Ahmed è un marocchino. Siamo diventati subito amici e la prima cosa che mi ha
chiesto vedendomi scrivere, è carta e penna. Scrive pure lui. Questa mattina
all’alba mi ha chiesto di diffondere questa sua lettera.
“Cari lombardi ed
emiliani, bianchi cristiani ed ariani, forse è meglio parlarvi con chiarezza
prima che accada l’irreparabile. Noi siamo cinque miliardi. Yoruba e pashtun,
azeri e moldavi, tamoul e roma, banghal e dogon guarani e alawit. Insomma
negri. Negri, ma tanti. E non smettiamo di crescere di numero mentre voi
lombardi ed emiliani bianchi cristiani ed ariani tendete verso l’estinzione,
quanto a numero forza e intelligenza.
Abbiamo sentito il viso pallido che avete
scelto come dittatore, dichiarare che l’Italia non è un paese multietnico. La
stirpe italiana di pura razza ariana non deve contaminarsi? Mi spiace dirvelo,
ma le vostre nonne e bisnonne hanno già concepito milioni di figli con saraceni
libanesi e turchi. Ma non è questo il punto. In realtà quello che vi spaventa è
l’idea di spartire la ricchezza che avete accumulato nei vostri forzieri e nei
vostri frigoriferi con noi, che siamo cinque miliardi e abbiamo fame. Negli
ultimi cinquecento anni avete invaso le nostre terre, sequestrato i nostri
figli per farli lavorare come schiavi nei campi di cotone o nelle fabbriche,
avete bruciato le nostre capanne e violentato le nostre donne. Ci avete
sfruttati rapinati e uccisi e sulla nostra miseria e morte avete costruito la
vostra civiltà. Ma non vogliamo rinvangare il passato. Facciamo finta di
niente. Parliamo di adesso. Adesso le frontiere sono aperte per i vostri
capitali, che vengono nei nostri paesi a farci lavorare duro per salari di
fame, e in cambio a noi non resta niente perché il profitto va nelle vostre
banche. Noi avevamo capito che le frontiere fossero aperte anche per gli esseri
umani, invece ci arrestate appena arriviamo nella vostra terra, ci chiudete in
campi di concentramento, addirittura ci respingete in mare, senza rispettare
neppure le vostre leggi, e ci mandate a morire in qualche campo di sterminio.
Allora abbiamo deciso di scrivervi questa lettera. Ci sono due possibilità a
questo punto. La prima è che facciamo uno sforzo di comprensione reciproca.
Noi siamo disposti a venire nei vostri paesi per lavorare con le nostre braccia
giovani dato che voi non siete più in grado neppure di reggervi in piedi. Siamo
disposti a occuparci dei vostri vecchi che perdono la memoria e il senno in
numero crescente. Siamo disposti a collaborare per rendere la convivenza più
civile, siamo disposti a scambiarci esperienze e conoscenze, a imparare la
vostra lingua se ci permettete di frequentare le vostre scuole, siamo disposti
a rispettare le vostre regole se tengono conto del fatto che ci siamo noi, e
che abbiamo gli stessi diritti che avete voi. Ma se non riuscite a capirlo
rapidamente, se insistete nel volerci sfruttare senza darci in cambio neppure
un letto, un permesso di soggiorno, il diritto alla scuola e alle cure mediche,
se continuate a comportarvi come dei nazisti, che è esattamente quel che sta
facendo il vostro presidente del consiglio e quella banda di razzisti
analfabeti che vanno in giro con le camicie verdi, se continuate a diffondere
odio razzista ed ammazzare i nostri fratelli, allora le cose andranno a finire
molto male. Finora siamo stati pazienti perché sappiamo che gli italiani sono
poveracci che fino a qualche anno fa emigravano come noi, ma da qualche tempo
vi siete montati la testa e credono tutti di essere diventati divi della TV,
mentre non siete che foruncolosi miserabili coglioni terrorizzati perché sapete
bene di essere solo i più poveri tra i ricchi, o forse i più ricchi tra noi
poveri. Se volete la guerra l’avrete, ma sappiate che noi siamo abituati a
soffrire, a vivere in condizioni difficili, a tollerare il caldo e il freddo, a
sopportare cose che nessuno di voi sa neppure immaginare. Se volete la guerra
molti di noi moriranno, ma molti di noi stanno già morendo adesso. Voi non
siete abituati a quello che potrà capitarvi, e non ci soffermiamo sui
particolari. Ritirate le vostre leggi razziste, aprite le vostre frontiere a
chi è costretto a fuggire dai territori che il colonialismo ha devastato.
Concedete agli stranieri che lavorano un permesso di soggiorno. E fate presto
perché il vostro tempo sta per scadere..”
Ahmed mi ha detto che vorrebbe farlo
firmare a cinque miliardi di persone e che a trascriverle perderemmo moltissimo
tempo. Per cui spedisco tutto così con la sola firma di Ahmed e degli altri
immigrati chiusi con me nella trincea. Alla prossima.
Francesco Cirillo
estratto da
http://www.calnews.it/notizie/dalla-trincea/dalla-trincea--
lesercito-della-provincia--la-festa-dellamante-diciottenne-e-le-leggi-razziali_-
.html