento.
Contro il pacchetto sicurezza e le leggi razziste
Per la chiusura dei CIE in Italia, in Europa e in tutto il mediterraneo
L’unica sicurezza che vogliamo è la libertà
Contro frontiere e muri, per la libertà di movimento
Siamo tutt* clandestin*, la cittadinanza che vogliamo è globale
Giovedì 28 e Venerdì 29, Giornate di azioni decentrate.
Sabato 30, Manifestazione globale contro il G8, Roma
Verso la mobilitazione contro il g8 di luglio. Noi la crisi non la
paghiamo!
Rete noG8 - Roma
Strani ladri al Cartella!
Ogni tanto si incontrano anche ladri buoni, ladri che dopo aver
scassinato una casa si accorgono di essere entrati nell’abitazione di
povera gente, e presi dai morsi della coscienza, se ne vanno senza
toccare niente.
Forse sono gli stessi ladri che hanno forzato la porta del c.s.o.a.
Cartella per ben due volte in brevissimo tempo.
O forse non erano ladri! Forse era qualcuno entrato per cercare armi e
droga ed è rimasto deluso! O forse qualcuno che armi e droga le voleva
nascondere!
O forse era qualcuno che cercava spranghe da portare al G8 all’Aquila,
città martoriata che ha bisogno di solidarietà reale e concreta, non di
iniziative strumentali e offensive come appunto questo G8!
O forse qualcuno che cercava molotov, custodite in attesa dell’apertura
dei cantieri per la realizzazione del ponte sullo Stretto o del
rigassificatore a Gioia Tauro: quelli sì assolutamente devastanti per i
nostri territori! O magari son venuti a nasconderle, quelle molotov!
Chi sia stato e cosa cercasse non lo sappiamo, lo possiamo soltanto
immaginare!
Quello che sappiamo è che il Cartella non ha niente da nascondere
dietro una porta chiusa: tutto quello che fa, tutte le sue attività si
sono sempre svolte e continueranno a svolgersi alla luce del sole!
Quello che sappiamo è che nessun tentativo di criminalizzazione potrà
fermare i percorsi politici intrapresi di autogestione e di difesa del
territorio!
Gallico, 19 maggio 2009 c.s.o.a. “Angelina Cartella”
Un grido da una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna; Lettera
dal carcere di Macomer
Tanti saluti a voi, spero che la mia modesta lettera troverà tutti voi
in buona salute.
Vogliamo raccontare alla associazione gli abusi di potere contro i
prigionieri islamici che si verificano al carcere di Macomer (Nuoro) –
una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna. Però adesso i
prigionieri di Guantanamo stanno meglio di noi che siamo chiusi in
questo lager.
Il 4 aprile 2009 sono stato trasferito, con il mio amico Ilhami Rachid,
dal carcere di Carinola (Caserta). Quando siamo arrivati in questo
carcere, sin dal momento in cui siamo scesi dal blindato, le guardie ci
hanno trattato male! A noi, ancora con le manette ai polsi, hanno detto
di prendere i nostri sacchi e altra roba. Ho detto alle guardie che con
le manette non riuscivo a prendere tutto, in risposta mi hanno messo di
forza il sacco sulle spalle trascinato in matricola attorniato da 6
guardie. Il mio amico Rachid si è fermato per chiedere alle guardie il
perché di questo trattamento. La risposta è stata l’aggressione: hanno
cominciato a picchiarlo con colpi di pugno sul collo e alla testa; non
mi hanno permesso di aiutarlo: hanno trascinato anche lui in matricola
con lo stesso nugolo di guardie.
Nella perquisizione che ne è seguita loro non hanno rispettato il
Corano. In Italia ho già girato sei carceri, mai ho visto un
trattamento come questo. Dopo la perquisizione ci hanno portati nelle
celle che si trovano in una sezione uguale al 41 bis: isolamento
totale, porta blindata chiusa 24 ore su 24, non vediamo nessun’altro
prigioniero, solo guardie; anche il cibo ce lo portano le guardie. Ogni
volta che usciamo dalla cella veniamo perquisiti palpati, ognuno di
noi, da due guardie.
Anche i vestiti ce li danno contati, di libri ce ne danno soltanto 5.
Al passeggio siamo divisi dagli altri, non possiamo andare con loro,
andiamo all’aria solo con quelli della nostra sezione. In questa
sezione-lager siamo in 25 prigionieri islamici di diversi paesi del
nord Africa.
L’8 aprile 2009 sono andato a parlare con il comandante, gli ho chiesto
il perché di questo regime e del pestaggio contro Rachid. Lui mi ha
detto: questo regime resta così fino a quando arriverà un cambiamento
dal ministero!
Questa storia è una bugia, perché non c’è nessun carcere in Italia in
cui chiudono la blindata 24 ore su 24 ore ecc.
Sul pestaggio di Rachid ha detto: “noi non abbiamo picchiato nessuno e
quando picchiamo facciamo molto male”. (Questa la democrazia in
Italia?).
La posta che entra in questo carcere ti viene consegnata dopo 25
giorni!, in ogni altro carcere la ricevi non dopo 4 giorni! che è stata
spedita. La tengono bloccata.
Il giorno 4 aprile 2009 con i miei amici abbiamo cominciato lo sciopero
della fame, lo porteremo avanti fino a quando non cambiano questo
regime: o ci danno i nostri diritti o ci trasferiscono da questo
lager.
Il 2 maggio due amici che dovevano chiamare le loro famiglie sono stati
provocati dalle guardie. A un nostro amico una guardia ha detto “voi
siete di Al Qaeda e non conoscete le guardie sarde come picchiano” e
altre parolacce.
Lo stesso giorno un amico voleva passare il fornello ad un altro
attraverso il lavorante, uno di noi, la guardia ha detto al lavorante
di non farlo intimandogli di andare in cella. Mentre stava ancora
parlando con la guardia, questa ha chiuso la blindata in faccia
colpendogli il braccio. Abbiamo subito fatto una battitura di 25
minuti. Per tutto questo tempo e quando è arrivata la banda delle
guardie hanno detto al nostro amico lavorante che la guardia non aveva
visto il suo braccio. La mattina dopo quando è andato a parlare gli ha
detto di voler fare una denuncia. Il comandante gli ha risposto: “Se tu
fai una denuncia, io faccio una denuncia contro fi te e ti chiudo dal
lavoro”.
Per davvero ci troviamo davanti ad una banda di “criminali!”. Loro
hanno trovato un’isola, nessuno sentirà dei loro abusi di potere, però
noi non ci fermeremo mai di scrivere fino a quando tutto il mondo avrà
sentito come trattano i prigionieri islamici in Sardegna!
Alla spesa non portano il giornale per noi. Hanno la scusa pronta: il
trasporto non arriva fino qui.
Cari amici di Yairaiha, noi abbiamo bisogno del vostro aiuto per
pubblicare la nostra storia sulla vostra rivista e vi chiediamo di
intervenire per cancellare la nostra sofferenza come avete fatto a
Catanzaro e Benevento perché noi siamo isolati dall’esterno, inoltre
siamo stranieri. Grazie mille, a presto.
Amine Bouhrama, Ilhami Rachid, Rabie Othman Saied, Mourad Mazi, Habib
Mohamed, Hossin Dgamel, Tartag Samir, Khelili Fatah.
Macomer (NU), 15 maggio 2009
Manifesto per il controvertice sull'economia del G8 di Lecce 12-13
giugno 2009
Nel 2001 il G8 si riunì a Genova. Furono giorni di violenta sospensione
dei diritti civili che ancora pesano nella coscienza collettiva,
insieme al ricordo e al dolore per la morte di Carlo Giuliani.
Furono anche giorni in cui i “grandi della terra” snocciolarono il
nuovo credo della globalizzazione liberista come fosse una nuova
religione universale. A detta loro, il mondo sembrava avviato verso una
marcia trionfale economica e politica: il nuovo capitalismo
transnazionale avrebbe garantito profitti a tutti coloro che avessero
voluto arricchirsi, grazie alle opportunità della mondializzazione. Le
ricette che venivano proposte accoglievano l'invito a delocalizzare le
produzioni là dove i lavoratori venivano pagati con salari da fame,
menomando i diritti maturati in Occidente attraverso una politica di
precarizzazione selvaggia del lavoro (loro la chiamavano
“flessibilità”). Una nuova corsa al profitto veniva proposta ai
possessori di capitali, sventrando Welfare e diritti maturati in anni
di lotte e mobilitazioni di popolo. Una nuova panacea sembrava a
disposizione del capitale globale: investire i surplus nella finanza,
realizzando denaro dal denaro, dando vita ad una “architettura
finanziaria globale” che avrebbe consentito di armonizzare ogni
situazione di difficoltà da parte di governi consapevolmente complici
dell'inasprirsi delle disuguaglianze sociali. Oggi, mentre i potenti
della terra si apprestano a riunirsi a Lecce per un vertice mondiale
sull'economia, è tempo di bilanci. Rispetto alle promesse del G8 di
Genova, siamo di fronte ad uno scenario capovolto. Il bilancio è
impietoso e la parola che risuona in tutte le zone del pianeta è una
soltanto: crisi. Non una crisi di passaggio: tutti gli addetti ai
lavori concordano, si tratta della crisi più grave degli ultimi 80
anni. La situazione è sotto gli occhi di tutti: milioni di lavoratori
disoccupati, aziende sul lastrico o in ristrutturazione selvaggia,
crescita esponenziale del debito pubblico e diminuzioni del Pil, classe
media impoverita ovunque. Non è un caso che questo processo abbia
preso le mosse dalla guerra , considerata dai Paesi guida del G8 la
miglior risposta all'attacco terroristico dell'11 settembre 2001. In
particolare la feroce guerra in Iraq ha assorbito una impressionante
quantità di denaro, il cui finanziamento è stato reso possibile dalla
vendita di buoni del tesoro statunitensi sul mercato internazionale
contando su una forte diminuzione dei tassi d'interesse, collegando a
questa politica il via libera a prodotti finanziari sofisticati che
impegnavano il consumatore a spendere un denaro inesistente, con
margini di rischio nascosti da analisi di rating manipolate.
I profitti della globalizzazione hanno incrementato il divario tra Nord
e Sud del pianeta, consentito speculazioni formidabili sull'ambiente e
sui beni primari (a cominciare dall'acqua), imposto politiche di
privatizzazione generalizzata. I profitti della globalizzazione non
hanno placato la fame e la sete nel mondo. Al contrario: ogni giorno
la tragedia della sopravvivenza conquista nuovo spazio nel pianeta. La
sperequazione colpisce l'organizzazione sociale: aumenta ovunque la
disuguaglianza, la ricchezza è concentrata nelle mani di un pugno di
uomini, mentre milioni e milioni si chiedono se domani potranno contare
su un salario.
La globalizzazione neo-liberista è fallita.
E' bastato un decennio per passare dall'entusiasmo ideologico al
disastro economico-finanziario, dal trionfo del capitalismo post-guerra
fredda alla recessione.
Che cosa possono dire al mondo di nuovo e importante un nugolo di
ministri economici e di banchieri che, in non pochi casi, hanno avuto
un ruolo di primaria importanza per sospingere la situazione fine alla
sua attuale condizione di crisi globale? Non è un G8 già svuotato, e
neppure un G20, che possono arrogarsi il ruolo del governo mondiale
dell’economia.
Noi, ricordando le tante dichiarazioni, gli appelli, i manifesti
prodotti dal movimento da Seattle ad oggi, ribadiamo che la rotta
dell'economia mondiale va cambiata. Le nostre preoccupazioni e le
nostre dure critiche alla retorica e alla pratica della globalizzazione
si sono dimostrate del tutto giustificate e fondate. Assistiamo al
dibattersi dei governi in una spirale di provvedimenti di emergenza che
rivelano liquidità inimmaginabili, laddove per un decennio si era detto
che non esistevano materialmente le risorse per intervenire sui tanti
fronti delle tragedie umanitarie e per sanare con la dovuta forza il
degrado dell'ambiente, violentato da decenni di produzioni di massa
avvelenate. Liquidità utilizzata per salvataggi governativi che vengono
operati verso le grandi banche, le stesse che hanno inventato una
miriade di prodotti finanziari derivati a danno dei consumatori. Niente
sembra indicare un ridimensionamento delle industrie delle armi,
voragini di denaro che alimentano insanabili divisioni tra i popoli del
pianeta . Nessun piano significativo, al passo con la gravità della
situazione, sembra venire dai grandi vertici mondiali. Il G20 di Londra
non a caso è stato deludente e non ha portato a nessuna conclusione
degna di nota.
Il vertice politico-economico del G8 si terrà in Italia, dove il
Mezzogiorno si impoverisce, mentre il governo inventa diversivi
mediatici per coprire l'assenza di programma economico, mentre si
tagliano indispensabili risorse in tutti i settori strategici del
Welfare, abbassando la qualità della vita e pregiudicando il futuro
delle giovani generazioni. Questa sostanziale incapacità di governare
la crisi è peraltro accompagnata dalla promessa di opere faraoniche di
dubbia utilità collettiva e di certa distruttività ambientale, indici
di un titanismo di cartapesta che sembra mal comprendere la gravità e
la profondità della crisi.
Noi, ricordando che a Genova avevamo affermato che un altro mondo è
possibile, troviamo improprio che le grandi potenze economiche della
terra discutano tra di loro a porte chiuse, arroccate in una arrogante
posizione di isolamento proprio mentre tutte le scommesse da esse
giocate sulla pelle dei più deboli sono state perse.
Nei giorni del vertice di Lecce noi saremo nelle piazze e nelle strade
per discutere della crisi globale, per dare la voce a esperienze di
riflessione critica e a quelle realtà che, con progetti innovativi,
stanno sperimentando modelli economici e sociali diversi e alternativi
a quelli, disastrosi, delle politiche economiche delle grandi potenze.
Saremo a Lecce per riflettere e contestare, convinti che la
partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche sia un
diritto fondamentale che va esercitato sempre. Tanto più oggi, dentro
una crisi che morde la vita di ognuno e che colpisce maggiormente le
fasce più deboli.
Oggi un altro mondo non solo è possibile, ma è necessario. Oggi vanno
ascoltate le ragioni di quanti, puntando sulla creazione ed estensione
di reti di comunicazione partecipate, chiedono un mutamento radicale
delle politiche economiche mondiali.
Facciamo appello alla società civile, ai movimenti, alle associazioni,
ai sindacati e a quanti concordino con questo manifesto per dare vita a
un percorso di iniziative che culmini il 12 giugno in un convegno sulla
crisi globale e le alternative economiche e il 13 giugno in una
manifestazione nazionale a Lecce.
Coordinamento NoG8Lecce sito