Author: Alex Foti Date: To: neurogreen, precog Subject: Re: [Precog] [neurogreen] Dittature dell'Est contro l'Europa di
Barbara Spinelli
(ovviamente ho letto oggi che tusk ha varcato il rubicone e ha
firmato... nato russia. and europe? lx
2008/8/14 Alex Foti <alex.foti@???>: > ma se adesso ce' tusk che lo scudo non lo vuole? forse che la signora
> non si e' aggiornata? basta con sta riverenza per i soliti tromboni. e
> poi evitare di scrivere qualsiasi cosa sul no irlandese come se fosse
> una cacca di mosca puzza di elitismo assai. il nazionalismo come scusa
> per glissare sul deficit di democrazia non va bene, perche' altrimenti
> anche gli euroccidentali si disaffezionano. cmq un-attivista
> ricercatrice mi ha dato tutti i volantini da destra a sinistra si e no
> del referendum irlandese. glirlandesi han votato no perche' a leggere
> il trattato non si capiva un cazzo, vogliono restare neutrali dalla
> nato e si sono rotti il cazzo di bassi salari e privatizzazioni. e'
> stato un voto classbased (a dublino tutti i quartieri per il no tranne
> quelli very posh) e i giovani in maggioranza han detto no. europa is
> mein heimat, aber sarko merkel trichet barroso ecc se ne devono andare
> a casa una volta per tutte. chi ha fatto la frittata non puo' covare
> l'uovo. scusa la schiettezza ma sai qui si beve insieme alla guinness.
>
> ciao dublinesi, lx
>
> 2007/5/21 Nicola Vallinoto <nicola.vallinoto@???>:
>> vi segnalo l'editoriale della Spinelli sempre molto lucida.
>> nicola
>>
>>
>> Dittature dell'Est contro l'Europa
>>
>> Barbara Spinelli (La Stampa)
>>
>> E' importante quel che accade lungo la frontiera Est dell'Unione, nel
>> momento in cui a Parigi c'è un nuovo Presidente che promette di metter fine
>> all'inedia che affligge l'Europa dal 2005, quando la costituzione fu
>> bocciata in Francia e Olanda. È una frontiera dove stanno mettendo radice
>> nazionalismi autoritari, che avvalendosi del diritto di veto insidiano
>> mortalmente il farsi dell'Europa e il suo guarire. Sarkozy e il ministro
>> degli Esteri Kouchner dicono che Parigi cambierà politica, difendendo i
>> diritti dell'uomo nel mondo e combattendo le dittature. Ma la vera battaglia
>> inizia in casa, se davvero la si vuol fare: il male è dentro l'Europa, ed è
>> letale e contagioso. Le periferie dell'Est sono le nostre marche di confine,
>> da quando la comunità s'è allargata, e questa loro condizione - l'esser
>> baluardi orientali dell'Unione, come la Germania occidentale nella guerra
>> fredda - le rende determinanti in politica estera e militare. Sono i governi
>> dell'Est a decidere come e se l'Europa comincia a negoziare con il
>> retroterra russo. Sono loro a influire sui rapporti con Washington, a meno
>> d'un tempestivo chiarimento.
>>
>> Chi vive nel cuore dell'Unione ha meno preoccupazioni politiche e
>> strategiche di chi presidia le frontiere: questo è il dato da cui conviene
>> partire quando si esamina quel che succede a Varsavia, Bratislava, Budapest,
>> Bucarest, nei Baltici. I governi dell'Est hanno utilizzato questa carta
>> (l'acuta coscienza delle marche di confine) ma col tempo il ragionamento
>> strategico è divenuto un pretesto per insediare nazionalismi intolleranti
>> che con le regole e la storia dell'Unione sono incompatibili. Il bisogno
>> d'America che essi esprimono - su Iraq, sullo scudo anti-missili Usa, su
>> ulteriori allargamenti a Est auspicati da Washington - è un mezzo per
>> impantanare l'Europa con tre armi: il nazionalismo, l'appello al
>> cristianesimo, la politica dei valori.
>>
>> Il caso Polonia è il più significativo, ma il suo esempio fa scuola attorno
>> a sé. Da quando i gemelli Kaczynski sono al potere, dopo le legislative e
>> presidenziali del settembre-ottobre 2005, Varsavia è precipitata in un
>> nazionalismo prevaricatore e religioso. Quel che conta per i due fratelli
>> (Lech presidente, Jaroslaw premier) è opporre la democrazia al liberalismo,
>> non solo economico ma istituzionale e dei diritti cittadini. Solo due idoli
>> contano per loro - la legittimità popolare, i Valori - e su essi nulla deve
>> prevalere: né le norme né la Costituzione, né le istituzioni né la divisione
>> dei poteri. Una dopo l'altra, le istituzioni indipendenti sono state
>> politicamente asservite (Banca Centrale, Corte costituzionale,Vigilanza
>> sull'audiovisivo). Uno svuotamento democratico accentuato dal regolamento
>> dei conti con la generazione dissidente, che nell'89 liberalizzò economia e
>> politica negoziando con i comunisti (un metodo rischioso, che garantì alle
>> nomenclature impunità e oblio del passato). Il regolamento dei conti secerne
>> oggi la più vendicativa delle epurazioni.
>>
>> La legge entrata in vigore a marzo si propone di epurare ben 700 mila
>> persone. Secondo i calcoli fatti da Aleksandr Smolar, presidente della
>> Fondazione Batory a Varsavia (filiale della fondazione Soros), sono 3
>> milioni i cittadini messi in pericolo dalla lustrazione, se si includono le
>> famiglie dei 700 mila. Ha fatto impressione la ribellione di Geremek, leader
>> di Solidarnosc negli Anni 80 e ministro degli Esteri fra il '97 e il 2000:
>> il deputato europeo si è rifiutato di firmare un'umiliante dichiarazione in
>> cui negava d'aver collaborato con i servizi comunisti. Ma tanti si son
>> rifiutati, perché l'epurazione non minacciava di licenziamento solo politici
>> o giudici (come la legge del '97) ma studenti, professori, giornalisti. La
>> Corte costituzionale ha invalidato la legge, l'11 maggio, affermando che i
>> governi «non regnano sulla Costituzione» e i diritti individuali. Di fatto
>> sono forme neo-fasciste che s'installano a Est. Un neofascismo che usa la
>> politica dei valori per imporre società chiuse, ostili alle diversità: per
>> colpire chi difende gli omosessuali, chi avversa la pena di morte, chi si
>> schiera per un'Europa che i Kaczynski considerano atea, permissiva,
>> materialista, decadente moralmente. È in nome delle radici cristiane che i
>> gemelli si ergono contro un'Unione sovrannazionale, e legittimano l'arbitrio
>> nazionalista: chi in Europa occidentale inalbera bellicosamente i Valori, ha
>> interesse a vedere quel che succede qui. I grandi nemici dei Kaczynski sono
>> la Russia ma anche la Germania accusata di furia egemonica: le due nazioni
>> sono messe sullo stesso piano, la battaglia per i diritti umani violati da
>> Putin è contaminata. Ambedue le potenze si spartirebbero l'Europa centrale e
>> minaccerebbero, come in passato, la sopravvivenza polacca. Paralizzata
>> com'è, l'Europa di oggi non ha tuttavia strumenti d'intervento: né
>> istituzionali né culturali. Non ha neppure volontà di capire. È tormentata
>> dal falso dibattito sulle radici cristiane, non osa difendere una laicità
>> vitale per la democrazia polacca. Fu vigilante nel 2000, quando Haider in
>> Austria s'avvicinò al potere, ma quei tempi son tramontati e oggi, in una
>> situazione ben più deteriore (un'estrema destra ai vertici del potere),
>> impensabili. La vigilanza d'allora fu ingiustamente criticata, ritenuta
>> inefficace. In realtà l'Unione influì grandemente su Vienna. Il cancelliere
>> democristiano Schüssel fu abile, nell'assorbire Haider invece di
>> demonizzarlo. Ma mai sarebbe riuscito nell'impresa, senza il vigile occhio
>> esterno dell'Unione. Oggi l'occhio è cieco.
>>
>> A bloccare l'Europa è la stasi istituzionale, ingovernabile da quando
>> l'Unione è composta di 27 Stati: sulle decisioni cruciali occorre
>> l'unanimità, e al veto gli orientali s'aggrappano rabbiosamente, perché il
>> diritto di nuocere e interdire dà loro lo smalto di mini-potenze. Smalto
>> fittizio, ma pur sempre smalto. Senza che l'Unione possa impedirlo, ci sono
>> deputati polacchi nel Parlamento europeo che impunemente elogiano Franco
>> (uno «statista cattolico eccezionale») o Salazar. Il deputato europeo Maciej
>> Gyertich ha pubblicato un pamphlet antisemita, edito dal Parlamento europeo
>> (Guerra delle civiltà in Europa: gli ebrei, «biologicamente differenti»,
>> avrebbero scelto volontariamente i ghetti). Maciej è padre di Roman
>> Gyertich, il ministro dell'Educazione che vorrebbe escludere Darwin
>> dall'insegnamento, che avversa gli omosessuali e appartiene alla Lega della
>> Famiglie Polacche, una formazione che governa con i Kaczynski e l'estrema
>> destra di Lepper (partito dell'Autodifesa).
>>
>> La Carta dei Diritti potrebbe essere uno strumento europeo: ma non è
>> vincolante senza approvazione della Costituzione. È sperabile che Kouchner
>> si batta per non estrometterla dal mini-trattato che sarà presentato in
>> Parlamento. L'Unione è inerme: ha contato molto durante la presidenza Prodi,
>> quando Bruxelles impose una democrazia fondata sulla separazione dei poteri
>> in cambio dell'adesione. Ma appena ottenuto l'ingresso, i dirigenti che
>> l'avevano voluto sono caduti: a Varsavia, Praga, Budapest, Bucarest. Lo
>> slogan s'è fatto nichilista: adesso che siamo entrati, tutto è permesso.
>> Jacques Rupnik, storico della Cecoslovacchia, parla di sindrome da
>> decompressione. «Ora possiamo far loro vedere chi siamo veramente»,
>> avrebbero detto i Kaczynski. Quasi nessuno di questi Paesi entrerebbe oggi
>> nell'Unione: né la Polonia né l'Estonia, che critica non senza motivi Putin
>> ma che smantella provocatoriamente monumenti ai morti dell'ultima guerra e
>> vieta alle consistenti minoranze russe (40 per cento della popolazione) una
>> cittadinanza che dovrebbe esser normale (lo stesso accade in Lettonia).
>>
>> L'Europa ha oggi bisogno di istituzioni forti, ma per edificarle dovrà
>> capire l'emergenza veto creatasi a Est. Ha bisogno di laicità, per arrestare
>> le proprie derive autoritarie-religiose. Ha bisogno di trattare seriamente
>> con Mosca, e di avere una politica energetica comune anziché molte politiche
>> e sterili veti alla trattativa. Uno straordinario articolo di Piero Sinatti,
>> sul Sole-24 Ore, spiega bene come la Polonia rischi, bloccando il negoziato
>> euro-russo, d'impedire che una risoluta politica comune nasca. L'emergenza
>> veto dovrebbe ricordare qualcosa ai polacchi. Quando introdusse il liberum
>> veto, nel XVII secolo, la Polonia preparò la propria rovina: ogni deputato
>> della Dieta poteva interrompere sessioni e decisioni con le parole «Non
>> permetto». Nel secolo successivo sarebbe scomparsa dal continente. È grave
>> che oggi Varsavia usi la stessa carta per far scomparire l'Europa,
>> nell'illusione di salvarsi come finta nazione sovrana.
>