[Precog] l'auto-necrologio al contrario di ettore tibaldi

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Author: elisatron
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To: precog
Subject: [Precog] l'auto-necrologio al contrario di ettore tibaldi
sul manifesto di ieri

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Agosto-2008/art14.html




In ricordo di Tibaldi
Addio al ricercatore libero, etologo, ambientalista. Ettore ci ha lasciato
con un ironico «auto-necrologio»
Ettore Tibaldi

*A metà luglio Ettore Tibaldi aveva scritto: «Qui, in ospedale definiscono
la mia situazione precaria e stabile. Un ossimoro involontario e raffinato».
Un esempio della sua ironia dalle forti tinte nella sostanza, perché garbata
nella forma. Zoologo, etologo, ambientalista, Ettore Tibaldi ci ha lasciato
lunedì, a soli 65 anni. La sua biografia comprende da Medicina Democratica
alla nascita di un movimento ecologista, l'Università di Milano dove ha
insegnato, i libri, la cooperazione, Slow food... Ma ne parla lui stesso, in
un «auto-necrologio» che ha affidato ai suoi allievi (e che pubblichiamo
qui).
Per Ettore c'era un andare in fondo alle cose, dove si svelano i trucchi
delle costruzioni sociali. Un suo allievo ha detto ieri, durante il
funerale, che Ettore insegnava una sola certezza: la decisiva importanza del
dubbio, sempre e ovunque. Le virtù che hanno denotato il suo agire sociale e
i rapporti con gli altri sono state sobrietà e generosità. Durante la sua
lunga presenza in un progetto di agricoltura sostenibile in Burkina Faso, e
nel lavoro di costruzione dell'esperienza di Terra Madre, ha lasciato ai
protagonisti diretti, agricoltori e produttori, iniziativa e responsabilità.
Come si dovrebbe fare sempre, se si vuole uno sviluppo autonomo, promotore
di cambiamenti locali, di democrazia.
Sono i tratti di un ricercatore molto libero. La normalità sobria e generosa
si cui abbiamo un bisogno estremo. Per questo Ettore ci mancherà.* (*Renato
Novelli*)

Questo esercizio autobiografico è eseguito in modo curricolare,
all'indietro, cronologicamente, anche per far giustizia delle velleità
progressiste del soggetto narrante. È redatto in una fase della sua
esistenza, che sembra dar ragione a Montaigne (Essais, III, 9): «Sarebbe
bello invecchiare se noi non avanzassimo che verso il perfezionamento: ma è
un movimento, il nostro, di ubriaco vacillante, sconnesso, in preda a
vertigine, come fragile giunco che senza posa l'aria rigira a proprio
piacimento». Essendo la vita una malattia sessualmente trasmissibile, a
esito certamente letale, caratterizzata da sintomi che possono anche essere
piacevoli, la narrazione retrograda che segue è lasciata a futura memoria,
nelle mani di amici sicuri affinché essi, per primi, non siano tentati di
distorcere il senso biografico a cui il Nostro ha voluto alludere, ammesso
che un senso qualunque sia individuabile. È perciò che in qualità di...
persona informata dei fatti Egli lascia questa testimonianza.
Fin dagli anni '90 aveva elaborato e sostenuto un corso, nell'Università di
Milano, dedicato alla Zoologia applicata, riferito all'intera serie dei
rapporti tra le società umane e gli animali. Gli aspetti rilevanti sono
riassunti nel volume Uomini e Bestie, Feltrinelli, 1998. Nel 2002-2003 il
corso di Zoologia applicata, poco prima di essere abolito, è valutato al di
sopra della media di tutti i corsi da un'Agenzia indipendente.
Dal 1990 a oggi collaborava con un'associazione contadina del Burkina Faso
per favorire lo sviluppo di un'agricoltura sostenibile e rispettosa
dell'ambiente. È stata, per il Nostro, l'occasione di apprendere soluzioni e
approcci applicabili anche in Italia, cercando di capovolgere per quanto
possibile le tendenze dominanti nel trasferimento di tecnologie e cultura,
che si muovono sempre dai Centri verso le Periferie del mondo.
Le applicazioni sono state effettuate nell'ambito dei Parchi regionali
emiliani, specialmente quello fluviale dello Stirone, con Chiara Borelli, e
nel Parco dei Colli di Bergamo, insieme ad Andrea Biffi. Questo curioso
trasferimento di saperi è stato riconosciuto anche in Italia, quando il
presidente di quell'associazione, Hamidou Ouedraogo, ha ricevuto nel 2003 il
Premio internazionale Slow Food per la biodiversità.
Nel 1989, aprile, scrive insieme al geografo Eugenio Turri un lungo
reportage sulla rivista «Atlante» (Istituto Geografico De Agostini) dedicato
a un piccolo atollo, Crab Island, sfuggito alle esplorazioni di Magellano,
Pigafetta, Cook, Tasman, Bouganville e, per un errore di archiviazione,
anche ai sensori dei satelliti artificiali Nasa. Crab Island è a 1.300 km
dalle Hawaii e a più di 2000 km dalle Isole Gilbert. «Un paradiso perduto
sull'Atlante», titola il manifesto; «Un'isola ai confini della realtà»
proclama Il Sole 24 Ore: la clamorosa scoperta geografica si rivela un
granchio, o meglio un pesce. D'aprile. Crab Island non esiste, e il
reportage pubblicato da Atlante è un falso. Il direttore della rivista,
Massimo Morello, ha ricevuto oltre 200 telefonate di aspiranti turisti,
desiderosi di recarsi nel falso sogno di paradiso perduto.
Ben altro scherzo l'opuscolo pubblicato, insieme a Laura Balbo per Medicina
Democratica (1977) che contiene il piano di evacuazione della Centrale
elettronucleare di Caorso (Piacenza) in caso di incidente. Essendo il Piano
coperto da segreto militare la pubblicazione ha determinato la totale
revisione del Piano stesso, con la partecipazione degli Enti locali.
Dedica un libro al nascente movimento ecologista e un secondo al colera di
Napoli (Antiecologia, 1975, L'epidemia di stato, 1974, entrambi per le
Edizioni Il Formichiere, Milano). Collabora alla redazione di Mortedison, un
progetto per un intervento contro la nocività, realizzato e gestito a
Marghera dall'Assemblea Autonoma di Porto Marghera, durante lo sciopero del
27 febbraio 1973 insieme al pittore Giovanni Rubino.
Negli anni '70, partecipa alla fondazione di riviste come i Quaderni di
Osservazioni scientifiche per la scuola dell'obbligo con la Fast
(Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche) e la Emme edizioni
insieme a Ivana Bonissone, Sapere, nuova serie diretta da Giulio Maccacaro,
e Rosso Vivo, contro lo sporco Mondo del Padrone, diretta da Dario Paccino.
Partecipa come ospite fisso a una nuova rubrica di Radio Popolare, La
fattoria degli animali condotta da Manuela Cartosio. (...)

*In questo «esercizio di memoria retrospettivo», come lo definisce, Ettore
Tibaldi torna ai primi anni della sua vita: l'università a Milano, le scuole
a bergamo, e ancor prima l'infanzia a Gandino, in Valle Seriana, «dove tutti
i ricordi sono grigi o, per meglio dire, in bianco e nero. Proprio come le
foto, i cinegiornali e i film d'allora». Era nato il 17 marzo 1943. ]*