[Ark] Rettore UNIVAQ: Autonomia e qualita' del Sistema

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Author: ANDU
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Subject: [Ark] Rettore UNIVAQ: Autonomia e qualita' del Sistema

Diffondiamo volentieri un documento di Ferdinando di Orio, rettore
dell'Universita' dell'Aquila, sulla possibilita' che si vuole dare agli
Atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato (art. 16 del
recente Decreto-Legge).

Su le questioni affrontate da di Orio invitamo a leggere il documento
dell'ANDU "Autogoverno o poteri forti" del 5 dicembre 2005. Per leggere
questo documento:
http://www.bur.it/sezioni/andu_archivio_2005.php 05 dicembre 2005

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LE FONDAZIONI DI TREMONTI:
LA PRIVATIZZAZIONE STRISCIANTE DELL'UNIVERSITA'

Ferdinando di Orio
Rettore dell'Universita' degli Studi dell'Aquila

Non riesco proprio a trovare motivi di entusiasmo nella possibilita' che
l'art. 16 del decreto legge sugli interventi urgenti per l'economia concede
agli Atenei di trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
Anzi, per dirla tutta, sono molto preoccupato. Ancora una volta, infatti,
si fa leva strumentalmente su un luogo comune ideologico - la concorrenza
tra Atenei quale fattore di sviluppo - per giustificare una trasformazione
privatistica del sistema universitario, per il momento lasciata alla libera
iniziativa degli Atenei, che coincide di fatto con la liberalizzazione
degli assetti istituzionali dell'Universita' italiana.
In quella che e' stata definita una riforma "soft", nel senso che offre
"un'opportunita' a chi la vorra' cogliere senza caricare di alcun obbligo
tutti gli altri", in realta' si cela il rischio concreto dell'implosione
del sistema universitario in una serie di sottosistemi paralleli, lasciati
a se' stessi in una sorta di darwinismo culturale e finanziario, che e'
illusorio possa riuscire a garantire il pieno svolgimento della mission
pubblica che il dettato costituzionale affida all'Universita'.
La possibilita' di una trasformazione privatistica degli Atenei e' stata
inoltre interpretata come la logica conseguenza della declinazione in
termini operativi delle categorie di autonomia e responsabilita'
istituzionale dell'Universita'. E' questa una posizione pericolosa, che
deriva da una interpretazione non corretta della dimensione istituzionale
dell'autonomia universitaria, che e' innanzitutto autonomia
dell'Universita' e poi e' autonomia delle Universita'.
Proprio l'unitarieta' istituzionale, infatti, garantisce l'autonomia
dell'Universita', nella sua sostanziale indipendenza e autorevolezza nei
confronti dell'esecutivo (di ogni colore politico), delle altre
istituzioni, delle organizzazioni imprenditoriali e sociali, dell'opinione
pubblica, del Paese nella sua globalita'.
E' difficile, se non utopistico, pensare che una serie istituzionalmente
multiforme di Atenei possa riuscire a proporsi come interlocutore forte ed
autonomo nei confronti del mondo della politica - che ha dimostrato in
questi anni di non volere comprendere i problemi dell'Universita' - o di
quello dell'economia - che oggi sembra troppo interessato a marcare
differenze all'interno del sistema universitario, forse per poter gestire
da posizioni di forza rapporti privilegiati ed elettivi sulla base di
esclusivi interessi finanziari.
Non e' un caso, allora, che l'art.16 del decreto legge riprenda
sostanzialmente la posizione di Confindustria, quando chiede di attribuire
alle Universita' poteri decisionali in materia di: assunzione di nuovi
docenti; fissazione delle remunerazioni e determinazione degli obblighi dei
docenti, ricercatori e del personale non docente; curriculum degli studi,
rette di frequenza, dimensionamento e criteri di ammissione degli studenti
a ogni livello.
Anche l'attribuzione dei fondi pubblici alle Universita' in forma
concorrenziale determinerebbe una ulteriore discriminazione tra Atenei, che
gia' oggi presentano situazioni economico-finanziarie molto diversificate,
mettendo a rischio di sopravvivenza soprattutto i piccoli Atenei e quelli
del Mezzogiorno che, al contrario, meriterebbero un piano strategico di
finanziamenti ad essi espressamente dedicati.
Cio' che certifica, a mio avviso, la qualita' del sistema
formazione/ricerca/sviluppo di un paese non e' la presenza di pochi Atenei
eccellenti, ma piuttosto la sua capacita' "media" di essere competitivo tra
i paesi a sviluppo avanzato.
Se e' vero che i singoli Atenei italiani non sono ai vertici delle
classifiche internazionali, e' anche vero tuttavia che il nostro paese ha
una buona collocazione in Europa e nel mondo come numero delle
pubblicazioni e soprattutto come numero di pubblicazioni per ricercatore.
Sono solo alcune evidenze che dimostrano che la ricerca nel nostro paese,
che si svolge sostanzialmente all'interno delle Universita', e' competitiva
a livello internazionale, soprattutto in considerazione delle poche risorse
investite in generale (il 40% in meno rispetto alla media EU-25 come spesa
in R&D in % del PIL) e in particolare dalle imprese (l'Italia e' al
terz'ultimo posto dei paesi OCSE, con appena il 39.7% di investimento in
R&D finanziato dalle imprese a fronte di una media dell'EU-25 del 54.2%).
Queste evidenze dovrebbero spingere a non rinunciare pregiudizialmente
allo sforzo di tenere tutto il sistema universitario all'interno di
un'unica prospettiva di sviluppo, sottoposta logicamente a chiari e
trasparenti meccanismi valutativi. E' illusorio pensare che, puntando solo
su pochi Atenei di qualita' liberi e liberati da ogni "imposizione
nazionale", si possa davvero superare il vero dramma del nostro paese,
rappresentato dalla differenza crescente tra Nord e Sud. Se si prende,
infatti, un dato di sintesi di vari indicatori dell'innovazione, si
constata una perdita del Sud rispetto al Nord, dal 2003 al 2006, del 30%.
Il vero problema del nostro sistema universitario e' legato, a mio avviso,
alla carenza di risorse finanziarie e di personale. Invece di aumentarle,
il Governo decide di ridurre il fondo di finanziamento ordinario di 500
milioni di euro in tre anni e di consentire per il triennio 2009-2011 la
copertura solo del 20% dei pensionamenti, mentre gli scatti di anzianita'
biennali dei docenti universitari diventeranno triennali dal primo gennaio
2009, pur mantenendo lo stesso importo…

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